L’eroismo di San Pio V

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Il santo Pontefice vedeva con preoccupazione la costante crescita del potere ottomano. C’era il pericolo che gli ottomani invadessero l’Europa, con consequenze perfino più rovinose dell’invasione araba della Spagna nell’alto Medioevo.

Il pericolo era tanto più reale perché l’Europa, già divisa nel secolo XI tra cattolici e scismatici, si era ulteriormente divisa tra cattolici e protestanti. Queste deplorevoli divisioni avevano molto indebolito il campo cattolico. Dobbiamo inoltre ricordare che il protestantesimo a quel tempo aveva un vigore incomparabilmente maggiore di quello che ha oggi, era ancora nella sua fase di espansione, nella sua fase di lotta. E c’era un grande timore che i protestanti avrebbero potuto approfittare dell’aggressione maomettana contro l’Europa per invadere, a loro volta, i paesi cattolici.

La casa d’Austria, che governava vasti possedimenti e alla quale abitualmente toccava per elezione il Sacro Romano Impero, si era già trovata più volte in difficoltà a causa della convergenza tra i protestanti all’interno e gli ottomani all’esterno. L’obiettivo delle forze del male era forzare la capitolazione della casa d’Austria salvo poi liquidare il cattolicesimo.

Per la Santa Sede, la minaccia ottomana era quindi molto più preoccupante di quella araba nell’alto Medioevo, poiché allora i cattolici formavano un blocco unico, mentre nel secolo XVI si presentavano divisi.

In questa situazione san Pio V dovette appellarsi all’uomo che era allora il sostegno temporale della Chiesa, Filippo II re di Spagna. Tale sostegno non poteva venire dall’Imperatore, alle prese con le divisioni religiose dell’Impero. Non poteva venire nemmeno dalla Francia, corrosa dalle guerre di religione e alleata dei turchi in chiave anti-imperiale. D’altronde, la Francia non aveva più il fervore religioso della Spagna.

Non potendo contare né sulla Francia né sull’Impero, il Papa si appelò quindi a Filippo II. Egli fece appello anche alla Serenissima Repubblica di Venezia, una repubblica aristocratica con ampio sviluppo in tutto il Mediterraneo, e alla Repubblica di Genova, un’altra potenza marinara.

Purtroppo – e questo tutti gli storici lo ammettono, perfino quelli che, come me, ammirano Filippo II – il Re di Spagna era un uomo molto indeciso e titubeante. Dovendo risolvere una situazione, camminava avanti e indietro. Il Papa dovette mandare un’ambasciata dietro l’altra per vincere la tremenda indecisione di Filippo.

Un vero eroe

Immaginate la provazione di san Pio V! Il destino dell’Europa e della Cristianità si giocava in una stanza dell’Escorial! Se Filippo II si fosse rifiutato, o se avesse preso troppo tempo, l’orda maomettana si sarebbe scatenata sull’Europa. Sarebbe stata la fine della civiltà cristiana in Occidente. Non sarebbe stata la fine della Chiesa perché essa è immortale, ma sarebbe stata comunque un colpo quasi mortale.

Lo storico tedesco Ludwig von Pastor racconta i difficili rapporti di san Pio V con Filippo II, affermando che costituirono per il Pontefice un vero e proprio martirio. Il Re di Spagna mise molte condizioni, di carattere politico, finanziario e militare, e il Pontefice dovette accettarle tutte. Tra queste, per esempio, l’esigenza che la Santa Sede partecipasse con le sue proprie navi. S. Pio V dovette quindi incaricare il principe Marcantonio Colonna di preparare la flotta pontificia.

Se non fosse stato per l’impegno di san Pio V, non ci sarebbe stata la Santa Lega e non si sarebbe svolta la battaglia di Lepanto. Tutti gli storici riconoscono che, in tale situazione di estrema afflizione, san Pio V si comportò da vero eroe, combattendo fino all’ultimo momento.

Io credo che la famosa visione che egli ebbe sull’esito della battaglia sia stata una ricompensa della Provvidenza per i suoi sforzi. San Pio V era in una riunione con alcuni dignitari della Curia. A un certo punto si alzò e iniziò a pregare, sollecitando i prelati a unirsi a lui. Aveva avuto una mozione interiore che in quel momento si stesse decidendo una grande battaglia tra cattolici e maomettani. Poi, guardando dalla finestra, ebbe la visione della Madonna Ausiliatrice, che gli rivelò che la battaglia di Lepanto era stata vinta. Rivolgendosi ai prelati esclamò: “Signori, abbiamo riportato una grande vittoria!”. Fu chiaramente una rivelazione soprannaturale, poi confermata giorni dopo con l’arrivo della notizia.

Ora perché proprio a lui? Prima di tutto perché era il capo della Cristianità. Ma anche perché era stato un vero eroe che aveva fatto uno sforzo uguale o maggiore di quello dei combattenti di Lepanto. Era stato un vero eroe, come lo fu Don Giovanni d’Austria e come lo furono gli altri grandi guerrieri che vinsero a Lepanto.

Qualcuno potrà obiettare: “Dottor Plinio, non la capisco. Egli non ha rischiato la vita, è rimasto comodamente a Roma in attesa che arrivassero notizie. Se non ha rischiato la vita e non ha combattuto, non può essere un eroe”.

Questo è un falso criterio che dobbiamo toglierci dalla testa. Certamente chi combatte armi in mano è un eroe. Ma la dottrina cattolica non ha mai ammesso che questa sia l’unica forma di eroismo.

Che cos’è l’eroismo?

L’eroismo non è solo l’atto con cui l’uomo affronta il rischio di perdere la vita o l’integrità fisica. L’eroismo è l’atto con cui l’uomo affronta ogni grande dolore, o ogni grande sventura. Questo caratterizza l’eroe. E ci sono dolori morali come ci sono dolori fisici. E talvolta i dolori morali tormentano incomparabilmente più dei dolori fisici. Affrontare il dolore morale è spesso incomparabilmente più pesante che affrontare il dolore fisico.

Abbiamo un esempio di questa eroicità nella passione di Nostro Signore Gesù Cristo. La passione di Nostro Signore Gesù Cristo si divide in due parti: l’agonia e poi la passione propriamente detta, nella quale Egli fu imprigionato, torturato e alla fine crocifisso.

In questa prima parte, Egli diede mostra di un vero e perfetto eroismo, nel senso più alto del termine. Patì tutta la sofferenza morale causata dai peccati dell’umanità, dall’ingratitudine dell’umanità, ecc. Al punto che chiese a Dio se fosse possibile rimuovere il calice. Il Signore sudò sangue di fronte alla prospettiva di tutto ciò che sarebbe successo.

Portare a tal punto l’accettazione precoce del dolore e della sofferenza è un vero e proprio eroismo, anche se Egli non combattè fisicamente contro nessuno. Peggio ancora: accettò questo tremendo dolore nonostante ne conoscesse l’inutilità per coloro che avrebbero in seguito rifiutato la grazia, perdendo quindi l’anima. Questa deliberazione è eroica e comporta un dolore genuino, anche se fisicamente non stesse combattendo.

Qualcuno dirà: “Egli ha offerto il rischio della propria vita, e questo è un elemento dell’eroismo”.

Certamente, ma la Madonna non l’ha offerto. Nessuno l’ha toccata. La sua sofferenza è stata, dall’inizio alla fine, esclusivamente morale. Eppure, Ella è invocata dalla Chiesa come Regina Martirum. Sebbene non abbia sofferto fisicamente, nessuno dopo Nostro Signore Gesù Cristo, in tutta la storia del mondo, ha sofferto ciò che ha sofferto la Madonna, per la passione e morte di suo Figlio.

Avere la forza d’animo per resistere alle cose più terribili, alle delusioni, alle calunnie, alle frustrazioni, insomma per resistere a tutto ciò che l’uomo può sopportare nella vita, questo è vero eroismo.

E’ l’opposto dell’atteggiamento buonista e sdolcinato di un certo cattolicesimo contemporaneo, per il quale non esiste la lotta morale. San Pio V è stato il contrario.

Papa Ghislieri era già anziano. Egli avrebbe potuto pensare che non valesse la pena misurarsi con Filippo II e realizzare tutto quello sforzo titanico per mettere insieme la Santa Lega. Tanto, sarebbe morto da lì a poco… Poteva godersi tranquillamente le commodità del Palazzo Apostolico, fare passeggiate distensive per i giardini vaticani mentre si prendeva cura dei fiori, lasciando il governo della Chiesa ai suoi collaboratori. Ovviamente questo non è un eroe. È un buonista che non combina niente. San Pio V fece il contrario, egli affrontò la situazione di petto. Fu un vero eroe.

Allora, cos’è l’eroismo? È l’accettazione energica, ferma, nello spirito di fede, di ogni sofferenza, qualunque essa sia, fisica o morale, per il bene della mia anima, per il bene della Chiesa, per il bene della Civiltà cristiana.

Noi dobbiamo essere disposti a versare il nostro sangue per la Chiesa. Sarà una cosa splendida, magnifica, un desiderio di donazione totale. Non ho abbastanza parole per lodare questo atteggiamento. Ma questa non è l’unica forma di eroismo. Altre forme di lotta per la Chiesa sono pure vero e autentico eroismo. E sono proprio queste forme che fanno di san Pio V un eroe.

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