“La Chiesa e l’omosessualità: storia di una capitolazione”, uscita in 7 lingue — #fiduciasupplicans #Fernández

Diga rotta
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Una grande anteprima italiana di MiL: “La Diga Rotta – La resa di Fiducia Supplicans alla lobby omosessuale“, di José Antonio Ureta e Julio Loredo, edito TFP (Tradizione, Famiglia Proprietà) 2024, sarà disponibile in sette lingue (da oggi italiano e inglese e, a brevissimo, le altre) e verrà inviato a tutti i cardinali e ad un amplissimo numero di vescovi, sacerdoti e accademici.

Gli autori sono gli stessi del bestseller del 2023 “Il processo sinodale: un vaso di Pandora” (QUIQUI e QUI MiL) diffuso in tutto il mondo e arrivato, purtroppo non gradito, nelle mani di Papa Francesco, che ne parlò durante uno dei suoi viaggi aerei.

QUI chi fosse interessato può leggere e scaricare gratuitamente il libro in italiano.   QUI il libro in inglese on line su ISSUU e QUI.

Sotto il Comunicato Stampa degli editori e un mio articolo di presentazione del libro.

Luigi C.

COMUNICATO STAMPA

Roma, 27 maggio 2024

In un pontificato segnato da atti che hanno fatto scalpore, pochi hanno avuto l’impatto globale di Fiducia Supplicans, la dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede firmata dal nuovo prefetto, il cardinale V. M. Fernández, e approvata personalmente da Papa Francesco nel dicembre 2023. Il documento dà il via libera alle benedizioni sacerdotali per le coppie che vivono in unioni irregolari, incluse quelle dello stesso sesso.

È insolito che interi episcopati, autorevoli cardinali e vescovi, professori di teologia morale e di diritto canonico, innumerevoli sacerdoti impegnati nella pastorale e fedeli cattolici sparsi nei cinque continenti reagiscano negativamente a un documento ufficiale della Santa Sede.

Tali reazioni hanno posto il cardinale Fernández e lo stesso Pontefice nella necessità di offrire chiarimenti e precisazioni, che in generale non hanno fatto altro che accrescere perplessità e confusione. Infatti, fintanto che non venga cancellato quanto esplicitamente scritto nel documento, per la maggior parte della gente appare poco significativo quel che viene detto con linguaggio incerto, a volte inedito e improvvisato. Ad esempio, quando si fanno artificiosi distinguo tra la coppia omosessuale e l’unione omosessuale.

Nel contesto di questa controversia internazionale senza precedenti sollevata da Fiducia Supplicans, mancava uno studio approfondito su come, da diversi decenni, si sia insediata una potente lobby LGBT all’interno della Chiesa cattolica. Una lobby che ha saputo operare abilmente sia nel campo dell’attivismo sociale sia in quello accademico e teologico, con l’obiettivo di eliminare dalla dottrina cattolica il carattere gravemente peccaminoso che la Chiesa attribuisce agli atti omosessuali e, addirittura, di farli approvare come segni autentici dell’amore cristiano.

Per colmare questa lacuna esce oggi il libro La Diga Rotta – La resa di Fiducia Supplicans alla lobby omosessuale (in sette lingue, tra cui l’italiano, a cura di Tradizione Famiglia Proprietà) degli studiosi José Antonio Ureta e Julio Loredo. Le sue 117 pagine, agili ma seriamente documentate, dimostrano in modo attendibile che l’arrivo del prelato argentino alla testa del DDF e la sua clamorosa dichiarazione Fiducia Supplicans, non costituiscono altro che il coronamento del suddetto progetto di apertura all’omosessualità attentamente portato avanti all’interno di settori significativi della Chiesa e chiaramente denunciato dall’arcivescovo di Kansas City Joseph N. Naumann : 

“Gli attivisti per i diritti degli omosessuali hanno chiesto con forza che la società secolare concedesse loro lo stato coniugale civile. Questi stessi attivisti hanno anche chiesto alla Chiesa la benedizione delle unioni omosessuali come affermazione della correttezza della loro attività sessuale e come passo finale per concedere il riconoscimento matrimoniale delle loro relazioni”.

Gli autori premettono di non essere mossi dall’intento di denigrare o diffamare nessuno, tantomeno quanti dominano con merito personale una tendenza che la Chiesa definisce “oggettivamente disordinata”. Gli autori sono consapevoli dell’enorme differenza tra questi ultimi e quegli attivisti che invece presentano il loro stile di vita omosessuale come motivo di orgoglio, cercandone addirittura l’approvazione ufficiale da parte della Chiesa cattolica.

Nella prefazione al libro, mons. Rob Mutsaerts, vescovo ausiliare di ‘s-Hertogenbosch, nei Paesi Bassi, si chiede: “Può un sacerdote dare la sua benedizione a un’unione che la Bibbia considera peccaminosa?”. Per poi rispondere: “È una domanda retorica; si chiede la benedizione per sanare una rottura della situazione di vita, non per perpetuare una situazione disordinata. Non puoi respingere il giudizio e le richieste morali di Dio e continuare a fare appello alla Sua misericordia”.

La Diga Rotta – La resa di Fiducia Supplicans alla lobby omosessuale sarà disponibile online in inglese in diverse piattaforme tra le quali Amazon Kindle Downloads con il titolo The Breached Dam – The Fiducia Supplicans Surrender to the Homosexual Movement a partire da oggi alle 9 del mattino (orario della costa est degli Stati Uniti) e in lingua italiana, sempre nella stessa data, sulla piattaforma ISSUU.

Dopo pochi giorni, sarà disponibile, per chi vorrà sollecitarla, la versione cartacea del saggio nei siti della Associazione TFP – Italia (www.atfp.it) e della American Society for Defense of Tradition, Family and Property (www.tfp.org).

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La Chiesa e l’omosessualità: storia di una capitolazione

Luigi Casalini

È stato per paura o per complicità ideologica – o per entrambe le cose – che il cardinale V. M. Fernández, con l’appoggio di Papa Francesco, ha pubblicato Fiducia Supplicans?È impossibile non porsi questa domanda dopo aver letto il breve saggio di José Antonio Ureta Julio Loredo La Diga Rotta – Fiducia Supplicans si arrende alla lobby LGBT. Gli autori non sollevano questa spinosa questione. Si limitano a fornire un resoconto documentato delbraccio di ferro tra il Vaticano e la lobby omosessuale, da quando quest’ultima, negli anni ’70, ha cercato di costringere la Chiesa a cambiare la sua dottrina sull’attrazione per lo stesso sesso (qualificata come “oggettivamente disordinata”) e sulle relazioni omosessuali (ritenute “intrinsecamente disordinate” e persino “depravate”). Di conseguenza, la Chiesa dovrebbe fare una “rilettura” aggiornata della Bibbia alla luce di Freud, il grande profeta della sessuologia contemporanea.

In Una breccia nella diga, Ureta e Loredo sostengono che i cattolici devono rimanere fermi in un inflessibile non possumusperché “dobbiamo obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (Atti 5:29). A loro avviso, se questa resistenza alle autorità ecclesiastiche porterà a una spaccatura della Chiesa, “non sarà colpa di chi vuole mantenere intatto il deposito della fede, ma piuttosto di chi cerca di “reinterpretarlo” sulla base dei cosiddetti sviluppi della scienza moderna e dell'”evoluzione” antropologica dell’umanità”.

Paura o complicità? O entrambe? Sta a voi dirlo, una volta che lo avrete letto. Quel che è certo è che il nuovo libro di Ureta e Loredo, già tradotto in sette lingue e destinato a essere distribuito in tutti e cinque i continenti, scatenerà una polemica altrettanto accesa del loro precedente lavoro Il processo sinodale : un vaso di Pandora (http://unbouncepages.com/processo-sinodale/).

La quinta colonna teologica che ha aperto le prime crepe non è passata in sordina nel volumetto. Il gesuita McNeill, i sacerdoti Charles Curran e André Guindon OMI, sostennero apertamente che era Dio il diretto responsabile dell’attrazione omosessuale e dell’amore che ne deriva. La Chiesa non poteva quindi che benedire l’unione stabile di partner omosessuali, specchio della premura di Dio verso l’umanità. Un cappuccino olandese meno noto, Herman van de Spijker, si spinse oltre, attribuendo ai fugaci incontri notturni nel parco il merito di aver messo a tacere le tensioni personali e di aver contribuito notevolmente alla maturazione degli omosessuali praticanti.

Ma l’ignominia definitiva va a padre Guindon, che riesce nella prodigiosa impresa di giustificare i rapporti pedofili, che sarebbero traumatici per il bambino solo a causa della reazione isterica di genitori ossessionati dal pregiudizio e dal loro atteggiamento possessivo! Una connivenza con la pedofilia rilanciata poi da un annuncio su Kerk en Leben, il settimanale dei vescovi fiamminghi, con la complicità del cardinale Daneels – grande elettore di Papa Francesco e membro della mafia di Sankt-Gall – che ha girato la testa dall’altra parte. Non sorprende che abbia fatto lo stesso quando il suo buon amico il vescovo Roger Vangheluwe è stato accusato di aver abusato sessualmente di un nipote per tredici anni, da quando il bambino ne aveva solo cinque.

Tutti questi scritti nauseabondi vengono rapidamente passati in rassegna, insieme alle attività pseudo-pastorali di personaggi come padre Robert Nugent e suor Jeannine Gramick, che arrivano a dire che solo gli omosessuali che aderiscono all’insegnamento tradizionale sono tenuti a confessare i loro peccati contro il sesto comandamento. Per il loro gregge nei gruppi Dignity New Ways Ministry che hanno abbracciato la identità LGBT, è sufficiente confessare le loro violazioni volontarie dell’impegno fondamentale di vivere una vita di amore disinteressato…

Un lungo capitolo di Una breccia nella diga racconta la controffensiva della Congregazione per la dottrina della fede, quando era guidata dal cardinale Joseph Ratzinger, contro tutte queste aberrazioni dottrinali che si facevano beffe dei chiarissimi testi della Scrittura e del costante insegnamento del Magistero. Particolare attenzione viene data alla Lettera Homosexualitas Problema”sulla cura pastorale delle persone omosessuali”, pubblicata nel 1986, che chiedeva ai vescovi di tutto il mondo “di essere particolarmente vigili nei confronti di programmi che tenderebbero, anche fingendo a parole di non farlo, a esercitare pressioni sulla Chiesa affinché cambi la sua dottrina”. Il volume ricorda le successive condanne degli autori eterodossi e il divieto imposto a padre Nugent e a suor Gramick di continuare la loro attività all’interno dei gruppi di cui erano cappellani, in considerazione del fatto che si erano ricusati di firmare una dichiarazione che confermava la loro adesione interna all’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità.

Loredo e Ureta si propongono anche di sviscerare il binomio “sfida-ricatto” utilizzato dalla lobby omosessuale per forzare la mano ai vescovi, sia rivelando il loro orientamento sessuale, sia costringendoli a prendere pubblicamente le distanze dalle posizioni della Santa Sede, pena forzarli alla “uscita allo scoperto”. Il caso più emblematico è quello del cardinale Basil Hume, allora arcivescovo di Westminster, che si affrettò a scrivere una lettera in cui affermava che l’amicizia omosessuale poteva essere “un modo di amare” e che non bisognava generalizzare nell’attribuire una colpa soggettiva agli atti genitali omosessuali. L’attivista di OutRage Peter Tatchell ha potuto vantarsi sulNew York Times“Abbiamo stabilito l’agenda”.

Se tutto questo ha prodotto crepe nella diga cattolica che ancora resisteva alle onde della rivoluzione sessuale e omosessuale, è stato Papa Francesco ad aprire una breccia, dal suo famoso “Chi sono io per giudicare” fino all’appello di Lisbona a includere “todos, todos, todos” senza tener conto della loro condizione di pubblici peccatori. Rob Mutsaerts, il coraggioso vescovo ausiliare di S’Hertogenbosch, nella sua prefazione al libro, afferma senza giri di parole che, ovviamente, tutti sono i benvenuti… purché soddisfino i requisiti di Dio. All’inferno, dice, è diverso. “Lo slogan del diavolo è: ‘Vieni come sei (…) Non devi cambiare, non devi chiedere perdono, non devi alzare un dito per soddisfare i bisogni degli altri: todos, todos, todos sono i benvenuti all’inferno » .

La breccia aperta da Papa Francesco è stata rapidamente attraversata dai vescovi tedeschi e belgi, che hanno promosso cerimonie liturgiche per benedire le unioni omosessuali, e ancora dal cardinale Schonborn, che vuole niente di meno che concedere a tutte le coppie “irregolari”, comprese quelle di partner dello stesso sesso, lo status teologico che il Vaticano II ha concesso ai “fratelli separati”. Secondo l’arcivescovo di Vienna, che ha approfittato della festa dell’Assunzione per benedire la coppia dell’amico XX alla fine del pranzo, le unioni civili includono aspetti positivi di impegno reciproco, più solidi di quelli di una semplice convivenza e che le avvicinano al matrimonio sacramentale. Il teologo svizzero Daniel Bogner si spinge oltre. Ritiene che “sia necessario ripensare il sacramento del matrimonio e liberarlo dal suo guscio di perfezione”, liberandolo da “una logica a due livelli che distingue tra un sacramento ‘a pieno titolo’ e un’offerta di benedizione a buon mercato per forme d’amore ‘inferiori'”.

Se la cosiddetta “benedizione pastorale” di Tucho Fernández ha suscitato tanto scalpore in Africa e altrove, non è facile immaginare quale convulsione scuoterà la Chiesa cattolica se dovesse approvare, come hanno già fatto molte denominazioni protestanti, uno pseudo matrimonio omosessuale. Oppure ci sarà una modifica del Catechismo della Chiesa Cattolica per dire che l’orientamento omosessuale non è disordinato, ma “diversamente ordinato”, come auspica padre James Martin S.I..

 Infatti, la dottrina che rifiuta l’omosessualità fa parte del magistero ordinario universale della Chiesa e, come tale, è irreformabile. Di conseguenza, l’idea che le relazioni omosessuali possano avere qualcosa di degno di essere santificato almeno con una benedizione, come credono Hollerich, Schönborn, Fernández & Co con l’appoggio di Papa Francesco, ciò che cercano di imporre è assolutamente inaccettabile.

Alcuni troveranno che quest’opera non è abbastanza approfondita, perché si limita a raccontare le offensive della lobby LGBT e dei suoi complici negli ambienti cattolici e le risposte, prima più forti e poi più deboli o addirittura conniventi, del Vaticano e dei vari episcopati, senza fornire un’analisi dettagliata di ogni argomento o episodio. Altri troveranno, al contrario, che non è scritto con una penna agile, come se fosse un romanzo, per l’evidente preoccupazione degli autori di rimanere obiettivi e ben documentati.

In ogni caso, ai lettori più anziani, la lettura del libro ricorderà alcuni episodi che li hanno fatti infuriare all’epoca, ma che poi sono svaniti dalla memoria, come la scandalosa dichiarazione di Mario Mieli, fondatore di FUORI (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano), sul contributo dato all’emancipazione umana da perversioni sessuali come sadismo, masochismo, pederastia, gerontofilia e zoofilia. I lettori più giovani, invece, che non hanno vissuto le turbolenze dell’era post-Sessantotto, troveranno una prospettiva storica che li aiuterà a capire fino a che punto la Fiducia Supplicans rappresenti una tremenda capitolazione del Vaticano di fronte alle pressioni del movimento omosessuale sia all’interno che all’esterno della Chiesa.

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