Fiducia Supplicans, non è il tempo del silenzio

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di Riccardo Cascioli

L’appello a cardinali e vescovi affinché impediscano l’applicazione della Dichiarazione Fiducia Supplicans e spingano il Papa a revocarla, è solo l’ultima di una serie di prese di posizioni autorevoli contro il documento che introduce la benedizione alle coppie gay e alle coppie irregolari. E data l’ampiezza geografica della partecipazione a questo documento, è la prova – nel caso ce ne fosse stato bisogno – che l’opposizione a Fiducia Supplicans non è questione di «piccoli gruppi ideologici» più il «caso a parte» degli africani. In realtà l’opposizione è molto diffusa ben oltre il confine delle conferenze episcopali (l’ultima è quella della Bielorussia) e dei singoli vescovi che hanno già preso posizione per disinnescare il potenziale distruttivo di questa Dichiarazione.

Ci sono ancora molti vescovi e cardinali che, pur non avendo preso una posizione pubblica, non condividono o sono fortemente perplessi per il contenuto e i veri obiettivi di Fiducia Supplicans. È soprattutto a costoro che l’appello si rivolge: non si può far finta di nulla davanti a un documento teso a sovvertire la dottrina tradizionale della Chiesa, oltretutto affermando furbescamente di rispettarla. «In questo contesto – dice l’appello -, non è assolutamente giustificato, soprattutto per un cardinale o un vescovo, rimanere in silenzio, poiché lo scandalo che si è già verificato è grave e pubblico e, lasciato a se stesso, diventerà inevitabilmente più grave e profondo».

Insomma Fiducia Supplicans è uno spartiacque e fatalmente fa emergere tutte le tensioni accumulatesi in questo pontificato caratterizzato da strappi e ambiguità.

E mette anche in evidenza come la tanto sbandierata sinodalità sia un espediente per far passare cambiamenti dottrinali decisi dall’alto. Lo ha messo in evidenza, a modo suo, il cardinale congolese Fridolin Ambongo Besungo che, parlando nei giorni scorsi a un incontro tra vescovi africani ed europei, ha detto che Fiducia Supplicans è «stata dannosa per il processo sinodale». Tutti questi temi, ha detto Ambongo, sono stati discussi nel primo round del Sinodo lo scorso ottobre, «ma il Sinodo non ha deciso», e ha dunque rinviato al secondo round il prossimo autunno. Che però si troverà davanti al fatto compiuto, se vescovi e cardinali non spingeranno il Papa a ritirare Fiducia Supplicans. Questa sì sarebbe una bella prova di sinodalità.

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