Il trionfo di George Pell. Il Papa toglie i fondi alla Segreteria di Stato - Corrispondenza romana
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Il trionfo di George Pell. Il Papa toglie i fondi alla Segreteria di Stato

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(Maria Antonietta Calabrò, Huffingtonpost.it – 5 novembre 2020) La lettera inviata dal Papa al Segretario di Stato Pietro Parolin era data 25 agosto 2020, ma sono dovuti passare due mesi e le dimissioni dai diritti del cardinalato richieste da Francesco a monsignor Angelo Becciu, e una riunione presieduta dallo stesso Papa Francesco ieri sera 4 novembre perché venisse nominata una commissione per attuare il passaggio di tutti i beni mobili ed immobili della Segreteria di Stato alla gestione del patrimonio della Sede Apostolica ( Apsa, presieduta da Nunzio Galantino) sotto il diretto controllo della Segreteria dell’Economia.

Entro l’inizio del 2021, quindi, la Segreteria di Stato rimarrà un dicastero senza portafoglio, secondo quanto già dal luglio 2014 aveva chiesto avvenisse, l’allora prefetto dell’economia, cardinale George Pell. Dopo più di sei anni Pell (rientrato in Vaticano pochi giorni dopo le dimissioni di Becciu) può vedere adesso realizzato il suo progetto di unificazione di tutti gli asset vaticani sotto il controllo della Segreteria dell’Economia, che da qualche tempo ha ottenuto anche il

Il cambiamento è davvero epocale, visto che i fondi della Segreteria di Stato (il cosiddetto fondo Paolo VI, l’Obolo di San Pietro eccetera) erano considerati in Vaticano quasi quelli una terza banca (dopo l’Apsa, che ha dovuto azzerare già da un po’ di tempo la sezione straordinaria, cioè quella finanziaria, e lo IOR), in gran parte depositati in Svizzera. Si parla di una stima di oltre un miliardo di euro. E’ stato proprio grazie a questi fondi dati in garanzia per ottenere due grossi mutui, che stato acquistato il palazzo londinese di Sloane Ave 60, al centro dell’ultimo scandalo finanziario vaticano.

Il fatto che sia dovuto intervenire due volte direttamente il Papa (con la lettera di agosto e la riunione di ieri) dimostra quanto il cambiamento inciderà nel profondo. È stato annunciato in tarda mattinata da una dichiarazione del Direttore della Sala Stampa vaticana, Matteo Bruni.


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Alla riunione di ieri sera hanno partecipato Parolin, Segretario di Stato; Mons. Edgar Peña Parra, Sostituto della Segreteria di Stato (negli ultimi giorni nuovamente sotto accusa da parte dell’ex nunzio negli USA Carlo Maria Viganò), Mons.Fernando Vergez, Segretario generale del Governatorato dello Stato Città del Vaticano; Nunzio Galantino, Presidente dell’Amministrazione della Sede Apostolica; Padre Juan Antonio Guerrero Alves, dal febbraio scorso nuovo Prefetto della Segreteria per l’Economia. Nella stessa riunione il Papa ha costituito, come detto, la ‘Commissione di passaggio e controllo’, che entra in funzione con effetto immediato, per portare a compimento, nei prossimi tre mesi, quanto disposto nella lettera al Segretario di Stato, di cui è stato reso noto il contenuto. “È mia volontà – scriveva il Papa – che in futuro: la Segreteria di Stato trasferisca all’Apsa la gestione e l’amministrazione di tutti i fondi finanziari e del patrimonio immobiliare, i quali manterranno in ogni caso la propria finalità attuale”.

“Una particolare attenzione – sottolineava Francesco – meritano gli investimenti operati a Londra ed il fondo Centurion, dai quali occorre uscire al più presto o, almeno, disporne in maniera tale da eliminarne tutti i rischi reputazionali”. “Tutti i fondi che finora sono stati amministrati – proseguiva il Pontefice nella lettera a Parolin – dalla Segreteria di Stato siano incorporati nel bilancio consolidato della Santa Sede”. La Segreteria per l’Economia, aggiungeva, “attui il controllo e la vigilanza in materia amministrativa e finanziaria su tutti gli Enti della Curia Romana” e “questo comporta che la Segreteria di Stato (…) in materia economica e finanziaria non avrà responsabilità di vigilanza e controllo di nessun Ente della Santa Sede”. Infine, “tenendo conto che la Segreteria di Stato non dovrà amministrare né gestire patrimoni, sarà opportuno che ridefinisca il proprio Ufficio Amministrativo, oppure valuti a necessità della sua esistenza”. Proprio quel’ Ufficio amministrativo era stato il motore dello scandalo di Londra.

Insomma la Segreteria di Stato sarà d’ora in poi un dicastero senza portafoglio. E lo stesso segretario di Stato non fa più parte della rinnovata Commissione di cardinalizia di vigilanza sullo IOR.


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Riunificare nell’Apsa tutti i beni della Santa Sede (dovranno confluire anche i conti detenuti dalle Congregazioni vaticane e dagli organicismi centrali presso lo IOR) permetterà anche una migliore valutazione del Comitato Moneyval che deve depositare il suo report durante la prossima primavera.

In ogni caso la vendita del Palazzo di Londra dovrà avvenire in modo che non vengano aggirati i protocolli internazionali antiriciclaggio.

Come anticipato da Huffpost e annunciato dal Papa stesso nella recente intervista al direttore dell’AdnKronos, GianMarco Chiocci l’operazione di pulizia non è ancora finita e altri cambiamenti sostanziali avverrano entro pochi mesi.


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