Il Gran Maestro dell’Ordine di Malta vieta la messa in rito romano antico - Corrispondenza romana
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Il Gran Maestro dell’Ordine di Malta vieta la messa in rito romano antico

(Maria Guarini, Chiesa e Post Concilio – 12 giugno 2019) Leggiamo sul Catholic Herald che il Gran Maestro dell’Ordine di Malta, Fra’ Giacomo Dalla Torre, ha vietato tutte le cerimonie liturgiche ufficiali nella cosiddetta Forma Straordinaria del Rito Romano, così chiamata dal moti proprio Summorum Pontificum, ma in realtà si tratta del Rito Romano Antico, secondo Benedetto XVI mai abrogato. 
La decisione è stata ufficializzata con una lettera di  è stata inviata a tutti i Presidenti del Gran Priorato e delle Associazioni nazionali, con la dicitura: 
“D’ora in poi tutte le cerimonie liturgiche all’interno del nostro Ordine devono essere eseguite secondo il rito ordinario della Chiesa (rito di San Paolo VI) e non il rito straordinario (rito tridentino)”.
“Questa decisione si applica a tutte le celebrazioni liturgiche ufficiali, come le investiture, le messe durante i nostri pellegrinaggi, le messe in memoria, così come le feste e le solennità dell’Ordine. …i superiori devono informare i loro subordinati affinché l’ordine sia “immediatamente messo in pratica”.
La lettera dice, usando termini piuttosto sommari e non corrispondenti al frasario del Summorum Pontificum, che mentre il motu proprio lascia ai sacerdoti la libertà di decidere quale forma di rito romano celebrare, permette anche al Superiore Maggiore di un istituto religioso di decidere sull’uso della Messa tradizionale latina all’interno della specifica comunità. Ma non viene fornita alcuna spiegazione per la decisione.

Un provvedimento che aumenterà  le tensioni all’interno dell’Ordine, afflitto da divisioni legate ad una disputa del 2016-17 che ha portato Papa Francesco a chiedere a Matthew Festing di dimettersi da Gran Maestro nel gennaio 2017 [qui (con link ai precedenti) – qui ]. Dalla Torre è stato formalmente eletto suo successore l’anno successivo, carica che ora ricopre a vita.
Il patronus ufficiale dell’Ordine è il Cardinale Raymond Burke, noto sostenitore della Messa Antica.
 
Chissà che non sia anche una reazione per quanto il Patronus dell’Ordine, inseme ad un altro cardinale e tre vescovi ha recentemente riaffermato sulla Liturgia nella Dichiarazione delle verità che contraddicono alcuni degli errori più comuni nella vita della Chiesa dei nostri tempi, che nella Quarta parte, sui Sacramenti, riafferma l’insegnamento della Chiesa sulla transustanziazione; sulla natura della Santa Messa, che è un “vero e proprio sacrificio offerto alla Santa Trinità; questo sacrificio è propiziatorio tanto per le persone che vivono sulla terra quanto per le anime che si trovano nel Purgatorio”; sulla Presenza Reale di Gesù Cristo nella Santa Eucarestia; sulla differenza essenziale tra l’ordine sacerdotale e il sacerdozio dei fedeli. Per approfondire alcune essenziali differenze tra i due Messali, piuttosto che tra le “due forme” dello stesso Rito, potete consultare questo mio intervento: Il Rito Romano Antico e l’applicazione del Summorum Pontificum.

Si tratta comunque di una decisione che rivela un’avversione sempre più diffusa nei confronti del Rito Romano Antico in tutte le diocesi, con la lapidaria motivazione di “non dispiacere il Papa”. Peccato che a un Papa dispiaccia un Rito per il quale il suo predecessore così si esprimeva: “Non c’è nessuna contraddizione tra l’una e l’altra edizione del Missale Romanum. Nella storia della Liturgia c’è crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto”. (Benedetto XVI Motu proprio Summorum Pontificum, 7 luglio 2007 – qui).