La salvezza in tempo di pandemìa, senza poter confessare l’ ultimo peccato, con il solo Atto Perfetto di Dolore - Corrispondenza romana
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La salvezza in tempo di pandemìa, senza poter confessare l’ ultimo peccato, con il solo Atto Perfetto di Dolore

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(Internetica.it – 6 novembre 2020) Penso che dobbiamo molta gratitudine a Paolo Pasqualucci per questo suo scritto che, in una temperie oscura nonché di privazione dei conforti religiosi come questa – e quindi rischiosa per la nostra salute fisica ma anche per quella spirituale – abbandonati come siamo da un magistero liquido e pressappochista che preclude a questa generazione molti riferimenti portanti della nostra fede, ce li propone con dovizia di preziosi approfondimenti insieme a puntuali citazioni tratte dalla Sapienza perenne. Per chi volesse scaricarlo inserisco qui il testo in formato pdf. La salvezza in tempo di pandemìa, senza poter confessare l’ ultimo peccato, con il solo Atto Perfetto di Dolore – La dottrina della Chiesa (breve esposizione, a cura di Paolo Pasqualucci)

Sommario : Assediati e isolati dalla pandemìa, la Chiesa ci esorta all’ Atto di Dolore perfetto, che ci salva – Concetto di contrizione – Il profilo dogmatico – Contrizione e attrizione – La “tristezza che viene da Dio” ci porta al pentimento per Amor di Dio – La “contrizione perfetta” secondo San Francesco di Sales.

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Assediati e isolati dalla pandemìa, la Chiesa ci esorta all’Atto di Dolore perfetto, che ci salva.


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Nella presente universale, terribile pandemía, che sta mettendo in ginocchio tutto il mondo, a causa delle restrizioni severissime imposte alla libertà di riunione e di movimento dall’autorità civile, ci troviamo privati della S. Messa e nella condizione di non poterci più confessare, anche se aggrediti dal morbo e in pericolo di vita. Come è già successo a tanti poveretti, rischiamo pertanto tutti oggi di morire in solitudine e privi del conforto religioso, completamente abbandonati. Dio però non ci abbandona. Mai. Egli è il Padre Nostro Misericordioso.

È stato giustamente ricordato da alcuni sacerdoti che con la recita individuale dell’atto di contrizione perfetto (“quando proviene dall’ amor di Dio, amato sopra ogni cosa”, unito al fermo proposito di confessarsi non appena possibile) già otteniamo il perdono per i nostri peccati, anche mortali (vedi: Maike Hickson, Clergymen recommend perfect contrition and spiritual communion in times of coronavirus, blog LifeSite News, 19 marzo 2020). Pertanto, non bisogna lasciarsi prendere dallo smarrimento o addirittura dalla disperazione. Penso di far cosa utile, non solo a me stesso, nel cercare di riassumere la dottrina della Chiesa su questo vitale argomento – dottrina che forse molti non conoscono.

Non si constata da anni che il Sacramento della Riconciliazione ossia la Confessione Sacramentale è caduta ampiamente in desuetudine, mentre si è diffusa la falsa credenza secondo la quale la salvezza sarebbe stata comunque garantita a tutti e subito, perché, come si sente assurdamente ripetere contro la lettera e lo spirito delle Scritture e l’ insegnamento tradizionale della Chiesa, “un Dio buono e misericordioso non può condannare nessuno all’eterna dannazione”? E quando uno muore, non si sente quasi sempre dire che “è andato alla Casa del Padre”, cioè in Paradiso? E come lo sappiamo che è andato alla Casa del Padre, ci siamo forse avocati il giudizio cui l’anima di ciascuno è sottoposta dal Signore, subito dopo la morte del corpo? Ma del Giudizio finale, sia individuale che universale, non è rimasta in realtà praticamente traccia nell’ insegnamento della Gerarchia cattolica attuale.


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Papa Francesco, in un’omelia a Santa Marta, il 20 marzo scorso ha esortato i fedeli a recitare l’ Atto di Dolore, che li salva, quando non possono accedere ad un sacerdote, come oggi purtroppo sta avvenendo: “Se non trovi un sacerdote, parla con Dio direttamente, è tuo Padre, digli la verità, chiedigli perdono con l’atto di dolore, promettigli che poi ti confesserai con un sacerdote e questo ti darà la grazia di Dio. Si può avere il perdono di Dio senza la presenza di un sacerdote in determinate circostanze. Fatelo, questo è il momento giusto e opportuno. Con un atto di dolore ben fatto l’ anima diventerà bianca come la neve”. (Il Mattino.it/primo piano/vaticano/coronavirus-italia_papa_francesco etc., 20 marzo 2020).

Il Papa parlava a braccio, si è limitato a ricordare che l’atto di dolore deve essere ovviamente “ben fatto” per esser gradito a Dio. Che, nella situazione specifica, debba esprimere una contrizione perfetta, l’ha comunque ribadito una Nota della Penitenzieria Apostolica circa il Sacramento della Riconciliazione nell’attuale situazione di pandemia, pure del 20 marzo scorso, in un paragrafo applicante l’art. 1452 del Catechismo della Chiesa Cattolica:

“Laddove i singoli fedeli si trovassero nella dolorosa impossibilità di ricevere l’assoluzione sacramentale, si ricorda che la contrizione perfetta, proveniente dall’amore di Dio amato sopra ogni cosa, espressa da una sincera richiesta di perdono (quella che al momento il penitente è in grado di esprimere) e accompagnata dal votum confessionis vale a dire dalla ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale, ottiene il perdono dei peccati, anche mortali (cf. CCC, n. 1452).” 


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Ora, nella formula dell’ atto di dolore comunemente in uso, la contrizione per l’ offesa da noi recata a Dio Padre con il nostro peccato, è chiaramente espressa e in posizione concettualmente dominante. “Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i vostri castighi e molto più perché ho offeso Voi, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo col vostro santo aiuto di non offendervi mai più e di fuggire le occasioni prossime del peccato. Signore, misericordia, perdonatemi.” 

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