Quando il monaco si fa guerriero: Giancarlo Scafidi ha raggiunto Duilio Marchesini in Paradiso

Duilio Marchesini e Giancarlo Scafidi
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(di Antonio Pannullo) Quella tra Giancarlo Scafidi, scomparso pochi giorni fa, e Duilio Marchesini, è un’amicizia tutta da raccontare. Davvero più unica che rara. Per sempre vissero la loro fede cristiana come un apostolato, ai limiti del martirio. Giovanissimi, avevano fatto il voto di obbedienza, castità e povertà, e lo mantennero finché vissero. Per dedicarsi alla loro missione non ebbero mai una famiglia, un lavoro fisso, integrato, ma fecero del bene a moltissime persone. Affidandosi sempre alla provvidenza. Erano una coppia inseparabile, famosa in tutta Roma. Anzi, erano un trio, perché l’anziana zia di Marchesini, che viveva con loro, ne condivideva la missione, e li seguiva ovunque andassero. Erano chiamati tre moschettieri, quando si presentavano all’università di Roma per la loro opera di evangelizzazione.

Alla Sapienza è ancora vivo il loro ricordo

Ovviamente, nei momenti più caldi, i due, o anche la polizia, provvedevano a far rifugiare la zietta in commissariato, dove poi Duilio, alla fine dei tafferugli, la andava a riprendere. Ma non si creda che Marchesini e Scafidi fossero due violenti, tutt’ altro. Solo che non si tiravano indietro e non fuggivano mai. Essendo in due, si capisce come la cosa potesse essere problematica. Si calcola che i due ebbero nella loro carriera qualcosa come cento aggressioni da parte dei comunisti. Famosa la foto di Marchesini con la testa fasciata, insieme a Scafidi con il braccio rotto. Perché? Perché negli anni Settanta la sinistra smise si parlare, di dialogare, e qualsiasi persona che non fosse comunista veniva aggredita, colpita, perseguitata, uccisa. Ma con Marchesini e Scafidi la cosa non era facile. Tanto che uno morì a 90 anni, l’altro a 81.

“Non avevamo paura dei fascisti, ma di Marchesini e Scafidi”

Come ha detto recentemente Piero Sansonetti, con la grande ironia che gli è propria. “Noi di sinistra all’università non temevamo tanto il Fuan, Avanguardia nazionale o il Fronte: temevamo Marchesini e Scafidi”. E’ forse il più bell’epitaffio per questi due guerriglieri della cristianità, che a un certo punto divennero famosissimi in città. Sì, perché andavano a disturbare le messe dell’abate Franzoni, noto prete abortista che poi fu sospeso, e di altri preti che secondo loro tradivano la vera fede. Alla chiesa dei Martiri Canadesi, ad esempio, durante una messa beat, fecero irruzione, schiaffeggiarono il prete e spaccarono due o tre chitarre. Cosa poco nota, a quell’azione partecipò anche Teodoro Buontempo con un gruppo di ragazzi del Fronte.

Un impegno ai limiti del martirio

Ma Marchesini e Scafidi non cercarono mai l’alleanza con nessuno. Non erano fascisti, non facevano politica. Erano piuttosto gli aderenti al Fuan o al FdG che spesso si aggregavano a loro due, che “partivano” per primi. Talvolta gli intenti convergevano, come quando andarono a contestare rumorosamente la prima di Jesus Christ Superstar, ma in genere preferivano agire da soli. E dire che avevano iniziato con dei seminari all’università, con pubblico e libero dibattito, e per qualche anno le cose funzionarono. Poi la sinistra volle egemonizzare gli atenei e tentò – senza riuscirci – di soffocare ogni voce libera nelle aule, come quelle dei cristiani o della destra. E i tempi si fecero bui. Ma Marchesini e Scafidi non si arresero mai: quasi sempre da soli, fecero fronte, ai limiti del martirio, a chi voleva privarli della libertà e della loro fede.

Marchesini e Scafidi facevano del bene per le strade

Insomma, due personaggi leggendari. Lo ricorda bene Massimo Arlecchino, negli anni Sessanta responsabile dei giovani di Civiltà Cristiana, che era in corso Vittorio. “Un giorno vennero a bussare alla porta dell’associazione due signori, più grandi di noi. Erano Marchesini e Scafidi, che ci frequentarono per qualche anno. Un’altra volta, ma sempre in quel periodo, vennero dei giovani monarchici, tra cui Marco Clarke e Antonio Tajani, che condivisero anche loro con noi un pezzo di strada”. Adesso se ne sono andati tutti e due, ma la loro opera di catechisti, missionari, apostoli per le strade non sarà dimenticata da chi ricevette del bene da loro e da quelli che fecero studiare. Molti erano ai loro funerali. Ultimamente Scafidi conservava la memoria di Marchesini, dei suoi libri, dei suoi quadri, delle sue mostre. Ma non aveva più tempo.

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