Intervista del Prof. Roberto De Mattei a Rorate Caeli in ordine all'analisi di Mons. Athanasius Schneider sulla questione di un Papa eretico - Corrispondenza romana
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Intervista del Prof. Roberto De Mattei a Rorate Caeli in ordine all’analisi di Mons. Athanasius Schneider sulla questione di un Papa eretico

Pubblichiamo l’intervista rilasciata dal Prof. Roberto De Mattei a Rorate Caeli in ordine all’analisi di Mons. Athanasius Schneider sulla questione di un Papa eretico [qui]. Il dibattito è aperto (ricordo le osservazioni preliminari del Prof. Pasqualucci qui )  e certamente si allargherà. Restiamo vigili anche intensificando la preghiera che nutra il nostro impegno.

Prof. de Mattei ci vuole dare la sua opinione sullo studio che S.E. mons. Athanasius Schneider ha dedicato al “Papa eretico”?
Lo giudico un documento importante. Innanzitutto tra i vescovi contemporanei mons. Schneider è uno dei più stimati per cultura patrologica e pietà personale. In secondo luogo il tema è di altissimo interesse e mons. Schneider ha avuto il coraggio di affrontarlo apertamente, senza ambiguità e compromessi.

Entrando nel merito, quali sono i punti che Lei più condivide?

In primo luogo sono pienamente d’accordo con mons. Schneider quando ammette la possibilità che un Papa possa “diffondere errori dottrinali o eresie“, anche se mai ex cathedra. L’ipotesi del papa eretico non è solo sostenuta dalla quasi totalità dei teologi e dei canonisti, ma è anche un fatto storico che è avvenuto ad esempio, con papa Onorio, e che può tragicamente ripetersi. Un altro punto che mons. Schneider chiarisce bene, alla luce dell’insegnamento della Chiesa, è quello dell’atteggiamento che si deve tenere di fronte al Papa eretico: ” Nel trattare il tragico caso di un pontefice eretico, tutti i membri della Chiesa, a cominciare dai vescovi, fino ai semplici fedeli, devono usare tutti i mezzi legittimi, come le correzioni private e pubbliche al papa errante, costanti e ardenti preghiere e professioni pubbliche della verità, affinché la Sede Apostolica possa di nuovo professare con chiarezza le verità divine, che il Signore ha affidato a Pietro e a tutti i suoi successori.

Non ci si può limitare a pregare in silenzio, come se nulla fosse accaduto. Occorre resistere e reagire. E la strada maestra è quella della correzione fraterna, che spetta innanzitutto a vescovi e cardinali, ma che può essere rivolta al Pontefice anche da semplici laici, come è avvenuto con la Correctio filialis. Cito: ” In questa materia il fattore numerico non è decisivo. È sufficiente avere anche solo un paio di vescovi che proclamino l’integrità della fede e correggano in tal modo gli errori di un papa eretico. È sufficiente che i vescovi istruiscano e proteggano il loro gregge dagli errori di un papa eretico e che i loro sacerdoti e i genitori delle famiglie cattoliche facciano lo stesso.”
Infine, concordo pienamente con mons. Schneider quando afferma che “anche se un papa sta diffondendo errori teologici ed eresie, la Fede della Chiesa nel suo complesso rimarrà intatta a causa della promessa di Cristo circa l’assistenza speciale e la presenza permanente dello Spirito Santo, lo Spirito della verità, nella sua Chiesa (cfr Gv 14,17; 1 Gv 2,27).”

C’è qualche punto dello studio di mons. Schneider che non condivide?

Mi lascia perplesso la sua affermazione secondo cui ” Un papa non può essere deposto in nessuna forma e per nessun motivo, neppure per ragioni di eresia.
Mons. Schneider nega la possibilità della perdita del pontificato, pur ammettendo che a favore di questa tesi si sono espressi grandi canonisti e teologi, come il cardinale Caetano e san Roberto Bellarmino.  La posizione che a me sembra più convincente è quella del teologo brasiliano Arnaldo Xavier da Silveira, recentemente scomparso, che la riassume nel cap. VII del suo  libro Can a Pope be…a heretic? The Theological Hypothesis of a Heretical Pope, (Caminhos Romanos, 2018) [qui un suo articolo sull’infallibilità] Arnaldo da Silveira ritiene che ci sia una profonda incompatibilità tra eresia e giurisdizione ecclesiastica. La perdita della carica però non è automatica. Poiché nella Chiesa, società visibile, devono essere visibili anche gli atti ufficiali, il Papa eretico continua ad essere in carica fino alla piena manifestazione esteriore della sua eresia. San Roberto Bellarmino insegna che il Papa eretico perde il papato quando la sua eresia diventi manifesta. Ciò deve essere inteso come una piena manifestazione, ossia che si imponga da sé all’accettazione della sana parsdei cattolici. Se una parte dei cattolici considera la manifestazione dubbia o insufficiente, o è perché quest’ultima non è piena o perché la prima non è la vera pars sana. Uno scontro diverrà quindi inevitabile, e tutto dipenderà dal sensus fidei dei Cattolici e dai moti della Grazia. Finché è tollerato e accettato dalla Chiesa universale l’eretico sarà vero Papa e, in linea di principio, i suoi atti saranno validi. La perdita del pontificato quindi non sarà il risultato di una deposizione da parte di qualcuno, ma da un atto del papa stesso che diventando un eretico formale e notorio, si sarà escluso da solo dalla Chiesa visibile, dimettendosi tacitamente dal Pontificato.

Qual’è dunque il suo bilancio conclusivo?

Pur non condividendo la tesi secondo cui il papa eretico non perde mai il pontificato, penso che la  posizione di mons. Schneider, sia accettabile relativamente al momento presente, per evitare quel cripto sedevacantismo a cui tendono alcuni tradizionalisti. Su questo punto la mia posizione coincide con quella di mons. Schneider non sul piano teorico, ma su quello pratico.  Io penso che gli errori o eresie di papa Francesco, anche se professati pubblicamente, non comportino la sua perdita del pontificato, perché non sono noti e manifesti al popolo cattolico. Quando parlo di popolo cattolico non mi riferisco all’opinione pubblica cattolica nel senso esteso del termine, ma a quel ristretto gruppo di battezzati che mantengono oggi la integrità della fede cattolica. Eppure molti di essi interpretano pro bono le parole e i gesti di papa Francesco e non ne avvertono la malizia. Non possiamo dire dunque che la sua perdita di fede sia evidente e manifesta. Quando san Roberto Bellarmino o il cardinale Caetano scrivevano i loro libri, la società era integralmente cattolica, il sensus fidei era sviluppato ed era moto facile discernere l’eresia di un prete, di un vescovo o addirittura di un Papa. Oggi, la larga maggioranza dei battezzati, semplici fedeli sacerdoti, vescovi, perfino il Papa, vivono immersi nell’eresia, e pochi sono in grado di distinguere tra la verità e l’errore. Così le giuste indicazioni dei grandi teologi classici sono difficili da seguire nella pratica. Il celebre canonista Franciscus Xaverius Wernz nel suo Jus Decretalium (tomus VI, 1913, pp. 19-23) fa un importante distinzione tra delitto pubblico e delitto notorio. Publicum non significa notorio: “Publicum est vocabulum genericum quod sub se complectitur notorium, manifestum et public simpliciter” (p. 21). 
Un delitto è  publicum quando, pur essendo diffuso, non è riconosciuto come tale da tutto il popolo. Notorio significa qualcosa di più: il delitto è riconosciuto da tutti come un’evidenza: “I fatti notori non hanno bisogno di prova” (can. 1747, 1).
La promozione e diffusione di eresie da parte di papa Francesco è pubblica, ma non è notoria, nel senso canonico del termine. Per questo dobbiamo riconoscere in lui il supremo capo della Chiesa cattolica. La sua deposizione è per me inattuabile, non in tesi, ma in questo concreto momento storico. Tutto però può cambiare da un giorno all’altro. In questo senso anch’io, come mons. Schneider, mi abbandono alla Divina Provvidenza, ma senza escludere in futuro scenari come quello della possibile perdita del pontificato di un Papa eretico.