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Importantissima presa di posizione ed esortazione di mons. Schneider sulla Professione delle verità di fede sul matrimonio

(Maria Guarini per chiesa e postconcilio – 31 gennaio 2018) Traduco ed estrapolo da LifeSiteNews ulteriori recenti dichiarazioni di mons. Athanasius Schneider che interrompono la trepida attesa di posizioni pubbliche, nette e senza ambiguità sulla confusione pastorale, e dottrinale, creata da Amoris Laetitia.

Giorni fa abbiamo tradotto e pubblicato un’altra bellissima e articolata intervista al National Catholic Register. Ma ora c’è ben di più. Se non è una Correctio formalis questa! Vengono chiamati direttamente in causa i vescovi del mondo intero ed è quanto un vescovo come mons. Athanasius Schneider potesse fare; ma l’invito riguarda la Chiesa universale, dunque Papa, Cardinali, Vescovi e fedeli tutti. Ed è un atto serio e grave che va accolto con tutta l’attenzione e il sostegno che merita.

Mons. Schneider ha confermato che tutti i vescovi del mondo hanno già ricevuto per posta elettronica il testo della Professione di fede sulle verità immutabili in ordine al matrimonio sacramentale. “Spetta a ciascun vescovo dichiarare pubblicamente il suo sostegno o emettere un testo simile”, ha detto Schneider. “La reazione pubblica del cardinale Eijk di Utrecht potrebbe essere un primo esempio.”

In un’intervista esclusiva due settimane dopo aver emesso una professione di verità immutabili sul matrimonio sacramentale, il vescovo Athanasius Schneider invita i suoi fratelli vescovi di ​​tutto il mondo a pronunciarsi con voce unanime in difesa della santità e dell’indissolubilità del matrimonio, in seno ad una “società neopagana” in cui il divorzio è diventato “una piaga”.

Nella conversazione del 15 gennaio scorso, Mons. Schneider ha dichiarato che
Dio decide il tempo, e verrà il momento in cui il Papa e l’episcopato proclameranno ancora, con tutta chiarezza, inequivocità e bellezza, la santità del matrimonio, della famiglia e dell’eucaristia “.

I suoi commenti giungono a poche settimane dalla Professione di verità immutabili sul matrimonio sacramentale [qui] – resa pubblica il 31 dicembre scorso, Festa della Sacra Famiglia – nella quale professa solennemente, insieme ai suoi confratelli, l’insegnamento e la disciplina ricevuti dalla Chiesa in merito al matrimonio sacramentale e alle condizioni richieste ai cattolici divorziati e “risposati” per ricevere l’assoluzione sacramentale e la Santa Comunione. (cfr. Familiaris Consortio, 84)

Il vescovo Schneider ha dichiarato che la Professione è espressa “davanti a Dio che ci giudicherà”, in risposta ad alcune norme pastorali, emesse da numerose conferenze episcopali, finalizzate all’attuazione del capitolo 8 dell’esortazione apostolica sulla famiglia, Amoris Laetitia, alcune delle quali costituiscono una “approvazione implicita” al divorzio e all’attività sessuale al di fuori di un matrimonio valido. Ed ha aggiunto:

Ciò è contrario alla Divina Rivelazione… le bellissime spiegazioni che vengono presentate al clero e ai fedeli come discernimento e accompagnamento pastorale, o cambio di paradigma e scoperta del soggettivo parte della verità trasformato in linguaggio dei sensi, equivale a all’autorizzazione a peccare.

Il sacramento del matrimonio, la sua indissolubilità, e la santità dell’Eucaristia vengono ora toccati dalle norme pastorali di vari vescovi che, alla fine, con linguaggio astuto e velato, ammettono alla Santa Comunione coloro che commettono intenzionalmente e abitualmente atti sessuali e vivono rapporti sessuali al di fuori di un matrimonio valido.

Un simile linguaggio permette di dare il permesso di peccare, come ha fatto Mosè a causa della durezza di cuore del popolo e che Gesù Cristo ha condannato. Come possono oggi gli Apostoli e i Successori degli Apostoli introdurre una norma pastorale che è in sostanza ciò che ha fatto Mosè?”

Mons. Schneider ha quindi precisato che i tre vescovi sono stati mossi da un “sincero desiderio” di offrire “la verità nella carità” in una situazione evidente di confusione dottrinale. Egli crede che i vescovi dovrebbero essere capaci di alzare rispettosamente la voce nei “momenti importanti della Chiesa”, senza che ciò venga interpretato come un atto “contro il Papa”.

“Non abbiamo detto niente contro il Papa … e sono convinto che un giorno lo stesso Papa Francesco, almeno quando si troverà davanti al giudizio di Dio … sarà riconoscente e grato a questa nostra voce”.

Egli ha inoltre insistito sul fatto che, nel rilasciare la professione, i vescovi non hanno criticato l’intero documento Amoris Laetitia ma solo “una norma concreta” che conferisce ai cattolici “divorziati e risposati” l’approvazione implicita “attraverso l’accesso alla Santa Comunione”, del loro divorzio e attività sessuale al di fuori di un matrimonio valido. Così si è espresso:

“Quando ciò è evidentemente contro l’intera Tradizione della Chiesa, non importa chi lo abbia pubblicato…. Dobbiamo dirlo, perché il Papa è solo un servitore. Lui non è Dio. E non è Cristo, è solo il Vicario di Cristo e deve essere fedele al suo primo compito di trasmettere fedelmente senza ambiguità e tutta intera la verità della Chiesa”. Si offre un “aiuto autentico”, per la “parte soggettiva della dottrina”, quando vescovi e sacerdoti porgono alle persone “la pienezza della verità di Cristo” con amore e pazienza, e rappresentano loro la realtà della loro situazione senza condannarle.

“Un medico non può nascondere la reale situazione di una malattia. E quando dice al paziente: ‘Questa è la tua malattia; Ho fatto una diagnosi’, nessuno può offendersi. Ma ciò non significa che il dottore ti condanna e che è contro di te. Lui ti aiuterà, e spesso non ai può curare una malattia all’improvviso. Occorre del tempo”. “Questo è l’autentico accompagnamento e discernimento pastorale”. “Un buon dottore non ti darà mai una medicina che ti confermi nella tua malattia. Sarebbe crudele”.

Il vescovo Schneider ha affermato che dare la santa comunione a coloro che svolgono intenzionalmente attività sessuali al di fuori di un matrimonio valido “è una medicina crudele. Questa è una falsa medicina. Significa confermarli nella loro malattia per continuare a vivere contro la volontà di Dio, contro la Rivelazione. E questo non porterà mai loro la parte soggettiva della verità. Tutto questo sta distorcendo la verità e non è amore pastorale.

Certo, è più impegnativo per vescovi e sacerdoti accompagnare i nostri fratelli divorziati per diversi anni, ma il clero deve dare alle persone un obiettivo chiaro e aiutarle pazientemente a raggiungerlo. L’obiettivo è che vivano in continenza, che smettano di offendere Dio. Nel frattempo, la santa comunione non è la medicina giusta, ma sarebbe l’esatto opposto.

Nella stessa intervista il vescovo Schneider ha anche detto di credere che alcuni di coloro che sostengono la Comunione per i “divorziati risposati” siano “non tanto sostenitori dell’importanza della Comunione, ma la usino come strumento implicito per introdurre il divorzio nella Chiesa e per concedere il permesso di avere attività sessuali al di fuori di un matrimonio valido, per introdurre lo spirito del mondo di oggi”.

Alla domanda su come la sua esperienza di crescita nella Chiesa perseguitata nell’Unione Sovietica, spesso senza poter accedere ai Sacramenti, influenzi la sua visuale, Schneider ha detto:

“Siamo vissuti diversi anni senza poter accedere alla Santa Comunione, ma abbiamo praticato la nostra vita cristiana e le nostre preghiere e siamo cresciuti nella fede. Questa è la mia esperienza. E così quando queste coppie per alcuni anni non riceveranno la Santa Comunione e le aiuteremo a smettere di offendere Dio con l’attività sessuale, allora le aiuteremo davvero”.

Dalla pubblicazione della Professione, avvenuta il 2 gennaio 2018, hanno aggiunto i loro nomi due cardinali e altri quattro vescovi. Dunque finora hanno dato la loro adesione:

Cardinale Willem Eijk, arcivescovo metropolita di Utrecht

Cardinale Janis Pujats, arcivescovo metropolita di Riga in Lettonia

Luigi Negri, arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio

Carlo Maria Viganò, già nunzio apostolico negli Stati Uniti

René Henry Garcida, vescovo emerito di Corpus Christi, in Texas, il più recente firmatario.

Alla domanda se sia deluso dalla risposta, mons. Schneider ha affermato che “da un punto di vista umano” è un “fenomeno triste” che “tanti vescovi tacciano” o addirittura “condannino” i firmatari. Tuttavia ha aggiunto:

“Ma nel regno di Dio, non è importante il numero. Spesso, nella storia della salvezza, nella storia della Chiesa, Dio si è servito di un piccolo numero per promuovere il suo regno in tempi molto difficili”.

Inoltre Schneider ha affermato che “come successori degli apostoli, non avrebbero potuto agire in altro modo”.

“La nostra coscienza di vescovi ci chiama a farlo. Siamo stati costretti dalla nostra coscienza, che è quella di Successori degli Apostoli e collaboratori del Papa.”

E proprio in ragione dell’enfasi di Papa Francesco sull’importanza della coscienza, mons. Schneider dichiara che il Papa “non possa essere dispiaciuto” del suo “atto fraterno di professione di fede”.

Invita quindi i vescovi del mondo intero ad aggiungere i loro nomi alla Professione delle verità immutabili sul matrimonio sacramentale :

“Sarebbe una voce più forte nel professare le verità costanti della Chiesa, e sarebbe magnifico difendere con voce unanime la santità e l’indissolubilità del matrimonio in seno ad una società neo-pagana, nella quale il divorzio è diventato una piaga e la depravazione sessuale si sta diffondendo sempre più “.

Il vescovo Schneider ha poi aggiunto:

“Ѐ una missione profetica chiedere alla Chiesa, ai vescovi, di alzare una voce comune. E non abbiamo fatto altro che ripetere l’insegnamento costante della Chiesa. È una professione e una professione di verità non è contro nessuno. È unicamente a favore della Verità”.

E ha concluso:

“Come ha detto San Paolo: Non abbiamo infatti alcun potere contro la Verità (2 Corinzi 13:18). La nostra coscienza non ce lo permette. E così spero che questa voce dei vescovi aumenterà. Non so quando. Dipende dai tempi di Dio. Dio decide il tempo e verrà il momento in cui il Papa e l’episcopato proclameranno ancora, con chiarezza, bellezza e inequivocabilmente, la santità del matrimonio, della famiglia e dell’Eucaristia “.
Mons. Schneider ha infine elogiato una valutazione dell’iniziativa kazaka, scritta da p. Timothy V. Vaverek

“Ora, i tre vescovi del Kazakistan stanno sfidando questo deplorevole stato di cose denunciando formalmente le innovazioni e le errate ipotesi che sottendono. In tal modo, i vescovi vanno oltre la loro limitata giurisdizione canonica territoriale e parlano direttamente alla Chiesa universale come Successori degli Apostoli. La loro autorità e il loro mandato non provengono dalla Legge Canonica, ma da Cristo stesso che li ha posti nella Chiesa per annunciare il Vangelo. (Mt 28:18 e LG 23-24)

Nel fare ciò i vescovi hanno oltrepassato “la limitata giurisdizione canonica del proprio territorio” e parlano “direttamente alla Chiesa universale come Successori degli Apostoli”. La Professione ora lascia ai vescovi del mondo tre opzioni:
non dire nulla;
emettere una Professione simile o unirsi a questa;
rifiutare pubblicamente la Professione.