L’attacco di Putin all’Ucraina

RUSSIA-BELARUS-POLITICS-DIPLOMACY
Russia's President Vladimir Putin attends a press conference with his Belarus counterpart, following their talks at the Kremlin in Moscow on February 18, 2022. - Vladimir Putin said on February 18, 2022 that the situation in conflict-hit eastern Ukraine was worsening, as the West accuses him of planning an imminent attack on the country. (Photo by Sergei GUNEYEV / Sputnik / AFP) (Photo by SERGEI GUNEYEV/Sputnik/AFP via Getty Images)
Print Friendly, PDF & Email

Dr. John Lamont*

Anche se le guerre sono un fenomeno temporale, spesso hanno ripercussioni religiose o suscitano passioni e dispute religiose. L’attacco russo all’Ucraina non fa eccezione. Uno dei suoi effetti religiosi è stato quello di provocare divisioni tra i cattolici. La maggior parte di essi ha sostenuto gli ucraini nella loro autodifesa contro l’invasione.

Alcuni tradizionalisti cattolici hanno comunque preso le parti dei russi in misura maggiore o minore – di certo fino al punto di sostenere che gli ucraini non dovrebbero ricevere assistenza da altri paesi nella loro lotta contro i russi, un passo che li condannerebbe alla sconfitta. Questo argomento non si inquadra in termini puramente politici.

La parte filorussa vede gli ucraini come allineati con l’ordine anticristiano che domina l’Occidente, e i russi come difensori del cristianesimo e dei valori tradizionali.

Ciò rende importante arrivare alla verità della natura di questo conflitto, nei suoi aspetti temporali così come nelle sue inevitabili dimensioni religiose. È quanto cercherà di fare il presente studio.

Prima dell’attacco russo all’Ucraina, avevo una certa simpatia per la posizione russa su quel paese, per le seguenti ragioni. L’insistenza russa sul fatto che l’Ucraina non entrasse nella NATO sembrava ragionevole.

La NATO è un’alleanza militare che esiste per opporsi alla Russia. L’adesione ucraina alla NATO porterebbe un’alleanza militare straniera a poche centinaia di chilometri dal Volga.

Qualsiasi governo russo avrebbe ragione di considerare questo come una minaccia esistenziale, e si opporrebbe con ogni mezzo possibile. Le lamentele russe sull’interferenza straniera illecita nella politica ucraina hanno una base di verità.

Nel 2014, Viktor Yanukovych, il presidente filorusso dell’Ucraina, fu deposto da una rivolta. Nonostante Yanukovych fosse grottescamente corrotto, era stato legittimamente eletto da una maggioranza sostanziale.

I dimostranti che lo rovesciarono ebbero un deciso sostegno dagli Stati Uniti, e alcuni dei gruppi più coinvolti nei violenti scontri che portarono alla sua caduta erano neonazisti.

Quando Putin stava negoziando con il presidente francese Emmanuel Macron sull’Ucraina immediatamente prima della guerra, queste ragioni sembravano indicare che non aveva torto e che le sue richieste dovevano essere accolte. In molti l’hanno detto all’epoca.

L’attacco russo all’Ucraina ha dimostrato però che Putin aveva giocato una commedia con Macron, e che i suoi simpatizzanti, me compreso, erano stati tutti ingannati. Lo dimostra la strategia dell’attacco russo.

I russi hanno scelto il piano più ambizioso a loro disposizione; un attacco su più fronti: da nord, est e sud. L’obiettivo di questo attacco era quello di decapitare il governo ucraino, circondare completamente e distruggere le forze armate ucraine, e conquistare l’intero paese tranne la sua regione occidentale.

Il suo obiettivo non è la neutralizzazione dell’Ucraina, ma la sua conquista.

Questo si armonizza con la visione russa – espressa chiaramente da Putin, e della maggior parte dei russi – che gli ucraini sono una varietà di russi piuttosto che una nazionalità separata, che l’Ucraina non è uno stato legittimo indipendente dalla Russia, e che l’unione storica di russi e ucraini in un unico stato dovrebbe essere ripristinata.

La regione occidentale sarebbe stata probabilmente lasciata da parte perché la maggior parte delle risorse del paese sono al di fuori di essa, perché il suo territorio è adatto all’insurrezione, e perché Putin sa che essa mantenne una forte e determinata resistenza armata a Stalin dal 1945 al 1951.

Una tale unione di Russia e Ucraina, naturalmente, aumenterebbe notevolmente il potere della Russia.

Le ragionevoli richieste fatte da Putin prima della guerra erano un’abile copertura, progettata per mascherare e facilitare questa guerra di conquista. Il suo obiettivo era quello di usare queste richieste per dividere e confondere le opinioni al di fuori dell’Ucraina e quindi facilitare il suo attacco.

Una volta raggiunti i suoi obiettivi militari, intende fare il pollice verso all’Occidente e incorporare la maggior parte dell’Ucraina alla Russia. Questo rimane il suo obiettivo.

L’obiettivo dell’attacco russo, per non parlare dei suoi metodi, mostra che il diritto è dalla parte dell’Ucraina in questa guerra.

Gli ucraini non vogliono essere governati dai russi. I russi sono nel torto nel cercare di sottometterli e conquistarli con la forza, e gli ucraini, nel resistere, stanno difendendo i loro giusti diritti.

Gli ucraini non stanno combattendo per George Soros e il Nuovo Ordine Mondiale, come alcuni conservatori assurdamente sostengono. Stanno combattendo per le loro case, le loro famiglie e il loro paese.

C’è anche da considerare che uno degli obiettivi della guerra russa è la distruzione della Chiesa cattolica ucraina. I russi vedono i cattolici ucraini, con qualche ragione, come un bastione del nazionalismo ucraino, e li descrivono costantemente come fascisti.

La Chiesa ortodossa russa aiutò Stalin a sopprimere la Chiesa cattolica ucraina nel 1946, un processo che comportò la morte della maggior parte dei vescovi, dei preti e dei religiosi di quella chiesa, davanti al plotone d’esecuzione, o nei Gulag, dopo averli torturati.

Gli ortodossi russi non hanno mai rinnegato il loro coinvolgimento in questa soppressione né hanno espresso rammarico o pentimento, e aspirano a ripetere l’incorporazione forzata dei cattolici ucraini in una Chiesa ortodossa controllata dai russi; un’iniziativa che concorda con gli obiettivi del governo russo, ed è effettivamente necessaria per la loro realizzazione.

Se conquistano l’Ucraina, i russi sopprimeranno i cattolici ucraini. Dopo aver conquistato la Crimea nel 2014, hanno represso i cattolici locali. Se i russi prendono Kiev, il patriarca cattolico ucraino Sviatoslav Shevchuk sarà fucilato.

In senso stretto, la questione della legittimità della guerra non è quindi in dubbio. Gli ucraini hanno ragione e i russi hanno torto. Questa questione non esaurisce però il significato morale, religioso e politico della guerra, che richiede un ulteriore esame.

Un importante punto di partenza per questo esame è fornito dall’eccellente libro di Dominic Lieven, The End of Tsarist Russia (2015). In esso, Lieven descrive il ruolo dell’Ucraina nella genesi della Prima Guerra mondiale.

Quelli di noi che associano quella guerra alle battaglie della Somme e Passchendaele si sorprendono quando scoprono che i grandi massacri sul fronte occidentale a cui parteciparono i nostri antenati dipendevano dalle lotte politiche per l’Ucraina.

All’inizio del XX secolo, lo status della Russia imperiale come grande potenza dipendeva dal suo possesso della ricchezza, delle risorse, dell’industria e della popolazione dell’Ucraina. Il dominio dei Romanov sull’Ucraina era minacciato dal nazionalismo, il cui epicentro sin trovava nella parte occidentale del Paese governato dall’Impero austro-ungarico.

Il nazionalismo ucraino e la cultura ucraina erano intimamente legati alla Chiesa cattolica ucraina, che era stata completamente soppressa dall’impero russo ma sopravvisse nell’Ucraina governata dall’Austria.

La minaccia all’Impero posta dal nazionalismo ucraino rese l’elemento conservatore e slavofilo in Russia ostile agli austriaci e pronto ad entrare in guerra contro di loro.

L’ostilità russa verso l’Austria era controbilanciata dalla paura tedesca causata dalla crescente forza economica russa. Infatti, la crescita della popolazione, della ricchezza, dell’industria e delle conquiste scientifiche russe prima della Prima Guerra Mondiale minacciavano di eclissare l’egemonia tedesca in Europa e di mettere la Germania in una posizione di inferiorità permanente rispetto alla Russia.

La Germania era quindi pronta ad entrare in guerra contro la Russia mentre l’equilibrio di potere era ancora a suo favore. Da un punto di vista puramente militare, questo era un calcolo sensato. Lieven mostra che le autorità militari russe riferirono all’imperatore nel 1914 che il paese non era pronto per la guerra con la Germania, e che sarebbe stato sconfitto.

A Nicola II fu detto che il paese non sarebbe stato pronto per la guerra fino al 1917. Tuttavia, non ascoltò questo consiglio, e ciò portò alla sconfitta e alla Rivoluzione russa.

Il Valdai Club di Putin ha premiato Lieven per il suo lavoro nel 2018, il che indica che Putin è interessato alle sue opinioni sull’Ucraina.

Il tradizionale interesse russo per il possesso dell’Ucraina è quindi un elemento essenziale in questa guerra.

E le differenze politiche tra Russia e Ucraina?

Putin sostiene di cercare la de-nazificazione dell’Ucraina e di condurre la guerra a questo scopo.

Eventuali elementi fascisti in Ucraina non significano che l’Ucraina sia uno stato fascista o neo-nazista. Il fatto che il presidente ucraino Zelensky sia ebreo lo dimostra, ma non è la considerazione fondamentale. Gli stati fascisti e nazisti hanno una struttura politica distinta.

Questo include la brutale soppressione di tutta l’opposizione politica e la repressione del dissenso politico; la propaganda e l’indottrinamento sistematici, onnipresenti e disonesti; la glorificazione del capo; l’esaltazione della forza bruta e della potenza militare; il rifiuto di tutti i principi morali, legali o religiosi assoluti in conflitto con il potere, con il controllo dello stato e con le azioni del capo.

L’Ucraina non ha una tale struttura politica. In Ucraina c’è una vera critica pubblica al governante e una vera competizione per il potere politico, e il popolo ha davvero voce in capitolo su chi lo governa. Ma anche se avesse una tale struttura, ciò non giustificherebbe il tentativo di Putin di invaderla e conquistarla.

Il proclamato obiettivo di “de-nazificazione” è ancora più infondato e assurdo se si considerano le connessioni russe al neonazismo e al fascismo. Un aspetto di queste connessioni è l’affiliazione neonazista di unità militari collegate alla Russia.

Infatti, i separatisti filorussi nella regione del Donbass hanno un certo numero di unità neonaziste; “La svastica rotonda a otto punte – “kolovrat” (una svastica neopagana) appariva sui distintivi delle unità di sabotaggio-ricognizione neonaziste “Rusich” e “Ratibor” all’interno del gruppo di risposta rapida “Batman”, e del battaglione “Svarozhichi” all’interno della brigata “Oplot””.

Come il Battaglione Azov (ndt, pro Ucraina), queste unità neonaziste hanno spesso affiliazioni religiose pagane. Yan Petrovsky, un alto ufficiale di Rusich, è un noto neonazista russo. Detta unità russa ha commesso numerose atrocità mentre combatteva in Ucraina.

La compagnia mercenaria russa “Wagner” è uno strumento centrale dello Stato russo. Viene utilizzata per operazioni militari russe quando un coinvolgimento diretto dell’esercito russo sarebbe politicamente indesiderabile. Il gruppo Wagner ha condotto importanti operazioni in Medio Oriente e in Africa.

I suoi leader sono noti per le loro simpatie naziste. In accordo con l’ideologia nazista, essi rifiutano in gran parte il cristianesimo a favore del paganesimo, sposando una rinata religione pagana nota come Rodnovery.

Il nome del gruppo è stato dato dal suo fondatore, Dmitri Utkin, per esprimere la sua ammirazione per Richard Wagner e il Terzo Reich. Utkin si è fatto tatuare sul corpo le insegne delle SS.

Comunque, la principale connessione tra la Russia e il fascismo è la struttura del sistema politico russo. A differenza dei precedenti governanti russi – per esempio Caterina la Grande o Nicola I – Putin cerca e riceve il sostegno popolare per il suo governo. Ma la forma di sostegno popolare che riceve è quella ricercata dai governanti fascisti.

Sia Hitler che Mussolini hanno goduto del sostegno popolare per la maggior parte della loro carriera. Putin ha ottenuto il sostegno popolare con tecniche simili a quelle del dittatore tedesco e di quello italiano (i cui metodi ha probabilmente studiato attentamente).

Queste tecniche avevano quattro componenti: consegna di benefici reali alla massa della popolazione, propaganda onnipresente e indottrinamento a favore del governante e del suo regime, soppressione delle critiche al governante, e soppressione con la forza o la frode di qualsiasi reale opposizione politica. Ed è proprio così che Putin rimane al potere.

Questa caratteristica del governo di Putin dovrebbe essere tenuta presente dai cattolici e dai conservatori che lo vedono in qualche modo come un difensore dei valori tradizionali o cristiani.

L’opposizione di Putin all’ideologia gender e LGBT etc. è senza dubbio genuina. Senz’altro ciò non costituisce un segno di impegno cristiano, dato che anche Hitler, Stalin e Mao Tse-tung si sono opposti a queste cose o si sarebbero opposti se le avessero conosciute.

Bisogna capire però la natura e il significato dell’opposizione di Putin a questa ideologia. È l’opposizione di un male a un altro male che si trova all’estremo opposto. L’ideologia gender nega completamente la virilità. Le azioni e l’ideologia di Putin scaturiscono invece da una mascolinità distorta in una forma malvagia che prende le caratteristiche maschili dell’aggressività e dell’affermazione per pervertirle in un estremo di brutalità e spietata crudeltà.

La somiglianza tra Putin e il cattivo di un film di James Bond è stata spesso sottolineata. Il paragone si basa sul fatto che Putin era un agente del KGB negli anni ’70 e ’80, per il quale il cattivo sarebbe stato James Bond piuttosto che i suoi avversari.

Non si riconosce mai abbastanza lo squallore e la mancanza di valore che caratterizza la maggior parte dei crimini di Putin. Le operazioni militari che ha iniziato si servono sistematicamente di attacchi contro obiettivi civili per produrre terrore e spezzare la volontà della popolazione che sta attaccando.

L’analista militare austriaco Tom Cooper osserva: “In Siria, la VKS (forza aerea russa) ha colpito oltre 100 strutture mediche, la maggior parte di queste 3-4 volte, per un totale di 492 attacchi aerei registrati su strutture mediche. … Nella Siria del settembre 2015, gli insorti hanno segnalato degli ospedali nelle aree da loro tenute, fornendo coordinate precise, aspettandosi che i VKS le evitassero. I russi hanno bombardato ogni singolo ospedale in questione, e poi hanno lanciato una campagna diffamatoria contro i Caschi Bianchi, bollandoli come “jihadisti”. Quando gli insorti hanno cominciato a nascondere i loro ospedali, i russi in qualche modo hanno ottenuto le coordinate di questi (probabilmente corrompendo qualcuno all’ONU), e hanno bombardato anche questi. Senza eccezioni”.

Gli aerei russi in Siria spesso bombardavano un obiettivo civile, poi tornavano a bombardare i civili e i soccorritori che venivano in aiuto delle vittime del primo bombardamento.

Cooper osserva: “In Ucraina finora, [l’aviazione russa] ha colpito 18 strutture mediche. Perché questo è il modo russo di combattere le guerre. Fa parte della strategia che mira a diffondere il terrore, spezzare il morale e spingere i civili a fuggire”.

L’incompatibilità tra la tecnica di guerra di Putin e i valori cristiani non ha bisogno di essere sottolineata. Si tratta di un ritorno a standard pagani di crudeltà e disumanità che prende la sua forma più aperta nell’impiego da parte dei russi di soldati neonazisti e pagani, ma che pervade tutte le azioni militari di Putin.

Putin si comporta in modo irrazionale?

Alcuni commentatori, come Timothy Snyder, hanno affermato che Putin ha tralasciato la razionalità nel suo attacco all’Ucraina. Ma questa non è un’affermazione plausibile, e sembra nascere da una sorta di wishful thinking (ndt, desiderio scambiato per la realtà), cioè, l’idea che una persona razionale non pianifichi l’invasione di una nazione che non l’ha provocata e il massacro o l’esilio di gran parte dei suoi abitanti.

La storia, purtroppo, mostra la falsità di questa idea. La valutazione che fa Putin del valore e dell’importanza strategica dell’Ucraina corrisponde a quella della Russia imperiale nel 1914, ed è basata sui fatti.

C’è una consistente popolazione russofona in Ucraina, che (prima dell’invasione) guardava con favore a legami più stretti con la Russia ed era ostile al nazionalismo ucraino.

Il governo ucraino era corrotto e inefficace, e il PIL pro capite del Paese molto inferiore a quello della Russia. Se l’Ucraina è stata incorporata in uno stato russo per la maggior parte della sua storia, perché non dovrebbe essere di nuovo possibile?

Se il piano militare di Putin avesse funzionato, rovesciando il governo ucraino e neutralizzando l’esercito ucraino in pochi giorni senza grande spargimento di sangue o rovina (che era senza dubbio l’obiettivo del piano), è abbastanza possibile che sarebbe riuscito ad assorbire la maggior parte dell’Ucraina.

Questa sarebbe stata una grande vittoria per la Russia, e avrebbe cambiato in modo decisivo l’equilibrio di potere in Europa a suo favore.

In retrospettiva, l’errore fondamentale di Putin è stata la sua guerra nel Donbass dal marzo 2014 in poi. Questa guerra ha creato una situazione per cui il suo piano per l’Ucraina non poteva avere successo.

Nel febbraio 2014, i russi conquistarono la Crimea con un colpo di stato spettacolare e quasi incruento. L’esercito ucraino non oppose alcuna resistenza efficace, e un gran numero di ufficiali ucraini disertò in favore della Russia.

I russi in seguito hanno fomentato attacchi armati nella regione del Donbass nell’est dell’Ucraina. Gruppi militari filorussi composti da locali e soldati russi hanno occupato parte del Donbass e hanno portato avanti una guerra con l’esercito ucraino. Di conseguenza, quasi 400.000 ucraini hanno finito per arruolarsi al fine di combattere i russi nel Donbass.

Questo ha fornito agli ucraini sia l’esperienza militare nel combattere i russi che un esercito solidamente impegnato a resistere ai loro attacchi. I paesi occidentali hanno fornito finanziamenti per costruire l’esercito ucraino, e il maggior contributo in questo senso è stato dato da Donald Trump. Obama aveva rifiutato di inviare armamenti letali all’Ucraina, ma Trump ha invertito questa politica.

Ciò ha aumentato notevolmente l’efficacia dell’esercito ucraino, che poteva contare su circa 140.000 soldati prima dell’attacco russo del 2022. Il gran numero di veterani ucraini del conflitto del Donbass rende disponibile una riserva addestrata di centinaia di migliaia di uomini. Tutti questi fattori messi insieme hanno fatto sì che l’attacco iniziale russo all’Ucraina non sia stato in grado di raggiungere i suoi obiettivi.

Gli ucraini hanno richiamato le loro riserve e il loro esercito è ora stimato in circa 300.000 uomini. L’Occidente sta fornendo loro armi e munizioni sofisticate e continueranno a riceverle finché resteranno sul campo. L’Occidente fornisce loro anche informazioni militari sulle forze russe.

Di conseguenza Putin non può vincere la guerra con le truppe che ha impegnato nell’invasione. Per sconfiggere l’esercito ucraino e occupare il paese, dovrebbe mobilitare e impegnare la maggior parte della forza dell’esercito russo nella guerra in Ucraina.

Il costo politico della mobilitazione di massa e le perdite derivanti dalla guerra e dall’occupazione sarebbero più di quanto egli possa permettersi. Anche il costo economico sarebbe insostenibile. Combattimenti selvaggi come quelli di Stalingrado sono già in corso a Mariupol. [Nota: questo pezzo è stato scritto circa una settimana fa; la città è caduta in mano ai russi].

Il progetto di attaccare Kiev nel modo in cui i tedeschi attaccarono Stalingrado, e di subire l’enorme tributo di morte che ne deriverebbe, è un progetto che molti, se non la maggior parte dei russi, considereranno folle.

L’handicap fondamentale di Putin come governante è che le sue capacità intellettuali e la sua razionalità, pur essendo eccezionali sotto alcuni aspetti, sono limitate. È bravo nel freddo calcolo delle probabilità, nell’aggirare, corrompere, capovolgendo o distorcendo i fattori conosciuti. Ma la guerra va oltre il regno dei fattori conosciuti, perché provoca spostamenti sismici, cambiamenti imprevedibili che alterano il paesaggio oltre l’immaginabile e oltre le conoscenze riconosciute.

La guerra è il caos.

Le abilità che Putin possiede non servono molto in tali circostanze. L’unica cosa che serve come guida in guerra è una profonda conoscenza della storia. Il passato sovietico di Putin però gli impedisce di avere questa conoscenza. In linea con la visione sovietica, egli vede la storia come qualcosa da modellare e utilizzare per i propri scopi.

Ma per chi vuole dirigere efficacemente uno Stato, la storia è un padrone, non un servo. Putin non accetta questo padrone. Questo non vuol dire che molte delle lezioni che la storia insegna sull’attacco di Putin all’Ucraina non siano evidenti, ma ora per Putin è troppo tardi per trarne vantaggio.

Prima dell’invasione tedesca del 1941, Stalin aveva preso la precauzione di uccidere più dei suoi stessi cittadini di quanto Hitler avrebbe mai fatto, riducendo la popolazione dell’URSS a uno stato di terrorizzante e folle asservimento.

Questo gli lasciò un comodo margine di manovra per quanto riguardava il sostegno popolare al suo regime, permettendogli di cavarsela con la perdita di quasi tutto l’esercito prebellico di 4 milioni di uomini in sei mesi e di mantenere comunque il potere.

Il sostegno popolare a Putin, anche se solido, non è di questo calibro. Fondamentalmente, esso si basa su effettivi benefici per la popolazione russa, ma non è chiaro come possa sopravvivere al collasso economico e al sanguinoso stallo della guerra.

Stalin beneficiò anche del sostegno economico degli Stati Uniti, senza il quale sarebbe stato certamente sconfitto. Putin si trova nella posizione opposta; gli americani stanno sostenendo i suoi avversari, fornendo loro armi moderne che sono più letali e molto più costose delle armi dei tempi di Stalin.

La capacità della Russia di tenere il passo con questa fornitura di armi è discutibile. Per molti versi la situazione di Putin è analoga a quella di Nicola II, che combatteva per l’Ucraina con una base economica insufficiente e un sostegno popolare vulnerabile; un parallelo che molti commentatori hanno tracciato. Anche la dichiarazione di guerra della Russia imperiale alla Germania nel 1914 fu accolta con un sostegno popolare maggioritario in Russia.

La storia mostra anche che l’Ucraina non è un paese su cui è conveniente usare i metodi militari russi. Ben 4,5 milioni di ucraini furono fatti morire di fame volutamente da Stalin nei primi anni ’30. E durante la Seconda Guerra Mondiale gli ucraini hanno avuto più morti dei russi.

Anche se l’Ucraina fu interamente occupata dai tedeschi, i soldati ucraini diedero comunque un contributo enorme e decisivo alla vittoria sovietica dell’Armata Rossa.

Le tecniche di terrore attraverso l’omicidio di massa dei civili furono usate dai tedeschi sugli ucraini in misura molto maggiore di quanto Putin abbia fatto o potrà fare.

Molte delle battaglie più brutali della guerra furono combattute in Ucraina. Ci furono quattro grandi battaglie di Kharkov nella Seconda Guerra Mondiale, che ora è (con il suo nome ucraino di Kharkhiv) la scena di una quinta.

Gli ucraini sanno cosa sta facendo Putin, hanno già visto il film. Anche gli ucraini di lingua russa che prima erano favorevoli alla Russia si sono dimostrati leali all’Ucraina, come risultato dell’esperienza già vissuta con l’approccio bellico della Wehrmacht – attacco con colonne di carri armati e bombardamento indiscriminato delle città – questa volta per le mani dell’esercito russo.

Gli ucraini sanno quanto costerà resistere con successo a Putin, e sono disposti a pagare quel costo; non vorranno neppure avvicinarsi a quello che hanno dovuto subire in passato.

La nostra analisi ha dimostrato che l’attacco russo all’Ucraina nasce dalle dinamiche della storia russa. C’è un’ultima lezione da trarre da questa storia. Per Nicola II, il possesso dell’Ucraina era essenziale per la Russia se voleva essere una grande potenza. Questo perché i limiti della tecnologia, dell’industria e soprattutto dei metodi di produzione alimentare prima della Prima Guerra Mondiale rendevano impossibile per la Russia competere con le altre potenze mondiali senza l’Ucraina.

Oggi non è più così. La Russia senza l’Ucraina rimane di gran lunga il paese più grande del mondo, e di conseguenza è molto più ricco di risorse naturali di qualsiasi altro paese. Ha una popolazione ben istruita e di talento.

I limiti alla crescita della ricchezza e della popolazione imposti dalla tecnologia e dai metodi di produzione alimentare nel 1914 non esistono più.

Il principale limite alla crescita e alla potenza russa è il suo assetto politico e culturale, dove un governante dispotico siede a capo di un sistema economico e politico quasi inimmaginabilmente corrotto, e usa il conflitto con i nemici esterni per solidificare il suo controllo e ottenere sacrifici e fedeltà dalla popolazione.

Lo spreco, il saccheggio, l’inefficienza e lo scoraggiamento risultanti da questo sistema sono sbalorditivi e impediscono alla Russia di mettere in atto il suo potenziale.

Fino ad ora, Putin si è mantenuto a capo di questo secolare sistema politico con destrezza e abilità. La sua invasione dell’Ucraina aveva lo scopo di ripristinare nel modo tradizionale il potere e l’influenza russe, preservando e rafforzando il suo classico sistema politico.

Il fallimento dell’invasione è stato per lui, personalmente, un passo falso fatale. Se contribuirà a provocare una rinascita spirituale e morale in Russia, potrebbe rivelarsi fatale anche per il sistema classico russo.

C’è da sperare che l’imminente consacrazione della Russia e dell’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria porti ad una tale rinascita. [Nota: Questo saggio è stato scritto prima della Consacrazione eseguita il 25 marzo a Roma e in tutto il mondo]. 

*Il dott. John Lamont è ricercatore dell’Università Cattolica di Australia nella Facoltà di Teologia e Filosofia. È autore di diversi libri e saggi, fra i quali Defending the Faith against Present Heresies (Ontario 2021), Divine Faith (Londra, Ashgate 2004), The Existence of God, Maryvale Institute, Birmingham 2005).

FonteRorate Caeli, 22 Marzo 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

© La produzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.  

Iscriviti a CR

Iscriviti per ricevere tutte le notizie

Ti invieremo la nostra newsletter settimanale completamente GRATUITA.