La “Correnzioncina” non basta. Chiarezza, per favore - Corrispondenza romana
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La “Correnzioncina” non basta. Chiarezza, per favore

(Marco Tosati, Stilum Curiae – 10 ottobre 2019) Cari Stilumcuriali, vorrei dare un minimo di spazio alla vicenda di Scalfari e del Pontefice regnante. Ieri, quando abbiamo pubblicato la notizia, su FB c’era chi non ci credeva, e mi chiedeva di pubblicare l’intero articolo. Poi piano piano tutti si sono dovuti ricredere. Infine è arrivata la _ come chiamarla? Smentita non mi sembra, forse correzione, aggiustamento sono termini più corretti – di Matteo Bruni, portavoce. Che diceva: “Come già affermato in altre occasioni, le parole che il dottor Eugenio Scalfari attribuisce tra virgolette al Santo Padre durante i colloqui con lui avuti non possono essere considerate come un resoconto fedele di quanto effettivamente detto, ma rappresentano piuttosto una personale e libera interpretazione di ciò che ha ascoltato, come appare del tutto evidente da quanto scritto oggi in merito alla divinità di Gesù Cristo”.

Vi offriamo due elementi: il commento su Twitter di un laico certamente non sospetto di simpatie pretesche, Daniele Capezzone; e la riflessione, apparsa su Facebook, di una cattolico, Renzo Puccetti. Alla fine faremo qualche considerazione.

Ok, provate un po’ ad immaginare la scena in questo modo.

1) Il signor Rossi è l’amministratore delegato di una grande compagnia.

2) Appena nominato, rilascia un’intervista al dottor Bianchi, addetto stampa della compagnia rivale.

3) Dopo l’incontro il dottor Bianchi pubblica un resoconto in cui mette tra virgolette che secondo il signor Rossi i prodotti della sua ditta fanno letteralmente schifo.

4) Invece di denunciare il dottor Bianchi per falso, il signor Rossi, che deve avere una simpatia personale ineguagliabile per il dottor Bianchi, lo invita di nuovo e anche da quell’incontro scaturisce un articolo del dottor Bianchi in cui si legge che il signor Rossi gli ha detto che “nei manuali d’istruzione dei suoi prodotti sono scritte un sacco di falsità”.

5) Questa volta dall’addetto alle relazioni esterne dell’azienda del signor Rossi parte una smentita che dice che quelle riportate dal dottor Bianchi non sono le esatte parole del signor Rossi, ma una sua interpretazione.

6) Il signor Rossi è così poco turbato da questi incresciosi incidenti da pagare con i soldi di una sua controllata la pubblicazione di un libro dove vengono inserite le interviste rilasciate al dottor Bianchi ed è così poco adirato con lui da incontrarlo un’altra volta.

7) Il dottor Bianchi stende un articolo in cui racconta che il signor Rossi questa volta gli ha detto che il fondatore dell’azienda da lui diretta era uno molto buono e saggio, ma anche un grande vanesio, che non aveva nemmeno i titoli necessari pur avendo lasciato credere a tutti di esserne in possesso.

Ecco ora accade che ancora una volta l’addetto stampa della ditta diretta dal signor Rossi rilasci il seguente comunicato: “ Come già affermato in altre occasioni, le parole che il dottor Bianchi attribuisce tra virgolette all’amministratore delegato signor Rossi durante i colloqui con lui avuti non possono essere considerate come un resoconto fedele di quanto effettivamente detto, ma rappresentano piuttosto una personale e libera interpretazione di ciò che ha ascoltato”.

Sapete cosa penso del signor Rossi?

Meglio che non ve lo dica.

 

Penso che il Pontefice non si renda conto – o se se ne rende conto non gliene importa un fico secco – dei danni che vengono ai comuni fedeli, che leggono i giornali e guardano internet, da situazioni del genere. In cui si lasciano in una gelatina di ambiguità dichiarazioni esplosive. Anche perché nell’articolo in questione, Scalfari ha scritto anche: “Francesco ha lanciato ormai da anni l’ idea del Dio Unico. È un’ idea ovviamente rivoluzionaria che comporta l’ esame di una seria problematica che interessa tutti, popoli ricchi e culturalmente evoluti così come popoli poveri e disperati”. Dio unico, in che senso? E allora la dichiarazione di Abu Dhabi, la non esistenza di “un Dio cattolico”, etc. etc. come si leggono in questo contesto?

L’ennesima correzioncina del portavoce in questo quadro non è sufficiente, ed è quello che molti cattolici “della strada” dicono. La mia fiducia nell’attendibilità di Scalfari, e di Repubblica (guardate il titolo sull’attacco turco: “La Siria da’ il via all’invasione del Kurdistan…) è meno che zero. Ma non credo che il fondatore del giornale si sia inventato completamente quelle parole e quei concetti. Se fosse così, si dovrebbe denunciare pubblicamente, e con chiarezza. E non si dovrebbero pubblicare sull’Osservatore Romano, e poi in un libro della Editrice Vaticana i suoi reportage (“alla lettera”, dice…) degli incontri – ripetuti, non uno solo…- con il Pontefice. Se invece è vero che ha capito male e riportato peggio, i cattolici hanno il diritto di conoscere le reali parole del Pontefice, e il Pontefice ha il dovere di dirlo. E lo stesso vale se per caso Scalfari ha sentito bene e riportato con esattezza quello che ha sentito. Non è un problema secondario, se ne devono rendere conto anche servi e sicofanti che brulicano intorno al soglio di Pietro. Ne va della credibilità e dell’adeguatezza del Pontefice a ricoprire e svolgere il suo compito. È lecito, e ragionevole, dubitare dell’adeguatezza di un leader che tollera questi episodi incresciosi.