Il Papa delle tre carte (e delle Pachamama) - Corrispondenza romana
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Il Papa delle tre carte (e delle Pachamama)

(Marco Tosatti, Stilum Curiae – 27 ottobre 2019) Così, l’ha fatto di nuovo. Ma questa volta con ancora maggiore arroganza della precedente. In poche parole: ha organizzato un sinodo locale – che avrebbe dovuto svolgersi localmente, per esaminare localmente eventuali problemi locali di una situazione che coinvolge pochi milioni di fedeli sul miliardo e trecento milioni dell’urbe terracqueo – per far passare come la punta del cuneo cambiamenti che verranno afferrati rapidamente da vescovi interessati qui e là, ovunque, e che non sarebbero stati approvati se fossero stati sottoposti all’esame di un “vero” sinodo mondiale.

Cerco di spiegare a amici e colleghi non cattolici quello che è successo. La conferenza episcopale tedesca, che è la maggior finanziatrice della Santa Sede, e che di conseguenza pensa di poterne dettare la politica, vuole modifiche in diversi punti della dottrina cattolica. Celibato dei preti, ruolo delle donne, laici, matrimonio omosessuale etc.

I tedeschi da decenni sono anche grandi finanziatori della Chiesa in Brasile, e la Teologia della Liberazione brasiliana, poi diventata Teologia India, è nata in Germania, e prospera in Brasile grazie anche a vescovi di origine tedesca: Krautler, per esempio, grande ispiratore del Sinodo (e fotografato a passeggio per Roma tenendo per mano una signora ignota…) che si è vantato di non aver mai battezzato un indio; e Spengler, e Hummes, e altri ancora.

Le modifiche volute dai tedeschi, se sottoposte – come dovrebbe essere, dal momento che si riverberano poi su tutta la Chiesa – a un esame collettivo dei vescovi del mondo, non sarebbero passate. Allora si è inventato l’escamotage del Sinodo sull’Amazzonia, condendolo con un po’ di salsa ambientalista, così di moda oggidì, nel linguaggio dei Padroni del Mondo, e quindi anche nel suo, del Pontefice.

Ma perché a Roma? Qui sta la furbata: da una parte, essendo un sinodo “locale” la maggioranza dei partecipanti sono “locali”, cioè vescovi della parte favorevole alle modifiche; e quindi sei sicuro che anche se consultive, le proposte passino. Ma se lo fai a Roma hai un immediato upgrade nei risultati; tanto che il Pontefice ha annunciato che spera di far uscire nei prossimi due mesi l’Esortazione apostolica, che di sicuro recepirà quello che il sinodo locale ha consigliato, ma essendo fatta dal Pontefice può non avere un effetto sulla Chiesa tutta…

Ecco perché parlo del papa delle tre carte. Perché questa furbatina è indegna della chiarezza e della trasparenza che ci si attende dalla Chiesa: ha un profumo di astuzia pretesca e gesuitica nel peggiore dei sensi. E tutto fa pensare che l’Esortazione apostolica sia già pronta, almeno nelle sue linee essenziali; sessanta giorni sono veramente pochi, per studiare e preparare un documento, se lo facesse veramente il Pontefice, carico di impegni com’è (compreso un viaggio in Thailandia e Giappone). Forse non nel cassetto del Pontefice, ma in quello di qualche suo collaboratore.

Qui sotto elenchiamo in breve, grazie alla cortesia di un sito paravaticano, i punti essenziali:

<La proposta di «ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti della comunità, che abbiano un diaconato permanente fecondo e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato, potendo avere una famiglia legittimamente costituita e stabile» (111); il desiderio di condividere «esperienze e riflessioni» con la Commissione sul diaconato femminile, e la constatazione che in Amazzonia molti hanno sollecitato questa soluzione (103); la richiesta che «venga creato il ministero istituito di “donna dirigente di comunità”» (102); la necessità di «dare una risposta autenticamente cattolica alla richiesta delle comunità amazzoniche di adattare la liturgia valorizzando la visione del mondo, le tradizioni, i simboli e i riti originali che includono la dimensione trascendente, comunitaria ed ecologica» (116 e 117), la proposta di una commissione per la «elaborazione di un rito amazzonico» (119) e il rifiuto di «un’evangelizzazione in stile colonialista» (55). Sono alcune delle raccomandazioni approvate dal Sinodo sull’Amazzonia (6-27 ottobre) in un documento finale ricco di tematiche (culturali, ecologiche, sociali e pastorali) ora affidato al Papa, che ha già preannunciato la sua intenzione di trarne nei prossimi mesi una esortazione apostolica>.

Certo, il problema dei ministeri alle donne è difficile da risolvere, perché la Commissione precedente, incaricata di studiare il problema, ha avuto risultato negativo. E a quanto pare le diaconesse della prima Chiesa non erano niente di ministeriale. Ma niente paura: il Pontefice ha già annunciato una nuova commissione, con persone nuove…chi vuole scommettere che i membri che erano contrari, non saranno più chiamati, e che si andrà avanti fino a quando non si troverà che in effetti, in qualche zona sperduta fra le montagne del Caucaso, le donne nella Chiesa, nel VI secolo….?

La buona notizia, almeno per chi scrive, è che a dispetto della composizione della platea sinodale, a dispetto della totale mancanza di trasparenza (vergognosa, in una Chiesa che a parole la proclama) e di informazione libera sui lavori, su 181 votanti, sulla questione dei Viri Probati (art. 11) ci sono stati 41 no. E che per la ripresa degli studi sul diaconato femminile ci sono stati 30 no.  Cioè: c’è chi non ha paura di difendere il Magistero di sempre.

Se ne deve essere accorto anche il Pontefice, perché, come di consueto, e come ogni despota scontento, ha ammonito e sgridato. Riportiamo da Vatican News, sito ufficiale:

<Ai mass media: non ha perso nessuno, abbiamo vinto tutti

Francesco ringrazia infine la segreteria del Sinodo e tutti coloro che hanno lavorato nell’organizzazione, e chiede ai mass media, che ringrazia per il loro lavoro, che nella diffusione del Documento finale, “si attengano soprattutto alla parte della ‘diagnosi, che è la parte più forte”, diagnosi culturale, sociale, pastorale, diagnosi ecologica. E non si fermino a cercare cosa “hanno deciso sulla questione disciplinare” o non si domandino se “ha perso quel partito, quell’altro partito”.

Quell’ élite cattolica “che guarda alle cosette e si dimentica del grande”

Questo anche perché “c’è sempre un gruppo di cristiani, di élite, ai quali piace porre come se fosse universale questo tipo di diagnosi, molto piccola, questo tipo di risoluzioni più disciplinari”. “No – dichiara con forza il Pontefice – abbiamo vinto tutti con la diagnosi fatta e noi continuiamo ad andare avanti nelle questioni pastorali e interecclesiastiche”. Queste élite, oggi, “soprattutto cattolica”, lamenta Papa Francesco “tiene alle cosette e che si dimentica del grande”. “Perché – e cita Peguy – non hanno il coraggio di impegnarsi nelle opzioni dell’uomo e nelle soluzioni di vita dell’uomo, si credono di lottare per Dio. Perché non amano nessuno, credono di amare Dio”.

Il prossimo Sinodo potrebbe essere sulla sinodalità

Il Papa informa che vorrebbe riuscire a pubblicare “prima della fine dell’anno, in modo che non passi troppo tempo”, l’Esortazione post sinodale. “Tutto dipende – spiega –  dal tempo che avrò per poter pensare”>.

Santità, per favore! Le élite sono quelle dei teologi e vescovi anni ’70, che girano tenendosi per mano con femmine ignote, e cercano di riproporre tesi e pratiche che nel solo Brasile fanno sì che centinaia di migliaia di cattolici abbandonino una Chiesa ideologia; e lo stesso accade in Amazzonia. Mentre un numero crescente di cattolici “normali” assiste confuso e deluso al teatro ecclesiastico.

Chiudiamo con quello che scrive un sacerdote, già anglicano e ora cattolico, a commento del Sinodo: “Per la prima volta dopo la mia conversione alla fede cattolica, non credo che se fossi un anglicano ora mi sarei preso la briga di convertirmi. Non fraintendetemi, non tornerei mai più all’anglicanesimo … ma non credo che se fossi un anglicano ora vedrei il punto di essere cattolico. Al momento la Chiesa cattolica sta semplicemente offrendo ciò che gli anglicani stavano promuovendo 20 anni fa … poco prima che collassassero … è imbarazzante”.

Eh sì, è imbarazzante, Santità. E anche tragico.