Matrimonio gay: il parlamento di Malta dice “sì” all’unanimità - CR - Agenzia di informazione settimanale
Stampa la Notizia

Matrimonio gay: il parlamento di Malta dice “sì” all’unanimità

(Rodolfo de Mattei su Osservatoriogender.itDopo aver introdotto le unioni civili per le persone dello stesso sesso nel 2014, con inclusa adozione di minori, mercoledì 12 luglio il parlamento di Malta ha, per così dire, completato l’opera, approvando una legge che permette alle persone omosessuali di sposarsi in “matrimonio”.

Il primo ministro Joseph Muscat, appartenente al Partito Laburista, ha sottolineato la “storicità” del voto sul matrimonio omosessuale nella, un tempo cattolica, Malta, affermando come esso rappresenti una “prova di maturità”, brillantemente superata, del suo paese:

«mostra (n.d.r. il voto) come la democrazia e la nostra società sia arrivata a un certo livello di maturità per cui tutti noi possiamo dire di essere uguali». 

VOTO BIPARTISAN

La legge che introduce il “matrimonio” gay a Malta è stata votata dal parlamento con una maggioranza schiacciante di 66 voti a favore contro 1 solo voto contrario; l’approvazione è stata quindi bipartisan,potendo contare anche sui voti del principale partito di opposizione, il partito di centrodestra Partit Nazzjonalista.

Edwin Vassallo, questo è il nome dell’unico deputato che ha avuto il coraggio di dire “no” ad una norma, da lui stesso definita “moralmente inaccettabile” e incompatibile con la sua fede cattolica, precisando con queste parole il motivo della sua scelta “controcorrente”:

“In quanto politico cristiano non posso lasciare la mia coscienza civile fuori dalla porta”.

RIVOLUZIONE LINGUISTICA

L’introduzione del “matrimonio” omosessuale, come sempre accade, porta con sé, immancabilmente, una vera e propria rivoluzione linguistica, conseguenza logica ed inevitabile dello stravolgimento dell’ordinamento giuridico

La formula di rito “vi dichiaro marito e moglie” sarà infatti sostituita da un più vago e inclusivo “adesso siete sposi“.

Altre novità lessicali previste sono l’eliminazione dei “superati” e oramai “incomprensibili” vocaboli “padre” e “madre” con il termine generico di “genitori“, mentre per le coppie lesbiche, che grazie alla fecondazione assistita potranno avere figli, si farà distinzione tra “persona che dà alla luce” e “altro genitore“.

#MatrimonioGay: il parlamento di #Malta dice “sì” all’unanimità #genderdiktat #osservatoriogender

Twitta la notizia !

Per par condicio, i mutamenti nel vocabolario riguarderanno anche i matrimoni tra eterosessuali con la scomparsa della dicitura “nome della ragazza“, con un più politicamente corretto “cognome alla nascita“. E sul cognome, sempre in seguito alle nuove normative, i coniugi avranno la possibilità di scelta, cosicché anche un uomo potrà decidere di assumere il cognome della moglie, o per dirla in termini politically correct, dell’ “altro genitore“.

ULTIMO TASSELLO DI UN PIANO

Il “matrimonio” tra persone dello stesso sesso è, tuttavia, solo l’ultimo tassello di un ampio piano di allineamento di Malta al diktat etico globale in materia di “diritti” LGBT, avviato a partire dal 2013 con l’instaurazione del nuovo governo guidato da Joseph Muscat.

Nello spazio di pochi anni, il parlamento de La Valetta ha infatti in rapida successione:

  • legalizzato le unioni civili con il diritto ad accedere all’adozione di minori;
  • introdotto delle norme per evitare le discriminazioni sessuali sul posto di lavoro e per punire i “crimini” dettati dagli stessi motivi;
  • approvato una legge che vieta ai medici di prescrivere le cosiddette “terapie riparative” per l’omosessualità e qualsiasi altra pratica che abbia il fine di “riorientare” l’identità di genere di una persona;
  • approvato, per ultimo, anche il “matrimonio” gay.

PAESE MODELLO IN TEMA “LGBT”

Una serie ravvicinata di “innovazioni” in tema di “diritti” LGBT+ che hanno fatto sì che per due volte, negli ultimi anni, Malta è stata presa a modello e nominata dall’associazione omosessualista ILGA-Europe come il paese europeo che maggiormente rispetta i “diritti” delle lesbiche, dei gay, dei bisessuali, dei transessuali e delle persone intersessuali.

La prossima battaglia “civile”, già annunciata, riguarderà l’aborto, pratica tuttora vietata a Malta. Se a votare sarà lo stesso parlamento che si è appena espresso sul matrimonio omosessuale il risultato è, ahinoi, tristemente scontato.

IL DATO PIU’ RILEVANTE

Il dato più rilevante e, allo stesso tempo, sconvolgente, del voto a favore del matrimonio gay da parte del parlamento di Malta, paese ancora a larga maggioranza cattolico, è infatti rappresentato dall’unanimità con la quale si è espresso, in maniera compatta, l’emiciclo a favore della legalizzazione di ogni tipo di “amore”, come se i “diritti” LGBT+ “fossero oramai un’imprescindibile e acclarata “questione di civiltà”, al di sopra di ogni “valutazione politica”.

Una suicida capitolazione morale e culturale del centrodestra nei confronti del gender diktat globale per la quale assume ancora più valore e rilievo l’unico voto contrario espresso, encomiabilmente, dal deputato Edwin Vassallo. (Rodolfo de Mattei su Osservatoriogender.it)