Il Congresso di Verona …ahinoi! Una grande sconfitta - Corrispondenza romana
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Il Congresso di Verona …ahinoi! Una grande sconfitta

(Il Cammino dei Tre Sentieri – 31 marzo 2019) Il grande rumore intorno al Congresso di Verona non può esimerci dal fare qualche riflessione.

Prima però ci preme una doverosa premessa… anzi: due doverose premesse.

La prima è quella di ribadire la vicinanza umana ed ideale con tante organizzazioni che si sono prodigate nella realizzazione di un evento di questo tipo.

La seconda è l’ammirazione per il talento e la forza di poter organizzare un simile evento.  Talento e forza che- diciamolo francamente- non è da tutti.

Detto questo (e ci premeva dirlo in maniera ovviamente sincera), dobbiamo però prendere atto che (non certo per le intenzioni degli organizzatori) che questo evento sembra aver fallito e perfino essere stato -ahinoi!- controproducente. Torniamo a ripetere: lo diciamo ex-post (cioè dopo), senza la pretesa di dire “…lo avevamo detto prima.” Almeno noi – a riguardo- non avevamo detto proprio nulla. Constatiamo solo ora.

Dicevamo: sul piano dell’immagine pubblica ci sembra che l’evento sia stato controproducente perché di fatto ha segnato la sconfitta di una battaglia, ovviamente di una buonissima battaglia.

Alla fine che cosa è rimasto nell’opinione pubblica di questo evento? Non tanto il fatto che ci siano cattolici intransigenti che vogliono difendere la famiglia tradizionale, che sono contro l’aborto, il gender, l’utero in affitto e porcherie varie. Se fosse rimasto solo questo, sarebbe andata bene. No. L’immagine che è passata è che questi cattolici, da cui si dovrebbe prendere le distanze perché troppo duri e medievali, tutto sommato sui cosiddetti “diritti acquisiti” prendono atto che nulla si dovrebbe o potrebbe fare; perché forse su questi diritti (questa è l’immagine che gira per l’aria) anche loro sarebbero d’accordo, visto la varietà dei toni che si sono succeduti sul palco.

Ma non solo questo. Non prevedendo l’assalto mediatico che in maniera concentrica è stato fatto loro, molti degli organizzatori, sollecitati da giornalisti, si sono dovuti affannare a dire che il Congresso non sarebbe stato contro nulla e nessuno, ma solo propositivo. Che -diciamolo francamente- è come se una squadra di calcio dicesse: giochiamo per non fare goal. Un tentativo patetico, perché poi gli avversari che hanno manifestato a Verona, hanno manifestato contro e chi ha attaccato mediaticamente, ha attaccato contro. Ma poi è da sempre che insistiamo con il dire che il grande fallimento della pastorale cattolica contemporanea è proprio quello di voler affermare senza condannare… e poi ci affanniamo a fare lo stesso?

C’è stato qualcuno nel Congresso -o a latere non lo sappiamo- che ha affermato che la pratica omosessuale è un peccato che fa andare all’inferno. Ed anche in questo caso, sollecitati dai giornalisti, si è voluto prendere le distanze da una verità che, per quanto incomprensibile dal beotismo dominante, è sacrosanta. Capiamo che potrebbe essere sottaciuta senza direttamente affermarla per motivi prudenziali, ma, una volta che si viene interpellati sul punto, non si può in coscienza fare silenzio o prendere le distanze da una simile affermazione, altrimenti si dà scandalo, nel senso che chi ascolta può capire che finanche i cattolici “tosti” ormai non credono più che l’omosessualità sia un peccato che grida vendetta dinanzi a Dio.

Insomma, un grande pasticcio.

Alla fine cosa è rimasto?

E’ rimasta la convinzione che i diritti acquisiti non si devono toccare. Che la 194 non si deve toccare. E che quello che si vuole è solo un maggiore spazio e un po’ più di riconoscimento giuridico per la famiglia tradizionale. Ben poca cosa!

Ovviamente speriamo di venire smentiti dai fatti prossimi futuri. E ribadiamo a scanso di equivoci: non vogliamo farci “maestrini” e dire “…lo avevamo detto“, perché non lo avevamo detto affatto!