Padre Livio… quando lo spirito apocalittico va a braccetto con il neomodernismo - Corrispondenza romana
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Padre Livio… quando lo spirito apocalittico va a braccetto con il neomodernismo

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(Corrado Gnerre, Il Cammino dei Tre Sentieri – 15 novembre 2020) In queste ore si sta molto parlando dell’intervento del direttore di Radio Maria, padre Livio Fanzaga, in cui egli ha affermato che questa pandemia sarebbe il frutto di un grande progetto occulto che prevederebbe l’instaurazione di un nuovo ordine mondiale, attraverso l’instaurazione di una sorta di “dittatura sanitaria”, che vorrebbe ridurci tutti a “zombie” (sue testuali parole).

Premesso che nella Storia non si devono escludere complotti, né tantomeno bisogna escludere l’ipotesi che nella Storia stessa sia più ciò che non si conosce che ciò che è stato scritto… premesso questo -dicevo- va ricordato che, come insegna l’autentica filosofia cattolica della storia, nello studio dei fatti il realismo non è un optional bensì un fondamento da cui non si può prescindere. Scrive Gonzague de Reynold: “La grande utilità della storia consiste nel correggere incessantemente in noi le nostre tendenze all’illusione e all’astrazione.”

Dunque, per ciò che sta accadendo (ripeto: per ciò che sta accadendo, non per ciò che è accaduto in passato o accadrà in futuro) questo obbligo cattolico al realismo fa finora capire che l’interpretazione complottistica non tiene. E’ bastata, infatti, una blanda pandemia (perché di blanda pandemia si tratta, nulla a che vedere rispetto a quelle del passato) per mettere in ginocchio un intero sistema e per cambiare totalmente dei paradigmi radicati (clicca qui).

Si è tanto parlato di un personaggio come Bill Gates (anche padre Livio lo cita) e del suo impegno nel campo dei vaccini, ma ci si dimentica di dire che questi, oltre ad essere impegnato nel sovvenzionare la creazione dei vaccini, sovvenziona anche ricerche nel campo di trattamenti seriologici (clicca qui).  Il motivo è facilmente intuibile. Questa epidemia ha messo in crisi il globalismo economico su cui personaggi come Gates hanno costruito e vorrebbero continuare a costruire le loro fortune.


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Ma dove l’esternazione di padre Livio è -ahime!- significativa è in una premessa. Egli ha detto che “in campo religioso è stato detto che questa pandemia non viene da Dio” perché -e lui si trova d’accordo con questo- Dio un’epidemia la può solo permettere e non volere.

Dichiarazione, questa, tipica del modernismo teologico oggi dominante e che colpisce -lo sappiamo purtroppo- anche certi ambienti carismatici o postcarismatici.

Facciamo dunque chiarezza: Dio non può mai volere il male morale, ma solo permettere; mentre il male fisico Dio non solo può permettere, ma in alcuni casi lo può anche volere. Per accidens, cioè finalizzato al bene, ma lo può anche volere.


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E’ il pensiero cattolico che lo afferma e che lo afferma da sempre.

San Tommaso d’Aquino scrive che Dio, volendo su tutto la realizzazione della sua bontà, rigetta il male morale che è ad essa direttamente contrario; ma, relativamente agli altri mali, volendo tutto in ordine alla sua natura che è somma bontà, può anche volere il male di pena in ordine alla giustizia e il male naturale in ordine alla provvidenza.

Pio XII, in un discorso ai giuristi cattolici del 26 maggio 1957, disse: “Spesso le pene volute da Dio sono piuttosto un rimedio che un mezzo di espiazione, piuttosto ‘poenae medicinales’ che ‘poenae vindicativae’. Esse ammoniscono il reo a riflettere sulla sua colpa e sul disordine delle sue azioni, e lo inducono a distaccarsene e a convertirsi.” Dunque, Pio XII parla esplicitamente di pene “volute” da Dio.


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San Bernardino dice che Dio è solito punire i principali vizi degli uomini con tre flagelli: guerra, pestilenza e fame.

E allora che dire? Che non ci si rende conto che il demonio, che padre Livio ha evocato e in cui ovviamente crede, è molto astuto. Al demonio non interessa il mezzo ma il fine. E in questo caso il fine è espungere la signoria di Dio dalla Storia, facendo inoltre cadere in un grossolano errore un famoso esponente dei media cattolici, affinché molti credano effettivamente che Dio non possa castigare.

Per non parlare dell’imprudenza di dare come scontato un complotto che sarebbe tutto da dimostrare e che potrebbe di lì a non poco far radicare la convinzione, di chi è lontano dalla fede, di quanto creduloni siano quei cattolici che ancora -ringraziando Dio- non si vergognano di essere tali.