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Dopo le smentite, il Vaticano ammette che una commissione papale sta riesaminando Humanae Vitae

(Maria Guarini su Chiesa e PostConcilio – 07 febbraio 2018) Un recente articolo di LifeSiteNews rivela che Alejandro Cifres, supervisore dell’Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), ha ammesso in un’intervista rilasciata a Kathpress, l’agenzia di stampa ufficiale dei vescovi cattolici tedeschi, l’esistenza di una commissione che sta indagando sulla genesi di Humanae vitae per conto del papa con l’evidente intento di effettuarne una reinterpretazione non si sa quanto imminente.

L’Humanae Vitae, pubblicata nel 1968 da Papa Paolo VI, sostiene la condanna perenne della Chiesa cattolica al controllo artificiale delle nascite. Tuttavia, l’aria che tira sotto l’attuale pontificato sta inducendo alcuni teologi Vaticani a contraddire l’enciclica, e lo stesso Francesco sembra negarne l’insegnamento sul male intrinseco della contraccezione. Ѐ accaduto in una conferenza stampa in volo nel 2016 [qui], quando tirò fuori che “Paolo VI – il grande! – in una situazione difficile, in Africa, ha permesso alle suore di usare gli anticoncezionali per i casi di violenza”.

 

Prime avvisaglie e smentite

Ѐ stato Marco Tosatti, nel maggio 2017, a rivelare l’esistenza della Commissione [qui], confermata da Roberto de Mattei [qui]. Successivamente il Vaticano ha taciuto per un mese, poi ha risposto negandone l’esistenza: l’Arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, dichiarava ad Avvenire [qui].

Domanda: A proposito di manipolazioni mediatiche si continua a ripetere da settimane che sarebbe stata formata una commissione segreta per la “revisione” di Humanae vitae di cui lei sarebbe il grande regista. Ed è stato stilato anche un presunto elenco di esperti e di teologi – da Pierangelo Sequeri e Gilfredo Marengo – che sarebbero coinvolti in questo progetto. C’è qualcosa di vero in tutto questo?

Risposta: Proprio nulla. La verità è un’altra. Paolo VI aveva intuito che il futuro umano del pianeta si sarebbe giocato sul tema della generazione. È su questo tema che dobbiamo riflettere insieme con coraggio, con audacia e con intelligenza. La cultura contemporanea arranca, manca di parole adeguate e non di rado arretra. È un tempo opportuno perché la Chiesa aiuti tutti a reinventare la forza della generatività mentre il mondo rischia sterilità, ripiegamento su se stesso, angoscia. Un esempio è il rischio di semplificazione della differenza – anche di genere – per l’incapacità a viverla e a sostenerla.

In un’intervista a Catholic News Agency [qui], Paglia ribadiva il suo diniego, aggiungendo che “dovremmo guardare in modo positivo tutte quelle iniziative, come quella del professor Marengo dell’Istituto Giovanni Paolo II, che mirano a studiare e approfondire questo documento in vista del 50° anniversario della sua pubblicazione”. E così iniziamo a conoscere Marengo e le sue idee. E il cerchio si chiude, vediamo come.

 

Amoris Laetitia si conferma magna charta di una creatività che si adegua ai tempi

L’articolista di LifeSiteNews, Matthew Cullinan Hoffman, rileva che lo stesso Gilfredo Marengo1, identificato come il coordinatore della commissione da Roberto de Mattei, smentiva le voci circa l’esistenza della commissione per la revisione di Humanae Vitae definendole “un rapporto fantasioso” e precisando al Catholic News Service [qui] che si trattava di un “gruppo di studio” dallo scopo di “svolgere un’opera di indagine storico-critica senza altro fine che quello di ricostruire al meglio l’intero processo di composizione dell’enciclica”.

Il metodo “storico-critico” cerca di comprendere i testi attraverso i processi che li hanno prodotti e i contesti sociali e culturali in cui sono stati scritti. Per quanto riguarda la Bibbia, è stato usato in modo dottrinalmente ortodosso, ma è servito anche a giustificare forme di interpretazione revisioniste che negano la comprensione tradizionale dei testi scritturali.

Inoltre, Marengo ha ammesso che al suo “gruppo di studio” è stato dato un accesso senza precedenti agli archivi segreti vaticani riguardo al periodo della composizione di Humanae vitae, cioè alla metà degli anni ’60. Evento eccezionale, visto che gli archivi dell’epoca sono rigorosamente chiusi agli studiosi e per molti anni non ne è prevista l’apertura.

Marengo ha cercato di dissipare le preoccupazioni sul fatto che si stia cercando di riconciliare Humanae Vitae con la confusa esortazione apostolica di Francesco Amoris Laetitia; ma questo è esattamente ciò che sembra fare la sua dottrina recente. L’anno scorso, Marengo ha scritto un articolo per Vatican Insider intitolato “Humanae Vitae e Amoris Laetitia storie parallele” [qui] – ed ecco l’aggancio che allora ci era sfuggito – in cui sminuisce la condanna del controllo delle nascite da parte della Chiesa, affermando:
A questo punto viene da chiedersi se il gioco polemico «pillola sì – pillola no», così come quello odierno «comunione ai divorziati sì – comunione ai divorziati no», sia soltanto l’apparenza di un disagio e di una fatica, molto più decisiva nel tessuto della vita ecclesiale.

 

Conferma delle avvisaglie

E noi che ci eravamo soffermati solo sulle dichiarazioni di Chiodi: Un membro della Pontificia Accademia per la Vita: “Si ai metodi contraccettivi artificiali”, nonostante la Chiesa li definisca “intrinsecamente sbagliati” [qui], peraltro commentate dal Prof. Seifert [qui]. Erano state precedute dall’allarme gettato dall’articolo di Ed Condon sul Catholic Herald dal titolo: C’è un movimento per minare la morale cattolica, la Comunione ai divorziati risposati è solo l’inizio [qui].Ora l’allarme si consolida.

Rileva Matthew Cullinan Hoffman che, nel citato articolo apparso su Vatican Insider, l’autore riprende il ragionamento di Amoris Laetitia che mira a ridurre il dogma morale cattolico ad ideale spesso irraggiungibile e puramente astratto. Queste le parole di Marengo:

Ogni qual volta la comunità cristiana cade nell’errore di proporre modelli di vita derivati da ideali teologici troppo astratti e artificiosamente costruiti, concepisce la sua azione pastorale come la schematica applicazione di un paradigma dottrinale. Di conseguenza mettere in discussione quei modelli viene inevitabilmente sentito come un attacco allo stesso profilo identitario della Chiesa (con il linguaggio della teologia post-tridentina si direbbe che si è in presenza di articula stantis et cadentis Ecclesiae). …

Il questo senso la singolare storia parallela di «Humanae vitae» e «Amoris laetitia» può diventare una salutare provocazione. Un certo modo di difendere e recepire l’insegnamento di Paolo VI è stato, probabilmente, uno dei fattori per cui [e qui cita Amoris Laetitia] «abbiamo presentato un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità delle famiglie così come sono. Questa idealizzazione eccessiva, soprattutto quando non abbiamo risvegliato la fiducia nella grazia, non ha fatto sì che il matrimonio sia più desiderabile e attraente, ma tutto il contrario»

Dunque, aggiunge Marengo:

Le resistenze ad «Amoris laetitia» aiutano a comprendere che il necessario cambio di passo non mette in causa né la formalità della «dottrina» né un qualche restauro cosmetico delle pratiche pastorali. Una cordiale adesione al suo insegnamento è la condizione indispensabile in cui si possono esprimere insieme una sincera appartenenza ecclesiale e il responsabile rischio della creatività frutto non tanto di un ossequio formale, ma di una piena immedesimazione.
In conclusione

Ora possiamo collegare e dare la giusta collocazione a diversi tasselli in base all’osservazione attenta dell’intreccio di atti e parole che Bergoglio, con la collaborazione dei suoi corifei mediatici e curiali, ha introdotto in seno alla Chiesa fin dall’inizio del suo pontificato e che costituiscono un’azione gesuitica subdola doppia, tanto ingannatrice quanto rivoluzionaria.

Un intreccio inestricabile e meno evidente per i più che subiscono, perché passano sulla loro testa, le vie di fuga da una Chiesa, già salda nei suoi profili istituzionali e dottrinali che la caratterizzano ma che, per i rivoluzionari sempre più audaci e determinati, sarebbero “d’impaccio per incontrare gli uomini del nostro tempo” (il virgolettato dal citato discorso di Marengo).

Ed ecco che nella compagine accelsiale si evidenziano gli esiti sempre più devastanti di quella che lo stesso Marengo definisce “creatività frutto non tanto di un ossequio formale, ma di una piena immedesimazione” con l’uomo e le sue esigenze anziché con Cristo e le sua azione divino-umana, l’unica redentrice perché capace di trasformare, secondo il disegno del Padre, le menti e i cuori nonché le realtà che essi inverano nella storia.

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1. Ordinario di Antropologia teologica presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia. E così abbiamo anche la dimostrazione lampante di cosa è diventato questo organismo voluto da Giovanni Paolo II, completamente sovvertito dal Motu Proprio Summa familiae cura (settembre 2017). Vi prego di leggere con attenzione quanto ne ho scritto qui : “Summa familiae cura” è una risposta ai ‘Dubia’?… L’Amoris Laetitia diventa la nuova Magna Charta.