La Massoneria vuole il “mea culpa”, la Chiesa inizia con l’esame di coscienza

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di Riccardo Cascioli

Non c’è solo la proposta del cardinale Coccopalmerio per un “tavolo permanente” di confronto fra Chiesa e logge massoniche: all’incontro di Milano il vescovo Staglianò fa a pezzi l’approccio dottrinale e prepara la strada all’apertura in nome della Misericordia.

Il dialogo, e anche la collaborazione, tra Chiesa e massoneria deve andare avanti, magari con un «tavolo permanente» come ha auspicato il cardinale Francesco Coccopalmerio; ma è ancora più interessante sapere che il senso del dialogo sta nel fatto che la Chiesa cattolica deve cambiare, deve riconoscere di aver sbagliato il giudizio sulla massoneria e quindi togliere quello stigma che impedisce ai tanti cattolici massoni di accostarsi alla comunione.

Questo è il succo dello «storico incontro» organizzato dal GRIS – con pubblico selezionato e chiuso alla stampa – avvenuto venerdì scorso, 16 febbraio, a Milano con la presenza di qualificati rappresentanti della Chiesa e della Massoneria: da una parte i tre Grandi Maestri delle tre logge italiane – Stefano Bisi per il Grande Oriente d’Italia (GOI), Luciano Romoli per la Gran Loggia d’Italia degli ALAM (GLDI) e Fabio Venzi (in collegamento da Roma) per la Gran Loggia Regolare d’Italia (GLRI) -, dall’altra l’arcivescovo di Milano Mario Delpini, il già citato cardinale Coccopalmerio, il teologo francescano Zbigniew Suchecki e soprattutto il vescovo Antonio Staglianò (nella foto di apertura insieme al Gran Maestro Bisi), presidente della Pontificia Accademia di Teologia e vero mattatore del pomeriggio, a quanto riferito alla Bussola da alcuni presenti.

I tre esponenti massoni – due dei quali hanno reso pubblici i loro interventi – con diverse sfumature hanno tutti difeso la compatibilità della Massoneria con la fede cattolica: Bisi ha raccontato come la sua crescita in ambito cattolico lo abbia portato all’adesione al Grande Oriente; Romoli ha spaziato da Sant’Anselmo al cardinale Zuppi; Venzi ha sottolineato come i rituali inglesi siano cristiani fin dalle origini.
Dunque le ripetute condanne della Chiesa (quasi 600 in tre secoli) sarebbero frutto dell’incapacità da parte della Chiesa di comprendere esattamente cosa sia la Massoneria. Bisi (nella foto a sin. con il Gran Maestro Luciano Romoli) ha anche mostrato tutta la sua delusione per il fatto che papa Francesco abbia aperto le porte agli omosessuali, poi «ai divorziati, ma si è dimenticato che fra i massoni ci sono anche tanti cattolici ai quali è impedito di ricevere la comunione e quando si è trattato di concedere le credenziali a un ambasciatore massone ha detto “no”».

Insomma, possibile che il «Chi sono io per giudicare?» e il «Todos, todos, todos» non valgano per i massoni? Ma il Gran Maestro deve conoscere bene con chi ha a che fare e dopo il rimprovero arriva anche l’incoraggiamento, valorizzando quanti nella Chiesa praticano il dialogo e sono sempre disposti a farsi domande: così in conclusione cita il cardinale Carlo Maria Martini e poi si augura – e spera – che «un giorno un Papa e un Gran Maestro possano incontrarsi e fare un pezzo di strada insieme, alla luce del sole», anzi «alla luce del Grande Architetto dell’universo».

Di fronte a questi interventi chiari e ben ponderati la controparte cattolica è stata sconcertante. Nel clima collaborativo dell’incontro l’intervento del povero padre Sucheki, che ha preparato una dotta relazione sui pronunciamenti della Chiesa contro la Massoneria, è apparso solo come un atto dovuto, peraltro anche un po’ sbertucciato dal vescovo Staglianò che è apparso insofferente ai richiami alla dottrina. L’arcivescovo Delpini – che dopo avere imposto data, orario e condizioni dell’incontro, si è presentato con 45 minuti di ritardo – e il cardinale Coccopalmerio hanno fatto finta di non sapere nulla della Massoneria, ma con parole diverse hanno detto le stesse cose, due in particolare: la soddisfazione per questo «incontro tra persone» e non fra sigle contrapposte e la necessità di proseguire e intensificare questi incontri, magari con un «tavolo permanente», come ha precisato Coccopalmerio.

Ed è quindi toccato a monsignor Staglianò prendersi la scena, e anche molto più tempo del previsto, gettando le basi per il futuro: da programma avrebbe dovuto spiegare le ragioni dell’inconciliabilità tra Chiesa e Massoneria, in realtà ha fatto un lungo discorso-show facendo a pezzi l’approccio dottrinale da parte cattolica e in fondo andando incontro alle esigenze degli esponenti massoni. È interessante notare che Staglianò tiene sempre a mostrarsi inesperto in materia e quindi presente solo per dare testimonianza della sua fede. In realtà non solo ha già partecipato almeno a un incontro del genere nel 2017 quando era vescovo di Noto, in Sicilia, ma al suo arrivo nella sala dell’incontro ha mostrato di avere grande familiarità con diversi esponenti massonici. E sarà un caso, ma la sua croce episcopale era spostata (nascosta?) nel taschino interno sinistro, non visibile al pubblico (come si vede nelle foto): strano modo di dare testimonianza.

Ma tornando al suo intervento, è chiara la linea del dialogo. Staglianò toglie di mezzo l’ingombro dottrinale: la dottrina, dice in sintesi, non esaurisce l’appartenenza alla Chiesa, anzi questa è anzitutto vita, affermazione su cui si può convenire se non fosse un espediente per rendere “liquida” la fede. E infatti Staglianò prosegue: «A me interessa l’evento cristiano, non la dottrina». E come definire l’evento cristiano? Come la manifestazione in Gesù Cristo di «Dio che è amore, solo e sempre amore». E quindi Misericordia: se il mondo è corrotto dal peccato originale, la Misericordia viene da prima ancora del peccato originale, e «piove sui giusti e sugli ingiusti», su tutti. Ed ecco il passaggio che si ricollega a quanto lamentato da Bisi: «Se ad esempio una coppia di omosessuali non deve ricevere la benedizione lo decide Dio, non io. “Chi sono io per giudicare?” vuol dire proprio questo: (…) chi sono io per giudicare che una condizione umana sia tale che piovendo la Misericordia di Dio su giusti e ingiusti non la tocchi nemmeno con la sua umidità, perché a volte basta l’umidità dell’acqua della Misericordia di Dio per rigenerare una vita».

Dunque è chiaro che questa è anche la strada per superare l’inconciliabilità con la Massoneria. E si prepara anche una teologia ad hoc. Staglianò ha infatti criticato anche il documento del Dicastero per la Dottrina della Fede che nel novembre scorso ha ribadito il divieto per i cattolici di aderire alle logge massoniche, perché è riduttivo, rimane sul piano del confronto dottrinale. Ormai ci vogliono altre categorie, «ci vuole una sana teologia sapienziale», quella che papa Francesco ha chiesto di sviluppare alla Pontificia Accademia per la Teologia retta da Staglianò. Che vuol dire? «Una teologia capace di pensare criticamente tutto, di corrispondere anche alle istanze critiche della ragione universale, perché viviamo in un mondo dove se non dialoghi rischi di essere assolutamente fuori dal mondo. Sapienziale vuol dire che sappia unire scienza e sapienza di vita». Non è chiaro? Non fa niente, quello che si deve capire è che alla fin fine sulla “sapienza di vita” si può collaborare anche con i massoni, in opere di bene e per il bene comune. Tanto la Misericordia piove su tutti.

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