Google licenzia l’ingegnere che voleva mettere in discussione il “gender diktat” - CR - Agenzia di informazione settimanale
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Google licenzia l’ingegnere che voleva mettere in discussione il “gender diktat”

(di Rodolfo de Mattei su Osservatoriogender.it) Licenziato per aver osato mettere in discussione la policy di Google in materia di inclusione e diversità. Questa l’incredibile sorte toccata a James Damore Senior Software Engineer accusato di essere l’autore di un inaccettabile documento fatto circolare sulla piattaforma interna dell’azienda “Blind”, intitolato “Google’s Ideological Echo Chamber”.

Il testo, in 1o pagine,  già nel titolo, traducibile in “La camera dell’eco ideologica di Google“, esprime efficacemente quello che è, secondo Damore, l’attuale asfissiante clima culturale interno all’azienda di Mountain View, dove il diktat etico del gender si afferma e acquisisce la forza di verità assoluta attraverso il suo incessante e inconfutabile riverbero interno.

La camera dell’eco è infatti una espressione metaforica per indicare una situazione in cui le idee e le credenze acquisite vengono amplificate e rafforzate attraverso la loro continua ripetizione all’interno di un ambiente o sistema dato. Un intollerante contesto di regime nel quale, i dati scientifici e le fonti ufficiali, se non collimano con quella che è l’idea riverberata, non vengono più presi in considerazione, in un clima di censura o di sotto rappresentazione di qualsiasi opinione o punto di vista dissidente.

ESCLUSIONE IN NOME DELL’INCLUSIONE

Per evidenziare tale paradossale anomalia, per quale, in nome dell’inclusione, si assiste ad una esclusione preventiva delle opinioni contrastanti a riguardo, Damore ha pensato appunto di redigere tale sintetico documento ad uso interno che ponesse l’attenzione su alcuni aspetti, secondo lui, degni di approfondimento.

Ma vediamo che cosa ha scritto di tanto grave il giovane ingegnere di Google per meritare l’immediato licenziamento.

Ben sapendo di toccare un tasto dolente, onde evitare qualsiasi tipo di fraintendimento, Damore fa precedere il proprio testo da una chiarissima premessa, intitolata Reply to public response and misrepresentation (Risposta alla pubblica reazione e agli errori di interpretazione), in cui si legge:

Io apprezzo la diversità e l’inclusione, non nego che il sessismo esista e non approvo l’uso degli stereotipi“.

Tuttavia, aggiunge Damore, per poter risolvere il problema attorno al “gender gap”, ovvero il divario di trattamento tra uomini e donne, è necessario aprire una “discussione onesta“, scevra da pregiudizi di parte, in quanto:

la sicurezza psicologica si basa sul rispetto e l’accettazione reciproca, ma purtroppo la nostra cultura della berlina e della falsa presentazione dei fatti è scoraggiante e inaccettabile per chiunque si trovi al di fuori della sua camera d’eco. Nonostante quella che sembra essere stata la reazione pubblica, ho ricevuto molti messaggi di supporto da compagni di Google che mi hanno espresso la loro gratitudine per aver posto tali problemi molto importanti con i quali concordano ma che non avrebbero mai avuto il coraggio di dire o di difendere a causa della nostra ‘cultura della berlina’ e la possibilità di venire licenziati. Questo deve cambiare“.

CENSURA IDEOLOGICA

L’ingegnere sottolinea però come un dialogo serio attorno a certi temi sia attualmente impossibile per via del clima di omertà e censura ideologica vigente all’interno di Google, auspicando l’avvio di un dibattito schietto e costruttivo:

“Le persone generalmente hanno buone intenzioni, ma tutti abbiamo pregiudizi che ci sono invisibili. Fortunatamente, una discussione aperta e onesta con coloro che sono in disaccordo può evidenziare i nostri ‘angoli ciechi’ e aiutarci a crescere, ecco perché ho scritto questo documento. Google ha diversi pregiudizi e una discussione onesta riguardo questi pregiudizi è stata silenziata dalla ideologia dominante. Quello che segue non è affatto la storia completa, ma è una prospettiva di cui bisogna disperatamente parlare a Google”.

I PREGIUDIZI DI GOOGLE

Damore sottolinea inoltre come presso l’azienda di Mountain View sia predominante un pregiudizio di “sinistra” dal quale discende una monocultura politicamente corretta che mantiene il proprio controllo costringendo i dissidenti al silenzio:

A Google, ci viene detto regolarmente che i pregiudizi impliciti (inconsci) ed espliciti stanno tenendo le donne indietro nella tecnologia e nella leadership. Naturalmente, gli uomini e le donne sperimentano in modo diverso il pregiudizio, la tecnologia e il posto di lavoro e dobbiamo essere consapevoli di questo, ma ciò è solo una parte di tutta la storia”.

Secondo l’ingegnere neosilurato esistono infatti innegabili differenze biologiche tra uomini e donne di cui non è possibile non tenere conto; differenze che non sono solo costruite socialmente in quanto, si legge sempre nel documento,

  • Sono universali in tutte le culture umane;

  • Spesso hanno chiare cause biologiche e sono collegate al testosterone prenatale;

  • I maschi biologici che sono stati castrati alla nascita e cresciuti come femmine spesso si identificano ancora e agiscono come maschi;

  • I tratti sottostanti sono altamente ereditabili;

  • Sono esattamente ciò che avremmo previsto da una prospettiva di psicologia evolutiva;

Damore fa poi notare come il suo non sia un giudizio di valore, quanto una semplice constatazione empirica, desunta dai dati scientifici basati sulla biologia:

“Nota, non sto dicendo che tutti gli uomini si differenziano dalle donne nei seguenti modi o che queste differenze sono “giuste”. Sto semplicemente affermando che la distribuzione delle preferenze e delle abilità degli uomini e delle donne differisce in parte a causa di cause biologiche e che queste differenze possano spiegare perché non vediamo una rappresentanza uguale delle donne nel settore della tecnologia e della leadership. Molte di queste differenze sono piccole e c’è una notevole sovrapposizione tra uomini e donne, per cui non si può dire nulla di un individuo a causa di queste distribuzioni di livello di popolazione”.

DIFFERENZE DELLA PERSONALITÀ

Quindi l’ingegnere fa un elenco di quelle che, in media, sono i tratti caratteristici prevalentemente presenti nelle donne:

  • Apertura rivolta verso i sentimenti e l’estetica piuttosto che verso le idee. Le donne in genere, rispetto agli uomini, hanno anche un interesse più forte per le persone piuttosto che per le cose (anche interpretate come empathizing vs. systemizing).

  • Queste due differenze in parte spiegano perché le donne preferiscono genericamente posti di lavoro in aree sociali o artistiche. Al contrario, più uomini trovano piacere nell’attività di programmazione perché richiede sistemizzazione e anche all’interno degli SWE’s, facendo un confronto, sono di più le donne che lavorano a contatto con il pubblico, che si occupano di persone e di estetica.

  • Estroversione, espressa come socievolezza piuttosto che assertività. Inoltre, sono più disponibili.

  • Ciò porta le donne generalmente ad avere più difficoltà a negoziare lo stipendio, chiedere sollecitazioni, parlare e comandare. Si noti che queste sono solo differenze medie e che ci sono sovrapposizioni tra uomini e donne, ma questo è visto solo come una questione femminile. (…).

  • Instabilità emotiva (maggiore ansia, minore tolleranza allo stress). Questo può contribuire a livelli più alti di ansia tra le donne come riferito su Googlegeist e ad un minor numero di donne in lavori ad alto tasso di stress.

Se le donne sono biologicamente predisposte per lavori meno pesanti e stressanti a contatto con le persone, all’opposto, gli uomini, per natura, sono più idonei a lavori impegnativi, ad alto tasso di fatica e stress:

Ci chiediamo sempre perché non vediamo le donne in posizioni di leadership, ma non ci chiediamo mai perché vediamo tanti uomini in questi posti di lavoro. Queste posizioni richiedono spesso lunghi e stressanti orari di lavoro che potrebbero non valere la pena se si desidera una vita equilibrata e soddisfacente.

Lo status è la metrica principale su cui gli uomini vengono giudicati e per questo spinge molti uomini verso questi posti di lavoro più pagati, ma meno soddisfacenti, per lo status che essi implicano. Si noti, che le stesse motivazioni che portano gli uomini verso posti di lavoro ad alto salario / alto stress nella tecnologia e nella leadership, portano gli uomini ad occupare posti indesiderati e pericolosi come l’estrazione di carbone, la raccolta di rifiuti e la lotta contro il fuoco e a soffrire il 93% delle morti sul posto di lavoro“.

SUGGERIMENTI PER AFFRONTARE IL “GENDER GAP”

Damore fornisce quindi una serie di suggerimenti per affrontare il “gender gap” secondo le rispettive predisposizioni di maschi e femmine, mettendo in evidenza come, mediamente, le donne mostrano un interesse più elevato per le “persone”, mentre gli uomini per le “cose”.

Una prospettiva per la quale, suggerisce sempre l’ingegnere Google, per attirare le donne verso una branca maschile, come l’ingegneria del software, sarebbe necessario cercare di rendere tale attività più orientata alle persone con la “programmazione in coppia” e con una maggiore collaborazione tra colleghi, sospendendo così alcuni degli attuali programmi educativi rivolti a indirizzare forzatamente le femmine verso il coding.

LE REAZIONI

Secondo quanto dichiaratio da Jaana DoganSoftware Engineer di bigG, molti tra coloro che hanno avuto modo di leggere il documento si sono schierati contro i suoi contenuti, ma vi è stato tuttavia ungrande numero di colleghi che ha concordato pienamente con quanto scritto.

La risposta ufficiale di Google, per mettere fine al gran polverone alzatosi, è stata affidata a Danielle Brown, ex Intel e da poco più di un mese in azienda, dove ha assunto il ruolo di Vice President of Diversity, Integrity & Governance, che ha scritto una lunga lettera rivolta a tutti i dipendenti del gruppo,dove si legge:

La diversità e l’inclusione sono elementi fondamentali dei nostri valori e della nostra cultura, che continueremo a coltivare. Non ci sono equivoci: crediamo che diversità e inclusione siano di importanza critica per il nostro successo come azienda e continueremo a lavorare in questa direzione, con un impegno sul lungo periodo.

Una volta messo alla porta, Damore, in un intervista pubblicata sul Wall Street Journal, si è detto «dispiaciuto» di lasciare l’azienda ma soprattutto di constatare come questa miri a mettere a tacere un “dibattito aperto e onesto“, sottolineando che “se continuerà a ignorare i problemi reali aperti dalle sue politiche sulla diversità, Google si muoverà ciecamente verso il futuro incapace di soddisfare e bisogni dei suoi dipendenti e deludendo miliardi dei suoi utenti“.

Nella stessa intervista, l’ingegnere ribadisce inoltre quanto scritto nel documento che gli è valso il licenziamento, evidenziando come chi non si allinea al diktat etico aziendale rischia di essere irreparabilmente “scomunicato”, al fine di inviare un segnale chiaro a tutti, secondo il celebre motto del dittatore comunista Mao Zedong “Colpirne uno per educarne cento“:

“L’umiliazione pubblica serve non solo a mostrare le virtù di chi la pratica ma mette anche in guardia gli altri sulla possibile punizione che li attende se non sono conformi. (…) Come è possibile che Google, la società che assume le persone più brillanti al mondo, sia potuta diventare così motivata dall’ideologia e intollerante alle argomentazioni scientifiche e a discussioni ragionevoli?».

COSA DICONO GLI STUDI SULLA DIFFERENZIAZIONE SESSUALE?

Eppure gli studi scientifici più seri, gli stessi probabilmente consultati dall’ingegnere ex-Google, smentiscono categoricamente le fantasie del “gender” e confermano quanto la ragione e l’esperienza quotidiana dimostrano ad ognuno di noi.

La psicologa Alice Eagly, ad esempio, una delle più autorevoli studiose americane dei processi di differenziazione sessuale, spiega che le teorie sull’indeterminatezza e irrilevanza delle differenze sessuali sono ampiamente superate, legate al particolare periodo storico femminista degli anni ’70, nel quale vi era un preciso interesse ideologico ad abbattere ogni sorta di cosiddetto stereotipo culturale.

In realtà, afferma la Eagly, gli stereotipi sessuali della gente comune risultano “abbastanza precisi”, gli scienziati, attualmente impegnati a studiare le differenze tra uomini e donne, «hanno iniziato a rendersi conto di aver infranto non gli stereotipi culturali ma l’opinione scientifica generale forgiata nel movimento femminista degli anni ’70».

Attorno alla ricerca scientifica sui processi di differenziazione sessuale è infatti calato progressivamente lo stesso silenzio ideologico regnante oggi all’interno di Google, un muro di omertà volto a boicottare qualsiasi tipo di studio o ricerca che abbia l’ardire di mettere in discussione le consolidate tesi femministe.

J. Richard Udry, professore di sociologia all’Università della North Carolina, ha ammesso di essere rimasto colpito e profondamente scoraggiato dalle estenuanti difficoltà sorte attorno alle pubblicazione di alcuni propri risultati scientifici riguardanti l’importanza dell’ambiente ormonale nel ventre materno nel processo di differenziazione sessuale. Difficoltà che lo studioso non aveva mai riscontrato nella sua lunga e autorevole carriera. A tale proposito, il professor Udry si domanda come «mai prima di allora uno degli altri progetti che aveva proposto era stato scartato per tre volte».

LA “SORELLANZA” FEMMINISTA E GLI STUDI ONESTI

Nel corso degli anni, all’interno del settore di studio sulle differenze di sesso, si è venuta a costituire quella che lo studioso inglese Robert Pool ha definito una vera e propria “sorellanza”. Secondo Pool, che si è ampiamente documentato sulla materia, confrontandosi con numerosi ricercatori attivi in questo campo, «gli scienziati che si occupano di ricerche provocatorie e innovative sulle preferenze dei due sessi sono in maggioranza donne». Oltretutto, lo studioso inglese ha scoperto come tali studi siano tutto fuorché imparziali dal momento che la maggior parte di queste ricercatrici «si definiscono femministe o almeno simpatizzano con gli obiettivi femministi».

Tuttavia, i dati reali hanno addirittura portato alcuni ricercatori seri ed onesti a rivedere la propria opinione riguardo l’esistenza di presunti modelli stereotipati. Tra queste, la psicologa americana Diane Halpern, intenzionata a dimostrare attraverso i suoi studi che le differenze tra i sessi fossero di natura esclusivamente sociale, si è dovuta ricredere, scrivendo, come riporta lo studioso americano Steven Rhoads nel suo interessante libro Uguali mai, che,

«dopo aver passato in rassegna una pila di articoli di giornale alta dei metri, numerosi libri e capitoli di libri […], ho cambiato idea […] ci sono differenze reali tra i sessi, e in alcuni casi piuttosto grandi, per quanto concerne certe capacità cognitive. Senza dubbio le abitudini sociali sono importanti […]ci sono anche valide prove che le diversità biologiche abbiano un ruolo».

Altre studiose, come Virginia Valian, si sono dedicate a studiare i comportamenti dei bambini fin da piccolissimi e ne hanno tratto conclusioni inequivocabili:

«i maschietti corrono di più in giro, e quando guardano illustrazioni con passeggeri a bordo di veicoli, la loro attenzione si concentra sul veicolo, mentre le bambine guardano le persone che ci sono dentro». Differenze comportamentali riscontrate anche all’asilo dove, «quando arrivano dei nuovi giocattoli, i maschi mollano quello che stanno facendo e vanno a vedere. Quando arrivano dei bambini nuovi, sono le femmine a mostrare più curiosità».

Tali differenze si manifestano già dai primissimi anni di età, «non appena inizia una qualche forma di comportamento autonomo», troppo presto perché si possa parlare di un’influenza scaturita da una socializzazione:

«I bambini si interessano a macchine, armi e fatti; piace loro rincorrersi, arrampicarsi, fare la lotta, giocare ai cowboy, e saltare. Se si dà loro una bambola, a volte la mettono a bordo di veicoli e la portano via dalla casa delle bambole oppure le sbattono la testa contro un mobile. Le bambine hanno interesse per persone, vestiti e parole; a loro piace giocare con le bambole, sussurrarsi all’orecchio, disegnare e farsi belle».

UN IDEOLOGICO CONCETTO DI UGUAGLIANZA

In tale ottica, il concetto, oggi così in voga, di uguaglianza, in inglese equity o equality, nei fatti, è un vocabolo astuto, subdolo ed ideologico, funzionale ad un progetto di sovvertimento delle strutture portanti della nostra società.

Corollario fondamentale del vero principio di uguaglianza è infatti un più generale principio di ragionevolezza alla luce del quale, «la Legge deve regolare in maniera uguale situazioni uguali ed in maniera diversa situazioni diverse, con la conseguenza che la disparità di trattamento trova giustificazione nella diversità delle situazioni disciplinate».

Una malintesa uguaglianza, strumentalizzata ai propri fini ideologici, non è altro che decostruzione della realtà e della natura, e alla fine, ingiustizia, come quella commessa nei confronti del coraggioso ed onesto ex ingegnere Google James Damore.

(di Rodolfo de Mattei su Osservatoriogender.it)