I cinque “dubia” di cinque cardinali su punti chiave del Sinodo. Ai quali il papa non ha risposto

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di Sandro Magister

Sono passati più di quaranta giorni da quando, il 21 agosto, cinque cardinali hanno consegnato a papa Francesco e al prefetto del dicastero per la dottrina della fede cinque loro “dubia” su altrettanti punti chiave della dottrina e della morale.

Ma non hanno ricevuto risposta. E allora hanno deciso di renderli pubblici.

I cinque cardinali appartengono ad altrettanti continenti. Sono il tedesco Walter Brandmüller, lo statunitense Raymond Leo Burke, il messicano Juan Sandoval Íñiguez, il guineano Robert Sarah, il cinese Joseph Zen Ze-kiun. I quali si dicono a loro volta certi che anche lo scomparso cardinale George Pell “condivideva questi ‘dubia’ e sarebbe stato il primo a sottoscriverli”.

I cinque “dubia” da loro formulati toccano nel vivo il Sinodo che si apre a Roma il 4 ottobre.

Essi chiedono al papa se la Chiesa possa o no insegnare il contrario di quanto ha sempre insegnato in materia di fede e di morale, e se a un Sinodo come quello in corso, fatto anche di semplici battezzati, possa essere riconosciuta l’autorità che è sempre stata esclusivamente del papa e dei vescovi.

Più in particolare, chiedono che sia fatta chiarezza su tre punti oggi controversi: la benedizione delle coppie omosessuali, l’ordinazione delle donne al sacerdozio e l’assoluzione sacramentale data a tutti e sempre, senza condizioni.

Il documento pubblicato integralmente in questa pagina è la lettera che i cinque cardinali hanno consegnato al papa il 21 agosto.

Che però ha un precedente. Perché già il 10 luglio i cinque cardinali avevano consegnato a Francesco e al prefetto del dicastero per la dottrina della fede una prima formulazione degli stessi “dubia”:

> “Si chiede se…” – 10 luglio 2023

E già il giorno dopo, l’11 luglio, il papa aveva loro risposto per lettera, arrivata ai destinatari il 13.

Solo che questa risposta era parsa ai cinque cardinali tanto ridondante (sette fogli nell’originale in lingua spagnola) quanto vaga ed elusiva, ben lontana dal sciogliere i cinque “dubia”.

Pur firmata da Francesco, la lettera denotava lo stile di scrittura del suo teologo di fiducia, l’argentino Victor Manuel Fernández, vicino ad assumere il ruolo di nuovo prefetto del dicastero per la dottrina della fede.

I cinque cardinali hanno quindi deciso di ripresentare al papa i loro “dubia”, riformulati in modo più stringente, così che ad essi si debba rispondere con un “sì” o con un “no”, senza scappatoie, come avviene di regola e come è già avvenuto nel 2021, a firma dell’allora prefetto della congregazione per la dottrina della fede Luis F. Ladaria, proprio in risposta a un “dubium” sulla benedizione delle coppie omosessuali:

> “Responsum” ad un “dubium” circa la benedizione…

Come è noto, questo “no” del cardinale Ladaria alla benedizione delle coppie omosessuali – pubblicato con l’”assenso” esplicito del papa – è stato però di fatto contraddetto più volte da papa Francesco in persona. E questa è verosimilmente una delle ragioni che hanno indotto l’ex prefetto del dicastero per la dottrina della fede, umiliato dal papa anche su altre gravi questioni, a cancellare la propria partecipazione al Sinodo che si aprirà il 4 ottobre.

In ogni caso, ai “dubia” così come gli sono stati riproposti il 21 agosto, il papa non ha dato risposta. E dopo quaranta giorni di attesa vana, i cinque cardinali hanno deciso di rendere pubblico il carteggio, affidandolo, in Italia, a Settimo Cielo.

Qui di seguito, ecco dunque la lettera consegnata il 21 agosto dai cinque cardinali al papa, preceduta da una “notifica” ai fedeli in cui essi dicono le ragioni di questa loro iniziativa.

*

1. Notifica ai fedeli laici sui “dubia” sottomessi a Papa Francesco

Fratelli e sorelle in Cristo,

Noi, membri del Sacro Collegio Cardinalizio, avendo presente il dovere di tutti i fedeli “di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa” (can. 212 § 3) e, soprattutto, avendo presente la responsabilità dei Cardinali che “assistono il Romano Pontefice… come singoli… nella cura soprattutto quotidiana della Chiesa universale” (can. 349), considerate varie dichiarazioni di alcuni alti Prelati inerenti alla celebrazione del prossimo Sinodo dei Vescovi, palesemente contrarie alla costante dottrina e disciplina della Chiesa, e che hanno generato e continuano a generare tra i fedeli e in altre persone di buona volontà grande confusione e la caduta in errore, abbiamo manifestato la nostra profondissima preoccupazione al Romano Pontefice.

Ricorrendo alla provata prassi della sottomissione di “dubia” [domande] ad un superiore per fornirgli l’occasione di chiarire, attraverso i suoi “responsa” [risposte], la dottrina e la disciplina della Chiesa, con la nostra lettera del 10 luglio 2023 abbiamo sottomesso a Papa Francesco cinque “dubia”, di cui è allegata una copia. Papa Francesco ci ha risposto con lettera dell’11 luglio 2023.

Avendo studiato detta lettera, che non ha seguito la prassi dei “responsa ad dubia” [risposte a domande], abbiamo riformulato i “dubia” per suscitare una risposta chiara, basata sulla perenne dottrina e disciplina della Chiesa. Con la nostra lettera del 21 agosto 2023, noi abbiamo sottomesso al Romano Pontefice i riformulati “dubia”, di cui è allegata una copia. Finora non abbiamo ricevuto risposta.

Data la gravità della materia dei “dubia”, specialmente in vista della predetta imminente sessione del Sinodo dei Vescovi, abbiamo giudicato che è nostro dovere informare Voi fedeli (can. 212 § 3), affinché non siate soggetti a confusione, errore e scoraggiamento, invitandovi a pregare per la Chiesa universale e, in particolare, per il Romano Pontefice, perché il Vangelo sia insegnato sempre più chiaramente e seguito sempre più fedelmente.

Vostri in Cristo,

Walter Card. Brandmüller
Raymond Leo Card. Burke
Juan Card. Sandoval Íñiguez
Robert Card. Sarah
Joseph Card. Zen Ze-kiun

Roma, 2 ottobre 2023

*

2. A Sua Santità Francesco, Sommo Pontefice

Beatissimo Padre,

Vi siamo molto grati per le risposte che ci avete gentilmente voluto offrire. Vorremmo innanzitutto chiarire che, se Vi abbiamo posto queste domande, non è per paura del dialogo con gli uomini del nostro tempo, né delle domande che potrebbero rivolgerci sul Vangelo di Cristo. Siamo infatti convinti, come Vostra Santità, che il Vangelo porti pienezza alla vita umana e offra risposta a ogni nostra domanda. La preoccupazione che ci muove è un’altra: ci preoccupa vedere che ci sono pastori che dubitano della capacità del Vangelo di trasformare i cuori degli uomini e finiscono per proporre loro non più la sana dottrina, bensì “insegnamenti secondo le loro voglie” (cf. 2 Tim 4, 3). Ci preoccupa, inoltre, che non si comprenda che la misericordia di Dio non consiste nel coprire i nostri peccati, ma è molto più grande, in quanto ci rende capaci di rispondere al suo amore osservando i suoi comandamenti, cioè di convertirsi e credere al Vangelo (cf. Mc 1, 15)

Con la stessa sincerità con cui Voi ci avete risposto, dobbiamo aggiungere che le Vostre risposte non hanno risolto i dubbi che avevamo sollevato, ma li hanno semmai approfonditi. Ci sentiamo quindi in dovere di riproporre, riformulandole, queste domande a Vostra Santità, che come successore di Pietro è incaricato dal Signore di confermare i Vostri fratelli nella fede. Ciò è tanto più urgente in vista dell’imminente Sinodo, che molti vogliono utilizzare per negare la dottrina cattolica proprio sulle questioni su cui vertono i nostri “dubia”. Vi riproponiamo quindi le nostre domande, in modo che ad esse si possa rispondere con un semplice “sì” o “no”.

1. Vostra Santità insiste sul fatto che la Chiesa può approfondire la sua comprensione del deposito della fede. Questo è effettivamente ciò che insegna “Dei Verbum” 8 e appartiene alla dottrina cattolica. La Vostra risposta, però, non coglie la nostra preoccupazione. Molti cristiani, compresi pastori e teologi, sostengono oggi che i cambiamenti culturali e antropologici del nostro tempo dovrebbero spingere la Chiesa a insegnare il contrario di ciò che ha sempre insegnato. Questo riguarda questioni essenziali, non secondarie, per la nostra salvezza, come la confessione di fede, le condizioni soggettive per accedere ai Sacramenti e l’osservanza della legge morale. Vogliamo quindi riformulare il nostro “dubium”: è possibile che la Chiesa insegni oggi dottrine contrarie a quelle che in precedenza ha insegnato in materia di fede e di morale, sia da parte del Papa “ex cathedra”, sia nelle definizioni di un Concilio ecumenico, sia nel magistero ordinario universale dei vescovi sparsi nel mondo (cfr. “Lumen Gentium” 25)?

2. Vostra Santità ha insistito sul fatto che non ci può essere confusione tra il matrimonio e altri tipi di unioni di natura sessuale e che, pertanto, qualsiasi rito o benedizione sacramentale di coppie omosessuali, che darebbero luogo a tale confusione, dovrebbero essere evitati. La nostra preoccupazione, tuttavia, è un’altra: siamo preoccupati che la benedizione di coppie omosessuali possa creare in ogni caso confusione, non solo in quanto possa farle sembrare analoghe al matrimonio, ma anche in quanto gli atti omosessuali verrebbero presentati praticamente come un bene, o almeno come il bene possibile che Dio chiede alle persone nel loro cammino verso di Lui. Riformuliamo quindi il nostro dubbio: è possibile che in alcune circostanze un pastore possa benedire unioni tra persone omosessuali, lasciando così intendere che il comportamento omosessuale in quanto tale non sarebbe contrario alla legge di Dio e al cammino della persona verso Dio? Legato a questo “dubium” è necessario sollevarne un altro: continua ad essere valido l’insegnamento sostenuto dal magistero ordinario universale, secondo cui ogni atto sessuale fuori del matrimonio, e in particolare gli atti omosessuali, costituisce un peccato oggettivamente grave contro la legge di Dio, indipendentemente dalle circostanze in cui si realizzi e dall’intenzione con cui si compia?

3. Voi avete insistito sul fatto che esiste una dimensione sinodale della Chiesa, in quanto tutti, compresi i fedeli laici, sono chiamati a partecipare e a far sentire la propria voce. La nostra difficoltà, tuttavia, è un’altra: oggi si sta presentando il futuro Sinodo sulla “sinodalità” come se, in comunione con il Papa, esso rappresentasse la Suprema Autorità della Chiesa. Tuttavia, il Sinodo dei Vescovi è un organo consultivo del Papa, non rappresenta il collegio episcopale e non può dirimere le questioni in esso trattate né emanare decreti su di esse, a meno che, in casi determinati, il Romano Pontefice, cui spetta ratificare le decisioni del Sinodo, non gli abbia espressamente concesso potestà deliberativa (cf. can. 343 C.I.C.). Si tratta di un punto decisivo in quanto non coinvolgere il collegio episcopale in questioni come quelle che il prossimo Sinodo intende sollevare, le quali toccano la costituzione stessa della Chiesa, andrebbe proprio contro la radice di quella sinodalità, che si afferma di voler promuovere. Ci sia permesso quindi di riformulare il nostro “dubium”: il Sinodo dei Vescovi che si terrà a Roma e che include solo una rappresentanza scelta di pastori e di fedeli, eserciterà, nelle questioni dottrinali o pastorali su cui sarà chiamato ad esprimersi, la Suprema Autorità della Chiesa, che spetta esclusivamente al Romano Pontefice e, “una cum capite suo”, al Collegio dei Vescovi (cf. can.336 C.I.C.)?

4. Nella Vostra risposta Vostra Santità ha chiarito che la decisione di San Giovanni Paolo II in “Ordinatio sacerdotalis” è da tenersi in modo definitivo, e ha giustamente aggiunto che è necessario comprendere il sacerdozio, non in termini di potere, ma in termini di servizio, per capire rettamente la decisione di nostro Signore di riservare gli ordini sacri soltanto agli uomini. D’altra parte, nell’ultimo punto della Vostra risposta ha aggiunto che la questione può ancora essere approfondita. Siamo preoccupati che qualcuno possa interpretare quest’affermazione nel senso che la questione non è ancora stata decisa in modo definitivo. Infatti, San Giovanni Paolo II afferma in “Ordinatio sacerdotalis” che questa dottrina è stata insegnata infallibilmente dal magistero ordinario e universale, e quindi che appartiene al deposito della fede. Questa è stata la risposta della Congregazione per la Dottrina della Fede ad un “dubium” sollevato riguardo alla lettera apostolica, e questa risposta fu approvata dallo stesso Giovanni Paolo II. Dobbiamo quindi riformulare il nostro “dubium”: la Chiesa potrebbe in futuro avere la facoltà di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne, contraddicendo così che la riserva esclusiva di questo sacramento ai battezzati di sesso maschile appartenga alla sostanza stessa del Sacramento dell’Ordine, che la Chiesa non può cambiare?

5. Infine, Vostra Santità ha confermato l’insegnamento del Concilio di Trento secondo cui la validità dell’assoluzione sacramentale richiede il pentimento del peccatore, che include il proposito di non peccare di nuovo. E ci ha invitato a non dubitare dell’infinita misericordia di Dio. Vorremo ribadire che la nostra domanda non scaturisce dal dubbio sulla grandezza della misericordia di Dio, ma al contrario, nasce dalla nostra consapevolezza che questa misericordia è così grande da renderci capaci di convertirci a Lui, di confessare la nostra colpa e di vivere come Lui ci ha insegnato. A sua volta, qualcuno potrebbe interpretare la Vostra risposta come se il solo fatto di avvicinarsi alla confessione sia una condizione sufficiente per ricevere l’assoluzione, in quanto potrebbe includere implicitamente la confessione dei peccati e il pentimento. Vorremo quindi riformulare il nostro “dubium”: può ricevere validamente l’assoluzione sacramentale un penitente che, pur ammettendo un peccato, si rifiutasse di fare, in qualunque modo, il proposito di non commetterlo di nuovo?

Città del Vaticano, 21 agosto 2023

Walter Card. Brandmüller
Raymond Leo Card. Burke
Juan Card. Sandoval Íñiguez
Robert Card. Sarah
Joseph Card. Zen Ze-kiun

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Un precedente di grande rilievo a questa iniziativa dei cinque cardinali sono stati i “dubia” presentati a papa Francesco nel 2016 su cinque punti controversi di “Amoris laetitia”, il documento conclusivo del sinodo sulla famiglia:

Anche allora Francesco non rispose. E anche allora, dopo molte settimane di silenzio del papa, i “dubia” furono resi pubblici:

> “Fare chiarezza”. L’appello di quattro cardinali al papa

I cardinali che in quell’occasione uscirono allo scoperto furono quattro. Oltre a Brandmüller e Burke, l’italiano Carlo Caffarra e il tedesco Joachim Meisner, entrambi scomparsi nel 2017.

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