Lo sciamanesimo promosso dai documenti pre-sinodali - Corrispondenza romana
Stampa la Notizia

Lo sciamanesimo promosso dai documenti pre-sinodali

(José Antonio Ureta, Pan-Amazon Synod Watch – 4 settembre 2019) Non c’è dubbio che il Sinodo per la regione pan-amazzonica avrà una portata universale. A dirlo sono i suoi organizzatori. “Si scrive Amazzonia e si legge ‘mondo’”: così l’Osservatore Romano ha sintetizzato vari interventi dei cardinali Lorenzo Baldisseri, segretario del Sinodo dei vescovi, e Claudio Hummes, relatore della prossima assemblea sinodale. “Il Sinodo rappresenta un’importante opportunità per ‘amazzonizzare’ il mondo”, afferma dal canto suo la sociologa Marcia Maria de Oliveira, nominata perito del Sinodo da Papa Francesco come premio per la sua partecipazione all’intero processo pre-sinodale.

Il carattere universale dell’incontro di ottobre deriva dalla dimensione globale delle proposte pastorali (apertura del sacerdozio a uomini sposati e riconoscimento di ministeri ufficiali per le donne), dalle idee ecologiche e sociali (rifiuto dello sviluppo in nome della tutela dell’ambiente) e dallo stesso fondamento metafisico di tali proposte: la cosmologia olistica della saggezza ancestrale dei popoli indigeni.

A questi fattori di universalità del Sinodo bisognerebbe aggiungerne un altro, che deriva dalla dimensione religiosa. Ma non si deve pensare che ci riferiamo alla cattolicità della Chiesa. Per gli organizzatori del Sinodo ciò odorerebbe a colonialismo, con la sua conseguente distruzione di culture, così come accaduto con i missionari europei di un tempo. Ci riferiamo invece alla universalità e religiosità della “medicina” sciamanica promossa dai documenti di lavoro della prossima assemblea sinodale.

Difatti il primo documento, cioè il Documento preparatorio, intitolato “Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale”, nella sezione “Spiritualità e saggezza” promuove le “diverse spiritualità e credenze” dei popoli indigeni dell’Amazzonia, che “li  portano a vivere una comunione con la terra, l’acqua, gli alberi, gli animali, con il giorno e con la notte”. Mette inoltre in rilievo che “i vecchi saggi, chiamati indistintamente – fra l’altro – payés, mestres, wayanga o chamanes […] hanno a cuore l’armonia delle persone tra loro e con il cosmo”1. Mentre il secondo documento, l’Instrumentum laboris, che guiderà il dibattito dei padri sinodali, fa un elogio dei “riti e celebrazioni” indigene, che “creano armonia ed equilibrio tra gli esseri umani e il cosmo” e “proteggono la vita dai mali che possono essere causati sia dagli esseri umani che da altri esseri viventi”, onde “la necessità di preservare e trasmettere i saperi della medicina tradizionale”2.

Sintomatico che tale celebrazione dello sciamanesimo, come antipasto di un Sinodo della Chiesa Cattolica, avvenga quasi in coincidenza col 12º Festival dello Sciamanesimo, che ha avuto luogo dal 25 al 28 aprile scorso a Genac, piccolo comune nell’Aquitania francese. A cura del Circolo di Saggezza dell’Unione delle Tradizioni Ancestrali, l’evento ha riunito “180 sciamani ‘uomini-medicina e donne-medicina’ ” convenuti dai cinque continenti. L’incontro ha registrato 4mila visitatori ed è servito da sfondo per “dibattiti, evocazioni della Madre Terra e cerimonie ancestrali”, secondo quanto riferisce Le Monde3. “Questa infatuazione per lo sciamanesimo – prosegue il quotidiano parigino -, considerato da certi antropologi la religione originaria dell’umanità, si manifesta in Europa, negli Stati Uniti e nel Canada da una quindicina di anni », e fa sì che «migliaia di occidentali si rechino regolarmente in Amazzonia per partecipare insieme a sciamani guaritori (curanderos, dallo spagnolo curar, guarire) a bevute rituali di ayahuasca (in lingua quechuaaya, ‘defunto’, ‘spirito’, ‘anima’, e huasca, ‘corda’, ‘liana’), una libagione medicinale allucinogena a base di piante triturate (…) utilizzata da 2000 a 4000 anni dagli amerindi».

Il servizio di Frédéric Joignot porta il titolo “Chamans de tous les pays…” [Sciamani di tutto il mondo n.d.a.]: è una chiara allusione al Manifesto Comunista di Marx ed Engels, e lascia intendere che la sua fallita utopia socio-economica è stata sostituita da un’altra di natura religiosa e tribale, il che lo colloca sotto un prisma visuale molto simile a quello degli organizzatori  del Sinodo pan-amazzonico.

Il giornalista riferisce poi che “numerosi curanderos si spostano per organizzare incontri sull’ayahuasca in  Europa e negli Stati Uniti, e viaggiano per spiegare le loro pratiche e la loro filosofia in diversi convegni, come è avvenuto nella VI Conferenza Mondiale sull’ayahuasca, che ha visto riuniti dal 31 maggio al 2 giugno a Gerona, in Spagna, numerosi ricercatori di scienze umane, attivisti e sciamani su iniziativa dell’International Center for Ethnobotanical Education Research and Service (Iceers)».

Una rapida ricerca in Internet ci dice che l’ICEERS è una ONG che gode di status consultivo presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite e si dedica “alla trasformazione delle relazioni della società tramite le piante psichedeliche”, insomma alla legalizzazione delle droghe, e ambisce inoltre ad “un futuro in cui il consumo di piante psicoattive sia apprezzato e integrato dalla società”. I loro principi somigliano a quelli dei redattori dell’Instrumentum laboris del prossimo Sinodo: “Sostenibilità ambientale/ Omaggio alla diversità culturale/ Rispetto delle tradizioni spirituali degli indigeni/Approccio dei diritti umani”. Anche il loro piano strategico è simile a quello dei documenti preparatori dell’Assemblea sinodale: «La nostra visione è quella di un futuro in cui queste pratiche sono parte integrata e apprezzata nella società , in cui ad ogni individuo e ad ogni comunità viene garantito il diritto di cercare la cura che vuole e l’autodeterminazione, dove le culture indigene sono rispettate e si costruiscono ponti fra le conoscenze tradizionali e la scienza”4. (A dire il vero, i redattori dei documenti sinodali, diversamente dagli attivisti dell’ICEERS,  non sembrano volere ponti fra scienza moderna e medicina tradizionale indigena. Anzi, in genere criticano lo sviluppo come razionalista, antropocentrico, perturbatore dell’armonia col cosmo….).

Confermando la tesi di Plinio Corrêa de Oliveira, secondo cui il tribalismo indigeno è il volto post-marxista della Rivoluzione anticristiana, il servizio di Frédéric Joignot mette in risalto il sostegno che gli sciamani e i rituali a base di allucinogeni ricevono dall’ambiente accademico. La prima autrice citata è l’antropologa Barbara Glowczewski, medaglia d’argento 2018 del Centro Nazionale di Ricerche Scientifiche della Francia, che ha scritto Rêves en colère (Plon, 2004). La ricercatrice ha partecipato agli ultimi tre Festival di Genac e sottolinea l’interesse di questi incontri: “si tengono dibattiti appassionanti in cui i rappresentanti delle comunità e gli sciamani, le cui culture sono minacciate, possono esporre la loro situazione, scambiare idee, immaginare alleanze. Il pubblico sperimenta con benevolenza i loro rituali collettivi, spesso commosso ed entusiasta delle cure individuali che forniscono».

Con un linguaggio che non stonerebbe con quello usato nell’Instrumentum laboris, l’antropologa francese spiega che gli abitanti dei paesi ricchi che rifiutano «la distruzione dei mezzi di sussistenza da parte delle industrie estrattive e le catastrofi ecologiche » (ovvero i borghesi che votano per i Verdi e, dai loro confortevoli divani comprati da IKEA, pontificano sugli incendi in Amazzonia), «cercano fonti di ispirazione nelle popolazioni indigene e nelle cosmovisioni sciamaniche, per le quali terra e acqua sono vive, e negli ‘insegnamenti’ delle piante». Ciò che li attrae è una nuova relazione con il mondo, per cui «provano a sperimentare il fatto che possiamo essere abitati o attraversati da entità naturali, spiriti animali, piante, fuoco o pioggia». Così come i redattori dei documenti pre-sinodali, la sig.ra Glowczewski vede in tale attrazione “l’emergere di nuovi modi di abitare la Terra, più rispettosi, in cui gli umani cercano di trovare legami spirituali con tutte le forme di vita». E, come se avesse ben assimilato l’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco, aggiunge: “Non si tratta di esotismo, ma di esplorare ciò che l’Occidente ha perso, di essere ancorati alla memoria dei luoghi». (Un ri-ancoraggio tanto necessario da portare i redattori dell’ Instrumentum laboris a considerare l’Amazzonia un “luogo teologico”, una “epifania”…).

A quanto pare, i cardinali Baldisseri e Hummes si sono apertamente sbagliati. Rivolgono le loro lodi allo sciamanesimo dei popoli indigeni, i quali, davanti al vuoto lasciato dai neo-missionari cattolici che si rifiutano di evangelizzare e battezzare, si sono diretti in massa verso il protestantesimo pentecostalista, come ha recentemente denunciato il vescovo emerito della Prelatura di Marajó, Mons. José Luis Azcona. Al contrario, dovrebbero rivolgere dette lodi ai giovani borghesi della società industriale, che negli anni Settanta consumavano droga alla ricerca di un plusvalore ludico, festivo o sessuale (Le Monde dixit), ma che adesso trovano nello sciamanesimo “un’esperienza arricchente, tra psicoanalisi selvaggia, viaggio spirituale e connessione visionaria con la natura: un’esperienza ‘enteogena’”, ovvero generatrice di uno stato di coscienza modificato con fini religiosi.

Di fatto, per il filosofo e sociologo Raphaël Liogier, ex-direttore dell’Osservatorio del Religioso di Aix-en-Provence, “lo sciamanesimo ha tutto quel che serve per soddisfare gli occidentali che stanno perdendo la loro mitologia, preoccupati per le devastazioni del materialismo, perché simboleggia la religione, non è corrotto, è più spirituale che religioso, non monoteista, quindi, non dogmatico né moralista, ecologico in quanto sacro per la Madre Terra, infine, visionario ed estatico grazie all’assunzione di piante psicotrope». Credendosi «tutti sciamani», «gli individui globalizzati sperano di sfuggire alla loro finitezza e al rischio globale cercando nuovi miti e un modo di salvezza in esperienze visionarie ispirate da quanti ancora credono nel potere rigenerativo della natura e non sono responsabili del disastro ambientale».

La ayahuasca è la nuova «eucaristia» per borghesi con disturbi esistenziali, ma desiderosi di entrare in comunione con il cosmo per mano dei guaritori ameridi? E allora perché non riconoscere un ministero ecclesiastico ufficiale nel campo della salute ai payés, mestres, wayanga o chamanes, trasmissori dei “saperi della medicina tradizionale” che, con i loro “rituali e cerimonie indigene”, “portano armonia ed equilibrio tra gli uomini e il cosmo” e “proteggono la vita contro i mali”?

Vasto tema di discussione, implicitamente proposto ai padri sinodali nei numeri 87 e 88 dell’Instrumentum laboris, che sarà discusso durante l’Assemblea del 6-27 ottobre a Roma. Tra i periti invitati non mancherà alcun guaritore che potrà fornire più dettagli su quello che Mircea Eliade chiamò “prima mistica” ed “esperienza religiosa primordiale” dell’umanità. Sconvolta da un tale Gesù Cristo, che espulse i demoni e si fece chiamare Figlio di Dio…

 

Note

1. N° 6.

2. N° 87 e 88.

3. https://bit.ly/2k4Jlzy 

4. https://www.iceers.org/about-us/