Peter Kwasniewski: "La liturgia tradizionale, norma di Bellezza" - Corrispondenza romana
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Peter Kwasniewski: “La liturgia tradizionale, norma di Bellezza”

(MiL.it – 17 Novembre 2019) Peter Kwasniewski, nato nel 1971 nell’Illinois, è una delle figure più significative del cattolicesimo tradizionale americano, che si sa essere oggi in prima linea nella rinascita cattolica, estremamente vigoroso e ricco di vocazioni.

Musicista per vocazione, Peter Kwasniewski ha ricevuto anche un’eccellente formazione in filosofia (la sua tesi di dottorato riguardava “L’estasi d’amore in Tommaso d’Aquino”). È stato professore presso l’Istituto internazionale sul Matrimonio e la Famiglia, in Austria, ente che dipende dall’Istituto Giovanni Paolo II, fondato dal card. Caffarra. Inoltre ha insegnato la musica vocale, diretto cori, scholae cantorum, seminari musicali. È anche compositore di opere importanti, Messe (la Missa Spiritus Domini, la Missa Spe Salvi, la Missa Brevis, la Missa Hereditas Mihi, la Missa Honorificentia Populi Nostri), mottetti, inni, canti, antifone (Sette antifone per il Mandatum) ed acclamazioni, interpretati dal Vittoria Ensemble, ensemble Cantiones Sacrae, eccetera.

Ha pubblicato una mole di articoli sulla filosofia, sulla liturgia, sulla musica, in particolare sul recupero e sul rinnovarsi della musica sacra nella Chiesa contemporanea, oltre ad una serie di libri alquanto significativi come: Tradition and Sanity, Conversations and Dialogues of a Postconciliar Exile, Tradizione e salute mentale. Conversazioni e dialoghi con un esule postconciliare (Angelico Press, 2018); Noble Beauty, Transcendent Holiness: Why the Modern Age Needs the Mass of Ages, Nobile bellezza, santità trascendente: perché l’era moderna ha bisogno della Messa antica (Angelico Press, 2017); Resurgent in the Midst of Crisis: Sacred Liturgy, the Traditional Latin Mass and Renewal in the Church, Rinascita nel mezzo della crisi: liturgia sacra, Messa tradizionale in latino e rinnovamento nella Chiesa (Angelico Press, 2015). Lo ringraziamo di vero cuore d’aver accettato d’intrattenersi con noi.

Paix Liturgique – Molti cattolici non vogliono conoscere la liturgia tradizionale, perché la considerano come una cosa del passato. Ritiene che sia una cosa del passato, del presente o magari del futuro?

Peter Kwasniewski – Penso che si consideri un problema fondamentale quello di sapere se la liturgia richiami esclusivamente il passato, il presente o il futuro: i cattolici, al contrario, hanno sempre ritenuto che la liturgia partecipi dell’eterno presente di Dio. Perché nella liturgia noi incontriamo i misteri di Gesù Cristo, che è il sommo Sacerdote eterno, che vive ed opera nella Chiesa in questo momento. Dunque, la liturgia è sempre nel momento presente. Ma essa ci viene evidentemente donata da Nostro Signore durante l’Ultima Cena: è la ratifica della Nuova Alleanza, è il Suo Sangue sulla Croce. Per questo, la liturgia guarda sempre al passato, obbligatoriamente al passato, ma rimanda nello stesso tempo all’avvenire della seconda venuta di Cristo, l’eschaton della Gerusalemme celeste.

In effetti, la liturgia è senza tempo in ogni tempo. Una parte della questione relativa alle revisioni liturgiche post-conciliari riguarda appunto il tentativo di collegare la liturgia ad un’epoca specifica, vale a dire all’epoca dell’uomo moderno ed alla modernità, quali che siano le caratteristiche di questa modernità. Di colpo, c’è stato un antagonismo tra la liturgia del passato e la liturgia del presente, ma questo antagonismo è del tutto estraneo al modo cattolico di considerare la liturgia

Paix liturgique – Lei ha scritto molto sulla trascendenza nella liturgia tradizionale. Come questa trascendenza può rispondere particolarmente bene alle attese dell’uomo moderno, se questi è occupato sui social e privo di tempo sufficiente per fare l’esperienza del silenzio?

Peter Kwasniewski – Se posso, ricorrerei a questa metafora: la liturgia tradizionale è quel cibo nutriente, ricco di vitamine, di cui l’uomo moderno è particolarmente carente. Lei ha parlato di un attivismo indaffarato: c’è una netta tendenza all’immanenza nell’epoca moderna; la gente è immersa nelle proprie attività quotidiane e resta vittima di questa trappola; è pressoché prigioniera del mondo contemporaneo. La liturgia è, in effetti, un ponte, una porta verso un altro regno. Un regno, che non imprigiona, ma libera. Io penso che la liturgia tradizionale porti ad un incontro con una verità eterna e con realtà eterne, che possono salvare l’uomo moderno da questa insidia, da questa prigione. L’altra cosa, sottolineata da molto tempo, è che la natura stessa degli esseri umani è estatica, vale a dire che tendono ad uscire da sé stessi, a donarsi per una causa, a donarsi per amore del prossimo. Sono pronti a donarsi anche per un’ideologia. Vi sono molteplici false estasi per l’uomo moderno. Ci sono le droghe, che sono evidentemente uno dei grandi modi attraverso cui si cerca di sfuggire, ma falsamente, poiché non si tratta che di un’illusione temporanea di liberazione. Joseph Ratzinger ne parla a più riprese. Ci sono anche i concerti rock, ci sono tutti i tipi d’esperienze pseudo-liturgiche, pseudo-mistiche. Ebbene, in tutti questi casi, la gente è in ricerca di ciò che la Chiesa cattolica ha sempre offerto ovvero di un’autentica esperienza mistica, di una vera effusione di trascendenza, di un’autentica estasi ed è per questo ch’è più urgente che mai ritornarvi.

Paix liturgique ha condotto diversi sondaggi d’opinione nel mondo, sondaggi che rivelano come oltre il 30% dei cattolici, che vanno a Messa ogni domenica, desideri vivere la propria fede cattolica al ritmo della liturgia tradizionale. Questo La sorprende? Ritiene che debba sorprendere i Vescovi diocesani?

Peter Kwasniewski – Il 30% mi sorprende… poiché penso che sarebbero anche di più, se i cattolici sapessero cosa sia la liturgia tradizionale. Molti non la conoscono ancora ed io li incontro, durante i miei viaggi e le mie discussioni. Ci sono cattolici che oggi apprendono l’esistenza di un’altra liturgia rispetto al Novus Ordo, che Paolo VI ha promulgato. E posso comprenderne il motivo: 50 anni dopo la diffusione del Novus Ordo, la gran parte dei cattolici praticanti non ha visto altro. D’altro canto, gli stessi Vescovi sottostimano costantemente il numero di cattolici attirati dalla tradizione in tutte le sue manifestazioni.

Vogliono credere che sia un’infima minoranza di fedeli attratta da una sorta d’incanto estetico o forse da una voglia d’inconsueto o d’insolito, come se si trattasse di una sorta d’eccentricità. Ora, la gente non è più inquadrata nei paradigmi degli anni 1960 e 70, cui i Vescovi sembrano viceversa ancora fermi. Ciò che potrei evidenziare circa i vecchi paradigmi è il fatto che la riforma liturgica vertesse su di un principio fondamentale, vale a dire la convinzione che il solo modo per le persone d’accedere alla liturgia o di partecipare alla liturgia fosse la sua comprensione verbale razionale: è questo il principio fondamentale.

Di conseguenza, se volete che i fedeli comprendano tutto quanto accade durante la Messa – pensavano – dovete semplificarla, accorciarla, esprimervi in lingua corrente, a voce alta, assolutamente a voce alta. Tutto questo al servizio della diffusione di un contenuto concettuale razionale per quanti siedano sui banchi della chiesa. In effetti, è il principio, che, per intero, sottende alle riforme. Ora, i giovani d’oggi, che credano o che cerchino Dio, non ricercano inizialmente un contenuto concettuale razionale. Può darsi che più avanti studino teologia, ma ciò che ricercano in questa fase è il senso di qualcosa di più vivo nel mondo rispetto a ciò che noi vediamo, di ciò che vediamo nei media, qualcosa in più, oltre la nostra esperienza quotidiana.

Vogliono che la loro visuale sia aperta a qualcosa, direi, di celeste. Il paradiso esiste davvero? La liturgia dovrebbe essere una prova della sua esistenza e, se così non fosse, la liturgia sarebbe fatta semplicemente di parole. In tal caso essa vi dà pressappoco ciò che potete ottenere ovunque altrove, perché il mondo è inondato di parole. È così: i Vescovi appartengono ad una generazione, che suppone che la liturgia sia una questione di comprensione concettuale razionale. È ciò che la partecipazione significa. In questo prendono un granchio, poiché non è più così

Paix liturgique – Nella Sua vita, ha visto qualcuno mutare opinione sulla Messa tradizionale, cioè prima odiarla e poi amarla? E può testimoniare frutti spirituali o benefici, che i fedeli ricevono con la Messa antica?

Peter Kwasniewski – Ciò che ho visto, in generale, è che ogni cattolico serio, serio nella dottrina, seguendo una via moralmente onesta, nella sua vita di preghiera, viene attratto verso la liturgia tradizionale. Da quando la scoprono accessibile, i cattolici di questo tipo ne sono attirati, poiché vivono di fatto secondo modalità in accordo con la liturgia tradizionale. La liturgia tradizionale è profondamente dottrinale, anche dogmatica, essa che consacra i dogmi della Chiesa, è ascetica, esigente. Se provate a vivere un’esistenza moralmente retta, la liturgia tradizionale in ciò vi sostiene. Penso dunque che vi sia un legame naturale tra una vita cattolica rigorosa e la liturgia tradizionale.

Quest’armonia esiste, benché sia evidente che una vita cattolica seria può esistere con diverse modalità, in altri contesti. Non scorgo più comunque ostilità riguardo la Messa tradizionale, eccezion fatta per coloro che si dicano liberali o progressisti; cioè essi portano con sé una sorta di separazione, che li rende ideologicamente opposti alla Messa antica. Vi si sono opposti – è interessante da notare -, poiché hanno una visione del mondo dogmatica, morale e cosmica concorde rispetto all’intero loro paradigma progressista liberale. Vedono pertanto nella Messa tradizionale una minaccia per l’insieme del “progetto Vaticano II”.

In ciò che concerne i frutti spirituali, ho spesso detto che non sapevo davvero come pregare a Messa prima di recarmi alla liturgia antica. Perché nella mia esperienza di cattolico, supponevo che la preghiera liturgica non fosse che un atto religioso, una sorta di viavai superficiale tra il prete ed il popolo, un momento in cui si cantava un mucchio di canzoni, in breve qualcosa che restava in superficie, come il pattinaggio sul ghiaccio. Ma quando ho cominciato ad assistere alla liturgia tradizionale, ciò è stato come un’immersione in alto mare: bisognava infilare l’equipaggiamento da sub ed andare fino al fondo dell’oceano. Poiché c’è in questa liturgia una profondità senza fine. Questo spiega come io stesso e molti miei amici non tralasciamo mai di partecipare alla Messa tradizionale, la ricerchiamo sempre con impazienza, ovunque si voglia andare a Messa. Mentre, al contrario, col Novus Ordo, si registra un’assenza di entusiasmo, che rende più facile mancar d’assistere alla liturgia domenicale, in quanto vi son meno benefici da ottenere.

Paix liturgique – In cosa il sacrificio sacramentale Le sembra meglio espresso nella Messa tradizionale?

Peter Kwasniewski – Il Santo Sacrificio della Messa è la rappresentazione sacramentale del sacrificio che Nostro Signore ha offerto del Suo Corpo e del Suo Sangue sulla Croce. Non è semplicemente un’opinione, né un punto di vista scolastico, è l’insegnamento dogmatico de fide della Chiesa al Concilio di Trento. Così, la Messa non è innanzi tutto un pasto, né principalmente una commemorazione della Resurrezione. Ma la Messa ci mette in contatto col Sangue salvifico e redentore di Cristo, ciò di cui noi abbiamo bisogno per essere salvati. È pertanto molto importante che la liturgia della Messa ci confermi ch’essa è veramente il mistero, il primo mistero.

San Tommaso dice che l’Eucaristia è il Christus passus, il Cristo che ha sofferto per i nostri peccati e dice che la liturgia ci affida misticamente a Colui con Cui noi giungiamo veramente in contatto nel pane e nel vino consacrati. Ma se la liturgia somiglia a qualcosa di completamente diverso da questo, se somiglia principalmente ad un banchetto, ad un pasto fraterno, allora ci induce in errore, ci catechizza in senso cattivo su ciò che facciamo assieme. Nell’antico rito, non soltanto in virtù dell’orientamento ad est, che si può avere eventualmente anche nella nuova Messa, ma da ogni punto di vista, l’accento è posto, in tutte le preghiere, in particolare quella dell’offertorio, nei gesti e nelle cerimonie, sull’altare del sacrificio. Certo, è anche un banchetto, ma è un banchetto sacrificale. È prima di tutto un sacrificio e ci comunichiamo in seguito alla vittima sacrificale. La priorità nella Messa è sempre quella d’offrire a Dio il puro sacrificio dell’Agnello. Noi siamo dunque privilegiati, se siamo in stato di grazia e possiamo prender parte a questo banchetto sacrificale.

Paix liturgique – Non si son mai avute, nella storia dell’umanità, così tante persone lontane dal proprio luogo natìo o perché abitano in un altro Paese o semplicemente perché in viaggio. La Messa in latino non sarebbe al servizio di un obiettivo pastorale, facendo in modo che ciascuno abbia la “sua” Messa, anche qualora vi assista in un’altra nazione e non nella propria? Ritiene che la Messa in latino abbia servito l’autentico obiettivo del «mondialismo» delle età antiche?

Peter Kwasniewski – Non v’è alcun dubbio che, se Lei guarda la civiltà europea – parlo dell’Europa occidentale, non dell’Europa orientale, che ha una sua propria storia -, la presenza del rito romano, di diverse altre usanze latine legate a tale rito e della lingua latina sono state forze unificatrici importanti, che hanno mantenuto le genti in contatto le une con le altre. Ciò ha fecondato le arti e la vita intellettuale pur attraverso tutte queste differenti frontiere di lingua e di aree geografiche.

Non è curioso che nel XX secolo, nel momento in cui i trasporti aerei hanno permesso alla gente di viaggiare più facilmente che mai, in cui le auto sono state onnipresenti, mentre ci si è spostati sempre più, tutto d’un colpo, è stato deciso di vernacolizzare e d’ostracizzare tutti quanti non facciano parte della comunità locale? In gioventù ho molto viaggiato, prima di scoprire la Messa tradizionale in latino. Assistevo al Novus Ordo nella lingua in cui veniva celebrato ove mi trovavo e comprendevo a fatica. Potevo capire Amen, ma era più o meno tutto. Non si tratta – come dicevo prima – d’averne una comprensione prima di tutto razionale, ma è tuttavia assai frustrante andare ad una liturgia fatta per farvi capire, ma che viceversa viene espressa con parole che non potete comprendere! Se si dovesse avere una liturgia in latino, questa dovrebbe essere il nuovo Ordo, che, pur in assenza della lingua latina, esclude molte persone!

Ma l’altra osservazione che vorrei fare, del tutto ironica, è che si constata come, proprio nel momento della storia del mondo in cui le genti sanno più che mai leggere e scrivere ed in cui chiunque può facilmente aver accesso a ciò che dicono le preghiere, è stato deciso: «Ebbene no, dobbiamo metter tutto in lingua vernacolare quotidiana, anziché utilizzare il latino ricco dal punto di vista teologico, ricco e poetico, sempre utilizzato nelle liturgie; adesso, dobbiamo semplificare tutto». Ma perché mai? Questo mi pare essere un altro esempio di giudizio storico erroneo e di confusione culturale da parte dei riformatori liturgici.

Paix liturgique – In genere, si comincia a conoscere la Messa tradizionale e poi il canto gregoriano, ma per Lei è stato il contrario. Ritiene che la musica sacra possa giocare un ruolo nel rinnovamento liturgico?

Peter Kwasniewski – Assolutamente! Lei ha ragione nel dire che ho aderito alla tradizione liturgica attraverso la musica sacra ed, in particolare, attraverso il canto gregoriano. Non avevo mai conosciuto il culto in latino prima di scoprire il canto gregoriano. Non avevo mai pensato di pregare in latino. Così, il fatto di prender coscienza del latino come lingua è passato attraverso il canto gregoriano. La bellezza del canto mi ha affascinato, ha afferrato il mio cuore, mi ha ispirato.

All’inizio non lo capivo nemmeno come linguaggio musicale, ma sapevo che v’era qui qualcosa di luminoso, di divino, di estremamente speciale e di molto differente, qualcosa che mi affascinava. È come diceva Rudolf Otto: il mysterium tremendum et fascinans. C’è qualcosa di molto potente e d’oltremondano nel canto. All’inizio, con il canto, è stato come l’amo, che trascina il pesce. Quando ho scoperto la liturgia tradizionale, ho rapidamente notato quanto segue: la liturgia tradizionale si è elevata col canto, il canto e l’antico rito romano sono come un corpo ed un’anima, sono in relazione molto stretta insieme.

Non si è avuta prima la liturgia e poi, più tardi, il canto, come un vestito estraneo, ma la liturgia romana ed il canto sono cresciuti assieme, mano nella mano. Il canto gregoriano è la liturgia romana cantata. Ha la stessa forma della liturgia romana. Ciò che ho notato molto presto è che il canto è concorde, si trova a casa propria nella liturgia tradizionale. Il ritmo della liturgia è perfettamente calcolato, i canti sono abbastanza lunghi da coprire il tempo delle azioni. C’è pertanto un accordo stretto tra la musica e la liturgia. Lo si vede allo stesso modo con la polifonia: la grande polifonia ha potuto essere composta, poiché aveva un proprio posto nella liturgia, come l’offertorio che, ad esempio, consentiva ai grandi compositori di scrivere lunghi mottetti per questa parte della Messa.

Il Novus Ordo è talmente razionalista, verbale e breve che il canto gregoriano e la polifonia sembrano essergli d’imbarazzo. Sono sempre vissuti come una sorta d’interruzione e di ritardo. Ad esempio, se si assiste ad una Messa secondo il Novus Ordo ed il lettore laico fa una lettura in lingua vernacolare, alla quale tutti rispondono dicendo: «Rendiamo grazie a Dio» e, di seguito, una schola canta il graduale in latino, ciò sembra alquanto bizzarro, non funziona. Mentre nella liturgia tradizionale c’è questo virtuoso flusso naturale, in cui tutto si accorda bene. Penso dunque che rifarsi alla bellezza della musica sacra sia pressoché la stessa cosa che rifarsi alla liturgia tradizionale, esattamente per queste stesse ragioni. Ciò non significa che noi non dobbiamo utilizzare il canto gregoriano e la polifonia in tutte le liturgie, ma significa semplicemente che il canto sacro ha una casa ed un luogo naturale: la liturgia tradizionale.

Paix liturgique – In conclusione, potrebbe lanciare un messaggio alle giovani famiglie preoccupate di proteggersi e di proteggere i propri figli dalla confusione che regna nella società attuale?

Peter Kwasniewski – Direi che nulla è più importante per le giovani famiglie cattoliche che trovare una buona comunità di fedeli cattolici d’ispirazione tradizionale. Ed, allo stesso modo, fare tutti i sacrifici necessari per condurre la propria famiglia alla Messa in queste chiese con queste comunità. Le famiglie, che assistono alla liturgia tradizionale, vogliono glorificare Dio, santificare le proprie anime, offrire ai propri figli la bellezza e la ricchezza della tradizione cattolica ed incontrare così altre persone di eguale sensibilità, che diverranno la loro rete di sostegno e di amicizia.

I loro figli ne incontreranno altri, ragazzi con cui possono giocare nella totale sicurezza che non vedranno video spaventosi o altre cose del genere. Nel mondo odierno dobbiamo essere molto realisti e non presumere più che la maggior parte dei luoghi sia sicura. La maggior parte dei luoghi è pericolosa da un punto di vista morale. Aggiungerei che, anche da un punto di vista intellettuale, l’errore e la depravazione sono la norma per la società occidentale moderna. Dobbiamo pertanto fare tutto quanto sia in nostro potere per trovare comunità in cui la norma sia la bellezza, la preghiera ed il rispetto. Tutto questo noi lo troviamo nella liturgia tradizionale.