Lettera aperta di mons. Schneider a condanna dell'abominio idolatrico consumatosi al sinodo per l'Amazzonia - Corrispondenza romana
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Lettera aperta di mons. Schneider a condanna dell’abominio idolatrico consumatosi al sinodo per l’Amazzonia

(Chiesa e post concilio – 27 ottobre 2019) Monito chiaro ed incalzante, in forma di lettera pastorale, nella ormai lunga battaglia per la Verità. Deo gratias! Se non sbaglio, per prima volta, dai tempi del ‘vietato vietare’ di Giovanni XXIII, vedo la parola “condanno” (vedi punto 7.) da parte di un vescovo di Santa Romana Chiesa…. (M.G.)

Vedi indice degli articoli sul Sinodo amazzonico.

Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Athanasius Schneider ha pubblicato oggi una lettera aperta in cui condanna fermamente gli atti idolatrici consumati durante il Sinodo per l’Amazzonia. Qui sotto, la traduzione del testo originale inglese apparso su One Peter Five (qui), traduzione a cura di Opportune Importune (qui).
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1. «Non avrai altri dei davanti a Me», dice il Signore Iddio, come il primo dei Comandamenti (Es 20, 3). Consegnato originariamente a Mosè e al popolo ebraico, questo comando rimane valido per tutte le persone e tutte le epoche, poiché Dio ci dice: «Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai» (Es 20, 4-5). Nostro Signore Gesù Cristo osservò perfettamente questo comandamento. Quando Gli furono offerti i regni del mondo se solo Egli si fosse inchinato al diavolo, Gesù rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a Lui solo rendi culto» (Mt 4,10; Dt 6, 13-14). L’esempio di Cristo è quindi della massima importanza per tutte le persone che desiderano «il vero Dio e la vita eterna»; come ci esorta l’Apostolo San Giovanni: «Figlioli, guardatevi dai falsi dei!» (I Giov 5, 21).
 
Ai nostri giorni, questo messaggio ha un’importanza speciale, poiché il sincretismo e il paganesimo sono come veleni che entrano nelle vene del Corpo mistico di Cristo, la Chiesa. Come successore degli Apostoli, cui è stata affidata la cura del gregge di Dio, non posso tacere di fronte alla palese violazione della santa volontà di Dio e alle disastrose conseguenze che essa avrà sulle singole anime, sulla Chiesa nel suo insieme e sul tutta l’umanità. È quindi con grande amore per le anime dei miei fratelli e sorelle che scrivo questo messaggio.
 
2. Il 4 Ottobre 2019, alla vigilia del Sinodo dell’Amazzonia, si è tenuta una cerimonia religiosa nei giardini del Vaticano, alla presenza di Papa Francesco e di numerosi Vescovi e Cardinali, guidata in parte da sciamani e in cui sono stati usati degli oggetti simbolici; in particolare, una statua in legno di una donna incinta svestita. Queste rappresentazioni sono note e appartengono ai rituali indigeni delle tribù amazzoniche, e in particolare al culto della cosiddetta Madre Terra, la Pachamama. Nei giorni seguenti le figure femminili nude in legno sono state anche venerate nella Basilica Vaticana di fronte alla Tomba di San Pietro. Papa Francesco ha anche salutato due Vescovi che portavano in processione l’oggetto Pachamama sulle loro spalle nella Sala del Sinodo dove è stato posto in un luogo d’onore. Le statue di Pachamama sono anche state esposte nella chiesa di Santa Maria in Traspontina.
 
In risposta alle proteste dei fedeli cattolici riguardo a questi riti e all’uso di queste statue, i portavoce vaticani e i membri dei comitati del Sinodo dell’Amazzonia hanno minimizzato o negato l’evidente carattere sincretistico religioso delle statue, ma le loro risposte sono state evasive e contraddittorie; si è trattato di acrobazie intellettuali smentite dall’evidenza. 
 
L’agenzia fotografica americana Getty Images ha fatto una fotografia ufficiale di questo rituale con questa descrizione: «Papa Francesco e il Cardinale Cláudio Hummes, Arcivescovo emerito di San Paolo, presidente della rete ecclesiale pan-amazzonica (REPAM), davanti a una statua raffigurante Pachamama (Madre Terra)». Il reverendo Paulo Suess, un partecipante al Sinodo dell’Amazzonia, non ha lasciato dubbi sul carattere pagano delle cerimonie con le immagini in legno nei Giardini Vaticani e ha osato persino dare il benvenuto ai riti pagani dicendo: «Anche se questo era un rito pagano, è comunque un culto pagano di Dio. Non si può liquidare il paganesimo come niente» (17 Ottobre, intervista di Vatican News). In una dichiarazione ufficiale, il 21 Ottobre, la Rete ecclesiale pan-amazzonica (REPAM) ha condannato l’atto eroico dei signori che avevano gettato le immagini di legno nel Tevere come un atto di «intolleranza religiosa». In tal modo hanno smascherato le menzogne e gli inganni con cui negavano il carattere religioso delle immagini in legno adorate. I volontari della chiesa carmelitana di Santa Maria in Traspontina, dove sono state esposte le statue in legno, hanno confermato questa affermazione, dicendo: «La madre [scolpita] che ho portato dal Brasile… che era in processione, beh, l’abbiamo portata dal Brasile. È stata realizzata da un artista indigeno e gli abbiamo chiesto un’opera d’arte che simboleggiasse la connessione tra Madre Terra, le donne, l’aspetto femminile di Dio, che protegge e nutre la vita», definendolo sia un simbolo di «Madre Terra» che di «Pachamama».
 
Fonti oggettive osservano che il Pachamama è un oggetto di adorazione, una dea alla quale alcuni boliviani sacrificano i lama, una divinità della terra venerata da alcuni  peruviani, radicata nelle  credenze e nelle pratiche pagane inca.
 
3. I Cattolici non possono accettare alcun culto pagano, né alcun sincretismo tra credenze e pratiche pagane e quelle della Chiesa Cattolica. Gli atti di culto come accendere candele, inchinarsi, inginocchiarsi o inchinarsi profondamente a terra e danzare davanti a una statua femminile non vestita, che non rappresenta né la Madonna né un Santo canonizzato dalla Chiesa, viola il Primo Comandamento di Dio: «Non avrai altro dio all’infuori di Me» e l’esplicito divieto di Dio, che comanda: «Attento a che, alzando gli occhi al cielo e vedendo il sole, la luna, le stelle, tutto l’esercito celeste, tu non ti senta attratto a prostrarti davanti a quelle cose e a offrire loro un culto, perché quelle sono le cose che il Signore, il tuo Dio, ha lasciato per tutti i popoli che sono sotto tutti i cieli» (Dt 4, 19), e: «Non vi farete idoli, né vi erigerete immagini scolpite o stele, né permetterete che nel vostro paese vi sia pietra ornata di figure, per prostrarvi davanti ad essa; poiché Io sono il Signore vostro Dio» (Lev 26 ,1). 
 
Gli Apostoli proibirono anche le più piccole allusioni o ambiguità riguardo agli atti di veneranti idoli: «Quale intesa tra Cristo e Belial, o quale collaborazione tra un fedele e un infedele? Quale accordo tra il tempio di Dio e gli idoli?» (2 Cor 6, 15-16) e «Perciò, o miei cari, fuggite l’idolatria. […] I sacrifici dei pagani sono fatti a demòni e non a Dio. Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demòni; non potete bere il calice del Signore e il calice dei demòni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demòni. O vogliamo provocare la gelosia del Signore? Siamo forse più forti di Lui?» (I Cor 10, 14 e 20-22).
 
San Paolo direbbe, senza dubbio, a tutti coloro che hanno partecipato attivamente agli atti di adorazione delle statue di Pachamama che simboleggiano cose materiali o creature, queste parole: «Ma ora che avete conosciuto Dio, o piuttosto che siete stati conosciuti da Dio, come mai vi rivolgete di nuovo ai deboli e poveri elementi, di cui volete rendervi schiavi di nuovo?» (Gal 4, 9). I pagani, infatti, adoravano gli elementi come se fossero esseri viventi. E osservando gli atti religiosi sincretici – o almeno altamente ambigui – che si sono compiuti nei Giardini Vaticani, nella Basilica di San Pietro e nella chiesa di Santa Maria in Traspontina, San Paolo avrebbe detto: «Essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli» (Rm 1, 25).
 
Tutti i veri Cattolici, che hanno ancora lo spirito degli Apostoli e dei Martiri cristiani, dovrebbero piangere e dire delle cerimonie pagane che hanno avuto luogo nella Città Eterna di Roma, parafrasando le parole del Salmo 79, 1: «O Dio, le nazioni sono entrate nella tua eredità, hanno profanato la Città Santa di Roma, hanno ridotto Roma in un mucchio di rovine».
 
4. La tradizione ininterrotta della Chiesa ha evitato le più piccole ambiguità o commistioni con atti di idolatria. Le spiegazioni fornite dai portavoce vaticani e dalle persone legate al Sinodo amazzonico, al fine di giustificare l’adorazione religiosa della statua lignea di una donna nuda incinta, erano molto simili alle argomentazioni fornite dai pagani al tempo dei Padri della Chiesa, così come ce ne riferisce sant’Atanasio. Egli confutò gli pseudo-argomenti dei pagani e le sue confutazioni si applicano pienamente alle giustificazioni fornite dalle autorità vaticane. Sant’Atanasio disse: «Si vanteranno di adorare e servire non semplici oggetti e pietre e forme di uomini e uccelli irrazionali e creature striscianti e bestie, ma il sole e la luna e tutto l’universo celeste e la terra, deificando così la creazione» (Contra Gentiles 21, 1-3) e: «Metteranno tutto insieme, come se costituisse un unico corpo, e diranno che l’insieme è Dio» (Contra Gentiles 28, 2). «Invece del reale e vero Dio hanno deificato cose che non lo erano, servendo la creatura piuttosto che il Creatore (Rm 1, 25), gettandosi così nella follia e nell’empietà» (Contra Gentiles 47, 2).
 
L’apologeta del II secolo Atenagora disse della venerazione degli elementi materiali da parte dei pagani: «Divinizzano gli elementi e le loro varie parti, applicando nomi diversi in tempi diversi. Dicono che Kronos è il tempo, e Rhea la terra, e che essa rimane incinta di Kronos e genera, perciò è considerata la madre di tutti. Non volendo scoprire la grandezza di Dio e non essendo in grado di elevarsi in alto con la loro ragione (poiché non hanno affinità con il cielo), si allontanano tra le forme della materia e si radicano sulla terra, deificando i cambiamenti degli elementi» (Apol. 22).
 
Le seguenti parole del Secondo Concilio di Nicea sono pienamente applicabili a tutti gli uomini di Chiesa che hanno sostenuto gli atti religiosi sincretistici sopra menzionati a Roma: «Molti pastori hanno distrutto la mia vite, hanno contaminato la mia eredità. Poiché seguivano uomini empi e confidavano nelle loro stesse frenesie calunniarono la santa Chiesa, che Cristo nostro Dio ha sposato, e non riuscirono a distinguere il sacro dal profano, affermando che le icone di Nostro Signore e dei suoi Santi non erano diverse dalle immagini lignee di idoli satanici».
 
Come stabilito dal Secondo Concilio di Nicea, la Chiesa permette la venerazione con gesti esteriori di culto come inchinarsi, baciare e benedire, nessun altro simbolo, immagine o statua se non «le icone di Nostro Signore Dio e Salvatore Gesù Cristo, quelle di Nostra Signora Madre di Dio, quelle dei venerabili Angeli e quelli di tutti i Santi. Ogni volta che queste rappresentazioni sono contemplate, faranno commemorare e amare il loro prototipo da parte di coloro che le guardano».
 
5. I credenti nell’unico vero Dio hanno sempre operato per eliminare l’adorazione dei falsi dei e per rimuovere le loro immagini dal mezzo del santo popolo di Dio. Quando gli ebrei si inchinarono davanti alla statua del vitello d’oro – persuasi e incoraggiati dall’alto clero – Dio condannò tali atti. Il suo servo Mosè condannò anche questi atti di “accoglienza e tolleranza” nei confronti delle divinità indigene di quei tempi, ridusse in polvere l’idolo, lo bruciò col fuoco e ne sparse i resti sull’acqua (Es 32, 20). Allo stesso modo, i leviti furono lodati per aver fermato tutti coloro che adoravano il vitello d’oro (Es 32, 20-29). Nel corso dei secoli, anche i veri Cattolici hanno lavorato per rovesciare i «dominatori di questo mondo di tenebre» (Ef 6, 12) e la venerazione delle immagini che li rappresentano.
 
Tra la costernazione e lo scandalo per l’abominio perpetrato dagli atti religiosi sincretisti in Vaticano, l’intera Chiesa e il mondo hanno assistito a un atto altamente meritorio, valoroso e lodevole di alcuni coraggiosi signori cristiani, che il 21 Ottobre hanno tolto gli idoli dalla Chiesa di Santa Maria in Traspontina a Roma, gettandole nel Tevere. Come nuovi Maccabei hanno agito nello spirito della santa collera di Nostro Signore, quando Egli cacciò i mercanti dal tempio di Gerusalemme con una frusta. Le gesta di questi uomini cristiani saranno ricordate negli annali della storia della Chiesa come un atto eroico che ha portato gloria al nome cristiano, mentre le azioni di uomini di Chiesa di alto rango, al contrario, che hanno contaminato il nome cristiano a Roma, passeranno alla storia come atti codardi e infidi di ambiguità e sincretismo.
 
Papa San Gregorio Magno, in una lettera a sant’Eterberto, primo Re cristiano d’Inghilterra, lo esorta a distruggere immagini idolatriche: «Sopprimi il culto degli idoli; rovescia i loro edifici e santuari» (Ven. Beda, Storia ecclesiastica, Libro I).
 
San Bonifacio, l’apostolo della Germania, abbatté di propria mano una quercia dedicata all’idolo Thor o Donar, che non era solo un simbolo religioso, ma anche un simbolo della protezione dei soldati, della vegetazione e persino della fertilità della cultura pagana indigena delle tribù germaniche.
 
San Vladimiro, il primo Principe cristiano a Kiev, distrusse e fece a pezzi gli idoli di legno che aveva eretto prima di convertirsi. Egli gettò nel fiume Dnepr l’idolo del principale dio pagano, Perun. Questo atto di San Vladimiro ricorda molto l’eroico atto di quei signori cristiani, che il 21 Ottobre 2019 hanno gettato nel fiume Tevere le statue in legno della cultura pagana delle tribù amazzoniche.
 
Se le azioni di Mosè, di Nostro Signore Gesù Cristo nell’espellere violentemente i mercanti dal Tempio, di San Bonifacio e di San Vladimiro fossero state compiute ai nostri tempi, i portavoce vaticani le avrebbero sicuramente condannate come atti di intolleranza religiosa e cultale e come furto.
 
6. La frase del documento di Abu Dhabi, che recita: «Il pluralismo e la diversità delle religioni, del colore, del sesso, della razza e del linguaggio sono voluti da Dio nella sua saggezza» ha trovato la sua realizzazione pratica nelle cerimonie vaticane della venerazione di statue lignee che rappresentano divinità pagane o simboli indigeni della fertilità. È stata la logica conseguenza pratica della dichiarazione di Abu Dhabi.
 
7. In considerazione della necessità di rendere culto e adorazione nei confronti dell’Unico Vero Dio, la Santissima Trinità e di Cristo Nostro Salvatore; in virtù della mia ordinazione come Vescovo cattolico e successore degli Apostoli, e nella vera fedeltà e amore per il Romano Pontefice, Successore di Pietro, e verso il suo compito di presiedere la Cattedra della verità («Cathedra veritatis»), condanno la venerazione del simbolo pagano di Pachamama nei Giardini Vaticani, nella Basilica di San Pietro e nella chiesa romana di Santa Maria in Traspontina.
 
Sarebbe un bene per tutti i veri Cattolici, in primo luogo i Vescovi e poi anche i sacerdoti e i fedeli laici, formare una catena mondiale di preghiere e atti di riparazione per l’abominio della venerazione degli idoli di legno perpetrata a Roma durante il Sinodo dell’Amazzonia. Di fronte a uno scandalo così evidente, è impossibile per un Vescovo cattolico rimanere in silenzio, poiché ciò non sarebbe degno di un successore degli Apostoli. Il primo nella Chiesa che dovrebbe condannare tali atti e riparare è Papa Francesco.
 
L’onesta e cristiana reazione alla danza attorno al Pachamama – il nuovo Vitello d’Oro – in Vaticano, dovrebbe consistere in una degna protesta, una correzione di questo errore e, soprattutto, in atti di riparazione.
 
Con le lacrime agli occhi e il sincero dolore nel cuore, si dovrebbero offrire a Dio preghiere di intercessione e riparazione per l’eterna salvezza dell’anima di Papa Francesco, il Vicario di Cristo sulla terra e la salvezza di quei sacerdoti e fedeli cattolici che hanno commesso simili atti di culto, che sono proibiti dalla Divina Rivelazione. 
 
A questo scopo si potrebbe proporre la seguente preghiera:
 
Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, ricevete attraverso le mani dell’Immacolata Madre di Dio e della Beata sempre Vergine Maria dal nostro cuore contrito un sincero atto di riparazione per gli atti di adorazione di idoli e simboli di legno, avvenuti a Roma, la Città Eterna e il cuore del mondo cattolico, durante il Sinodo per l’Amazzonia. Colmate il cuore del nostro Santo Padre Papa Francesco, dei Cardinali, dei Vescovi, dei sacerdoti e dei fedeli laici, con il Vostro Spirito, affinché ne scacci l’oscurità delle menti, sì che possano riconoscere l’empietà di tali atti che hanno offeso la Vostra divina Maestà e Vi offrano atti di riparazione pubblici e privati.
 
Riversate in tutti i membri della Chiesa la luce della pienezza e della bellezza della Fede cattolica. Accendete in loro lo zelo ardente di portare la salvezza di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, a tutti gli uomini; specialmente alle persone nella regione amazzonica, che sono ancora sotto la schiavitù degli idoli sordi e muti della “madre terra”; a tutte le persone e specialmente alle tribù amazzoniche, che non hanno la libertà dei figli di Dio e che non hanno la gioia indicibile di conoscere Gesù Cristo e avere in Lui parte alla vita della Vostra natura divina.
 
Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, Voi unico vero Dio, oltre al Quale non c’è altro dio e nessuna salvezza, abbiate pietà della Vostra Chiesa. Guardate in particolare le lacrime, i gemiti umili e contriti dei piccoli nella Chiesa; guardate le lacrime e le preghiere dei fanciulli, degli adolescenti, dei giovani e delle giovani, dei padri e delle madri della famiglia e anche di quei veri eroi cristiani, che nel loro zelo per la Vostra gloria e nel loro amore per Santa Madre Chiesa hanno gettato nell’acqua del Tevere i simboli dell’abominio che la contaminavano. Abbiate pietà di noi: risparmiateci, o Signore!  Parce Domine, parce Domine! Abbiate pietà di noi!  Kyrie, eleison!