“Il Sinodo Amazzonico sminuisce il Vangelo” - Corrispondenza romana
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“Il Sinodo Amazzonico sminuisce il Vangelo”

(Pan Amazon Synod Watch – 20 settembre 2019) Riprendiamo dall’edizione odierna del quotidiano La Verità un’intervista di Francesco Agnoli al cileno Juan Miguel Montes, direttore dell’Associazione Tradizione Famiglia Proprietà, che svela i retroscena del prossimo Sinodo.

Jair Bolsonaro, presidente del Brasile, è un demonio, lanciato nella distruzione della foresta amazzonica e nello sterminio degli indigeni! È questa la vulgata diffusa dai media progressisti, con la complicità di Angela Merkel ed Emmanuel Macron. A nulla vale far presente che la foresta bruciava anche ai tempi del progressista Luiz Inácio Lula, e che arde anche oggi nella Bolivia governata dall’indios comunista Evo Morales.

La sua collocazione politica e l’ostilità delle lobby abortiste e LGBT, infatti, espongono il neo presidente brasiliano – operato già cinque volte in seguito ad accoltellamento in campagna elettorale -, all’odio dei “più buoni”. Si aggiunga l’enfasi con cui da tempo, nella Chiesa cattolica – che in Brasile continua a perdere fedeli a ritmo incalzante -, l’Amazzonia sta diventando la nuova terra promessa, una sorta di Eden precedente al peccato originale, e per questo non bisognoso del messaggio redentivo di Cristo.

Proprio in vista del Sinodo sull’Amazzonia, che inizierà in Vaticano il 6 ottobre prossimo, abbiamo intervistato Juan Miguel Montes, cileno, direttore dell’Associazione Tradizione Famiglia Proprietà, animatore di un convegno internazionale sul Sinodo che si svolgerà il 5 ottobre all’Hotel Quirinale a Roma.

 

Montes, sostenete che questo Sinodo rischia di avere l’effetto di una bomba a grappolo: cosa intendete?

La bomba a grappolo è chiamata anche bomba a frammentazione, perché pur essendo sganciato un solo ordigno, questo si frantuma nell’aria in diversi ordigni minori, che vanno a colpire i più svariati bersagli. Ebbene, così accade con i documenti preparatori del Sinodo pan-amazzonico. Infatti, apparentemente, che male c’è nell’organizzare un Sinodo per promuovere una migliore evangelizzazione dei poveri di una regione remota e di difficile accesso? Ovviamente nulla. Ma i documenti preparatori mettono in chiaro che l’Amazzonia in realtà è il pretesto per sviluppare piani pastorali proposti come un nuovo paradigma per tutta la Chiesa e la società.

 

E quindi?

Per risolvere la presunta crisi ambientale antropica, nei testi preparatori dell’Assemblea sinodale viene proposto a tutto il mondo – a imitazione della vita tribale amazzonica – un modello collettivista e pauperista. Vi è poi una totale confusione tra piano temporale e piano spirituale: si dice infatti che la Chiesa non fa missione col Vangelo, ma attraverso proposte socio-economiche, e stabilisce inoltre quale deve essere il giusto modello di società. I documenti pre-sinodali criticano le missioni tradizionali, le quali vengono accusate di aver cercato d’imporre il Vangelo secondo la mentalità europea. Si promuove così un nuovo paganesimo, compresa la stregoneria diffusa nelle regioni amazzoniche.

 

Il rinnegamento di centinaia di anni di tradizione missionaria?

Sì, e mentre si rinnega l’evangelizzazione storica, si promuove l’adattamento agli usi e costumi religiosi dei popoli pagani, anche attraverso l’ordinazione di ministeri ordinati pensati secondo la cosmovisione indigena. Ciò comporterebbe l’abrogazione, almeno parziale, del celibato sacerdotale e l’introduzione di nuovi ministeri per le donne (non si capisce ancora se saranno le famose “diaconesse”). Ma c’è di più. Questi ministeri sarebbero espressione non di una vocazione particolare riconosciuta dalla Gerarchia, ma del sistema tribale di leadership: sono dunque autenticamente ugualitari, a volte persino pro-tempore. Tutto ciò evidentemente stravolge la costituzione divina della Chiesa.

Ecco allora che la bomba Amazzonia ne contiene molte altre che esploderanno ovunque, anche fuori dalla regione sudamericana: le materie toccate vanno dall’antropologia alla sociologia, sino alla più alta ecclesiologia.   

 

Cosa sta succedendo davvero in Amazzonia?

Gli incendi, secondo i dati delle autorità brasiliane, sono per numero nella norma di quanto avviene nel periodo di siccità. L’Amazzonia è grande quanto l’Europa. Non ci sono forse stati incendi nelle Baleari, in Francia, in Grecia durante questa estate? Ovviamente sì. In America Latina, in realtà è stato il marxista boliviano Evo Morales il responsabile dei più grandi incendi amazzonici. Eppure nessuno ne parla. Il fatto è che in Brasile c’è un governo conservatore, che si oppone all’internazionalizzazione dell’Amazzonia e che confuta, dati scientifici alla mano, l’idea che tale foresta sia il polmone del pianeta, di cui tanto si parla. Oltretutto è un governo che sta facendo tutto il possibile per spegnere i roghi.

Viene allora il sospetto che la grancassa mediatica sugli incendi abbia qualcosa a che vedere con l’arrivo a New York di Greta e, soprattutto, con il Sinodo pan-amazzonico di ottobre, i cui documenti preparatori minacciano di far passare le tanto amate ricette socialiste e anti-occidentali.    

 

Nel Settecento molti atei illuministi avvalorarono il “mito del buon selvaggio” di Rousseau, salvo poi mutare opinione una volta accortisi che i primitivi della Guyana praticavano l’abbandono dei vecchi e dei malati, superstizioni, oppressione delle donne. Siamo ancora fermi lì?

La teoria tribalista presente nei documenti preparatori del Sinodo ha come base gli esperimenti compiuti negli anni Settanta e Ottanta, specialmente in Brasile e nel Chiapas messicano. Tali esperimenti sono stati condannati dalla Santa Sede sotto i pontificati precedenti. Ma oggi a Roma risultano vincenti. Per capire che siamo esattamente di fronte al mito del buon selvaggio, basti leggere quanto affermava il documento conclusivo della prima Assemblea nazionale brasiliana della pastorale indigena dei vescovi nel 1975: Gli indios non sono stati ancora corrotti da questo sistema in cui viviamo. La Chiesa deve portare una reale speranza per l’oppresso. ´Loro erano fratelli, avevano in comune ogni cosa´. […] Gli indios già vivono le beatitudini. Non conoscono la proprietà privata, il lucro, la concorrenza. Possiedono una vita essenzialmente comunitaria in equilibrio perfetto con la natura. Non depredano, non attentano contro l’ecologia, vivono in armonia”.