Gay si nasce o si diventa ? le contraddizioni del movimento LGBTQ - Corrispondenza romana
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Gay si nasce o si diventa ? le contraddizioni del movimento LGBTQ

(di Rodolfo de Mattei su osservatoriogender.famigliadomani.it Omosessuali si nasce o si diventa ? In questi giorni, l’annoso e dibattuto quesito è tornato in Italia alla ribalta mediatica, prontamente ripreso da tutti i principali alfieri del politically correct, in seguito alla pubblicazione del libro Gay si nasce? (Raffaele Cortina Editore), traduzione italiana di un volume edito nel 2010, dal titolo Gay, Straight, and the Reason Why. The Science of Sexual Orientation, ad opera del neuroscienziato americano, dichiaratamente omosessuale, Simone LeVay.

Secondo il suo curatore, lo psichiatra Vittorio Lingiardi, il libro di LeVay è “un avvincente tour de force nei campi della biologia, della genetica, dell’endocrinologia, della psicologia evolutiva, della psicologia evoluzionistica”, con il quale l’autore “tenta di riunire le varie linee di ricerca in una teoria coerente dell’orientamento sessuale, in contrasto con le credenze tradizionali che hanno ascritto l’omosessualità a dinamiche familiari, apprendimenti, esperienze sessuali precoci o libera scelta”.

In Gay si nasce?, LeVay, conosciuto per essere stato il primo a teorizzare la presunta esistenza di un gene omosessuale, si propone infatti di delineare il quadro della situazione riguardo la stato della ricerca scientifica sul tema dell’orientamento sessuale, riprendendo e ribadendo le tesi affermate nel suo sempre citato articolo, A difference in hypothalamic structure between heterosexual and homosexual men, apparso nel 1991 sul numero 5023 di Science, il magazine scientifico, dell’American Association for the Advancement of Science” (AAAS).

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Il neuroscienziato, spinto a tale ricerca dalla propria omosessualità e dalla perdita del proprio compagno deceduto di AIDS, sosteneva in quell’articolo che la causa dell’omosessualità maschile sarebbe riconducibile ad una alterazione del nucleo INAH3 (Interstitial Nucleus of the Anterior Hypothalamus) dell’ipotalamo anteriore. La ricerca di LeVay riguardo la diversità morfologica, a livello cerebrale, tra i due sessi, maschile e femminile, e tra omosessuali ed eterosessuali, rappresentò il tentativo di applicare alla specie umana gli studi di quattro scienziati del Dipartimento di Anatomia dell’Istituto di Ricerca sul Cervello dell’Università della California (USA), che in uno studio (R. A. Gorski, J. H. Gordon, J. E. Shryne, A. M. Southam, Evidence for a morphological sex difference within the medial preoptic area of the rat brain, «Brain Research» 148, 1978, pp. 333-346), pubblicato sulla rivista Brain Research, avevano affermato di essere riusciti ad individuare nei ratti maschi un’importante differenza di volume dei nuclei ipotalamici anteriori rispetto alle femmine. 

Gay,_Straight,_and_the_Reason_WhyLo studio di LeVay, destinato ad avere una grande diffusione e divenire fonte di enorme disinformazione sul tema, pretendeva di provare scientificamente che il nucleo 3 dell’ipotalamo anteriore dei maschi omosessuali avesse dimensioni più simili a quella delle donne che a quella dei maschi eterosessuali. Tale ricerca, effettuata su un gruppo di 27 gay morti di AIDS, concludeva che, nei soggetti esaminati, l’area risultava essere minore, in volume, rispetto agli eterosessuali e simile alle dimensioni dello stesso nucleo ipotalamico delle donne. Sulla base di questi risultati LeVay affermò che il nucleo ricercato presentava “un dimorfismo in relazione all’orientamento sessuale, almeno negli uomini”, suggerendo che per tale motivo l’orientamento sessuale avesse “un sostrato biologico”.

Nonostante lo studio di LeVay presentasse una serie di problemi evidenti, a cominciare dall’assoluta inattendibilità scientifica del particolare campione preso in esame, alla propaganda omosessualista bastò questa semplice dichiarazione per far passare l’ideologico messaggio che finalmente era stata scoperta l’origine biologica dell’omosessualità.  Il caso suscitò ovviamente gran clamore e sorpresa nella comunità scientifica, la quale reagì prontamente con una serie di articoli critici, sottolineando come le conclusioni di LeVay, per il limitatissimo numero di casi presi in esame, fossero del tutto prive di una solida e sufficiente base scientifica al fine di pervenire ad alcunché.

Gli studiosi Dick Swaab e M.A. Hofman misero in luce chiaramente come le osservazioni del neuroscienziato omosessuale non avessero alcun reale riscontro scientifico, né tantomeno fossero chiari i loro aspetti funzionali. Il polverone alzatosi scatenò così una vivace speculazione ideologica che alla fine costrinse lo stesso LeVay a fornire una precisazione che sgombrasse il campo da qualsiasi pretesa di “omosessualità innata”:

bisogna considerare ciò che non sono riuscito a dimostrare. Non ho provato che l’omosessualità è genetica, né ho trovato una causa genetica dell’omosessualità. Non ho dimostrato che omosessuali si nasce. Affermare il contrario è l’errore più comune di chi cerca di trarre delle conclusioni sul mio lavoro”.

La dottoressa Dina Nerozzi, medico e specialista in Psichiatria ed Endocrinologia, in un articolo pubblicato su “Notizie Pro Vita”, ha sottolineato come la “scienza” di LeVay non stia in piedi, in quanto basata su di uno

studio effettuato su pochi soggetti, donne, uomini presunti eterosessuali e omosessuali. Nonostante la pochezza del campione e l’incertezza perfino dell’orientamento sessuale dei soggetti coinvolti Le Vay afferma che il nucleo ipotalamico in questione è dimorfico in tema di orientamento sessuale, almeno negli uomini, e dunque l’orientamento sessuale ha un substrato biologico”.

Il neuroscienziato americano, nota sempre la Nerozzi, non adduce alcuna prova valida atta a dimostrare che il nucleo INAH3 rappresenti la sede della sessualità e le sue tesi, riguardo la presunta diversità del nucleo ipotalamico, sono contraddette dallo stesso processo fisiologico:

Tutti i portatori del cromosoma Y presentano, al quarto mese di vita intrauterina, un aumento dell’alfafetoproteina, una proteina che lega l’estrogeno circolante e gli impedisce di passare la barriera ematoencefalica. Il cervello maschile riceve l’imprinting attraverso il testosterone e questo vale per tutti i maschi, sia quelli che diverranno eterosessuali che quelli che diverranno omosessuali”.

Gli studi di LeVay non sono dunque riusciti a dimostrare, come ammesso dallo stesso autore, l’origine genetica dell’omosessualità e i diversi scienziati che negli anni si sono prodigati in tale affannosa e vana ricerca, che oltre all’area cerebrale, si è, in particolare modo, concentrata attorno agli studi sui gemelli monozigoti (i più noti sono quelli di Bailey e Pillard del 1991, di Bearman e Brückner del 2002 e del gruppo svedese di Långström nel 2010), sono oggi concordi nell’affermare che, fino a prova contraria, non esiste nessun “gene gay”. L’unica verità che emerge è che gli attivisti omosessuali tentano ad ogni costo di “raddrizzare” i loro comportamenti deviati, al fine di “normalizzare” il comportamento contro natura omosessuale. 

Per ultimo, è interessante sottolineare come il consenso, riguardo la cosiddetta “born gay theory”, non sia assolutamente unanime all’interno della vasta e contraddittoria comunità LGBT. Infatti, per il noto principio espresso da Sant’Agostino, per il quale “la Verità è una, l’errore molteplice”, nell’ambito del movimento omosessualista, le posizioni riguardanti le origini e le cause dell’orientamento sessuale sono diverse e tra loro controverse. I sostenitori dell’esistenza di un gene gay sono in particolare i maschi omosessuali; mentre le lesbiche rivendicano la propria libertà di orientamento sessuale al motto di biology is not destiny, per affermare la loro totale autosufficienza e indipendenza dal predominio degli uomini. Di altro avviso ancora, è l’ala più radicale del movimento LGBTQ, composta dagli ideologi contrassegnati da etichette, via via, più “estreme”, gender, transgender, queer, pangender, per i quali l’elemento biologico è assolutamente irrilevante ai fini della determinazione dell’orientamento sessuale; ciò che conta sono esclusivamente le influenze socio-culturali e le soggettive e mutevoli percezioni psicologiche dell’individuo, a prescindere da qualsiasi dato di realtà e di natura. I pangender, rivendicando le proprie scelte sessuali come un atto rivoluzionario di liberazione da ogni tipo oppressione, esprimono la propria ribellione verso qualsiasi tipo di norma, in nome della infinita e illimitata autodeterminazione dell’individuo. Espressione di tale visione è l’odierna, sempre più diffusa, tendenza “gender fluid, ossia una sessualità in perenne evoluzione, che ha come approdo finale, logico e coerente, la dissoluzione del concetto stesso di sessualità.