Paul Church, medico di Boston, licenziato perché in disaccordo con le politiche LGBT del proprio ospedale - Corrispondenza romana
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Paul Church, medico di Boston, licenziato perché in disaccordo con le politiche LGBT del proprio ospedale

(di Rodolfo de Mattei su osservatoriogender) La ghigliottina LGBT continua a far rotolare teste una dietro l’altra. L’ultima a cadere, come riportato nelle ultime settimane da alcuni media americani(qui, qui, qui, qui), è quella del dott. Paul Church del prestigioso “Beth Israel Deaconess Medical Center” (BIDMC) di Boston, licenziato, dopo ben 28 anni di interrotta ed esemplare attività, per aver osato esprimere le proprie personali e ragionevoli preoccupazioni, per altro da un punto di vista medico, riguardo l’aggressiva politica di supporto LGBT effettuata a nome dell’ospedale.

portrait_006_(1)_645_860_55Il definitivo licenziamento del dott. Church, che è anche professore di urologia presso l’Università Medica di Harvard, è, in realtà, il triste e prevedibile epilogo di una lunga battaglia legale, durata oltre 10 anni, che si è conclusa l’8 dicembre 2015, con la bocciatura in ultimo appello, da parte del Consiglio di Amministrazione dell’ospedale, della richiesta del dott. Church di riconsiderare la decisione del “BIDMC” di averlo sollevato dell’incarico. Il “Board”, incaricato di pronunciare il giudizio finale sull’annoso caso, ha giustificato la propria sentenza, accusando il medico di aver espresso, “punti di vista non richiesti sull’omosessualità, offensivi per il personale BIDMC, e per aver violato la politica di discriminazione dell’ospedale”.

Con tale provvedimento, le altre sfere dell’ospedale hanno voluto così mandare un messaggio forte e chiaro ai propri dipendenti, ribadendo la linea interna in materia LGBT e mostrando i muscoli al fine di dissuadere, per il futuro, chiunque altro avesse in mente di comportarsi alla stessa inopportuna maniera del dott. Church. Se all’interno dell’ospedale il caso ha suscitato parecchio clamore, all’esterno, esso non ha avuto la risonanza pubblica che solitamente spetta a vicende simili, ricevendo una anomala ridottissima copertura mediatica.

Beth Israel Deaconess Medical Center

Di quale grave colpa si è macchiato concretamente il dott. Church per meritare un simile trattamento, perdendo il proprio posto di lavoro dopo quasi trent’anni di onesta e inappuntabile attività ?

L’imperdonabile crimine dell’urologo di Boston è stato quello di aver avuto l’ardire di affermare, con discrezione, nient’altro che la verità, attraverso i canali di comunicazione interna dell’ospedale. Una verità, inoltre, condivisa, silenziosamente, da gran parte del personale ospedaliero. In particolare, egli ha osato obiettare riguardo alla politica di pieno supporto alle attività e agli eventi LGBT da parte del “BIDMC”, compresa la partecipazione all’annuale “Gay Pride Week” di Boston, al quale turpe evento viene, vivamente, invitato a prendere parte, ogni anno, tutto lo staff medico dell’ospedale.


Il “Board” del “BIDMC” ha quindi decretato l’espulsione del dott. Church dopo essere venuto a conoscenza che quest’ultimo aveva osato condividere con il personale della struttura medica, all’interno della rete Intranet, le proprie preoccupazioni riguardo i rischi per la salute legati all’attività sessuali tra persone dello stesso sesso, citando, a supporto delle proprie tesi, prove mediche inconfutabili, riguardanti gli altissimi e, ben noti, rischi diffusi all’interno della comunità LGBT: una maggiore incidenza di HIV / AIDS, malattie sessualmente trasmissibili, l’epatite, infezioni parassitarie, cancro anale e disturbi psichiatrici.

Di fronte a tale intollerabile “affronto”, i vertici della struttura ospedaliera hanno prima provato con le “buone”, ammonendo il dott. Church che sarebbe stato sottoposto ad una indagine interna se non si fosse spontaneamente dimesso, successivamente, di fronte al fermo rifiuto dell’urologo, hanno alzato i toni, recapitandogli una formale “lettera di rimprovero”, a firma di un “Comitato di Valutazione” composto da 25 membri, con la quale si intimava il medico “dissidente” a sospendere qualsiasi ulteriore comunicazione interna riguardante le sue opinioni sull’omosessualità, pena l’espulsione immediata.

Partecipanti del "Gay Pride" di Boston

A tale palese minaccia, il dott. Church, ha prontamente replicato, denunciando la missiva intimidatoria per violazione della sua libertà di parola, prevista dai diritti pubblici e privati ​​garantiti dal “Massachusetts Civil Rights Act” e sottolineando il profondo controsenso implicito nell’attuale politica del “BIDMC” di celebrazione delle pratiche omosessuali:

Celebrare perversioni sessuali è altamente inappropriato, soprattutto nel contesto di un centro medico che dovrebbe essere consapevole delle conseguenze negative sulla salute dei comportamenti ad alto rischio”.

All’indomani della condanna definitiva, il 17 dicembre 2015, il dott. Church ha rilasciato un’ampia dichiarazione per esporre pubblicamente la propria versione dei fatti e ribadire la gravità di tale ingiusta sentenza, scrivendo:

“In tal modo, il centro medico ignora e marginalizza i punti di vista avversari riguardo la morale e i comportamenti sessuali spesso basati su forti convinzioni religiose che sono rappresentati all’interno della diversità del suo personale e della più ampia comunità”.

Ricordando inoltre come il compito di ogni medico, secondo il celebre e oggi dimenticato “Giuramento di Ippocrate”, sia quello di prescrivere cure mediche, “per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio”, dichiarando:

Inoltre, ciò indica una peculiare volontà di trascurare particolari comportamenti ad alto rischio comuni all’interno della comunità LGBT, il che è in contraddizione con il più importante e grande compito di un’istituzione sanitaria che è quello di promuovere un modello di scelte e stili di vita sani”.

Nonostante l’esito finale sia stato negativo il dott. Church non è assolutamente pentito delle proprie scelte, in quanto è consapevole di essere dalla parte giusta, nel suo caso specifico dalla parte dei pazienti:

Esprimere fatti medici, convinzioni religiose o morali tradizionali è ora, a quanto pare, punito con il licenziamento, (…) Mentre io sono profondamente deluso per l’esito di tali decisioni, sento che abbiamo combattuto la ‘buona battaglia’ e porto queste valide preoccupazioni alla ribalta dell’arena pubblica”.

Infine l’urologo ha concluso la sua dichiarazione, esprimendo il suo “sincero dispiacere” che l’amministrazione e i direttori del “BIDMC”,

abbiano disatteso la superiore missione dell’istituzione, obbligandola a piegarsi ad un’agenda sociale alquanto controversa”.

Anche Richard Mast, avvocato difensore del dott. Church, ha espresso il proprio giudizio sulla vicenda, mettendo in evidenza il cambio di passo della sempre più aggressiva agenda LGBT, accelerato dalla storica sentenza della Corte Suprema:

l’agenda gay è passata da avere priorità sui credi religiosi al calpestare fatti medici, l’etica e perfino la salute umana e il benessere. Da quando la Corte Suprema ha nazionalizzato il matrimonio gay con lo sentenza Obergefell v. Hodges, casi come quello di Church, riguardanti lo scontro tra sessualità e religione, entrambi classi protette, diventeranno sempre più comuni”.

L’emblematica storia del dott. Paul Church dimostra il vero inquietante volto, totalitario e intollerante, del gender diktat, una spietata dittatura omosessualista che fa piazza pulita dei propri avversari ideologici, contro i più elementari e ragionevoli principi di buon senso e di rispetto delle opinioni altrui.