Il nostro posto nel campo di battaglia - Corrispondenza romana
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Il nostro posto nel campo di battaglia

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(Roberto de Mattei, Radioromalibera.org – 10 Novembre 2020) Un celebre verso di William Shakespeare nella commedia As you Like (Come vi piace) dice: “Tutto il mondo è un palcoscenico e tutti gli uomini e le donne sono solo semplici attori” (All the world’s a stage, and all the men and women merely players, in As you like, Atto II, Scena VII). C’è della saggezza in questa frase, ma noi potremmo dire con più precisione: “Tutto il mondo è un campo di battaglia e tutti gli uomini e le donne, sono immersi in questa guerra”. Ciò è vero sempre, ma è vero soprattutto oggi. Come negarlo?

Si sono appena concluse le elezioni negli Stati Uniti. Ma si sono veramente concluse? Il presidente in carica, fino al 20 gennaio, è ufficialmente Donald Trump, che non ha riconosciuto la vittoria del suo avversario, già incoronato come nuovo presidente dai media. Che cosa succederà da qui al 20 gennaio? Al di là delle battaglie legali in corso, l’America è spaccata a metà tra due schieramenti politici, divenuti due visioni del mondo tra le quali sembra molto difficile trovare un terreno di compromesso. Il risultato elettorale ha probabilmente premiato Biden, ma Trump è apparso più solido e Biden più debole di quanto tutti si aspettassero. Il sistema politico degli Stati Uniti, considerato un modello da quando Alexis de Tocqueville descriveva nel 1831 La democrazia in America, mostra oggi tutta la sua fragilità e lo scenario di una guerra civile, più volte evocato dallo storico britannico Neil Ferguson, appare meno improbabile di quanto possa sembrare.

Ma la prospettiva di una guerra civile non risparmia l’Europa. Da Nizza a Vienna, le strade e le piazze d’Europa sono il teatro di un conflitto religioso che potrebbe improvvisamente coinvolgere le periferie delle grandi città, secondo il drammatico quadro dipinto dal giornalista

Laurent Obertone nel suo romanzo Guerilla : le temps des barbares (Ring, Paris 2019). Accanto alla guerra asimmetrica che potrebbe essere provocata da una improvvisa rivolta delle periferie urbane, gli analisti prevedono anche il ritorno di “conflitti simmetrici”, con la possibilità di guerre di Stati contro Stati. Il governo di Parigi, ad esempio, ha dei rapporti sempre più conflittuali con la Turchia di Erdogan, ma anche con la Cina, soprattutto dopo quanto è accaduto nella Nuova Caledonia, dove nel referendum secessionista del 4 ottobre, la popolazione ha votato di restare francese, rifiutando di entrare nell’orbita cinese. Ma la Cina comunista non rinuncia al suo espansionismo nel Pacifico, così come potrebbe approfittare della situazione di caos negli Stati Uniti per tentare di invadere, se non su tutto il territorio dell’isola di Taiwan, almeno alcune isole che dipendono da essa. Come risponderebbero Joe Biden o Donald Trump?


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Ma il mondo è anche in guerra contro un nemico invisibile che ha fatto la sua apparizione all’inizio del 2020: una guerra biologica che si aggiunge a quella politica, culturale e psicologica già in corso. La pandemia del Coronavirus sta destabilizzando l’Occidente e potrebbe provocare il suo collasso sociale. D’altra parte papa Francesco invece di cercare di comprendere i disegni divini nella storia, sembra accelerare la catastrofe, con gli appelli ad un utopico mondo privo di identità religiosa e di radici nazionali, che segnerebbe l’annientamento della civiltà occidentale e cristiana.

La guerra totale è alle porte? E in questo campo di battaglia qual è il nostro posto? La risposta è semplice. Il nostro posto di combattimento è quello che la Divina Provvidenza attribuisce a ciascuno di noi nel momento presente. La nostra vita è fatta di innumerevoli istanti che si susseguono, ma noi combattiamo nel luogo e nel momento che di giorno in giorno la Provvidenza ci assegna. “Sufficit diei malitia sua” (Mt 6, 34): “a ogni giorno basta la sua pena”, perché ogni giorno esige una penosa lotta, contro noi stessi, demonio e il mondo, con l’aiuto della grazia di Dio che sempre ci assiste.

Combattere nel momento presente, significa quindi adempiere il proprio dovere e accettare virilmente le difficoltà di ogni giorno, nella concreta condizione storica in cui Dio ci vuole. La tentazione è di desiderare un posto di battaglia diverso da quello in cui troviamo e di ribellarci agli eventi, invece di vedere in essi la mano sapiente di Dio che tutto ordina a buon fine, anche il male che aggredisce noi e la società intera. Non facciamoci travolgere dal fiume precipitoso degli eventi, ma ancoriamoci alla roccia della divina Sapienza che giudica le cose del mondo alla luce dell’eternità, lasciando che le onde che si rincorrono furiosamente scompaiano, mentre Dio, che è la roccia eterna, mai muta e sempre sta. Dom Francesco Pollien dice: “Saper accettare quello che Dio fa, gli avvenimenti che dispone, quello che ti succede ogni giorno, convinto che tutto viene dalla sua mano, è una scienza dolce al cuore generoso, ed è una scienza chiusa al cuore egoista” (Cristianesimo vissuto, Edizioni Fiducia, Roma 2017, p. 115).


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Manteniamo allora il nostro posto nel campo di battaglia e combattiamo generosamente, senza rabbia e senza rancore, immergendoci nell’infinita dolcezza della divina promessa di Fatima: “Infine il mio Cuore Immacolato trionferà”.