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Il Vaticano, gli scandali e la moltiplicazione dei processi

(Giuseppe Aloisi, Il Giornale – 22 marzo 2018) In Vaticano è vero e proprio boom di procedimenti processuali. Gli uomini di Chiesa interessati da scandali sembrano crescere sempre di più nel numero.

Solo qualche mese fa, peraltro, era circolata una voce che suggeriva l’imminente emersione di nuovi clamorosi casi. Luigi Bisignani, attraverso una lettera inviata a Il Tempo, aveva parlato degli interventi a cui starebbe lavorando papa Francesco. La misura, insomma, sarebbe colma e Bergoglio si sarebbe convinto della necessità di istituire una figura nuova: il moderator curiae, cioè un prelato con il compito specifico di analizzare le biografie prima di procedere con le nomine.

Come si legge in questo articolo di Panorama, la Congregazione per la Dottrina della Fede, quella che dopo il mancato rinnovo della nomina a prefetto del cardinale Mueller è presieduta da monsignor Ladarìa, è stata sottoposta ad un “super lavoro” a causa della quantità di denunce provenienti da più parti del mondo. Il viaggio in Cile del papa, poi, ha alimentato le critiche di chi vorrebbe una gestione diversa nelle modalità scelte per affrontare il dramma della pedofilia nella Chiesa. La “tolleranza zero”, per alcuni, sarebbe stata solo sbandierata.

Solo tre giorni fa, in seguito ad un’inchiesta promossa dal cardinale Raymond Leo Burke, è stata emessa una sentenza di condanna per Anthony Sablan Apuron, cappuccino appartenente alla diocesi di Agana, sull’isola di Quam. Cessazione dell’ufficio e divieto di residenza sull’isola in questione sono gli effetti giuridici di una provvedimento che ha giudicato Apuron “colpevole di alcune accuse” anche in riferimento agli abusi sessuali che sarebbero avvenuti, in età giovanile, ai danni di minori.

Il caso del vescovo Juan Barros, intanto, è stato in qualche modo monitorato dall’arcivescovo Charles Scicluna, che è stato inviato in Cile dal papa proprio per indagare su quelle accuse di “aver assistito o di aver preso parte ad alcuni degli abusi sessuali compiuti dal loro maestro”. Il “maestro” cui si riferisce il virgolettato è quel monsignor Fernando Karadima, parroco di El Bosque, a Santiago, già condannato ad una vita di “preghiera e penitenza” e ritenuto colpevole dalla Santa Sede. Il dossier preparato da Scicluna sarebbe adesso al vaglio della Congregazione per la Dottrina della Fede. Poi c’è il caso di Carlos Lopez Valdès, prete messicano che sarebbe stato condannato per stupro dalla giustizia penale a sessantatre anni di carcere. La vittima, che ora sarebbe una trentarenne, sarebbe stata abusata per più di un decennio.

In Italia, ancora, c’è la questione dei sessanta sacerdoti presumibilmente dediti ad attività omosessuali che farebbero parte di un vero e proprio giro di scambi. Il dossier, che era finito sulla scrivania del cardinale Sepe, rivelerebbe anche le frequentazioni di due “alti prelati” che potrebbero non risultare sconosciuti agli ambienti vaticani. E poi ci sono altre vicende, molto diverse, relative a due porporati: quelle riguardanti il cardinale Pell e quelle che coinvolgerebbero il cardinal Maradiaga.

Il cardinale australiano si trova attualmente in Australia, dove deve difendersi da accuse di aver coperto casi di pedofilia all’interno della diocesi di cui era a capo, a Melbourne. Sempre il ministro dell’Economia della Santa Sede sarebbe anche accusato di essere stato l’autore materiale di presunti “abusi storici” su minori. L’australiano, certo della sua non colpevolezza, si dichiara innocente e attende adesso che i giudici decidano se rinviarlo o no a giudizio sul primo capo di accuse. Oscar Maradiaga, invece, sarebbe stato accusato di “truffa” da alcuni suoi ex amici in funzione di un investimento bancario che sarebbe andato “in fumo”. Il cardinale, che è considerato come tra quelli viù vicini al pontefice, si è dichiarato “estraneo ai fatti”.