Il magistero dei media e il magistero non più neppure liquido, ma gassoso…

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(di Maria Guarini) Nella lettera Apostolica Misericordia et misera, dopo aver detto che l’aborto è un atto orribile, il papa ha esteso la possibilità di assoluzione per chi si pente e sceglie di intraprendere il cammino di conversione. Ѐ evidente, come si può ben vedere dai titoli raccolti nell’immagine a lato, che i media storpiano le notizie attraverso la loro griglia ideologica e generano fraintendimenti. E, però, non c’è nessuna autorità religiosa che li smentisce, anzi sembra incoraggiare comportamenti nel senso buonista.
E non ci sono solo i media di regime ma molti ‘benpensanti’ (vedi Introvigne, Buttiglione, ecc.) e molta parte del clero che si prodigano a sostenere Bergoglio in chiave permissiva (perdono senza condizioni).
Inoltre, a prescindere dai fraintendimenti dei media, la Misericordia et misera è un chiaroscuro, appare pensata per confondere e non per guidare le anime. Tutto sembra appiattirsi: di fatto non è stata tolta la scomunica “latae sententiae”, che è una censura gravissima riservata a un delitto, ché tale è l’aborto. Che senso ha non averla abrogata de jure, per poi vanificarla de facto, visto che qualunque prete può cancellarla? E, secondo la gerarchia delle norme, può una Lettera Apostolica contraddire il Diritto Canonico?
La disciplina precedente delle assoluzioni riservate al vescovo (o a sacerdoti da lui designati) non nega -e la Chiesa mai ha negato- la misericordia, ma sottolinea la gravità del peccato e la necessità di un percorso penitenziale maturo. Dio è buono e misericordioso, ma è anche giusto.

Eppure in virtù della Misericordia et misera Lucetta Scaraffia, editorialista de L’Osservatore Romano e di altre testate non solo confessionali, può affermare che con questa derubricazione dell’aborto, “la chiesa smette di essere una agenzia dispensatrice di norme e diventa una madre che accoglie i peccatori reduci da tante sofferenze”.

Stupisce e addolora questa visione della Chiesa docens, regens, sanctificans, come agenzia dispensatrice di norme. La Chiesa da sempre e per sempre Mater et Magistra che nella sua storia millenaria ha generato innumerevoli schiere di santi. Mentre la chiesa bergogliana “della misericordia”, non è più Magistra ma neppure più Mater, visto che la sua nuova forma si presenta volutamente informe attraverso la scompostezza di uno stile sciatto e di discorsi disorganici, confermandosi così sempre più strumento del totalitarismo globale in fieri senza più argini.

Torno ancora una volta a ribadire il punctum dolens, il cuore del problema: è proprio attraverso questi provvedimenti che esulano dal diritto, instaurando una nuova prassi scissa dalla dottrina, che si sta attuando la rivoluzione dell’informe con l’abbandono e nel disprezzo della Tradizione.
Ho approfondito [qui], l’esame del Concilio virtuale, di quello reale e dell’ermeneutica taroccata (è infatti il Concilio che ha introdotto i nuovi paradigmi, i cui effetti stanno maturando a ritmi parossistici). Lo stesso dicasi per il Sinodo, reale e virtuale, e per quanto ne è conseguito e conseguirà [qui – qui – qui]. Di fatto ogni confronto dialettico risulta vanificato perché gli interlocutori (chi custodisce la tradizione e i novatori) usano griglie di lettura della realtà diverse: il concilio, cambiando il linguaggio [Discorso fluido e mai definitorio. Parole nuove che velano l’antica sapienza qui], ha cambiato anche i parametri di approccio alla realtà. E capita di parlare della stessa cosa alla quale, tuttavia, si danno significati diversi. Tra l’altro la caratteristica principale dei gerarchi attuali è l’uso di proposizioni apodittiche, senza mai prendersi la briga di dimostrarle e usando affermazioni monche e sofiste. Ma di dimostrazioni non hanno neppure bisogno, perché il nuovo approccio e il nuovo linguaggio hanno sovvertito tutto ab origine. E il non dimostrato dell’anomala pastoralità priva di principi teologici definiti è proprio ciò che ci toglie la materia prima del contendere. È l’avanzata del fluido cangiante dissolutore informe, in luogo del costrutto chiaro, inequivocabile, definitorio, veritativo, Occorre invece l’incandescente, perenne, feconda (altro che museale o rigida o fissista!) saldezza del dogma per non affondare nei liquami e nelle sabbie mobili del neo-magistero storicista transeunte.
Finché non si prenderà atto che questa eredità conciliare ribaltante è il vero nodo da sciogliere, il nostro impegno di riaffermazione della verità secondo il Magistero perenne sarà utile per le anime libere, potrà continuare a defluire come una vena aurea cui attinge chi la trova o come un canale carsico che potrà riaffiorare al termine di questa notte oscura, ma non può avere alcuna efficacia su una realtà così deformata e deformante. E la stessa grave solennità di una possibile correzione canonica (1), – rischia di non ottenere i risultati voluti e sperati. A meno che non intervengano fattori o si destino altre rette volontà al momento impensabili… (di Maria Guarini)
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1. La Correzione canonica prefigurata dal cardinale Burke per l’AL [qui], a ben vedere, non dovrebbe riguardare solo l’Esortazione post-sinodale: basti pensare esempio a Lund con annessi e connessi [qui e archivio articoli]; alle alleanze parallele [qui]; al fritto misto dei monoteismi [qui – qui – qui]; all’omologazione dell’islam [qui – qui – qui] e ai prodromi della Religione Mondiale [qui – qui – qui]. Tra i punti nodali emersi dal concilio ricordo, rispettivamente, il falso ecumenismo [qui], la libertà religiosa [qui]…

 

Fonte: http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2016/11/il-magistero-dei-media-e-il-magistero.html

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