"La verginità non è necessaria". E le Spose di Cristo insorgono - CR - Agenzia di informazione settimanale
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“La verginità non è necessaria”. E le Spose di Cristo insorgono

(Manuela Gatti, Il Giornale – 17 luglio 2108) Per far parte dell’Ordine delle vergini non bisogna essere vergini. L’ha stabilito il Vaticano, nel primo documento che disciplina la vocazione di quelle donne che hanno scelto la consacrazione pur continuando a vivere la propria vita di sempre.

Ma le prime a esserne scontente sono proprio loro, le «spose di Cristo». Che hanno definito il testo «deludente e scioccante» e chiedono più rigore.

A far discutere è il regolamento – in gergo, l’«istruzione» – emanato dalla Santa Sede a inizio luglio dopo le numerose richieste da parte delle dirette interessate, ma anche di vescovi, di fare chiarezza su questo tipo di vocazione. L’ordo virginum, infatti, ha origini molto antiche, ma fu soppresso per secoli ed è stato recuperato solo con il Concilio Vaticano II del 1962. È stato Papa Paolo VI, nel ’70, a ripristinare ufficialmente la possibilità di consacrare anche le donne che restano nel loro ordinario contesto di vita. Le «vergini consacrate» fanno voto di castità durante una cerimonia che le vede indossare l’abito nuziale bianco, a simboleggiare il matrimonio con Cristo. Ma nella vita quotidiana non portano segni o abiti distintivi, vivono da sole (o in famiglia, oppure con altre vergini), lavorano e si mantengono da sé.

Il documento approvato due settimane fa da Papa Francesco, Ecclesiae Sponsae Imago, disciplina per la prima volta da allora le caratteristiche di questa scelta di vita. Quello che però il Vaticano non aveva messo in conto erano le proteste per l’eccessiva morbidezza di quanto stabilito. L’articolo che ha fatto insorgere le vergini è il numero 88.

«Si terrà presente che la chiamata a rendere testimonianza all’amore verginale, sponsale e fecondo della Chiesa verso Cristo non è riducibile al segno della integrità fisica – si legge – e che l’aver custodito il proprio corpo nella perfetta continenza o l’aver vissuto in modo esemplare la virtù della castità, pur rivestendo grande importanza, non costituiscono requisiti determinanti in assenza dei quali non sia possibile ammettere alla consacrazione».

Aver mantenuto intatta la propria verginità, dunque, non è una discriminante per poter entrare nell’Ordine delle vergini. Piuttosto «ciascuna candidata è chiamata a esaminare la propria vocazione con riguardo alla propria storia personale, con veridicità e autenticità davanti a Dio, e con l’aiuto di un accompagnamento spirituale».

Contro il testo è intervenuta l’Associazione delle Vergini consacrate statunitensi, che ha bollato come «volutamente contorto e confuso» l’articolo in questione. «L’istruzione tanto attesa è profondamente deludente nel suo voler negare la verginità come fondamento essenziale e naturale dell’ordo virginum – scrivono in una nota critica nei confronti di quanto stabilito dalla Santa Sede -.

È scioccante sentir dire questo dalla Santa Madre Chiesa». Secondo l’associazione, che rappresenta 235 donne, «la tradizione della Chiesa ha sempre sostenuto che una donna deve aver ricevuto il dono della verginità, sia fisica che spirituale, per ricevere la consacrazione».

La questione è destinata a far discutere. Anche perché, come ha spiegato il cardinale brasiliano Joao Braz de Aviz nel presentare la nuova disciplina, nel 2016 una statistica approssimata per difetto stimava la presenza di oltre 5mila vergini consacrate nel mondo, diffuse in tutti i continenti. E il fenomeno è in continua crescita. Il cardinale ha lanciato l’idea di un incontro internazionale di tutte le spose di Cristo a Roma nel 2020, 50esimo anniversario del rito: le vergini potrebbero arrivarci più agguerrite del previsto.