McCarrick, tre papi, i soldi, il potere. Il Washington post. - Corrispondenza romana
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McCarrick, tre papi, i soldi, il potere. Il Washington post.

(Marco Tosatti, Stilum Curiae – 28 dicembre 2019) Cari amici e nemici di Stilum Curiae, ho letto con attenzione l’articolo che il Washington Post ha dedicato ai soldi che l’ex cardinale McCarrick elargiva a prelati, nunzi e anche – a quanto sembra – a pontefici. Vi consiglio di leggerlo nell’originale; se non padroneggiate bene l’inglese provate a tradurlo con uno dei sistemi di traduzione automatica della rete. Va letto nella sua interezza; altrimenti si rischia di non capire.

E soprattutto bisogna capire che immediatamente alcuni fra i giornalisti bergoglisti più sfegatati hanno profittato dell’occasione per vantare il fatto che mentre McCarrick avrebbe inviato denaro a Giovanni Paolo II e a Benedetto XVI, non c’è nessun assegno a nome di Jorge Mario Bergoglio. Cioè, hanno cercato di gettare un po’ – o tanto – fango su Wojtyla e Ratzinger.

E non si accorgono che in questo modo rafforzano la convinzione di uno stretto legame fra i due: McCarrick manda soldi per guadagnarsi la simpatia di chi non gli è amico, o non lo è ancora. Un tentativo di conquistare benevolenza. McCarrick non ha bisogno di conquistarsi la benevolenza di papa Bergoglio, che subito dopo l’elezione lo libera dai legami imposti da Benedetto XVI. E che si sdebita certamente facendo sì che la Papal Foundation di cui è fondatore e presidente risponda positivamente alla richiesta personale del Pontefice di un finanziamento gigantesco (25 milioni di dollari richiesti, poi ridotti sensibilmente) per finanziare l’IDI, l’Istituto in fallimento.

La lettura dell’articolo è interessante, e mi ha suggerito alcune riflessioni.

La prima è che McCarrick ha ricevuto sul suo conto personale e gestito solo da lui nell’arco di una quindicina di anni oltre sei milioni di dollari da numerosi donatori. E che la maggior parte di questi soldi sono stati devoluti a opere caritative. Senza voler prendere le difese di nessun, e tantomeno di McCarrick, non c’è dubbio che questo testimonia a suo favore.

Circa seicentomila dollari sempre in quell’arco di tempo sono invece andati a prelati a Roma e altrove.

Sarei curioso di sapere chi ha preso quelli destinati a Giovanni Paolo II, che non ha mai posseduto un conto in banca: né quando era vescovo a Cracovia, e nemmeno da papa, come è risultato evidente dalle sue ultime volontà.

È molto probabile che quei soldi siano confluiti nell’Obolo di San Pietro, gestito, come sappiamo, dalla Sezione Economica della Segreteria di Stato. E credo – visto il tenore di vita che conduceva da papa, e ora da papa emerito, che una sorte analoga abbiano avuto le donazioni a Benedetto XVI.

Una cosa è sicura. Se McCarrick aveva cercato di rendersi amico papa Ratzinger, non ha avuto successo. Non bisogna dimenticare – cosa che i colleghi super-bergoglisti fanno volentieri – che è stato proprio Benedetto XVI, a chiedere, con una lettera privata ma ufficiale inviata non solo a lui ma anche all’arcidiocesi di Washington, di abbandonare il seminario dove viveva, di condurre una vita ritirata di preghiera, e fuori dall’attività pubblica, e di non viaggiare. Che McCarrick, con la complicità dell’allora arcivescovo, Wuerl, e probabilmente della Segreteria di Stato vaticana, abbia spesso eluso questi obblighi, è un altro discorso. Ma resta il fatto che Benedetto XVI ha agito nei suoi confronti, e che papa Bergoglio lo ha liberato da quei legacci mandandolo come suo rappresentante personale in giro per il mondo.

Nonostante che nel famoso colloquio del 23 giugno 2013 mons. Viganò, su sua esplicita richiesta, gli avesse detto chiaramente con chi aveva a che fare. E sottolineiamo: su sua esplicita richiesta, non per iniziativa dell’allora nunzio a Washington. È un peccato che la centralina di registrazione che il Pontefice si porta addosso da agosto scorso non fosse già operativa all’epoca…potremmo avere un verbale dell’incontro.

E questo nella storia di McCarrick, resta il punto nodale. Perché un’azione di limitazione dei danni, tardiva (il Washington Post ricorda gli allarmi lanciati precedentemente, e in particolare l’azione di Viganò, allora in Segreteria di Stato) ma comunque adottata è stata nei fatti sconfessata dal papa successiva a quello che l’aveva presa.

Resta, ovviamente, la sorpresa nel vedere che – secondo quanto ha dichiarato il card. James Harvey – è abituale che fra prelati ci si facciano doni in denaro. E che indipendentemente dal caso McCarrick questa sia, o fosse, una prassi. Devo dire che l’unica, piccola consolazione, in questa vicenda miserevole, è che la maggior parte dei soldi ricevuti privatamente da McCarrick sono andati in reali opere di bene. E che probabilmente anche i 380mila dollari che sarebbe stati inviati ai papi hanno fatto una fine analoga, nell’Obolo di San Pietro.

Nei prossimi mesi dovrebbe uscire il rapporto della Santa Sede sul card. McCarrick. Questa anticipazione, uscita non si sa da dove (ma i documenti sul conto corrente fanno parte del materiale inviato alla Santa Sede) fa capire quale sarà, probabilmente, la strategia del regime. Una chiamata di correo così estesa che alla fine nessuno sarà colpevole, o al massimo un qualche capro espiatorio…ma il nodo resta sempre quello: qualcuno aveva agito, contro il colpevole, e qualcun altro ha disfatto la tela. Perché? Vecchie amicizie? Un debito elettorale (peraltro rivendicato da McCarrick)? Appartenenza alla stessa lobby che ha portato al Soglio di Pietro Jorge Mario Bergoglio?