Il veleno cospiratorio, sparso da altri, ci spinge ad essere solidali con il professor R. de Mattei

demattei
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(Le cronache di Papa Francesco – 4 luglio 2021) Non si tratta, cari Amici, di schierarsi ad un partito piuttosto che all’altro; non si tratta di voler prendere le “difese” di qualcuno contro altri; non si tratta di processare qualcuno ma la solidarietà è in questo momento importante e funzionale alla verità dei fatti. Stiamo seguendo da mesi queste discussioni in corso tra una strana presa di posizione di mons. Carlo Maria Viganò, da noi sempre seguito ed ascoltato, vedi l’indice degli argomenti qui, e le disamine oggettive e pacatamente rispettose del professor Roberto de Mattei sulle quali, per carità, ognuno è libero di concordare o meno e che però… tutto va fatto con cognizioni di causa e non per partito preso, non con la violenza, non con la menzogna, come invece sta avvenendo!

Per quanto riguarda questa nostra solidarietà, per l’attacco violento (verbalmente e di pensiero, non fisico, ma non per questo meno cattivo e meno pericoloso) contro de Mattei, essa non è presa a cuor leggero o per partigianeria…. dal momento che stiamo seguendo in prima persona gli eventi e, a differenza di chi attaccandolo non si è ancora degnato di contattare il professore per chiedere spiegazioni, noi l’abbiamo fatto… ottenendo risposte soddisfacenti! Il punto fondamentale, infatti, non è nelle discussioni che questo tema può ed ha portato e che sono anche utili per comprendere il da farsi, ma l’attacco violento inaudito di Blog e persone contro de Mattei, del quale hanno il contatto, erano “amici”, ne hanno sfruttato conoscenza ed amicizia, salvo guardarsi bene dal contattarlo per chiedergli spiegazioni, risposte che il professore non avrebbe lesinato a nessuno, ma generosamente – come ha fatto a chi lo ha contattato – ha dato.

Dunque sia ben chiaro, questo “editoriale” non è uno schieramento pro o contro mons. Viganò ma, come è proprio il ragionamento stesso di de Mattei è LA VERITA’ di alcuni fatti indiscutibili, alla quale è falso che mons. Viganò avrebbe risposto… come pretendono dal Blog di Tosatti e di altri. Mons. Viganò non ha affatto risposto alle domande rivoltegli, ma ha dato sfoggio di sarcasmo ed ironia… scatenando in tal modo l’odio alla persona del professor de Mattei, l’accanimento attraverso la menzogna e l’ulteriore confusione dei fatti.

Per quanto ci riguarda per noi vale il detto che non si cura un male con altro male… se dunque il male sta, come vero è, nella situazione politica, sociale e sanitaria, non può diventare o essere un bene affrontarla con prese di posizione sbagliate, volgendo il tutto animando odio contro il Vaticano, pretendendo le dimissioni del Papa regnante dichiarandosi “dottori della Chiesa” (sic!!)… è un male farsi aiutare da persone apostate e che vivono in ambienti promiscui con idee sedevacantiste…. Chi vive, infatti, in una situazione per nulla cattolica e che per di più vive con il gusto di seminare COMPLOTTISMI a gogò e odio a Roma, intesa quale Sede già dell’Anticristo, non può essere d’aiuto ad un Vescovo…. non può essere d’aiuto a nessuno, non può essere d’aiuto alla buona e vera battaglia.

Il professore de Mattei non ha certo bisogno della nostra “difesa” e nulla ci ha chiesto in proposito, ma a causa dell’odio scatenatosi contro LA VERITA’ OGGETTIVA dei fatti da lui esposti e in seguito a domande chiare alle quali mons. Viganò non ha mai risposto, è decisamente importante per noi sostenere la vera e buona battaglia che non è mai contro una persona, neppure contro Viganò… ma è contro ogni tipo di menzogna! Non si cura un male con un altro male: se mons. Viganò vuole condurre la buona battaglia, come è giusto che faccia, non c’è bisogno di condirla con falsi complottismi (non esistono neppure i veri complottismi, semmai esistono PROGETTI della Massoneria che da circa duecento anni sta portando oggi a compimento), facendosi aiutare da chi in rete è un piccolo monarca del complottismo, del controspionaggio, dell’odio contro Roma…. usando per altro diversi pseudonimi…

Infine fa riflettere che, in questo ultimo anno, essendosi, il professor de Mattei, schierato da parte della VERITA’ offrendo informazioni non pro-vaccino, come alcuni hanno falsamente attribuito, ma semplicemente ad offrire informazioni con pubblicazioni MEDICHE E SCIENTIFICHE sulla realtà di una pandemia e sui contenuti dei vaccini, contro i quali si è scatenato il mondo velenifero del complottismo (ma nessuno ha mai risposto alle dieci domande offerte da de Mattei sull’argomento, vedi qui)… da allora molti di coloro che si vantavano della sua amicizia gli hanno voltato le spalle perchè – loro e non de Mattei – hanno preferito sposare le teorie complottistiche anzichè usare LA RAGIONE… In verità hanno odiato del professor de Mattei la sua LEGITTIMA E LIMPIDA posizione che, se anche non condivisibile per alcuni, non doveva legittimare o giustificare questo odio, le tante menzogne sparse.

Consigliamo anche questi articoli: Il vero virus è quello del peccatoLe questioni che dividono il mondo cattolicoIl neotradizionalismo ovvero una teologia della liberazione. Alcune considerazioni a margine della disputa de Mattei-Viganò ; Un contributo della dott.ssa Ruggieri sulla liceità morale della vaccinazione anti-covidRoberto de Mattei e i No-vax di rito romano antico…Alcune domande (e risposte) sulla pandemia e sui vacciniLa battaglia è contro l’aborto o contro l’uso dei vaccini anti-Covid?Un medico ci scrive da LondraDisabili non vaccinati. Riuscite a immaginare cosa significhi per un grave disabile essere ricoverato in terapia intensiva? L’ho chiesto (personalmente) alla regione toscana e… (di Antonio Socci); Verità scientifiche e fake news sui vaccini anti-Covid-19La FSSPX conferma in Germania la sua posizione sui vaccini anti-CovidRapporto intelligence: con la pandemia impennata di disinformazione e fake newsCooperazione, appropriazione e vaccini preparati con l’aiuto di ricerche sulle cellule staminali fetaliL’etica in soccorso del medico che non vuole vaccinarsiRipeto: il vaccino è lecito (di Don Alfredo Maria Morselli); Liceità dei vaccini: approfondimenti moraliConoscenza e ignoranza nell’era del CovidFsspx-vaccini. Nuovo documento conferma sostanzialmente il precedente (con alcune precisazioni)Intervento del filosofo Josef Seifert sulla liceità della vaccinazioneQuando la confusione penetra nel mondo della Tradizione;

Premesso ciò, vi lasciamo riflettere su due articoli interessanti che, ovviamente, condividiamo e facciamo nostri.


La verità è la sola carità permessa alla storia
di Roberto de Mattei

Pubblicato su Corrispondenza Romana

Nelle epoche di confusione della storia, alla crisi dell’autorità corrisponde l’oscuramento della verità. Privo di punti di riferimento, l’uomo comune sostituisce alla verità la propria opinione, caricandola di tutta la passione di cui è capace ogni anima che cerca l’assoluto. La verità si personalizza. Un tempo, osservava già molti anni fa un filosofo francese, si amavano le persone attraverso le istituzioni, mentre oggi si sopportano le istituzioni solo attraverso una persona idolatrata (Gustave Thibon, Diagnosi, tr. it. Volpe 1973, p. 125).
Così accade per le idee.

Questa eclissi della verità, che risale al Concilio Vaticano II e alla Rivoluzione del Sessantotto, fu denunciata da molti scrittori cattolici, ma oggi qualsiasi fedele può misurarne le drammatiche conseguenze. Ci si illude ad esempio che per arrestare la crisi nella Chiesa sia sufficiente contrapporre a papa Francesco, considerato come il massimo responsabile di questa crisi, un altro personaggio, possibilmente vescovo o cardinale. E colui che impersona l’anti-Bergoglio diviene, non di principio, ma de facto, un “antipapa”. Un antipapa, beninteso, senza alcuna pretesa canonica, diverso da quelli che la storia ci ha fatto conoscere. Gli antipapi del passato cercavano soprattutto la legittimità giuridica, per opporsi a chi ritenevano fosse un usurpatore, mentre oggi la dimensione istituzionale della Chiesa è offuscata da oltre mezzo secolo di antigiuridicismo. Così, al “falso” papa Bergoglio viene addebitato ogni errore e al vescovo fedele alla Tradizione che a lui si oppone vengono attribuite tutte le virtù, caricando di infallibilità ogni sua parola o comportamento. Il riferimento al caso di mons. Viganò è chiaro, anche se, per sgombrare il campo da ogni equivoco, non affermo in alcun modo che l’arcivescovo italiano si consideri un antipapa. Apprezzo la sua fedeltà alla retta dottrina e mi compiaccio del fatto che egli non abbia mai affermato che la successione apostolica sia interrotta. Temo invece che alcuni dei suoi più fanatici seguaci possano spingerlo verso l’abisso, ed è questo che mi ha spinto ad intervenire con due articoli su Corrispondenza Romana del 21 (qui) e del 23 giugno 2021 (qui).
Gli articoli hanno suscitato l’approvazione di alcuni, la furia di altri, la perplessità di altri ancora. Ed è soprattutto ai perplessi che ora mi rivolgo.

Dal punto di vista della dottrina mi preoccupa un certo complottismo utilizzato da mons. Viganò per imporre una narrativa priva di fondamento razionale, in maniera analoga a chi si serve di presunte rivelazioni private per chiudere la bocca ai propri interlocutori. Il complottismo non ha nulla a che fare con lo studio serio e documentato delle società segrete nella storia, ma è la cieca adesione all’ideologia della “cospirazione permanente”,  per cui, come è stato giustamente notato,  «chi non condivide la teoria del complotto è parte egli stesso del complotto, o al soldo di chi lo ordisce; mentre chi denuncia il complotto viene percepito come il profeta cui affidarsi per uscirne» (https://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/il-
tradizionalismo-e-il-pericolo-del-complottismo/).

E’ in questa cornice cospiratoria che alcuni cercano di spingere mons, Viganò verso una “religione no-vax”, che trasforma in dogmi certe legittime critiche che possono essere rivolte alla campagna mondiale di vaccinazione. Per chiunque rifiuti la fede no-vax, la scomunica è pronta.

Più grave ancora è la pretesa di affidare a mons. Viganò una missione salvifica all’interno della Chiesa, che, invece, può essere solo salvata dal suo Fondatore, Gesù Cristo. Mons. Marcel Lefebvre, a cui alcuni vogliono paragonare mons. Viganò, restò fedele alla Tradizione in un’epoca tempestosa, ma non fu mai autore di proclami rivolti a Capi di Stato, vescovi o semplici fedeli, né mai rivolse a Paolo VI espressioni di disprezzo simili a quelle che oggi mons. Viganò riserva a papa Francesco.

E’ per questo che mi è sembrato di notare una divergenza tra il linguaggio e il contenuto del mons. Viganò prima maniera (2018-2019), che ho conosciuto e apprezzato, e lo sconcertante mons. Viganò seconda maniera (2020-2021). C’è chi vede in questo mutamento una “maturazione” delle sue posizioni. Io ho invece il dubbio che possa essere il risultato di una certa manipolazione. Poco o nulla sappiamo sugli attuali collaboratori di mons. Viganò, perché l’arcivescovo vive in una località sconosciuta, senza quasi mai apparire in pubblico. Tuttavia, crediamo di avere individuato il suo principale “ghost writer” in Cesare Baronio, alias Pietro Siffi, autore del blog Opportune e importune. Non ho nulla di personale contro Pietro Siffi, non ho rivelato alcun particolare della sua vita che non sia documentabile, né ho espresso giudizi morali sulle sue vicende personali. Mi sono limitato a meravigliarmi della collaborazione di mons. Viganò con questo discusso personaggio, sconosciuto al fuori dell’Italia, ma conosciuto più di quanto non sembri nel mondo tradizionalista italiano.

Mons. Viganò viene applaudito dal mondo tradizionale quando accusa papa Francesco di essere circondato da un “cerchio magico” di “pervertiti”, come ha fatto nella dichiarazione al quotidiano La Verità del 3 novembre 2020 e in innumerevoli altri scritti (qui e qui).

Se però qualcuno fa rispettosamente osservare a mons. Viganò che dovrebbe prendere le distanze dai personaggi che lo circondano legati al mondo gay-friendly, diviene colpevole del crimen leasae maiestatis. E’ qui che si dimostra, non dico la malafede, ma quanto meno il cattivo uso della ragione di alcuni dei miei critici.

Come abbiamo scritto, non avremmo mai aperto il caso se tanti buoni tradizionalisti non presentassero come un quasi-magistero le dichiarazioni, non di mons. Viganò, ma del suo “doppio”. Le nostre preoccupazioni non sono esagerate. «Se non ci preoccupiamo di un vestito che comincia a scucirsi, questo finirà con lo strapparsi dappertutto; se nessuno si dà pensiero anche di poche tegole del tetto che sono precipitate, la casa intera, alla fine crollerà» (San Giovanni Crisostomo, Omelia sulla prima lettera ai Corinti, 8, 4).

Alla nostra richiesta di chiarimento, mons. Viganò, dopo una settimana, non ha ancora risposto. In compenso siamo stati violentemente attaccati da numerosi blog che ne diffondono il pensiero. La ferocia di questa reazione conferma quanto fosse necessario il nostro intervento. Non mi riferisco a chi è sceso a calunnie e diffamazioni che per la loro assurdità non meritano la mia considerazione, ma a chi ha sollevato il dubbio che io possa avere qualche recondito interesse in questa controversia. Oggi la mentalità relativista è così diffusa che non si riesce a concepire che vi possa essere qualcuno che combatte per puro amore della verità. Coloro che ritengono che ogni azione debba essere spiegata da bassi sentimenti e oscuri interessi sono evidentemente abituati ad agire in questo modo e non riescono a comprendere il disinteresse di anime più elevate delle loro. Perciò san Gregorio Nazianzeno afferma che essi «sono soliti giudicare la sensibilità e la condotta altrui sulla scorta del proprio modo di agire e di sentire» (Fuga e autobiografia, Città Nuova 1987, p. 33).

C’è infine chi mi accusa di voler dividere il mondo tradizionale. Sono le stesse accuse che nel corso del Concilio Vaticano II vennero rivolte ai Padri Conciliari del Coetus internationalis da certi vescovi conservatori, che ponevano l’unità della Chiesa al di sopra della Verità del Vangelo, anche quando il corpo visibile della Chiesa era ormai oggettivamente frantumato.

In Italia si celebrano i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri (1265-1321). Il grande poeta, che partecipò in prima persona alle lotte politiche e religiose del suo tempo, nutriva un forte disprezzo verso i pavidi e i pusillanimi. «L‘anime triste di coloro / che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo» (Inferno III, 36), sono il primo gruppo di spiriti che egli incontra appena varcata la soglia dell’Inferno, mischiati al cattivo coro «de li angeli che non furon ribelli / né fur fedeli a Dio». E’ questo il “terzo partito” di coloro che chiamano “prudenza” la loro codardia, astenendosi sempre dal prendere posizione nei grandi conflitti dottrinali della storia.

Lotte e divisioni interne hanno sempre accompagnato la storia della Chiesa. Perché Dio le permette? San Paolo, nella prima lettera ai Corinti scrive: «E’ necessario che avvengano divisioni tra voi, perché si manifestino quelli che sono i veri credenti in mezzo a voi» (1 Cor. 11, 19). Le divisioni, spiega a sua volta san Vincenzo di Lérins (Commonitorium, XIX, 1), sono permesse dalla divina Provvidenza, perché: «Il Signore vostro Dio vi mette alla prova, per sapere se lo amate con tutto il cuore e con tutta l’anima» (Deuteronomio,13, 3). Infatti, «il cattolico vero e autentico è colui che ama la verità di Dio e la Chiesa, corpo di Cristo, che non antepone nulla alla religione divina e alla fede cattolica, né l’autorità di un uomo, né l’amore, né l’ingegno, né l’eloquenza, né la filosofia» (Commonitorium, XX, 1).

Mi si accusa infine di condurre una polemica ad personam, ma è un errore tipicamente liberale quello di affrontare la battaglia culturale e religiosa facendo astrazione da chi promuove e difende le idee che combattiamo. La maggior parte dell’opera di sant’Agostino fu una polemica personale e dottrinale al tempo stesso, come ci testimoniano i titoli di tante sue opere: Contra FortunatumAdversus AdamantiumContra FelicemContra SecundinumQuis fuerit PetilianusDe gestis PelagiiContra Julianum (Dom Felix Sarda y Salvany, Le libéralisme est un péché, Editions de la Nouvelle Aurore, 1975, p. 116).

Per questo continuerò a combattere in difesa della verità in maniera leale e disinteressata, senza sottrarmi alle controversie personali. Un grande storico contro-rivoluzionario, come Jacques Crétineau-Joly (1803-1875) ci ricorda che «la verità è la sola carità permessa alla storia».


Il tradizionalismo e il pericolo del complottismo – dal Blog Camparie-de-Maistre

Pubblichiamo il seguente contributo consapevoli che verremo inseriti nella lista dei blog al soldo della massoneria egizia, del Nuovo Ordine Mondiale e dei gesuiti.

di Enrico Roccagiachini

Un vivace dibattito, talora addirittura violento, sta agitando le acque del mondo tradizionale italiano e internazionale. Non voglio entrare nel merito specifico, ma ritengo utile proporre qualche riflessione suggeritami dalla disputa in corso, e dire ciò che penso di uno dei temi in discussione: i complotti e il complottismo.

Quello che definisco complottista è il tipico ragionamento che prova troppo. Del tipo: poiché la situazione A giova al malvagio B, allora è evidente che la situazione A è stata premeditatamente realizzata dal malvagio B ai suoi loschi fini. Quell’”allora è evidente” – che è ben più forte di “è possibile” o “è probabile” – rende superflua la dimostrazione dell’assunto (by the way n. 1: impedisce di scoprire quei complotti che esistessero davvero), sposta il discorso dal piano razionale al piano istintivo, soddisfa l’esigenza psicologica di trovare istantaneamente una spiegazione semplice, appagante e immediatamente accessibile di fatti complessi, e distrugge la capacità di analisi critica della realtà.

In questa prospettiva, il complotto cessa di essere spiegazione di un evento storico particolare basata su prove (un qualche complotto particolare e specifico può certamente esistere, ma – by the way n. 2 – il complottista trasforma il “cui prodest” da argomentazione ancillare subordinata alle prove fattuali, in prova regina che sopperisce alla carenza di quelle fattuali), e diventa interpretazione onnicomprensiva ed esaustiva della realtà, chiave di lettura di tutto, postulato  indiscutibile della comprensione di ogni e qualsivoglia evento. Per questo il complottismo è pernicioso non tanto nei contenuti, ma nel metodo; per questo è spontaneamente utilizzato da chi intende basare una qualche forma di leadership sull’affidamento cieco dei seguaci piuttosto che sulla condivisione di un un discorso razionale (by the way n. 3: tutti i grandi progetti totalitari hanno un ugualmente grande complotto da denunciare, da quello della reazione in agguato a quello demo-pluto-giudaico-massonico).

Come ridirò, il problema attuale del mondo tradizionale è che una quota sempre maggiore di fedeli – indotta, spesso incolpevolmente, dalle eccezionali circostanze presenti – è sensibile  al complottismo come metodo, e finisce per affidarsi fideisticamente al leader che, in un certo momento, lo interpreta nei termini più suggestivi o autorevoli; in attesa di un nuovo complottista che riesca meglio del precedente ad interpretare il disagio emotivo – e disagio, purtroppo, è un eufemismo – di quella crescente parte dell’opinione pubblica che è sostanzialmente incapace di reggere lo stress prodotto dalla situazione corrente (mi riferisco sia agli ultimi otto anni della vita della Chiesa, sia agli ultimi quindici mesi di emergenza sanitaria). Il che spiega perché, ordinariamente, il complottista di ieri si opponga e combatta il complottista di oggi, che probabilmente diverrà nemico giurato del complottista di domani: lo vediamo anche nell’attualità.

Sul piano dei contenuti, il complottista può unire all’interpretazione condivisibile, fondata e provata di un qualche fenomeno particolare, l’inquadramento generale anche di quel fatto, pur già autonomamente provato, nella cornice ideologica del complotto permanente; anzi, deve farlo, perché per lui nessun fatto può ritenersi davvero spiegato se non come manifestazione del complotto universale.  Ne nasce un circolo vizioso che sfocia inesorabilmente in un atteggiamento settario tale per cui – in sintesi – chi non condivide la te

oria del complotto è parte egli stesso del complotto, o al soldo di chi lo ordisce; mentre chi denuncia il complotto viene percepito come il profeta cui affidarsi per uscirne.

In questa situazione surreale – perché è tale – la teoria del complotto finisce per essere non una tesi da esaminare criticamente, e dalla quale si può lecitamente dissentire fino a negarla, ma un dogma cui aderire per salvarsi. Sul piano pratico, il complottismo, col suo inevitabile e inesorabile portato di settarismo spesso estremo, rende di fatto totalmente passivi nei confronti di chi – complotto o meno – approfitta maliziosamente della situazione. Si pensa che l’adesione al dogma del (presunto) complotto sia il modo necessario e sufficiente per combatterlo; mentre troppo spesso è semplicemente l’alibi per sfuggire  al vero sforzo della lotta, sostituita dalla perenne affabulazione sulle oscure trame dei malvagi (i complottisti parlano e scrivono ininterrottamente, non foss’altro per ricondurre al complotto ogni e qualunque evento dell’attualità).

Il complottismo, dunque realizza un’ipotesi quasi perfetta di eterogenesi dei fini. Esso è – oggi – il grave, gravissimo pericolo che incombe sul mondo tradizionale: grave sul piano dei principi, gravissimo perché sta seducendo troppi di noi. Ed è l’unico pericolo che potrebbe essere frutto di un vero complotto: ma diabolico, non umano, e destinato non a resettare la società, ma a perdere le nostre anime.

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