Il colpo di freno della Querida Amazonia - Corrispondenza romana
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Il colpo di freno della Querida Amazonia

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(Roberto de Mattei, Radioromalibera.org – 14 febbraio 2020) Dopo la pubblicazione dell’Esortazione post-sinodale di papa Francesco Querida Amazonia, i commenti e le interpretazioni di questo documento sono stati i più vari. Tra i più interessanti ci sono quelli di un ricercatore cileno José Antonio Ureta, che è un militante della Tradizione cattolica e di un vaticanista ultra-progressista, ma sempre lucido nelle sue analisi, Marco Politi.

Ureta osserva come il documento pontificio dia allo stesso tempo un colpo di freno e un colpo di acceleratore. Un colpo di freno sull’agenda ecclesiastica, e un colpo di acceleratore su quella socio-politica. Da una parte nessuna apertura né a viri probati né a “diaconesse”. “Anzi, Francesco insiste che non si tratta semplicemente di facilitare una maggiore presenza di ministri ordinati che possano celebrare l’Eucaristia, ma di promuovere l’incontro con la Parola di Dio e la crescita nella santità attraverso i vari tipi di servizi pastorali svolti dai laici (n° 93), come aveva suggerito molto saggiamente mons. Athanasius Schneider ispirandosi alla sua propria esperienza della mancanza di sacerdoti nell’ Unione Sovietica”. Per lo stesso motivo della configurazione del sacerdote a Cristo, “Papa Francesco chiude la discussione sull’ordinazione delle donne, asserendo che sarebbe una forma di riduzionismo “clericalizzarle” (N° 100).”

D’altra parte Papa Francesco – citando abbondantemente la sua enciclica Laudato Si’ – ribadisce la sua cosmovisione “teilhardiana” e New Age di un universo in cui “tutto è collegato” (n° 41) e tesse le lodi al misticismo indigeno che porta gli aborigeni non solo a contemplare la natura, ma a sentirvisi così intimamente legati da ritenerla una madre (n° 55)”.L’aspetto più claudicante del documento – secondo Ureta, ed io concordo con lui – è la sua piena adesione ai postulati e all’agenda della Teologia della Liberazione, nella sua versione ecologica riciclata da Leonardo Boff e fatta propria dai documenti sinodali”. Infatti “l’Esortazione post-sinodale assume, senza il necessario discernimento, la diagnosi catastrofista delle ONG ambientaliste e dei partititi di sinistra sulla supposta devastazione dell’Amazzonia: la foresta sarebbe stata rasa al suolo (n° 13); la costruzione di centrali idroelettriche e di vie marittime starebbe rovinando i fiumi (n° 11); la regione sarebbe davanti a un disastro ecologico (n° 8); le popolazioni sarebbero decimate, nel silenzio, dai nuovi colonizzatori (nota 13) o costrette ad emigrare nelle città dove troverebbero le peggiori forme di schiavitù (n° 10). Peggio ancora, le soluzioni alternative che Papa Francesco propone corrispondono ai sogni collettivisti più avanguardisti degli antropologi neo-marxisti che vedono nella vita tribale delle foreste il modello del mondo futuro”.

Insomma – conclude Ureta – questa insolita Esortazione post-sinodale – che evita di citare il Documento Finale del Sinodo dei vescovi che l’ha motivata – rappresenta, allo stesso tempo, una accelerazione socioeconomica e un freno ecclesiologico che dispiacerà a greci e troiani. Ma senz’altro i più dispiaciuti saranno i prelati ed esperti dell’area germanica che hanno investito lunghe ore di lavoro intellettuale e centinaia di milioni di euro in una assemblea sinodale che è finita per far nascere un uccello storpio, non in grado di spiccare il volo giacché amputato in una delle sue ali”.


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L’immagine di un uccello che non è in grado di spiccare il volo è confermata dall’analisi di Marco Politi che, su Il Fatto quotidiano del 13 febbraio, esprime tutta l’insoddisfazione dei progressisti. “Papa Francesco – afferma Politi – ha frenato bruscamente, consapevole che l’opposizione a una svolta era ramificata e forte e tanto più potente quanto sotterranea. E’ una sconfitta per lo slancio riformatore del pontificato”. Politi cita a questo punto quanto diceva a suo tempo l’ ex presidente della conferenza episcopale francese, il cardinale Roger Etchegaray: “I primi tempi Francesco godrà una sorta di luna di miele, ma poi verrà il momento in cui si troverà con le spalle al muro”.Il momento – scrive Politi – è questo. Per Francesco non è soltanto duro dover constatare che i rapporti di forza all’interno della Chiesa non sono, su questi temi, a suo favore. La difficoltà in cui è stato messo è acuita dal fatto che Bergoglio si trova ora in aperta contraddizione con se stesso. E’ stato lui infatti a incoraggiare apertamente la discussione sul tema dei viri probati (uomini sposati di provata fede e moralità da candidare al sacerdozio). E’ stato lui a volere che l’argomento fosse trattato nel sinodo, lui ha scelto come relatore generale il cardinale Claudio Hummes apertamente favorevole a questa soluzione e sempre lui ha autorizzato che il documento preparatorio, Instrumentum Laboris, contenesse un passaggio esplicitamente dedicato al tema. Ma soprattutto Francesco si trova in contraddizione con un principio da lui propugnato sin dall’inizio del pontificato: il principio di sinodalità, per cui i vescovi sono chiamati a partecipare con il papa alla guida della Chiesa. Francesco ha emanato persino un documento, a futura memoria, per consentire che vi siano sinodi di vescovi con potestà deliberativa. E adesso che un sinodo come quello dell’Amazzonia prende una decisione a regolare maggioranza di due terzi, lui salta a pie’ pari la questione e non la menziona in alcun modo”.

Lo stop imposto ad aperture sull’ordinazione di uomini sposati e sul diaconato femminile fa parte, secondo Politi, della “guerra civile sotterranea, che agita il cattolicesimo. “Papa Francesco ha percepito di non avere nell’episcopato e tra i cardinali di tutto il mondo alleati sufficienti per imporre una svolta. Perché i papi sono onnipotenti quando sono conservatori, quando sono riformisti devono tener conto dei rapporti di forza interni alla Chiesa. Il colpo d’arresto provoca anche contraccolpi. E’ difficile credere che l’improvviso annuncio del cardinale Reinhard Marx di non volere più ripresentarsi a marzo per un secondo mandato alla guida della conferenza episcopale tedesca non abbia legami con l’esito del sinodo. Marx, grande sostenitore delle riforme bergogliane, deve avere capito che si è aperta una fase di stagnazione nel riformismo del pontificato. E certamente non gli va di passare i prossimi anni a difendere i “no” papali al clero sposato e al diaconato femminile: temi su cui lui stesso e una larga fetta del cattolicesimo di qua e di là dell’Atlantico sono estremamente sensibili.”

Papa Francesco – conclude Politi – si ritrova oggi più solo, avendo suscitato delusione in una massa notevole dei suoi sostenitori. Il documento post-sinodale Querida Amazonia è molto bello e stimolante nella parte che riguarda le ingiustizie che colpiscono gli indigeni, l’importanza della salvaguardia della natura, la protezione di un ambiente culturale, la necessità di coinvolgere nella liturgia cattolica elementi fondanti delle tradizioni spirituali dei popoli amazzonici. E tuttavia il colpo per la mancata svolta sui preti sposati resta forte.”


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Politi valuta il documento non tanto in sè stesso quanto nelle sue conseguenze. E se situiamo la Querida Amazonia all’interno del processo storico in cui si inserisce, dobbiamo dire che il colpo di freno è stato molto più forte del colpo di acceleratore e avrà conseguenze molto più dirompenti

Un uccello privato di un’ala non vola e una macchina che viaggia ad alta velocità, se subisce una brusca frenata può uscire di strada. Non dobbiamo né sottovalutare né sopravvalutare le forze dei nostri nemici. Molti buoni cattolici di orientamento tradizionale, hanno posto la Querida Amazonia sullo stesso piano della Amoris laetitia, per non dire peggio, definendola un capolavoro di astuzia modernista. In realtà, la svolta preannunciata non c’è stata e i progressisti hanno dovuto ammetterlo. La Rivoluzione certamente è astuta, e usa la strategia del passo indietro per farne due avanti. Ma la Rivoluzione non è infallibile e la Contro-Rivoluzione che ad essa si oppone non è destinata a perdere. Se così non fosse, se la Rivoluzione non sbagliasse mai, i contro-rivoluzionari perderebbero tempo a combatterla. Bisognerebbe incrociare le braccia ed affidarsi solamente a Dio. Ma Dio vuole la nostra lotta, il nostro impegno per studiare gli errori dell’avversario e colpirlo come Davide fece con Golia. Chi combatte, combatte per vincere, non per dare sempre ragione al nemico, qualsiasi cosa faccia.


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