Perquisizioni in segreteria di Stato. Il papa: “Ho firmato io l’autorizzazione” - Corrispondenza romana
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Perquisizioni in segreteria di Stato. Il papa: “Ho firmato io l’autorizzazione”

(Sandro Magister, L’Espresso – 26 novembre 2019) Martedì 26 novembre, sull’aereo che lo riportava da Tokyo a Roma, nella consueta conferenza stampa al ritorno da ogni suo viaggio, papa Francesco ha risposto a due domande riguardanti le turbolenze finanziarie vaticane di cui ha dato conto Settimo Cielo nel precedente post:

> Guerre di denari in Vaticano. Col papa tra i belligeranti

Questa che segue è la trascrizione ufficiale delle due domande e risposte, mentre su YouTube è disponibile la videoregistrazione integrale della conferenza stampa.

Con tre delucidazioni preliminari, per agevolare la lettura:

1. Il revisore dei conti che, con l’accordo del papa, ha messo in moto l’inchiesta per corruzione è per l’esattezza un revisore dei conti “aggiunto”, facente funzione. Il suo nome è Alessandro Cassinis Righini. La carica vera e propria è vacante dal settembre del 2017, da quando cioè fu burrascosamente cacciato il suo primo e finora ultimo titolare, Libero Milone. Cacciato, a suo dire, proprio per aver voluto fare chiarezza nei conti della segreteria di Stato e dell’APSA, Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, chiarezza respinta dall’allora sostituto segretario di Stato Giovanni Angelo Becciu come “spionaggio nelle vite private”.

2. Stando a quanto dice ora Francesco, non solo le denunce e l’avvio dell’indagine da parte della magistratura vaticana sono state previamente autorizzate dal papa, ma anche le perquisizioni del 1 ottobre negli uffici della segreteria di Stato e dell’AIF, compiute dalla gendarmeria vaticana agli ordini del comandante Domenico Giani, poco dopo costretto dallo stesso papa a dimettersi.

3. Nonostante ripetutamente dica di attenersi alla presunzione di innocenza nei confronti dei funzionari vaticani sospesi dal servizio e sottoposti ad indagine, papa Francesco dichiara a più riprese d’essere convinto che “corruzione” vi è stata.

[POST SCRIPTUM – Il 27 novembre è stata resa pubblica la nomina del nuovo presidente dell’AIF, Autorità d’Informazione Finanziaria. È Carmelo Barbagallo, già alto funzionario della Banca d’Italia con incarico di vigilanza. Al comunicato ufficiale della nomina è seguita una dichiarazione del nuovo eletto a Vatican News, con un comunicato della Banca d’Italia].

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Dalla conferenza stampa di papa Francesco sul volo Tokyo-Roma

26 novembre 2019

MATTEO BRUNI – La prossima domanda è di Cristiana Caricato, di TV2000.

CRISTIANA CARICATO – La gente legge sui giornali che la Santa Sede ha acquistato immobili per centinaia di milioni nel cuore di Londra, e rimane un po’ sconcertata da questo uso delle finanze vaticane, in particolare quando viene coinvolto anche l’Obolo di San Pietro. Lei sapeva di queste operazioni finanziarie? E soprattutto, secondo Lei, è corretto l’uso che viene fatto dell’Obolo di San Pietro? Lei spesso ha detto che non si devono fare i soldi con i soldi, spesso ha denunciato quest’uso spregiudicato della finanza, poi però vediamo che queste operazioni coinvolgono anche la Santa Sede, e questo scandalizza. Come vede tutta questa vicenda?

PAPA FRANCESCO – Grazie. Prima di tutto, la buona amministrazione normale: arriva la somma dell’Obolo di San Pietro, e che cosa faccio? La metto nel cassetto? No. Questa è una cattiva amministrazione. Cerco di fare un investimento, e quando ho bisogno di dare, quando ho le necessità, durante l’anno, si prendono i soldi, e quel capitale non si svaluta, si mantiene o cresce un po’. Questa è una buona amministrazione. Invece l’amministrazione “del cassetto” è cattiva. Ma si deve cercare una buona amministrazione, un buon investimento: chiaro questo? Anche un investimento… da noi si dice “un investimento da vedove”, come fanno le vedove: due uova qui, tre qui, cinque lì. Se cade uno, c’è l’altro, e non si rovinano. È sempre su qualcosa di sicuro, è sempre su qualcosa di morale. Se tu fai un investimento dell’Obolo di San Pietro su una fabbrica di armamenti, l’Obolo lì non è più l’Obolo! Se tu fai un investimento e stai per anni senza toccare il capitale, non va. L’Obolo di San Pietro [di un anno] si deve spendere durante un anno, un anno e mezzo, fino a che arrivi l’altra colletta, quella che si fa a livello mondiale. Questa è buona amministrazione: sul sicuro. E sì, si può anche comprare una proprietà, affittarla, e poi venderla, ma sul sicuro, con tutte le sicurezze per il bene della gente e dell’Obolo. Questo è un aspetto.

Poi è accaduto quello che è accaduto: uno scandalo, hanno fatto cose che non sembrano pulite. Ma la denuncia non è venuta da fuori. Quella riforma della metodologia economica che aveva già incominciato Benedetto XVI è andata avanti, ed è stato il Revisore dei conti interno a dire: qui c’è una cosa brutta, qui c’è qualcosa che non funziona. È venuto da me e gli ho detto: “Ma Lei è sicuro?”  – “Sì”, mi ha risposto, mi ha fatto vedere i numeri. “Cosa devo fare?” – “C’è la giustizia vaticana: vada e faccia la denuncia al Promotore di Giustizia”. E in questo io sono rimasto contento, perché si vede che l’amministrazione vaticana adesso ha le risorse per chiarire le cose brutte che succedono dentro, come questo caso, che, se non è il caso dell’immobile di Londra –  perché ancora questo non è chiaro –, tuttavia lì c’erano casi di corruzione. Il Promotore di Giustizia ha studiato la cosa, ha fatto le consultazioni e ha visto che c’era uno squilibrio nel bilancio. Poi ha chiesto a me il permesso di fare le perquisizioni. Ho detto: “È chiaro questo suo [studio]?” – “Sì, c’è una presunzione di corruzione e in questi casi io devo fare perquisizioni in questo ufficio, in questo ufficio, in questo ufficio…”. E io ho firmato l’autorizzazione.

È stata fatta la perquisizione in cinque uffici e al giorno d’oggi – sebbene ci sia la presunzione di innocenza – ci sono capitali che non sono amministrati bene, anche con corruzione. Credo che in meno di un mese incominceranno gli interrogatori delle cinque persone che sono state bloccate perché c’erano indizi di corruzione. Lei potrà dirmi: questi cinque sono corrotti? No, la presunzione di innocenza è una garanzia, un diritto umano. Ma c’è corruzione, si vede. Con le perquisizioni si vedrà se sono colpevoli o no. È una cosa brutta, non è bello che succeda questo in Vaticano. Ma è stato chiarito dai meccanismi interni che cominciano a funzionare, che Papa Benedetto aveva cominciato a fare. Per questo ringrazio Dio. Non ringrazio Dio che ci sia la corruzione, ma ringrazio Dio che il sistema di controllo vaticano funziona bene.

 

MATTEO BRUNI – La prossima domanda è di Philip Pullella, di Reuters.

PHILIP PULLELLA – Se mi permette volevo proseguire un po’ su questa domanda che ha fatto Cristiana, con un po’ più di dettagli. C’è molta preoccupazione nelle ultime settimane per quello che sta succedendo nelle finanze del Vaticano, e secondo alcuni c’è una guerra interna su chi deve controllare i soldi. La maggior parte dei membri del consiglio di amministrazione dell’AIF si è dimessa. Il gruppo Egmont, che è il gruppo di queste autorità finanziarie, ha sospeso il Vaticano dalle comunicazioni sicure dopo il raid del 1° ottobre. Il direttore dell’AIF è ancora sospeso, come ha detto Lei, e ancora non c’è un Revisore generale. Cosa può fare o dire Lei per garantire alla comunità finanziaria internazionale e ai fedeli in generale, che sono chiamati a contribuire all’Obolo, che il Vaticano non tornerà a essere considerato un “paria” da tenere escluso, di cui non fidarsi, e che le riforme continueranno e che non si tornerà alle abitudini del passato?

PAPA FRANCESCO – Grazie della domanda. Il Vaticano ha fatto passi avanti nella sua amministrazione. Per esempio lo IOR oggi è accettato da tutte le banche e può agire come le banche italiane, normalmente, cosa che un anno fa ancora non c’era. Ci sono stati dei progressi. Poi, riguardo al gruppo Egmont. Il gruppo Egmont è una cosa non ufficiale, internazionale; è un gruppo a cui appartiene l’AIF. E il controllo internazionale non dipende dal gruppo Egmont, il gruppo Egmont è un gruppo privato, che ha il suo peso, ma è un gruppo privato. Monyeval farà l’ispezione: l’ha programmata per i primi mesi dell’anno prossimo e la farà. Il direttore dell’AIF è sospeso, perché c’erano sospetti di non buona amministrazione. Il presidente dell’AIF ha fatto forza con il gruppo Egmont per riprendere la documentazione, e questo la giustizia non può farlo. Davanti a questo io ho fatto la consultazione con un magistrato italiano, di livello: cosa devo fare? La giustizia davanti a un’accusa di corruzione è sovrana in un Paese, è sovrana, nessuno può immischiarsi lì dentro, nessuno può dare le carte al gruppo Egmont [e dire]: “Le vostre carte sono qui”. No. Devono essere studiate le carte che fanno [emergere] quella che sembra una cattiva amministrazione nel senso di un cattivo controllo: è stato l’AIF – sembra – a non controllare i delitti degli altri. Il suo dovere era controllare. Io spero che si provi che non è così, perché ancora c’è la presunzione di innocenza; ma per il momento il magistrato è sovrano e deve studiare come è andata; perché al contrario un Paese avrebbe una amministrazione superiore che lederebbe la sovranità del Paese. Il presidente dell’AIF scadeva il 19 [novembre]; io l’ho chiamato alcuni giorni prima e lui non si è accorto che lo stavo chiamando – così mi ha detto. E ho annunciato che il 19 lasciava. Ho trovato già il successore: un magistrato di altissimo livello giuridico ed economico nazionale e internazionale, e al mio rientro prenderà la carica nell’AIF e continuerà la cosa così. Sarebbe stato un controsenso che l’autorità di controllo fosse sovrana sopra lo Stato. È una cosa non facile da capire. Ma quello che ha un po’ disturbato è il gruppo Egmont, che è un gruppo privato: aiuta tanto, ma non è l’autorità di controllo del Moneyval. Moneyval studierà i numeri, studierà le procedure, studierà come ha agito il Promotore di Giustizia e come il giudice e i giudici hanno determinato la cosa. So che in questi giorni incomincerà – o è incominciato – l’interrogatorio di alcuni dei cinque che sono stati sospesi. Non è facile, ma non dobbiamo essere ingenui, non dobbiamo essere schiavi. Qualcuno mi ha detto – ma io non credo –: “Sì, con questo fatto che abbiamo toccato il gruppo Egmont, la gente si spaventa…”. E si sta facendo un po’ di terrorismo [psicologico]. Ma lasciamo da parte. Noi andiamo avanti con la legge, con il Moneyval, con il nuovo presidente dell’AIF. E il direttore è sospeso, ma magari fosse innocente, io lo vorrei, perché è una cosa bella che una persona sia innocente e non colpevole. Ma è stato fatto un po’ di rumore con questo gruppo, che voleva si toccassero le carte che appartenevano al gruppo.

 

PHILIP PULLELLA – È per garantire ai fedeli che le cose vanno bene?

PAPA FRANCESCO – È per garantire questo! Guarda, è la prima volta che in Vaticano la pentola viene scoperchiata da dentro, non da fuori. Da fuori, [è successo] tante volte. Ci hanno detto: “Guarda…”, e noi con tanta vergogna… Ma in questo Papa Benedetto è stato saggio: ha cominciato un processo che è maturato, è maturato e adesso ci sono le istituzioni. Che il Revisore abbia avuto il coraggio di fare una denuncia scritta contro cinque persone…: sta funzionando il Revisore. Davvero non voglio offendere il gruppo Egmont, perché fa tanto bene, aiuta, ma in questo caso la sovranità dello Stato è la giustizia. La giustizia è più sovrana anche del potere esecutivo. Più sovrana. Non è facile da capire, ma vi chiedo di capire questa difficoltà. Grazie a lei.