Ecco cosa c'è (davvero) dietro lo scontro tra i due Papi - CR - Agenzia di informazione settimanale
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Ecco cosa c’è (davvero) dietro lo scontro tra i due Papi

(Francesco Boezi, Il Giornale – 26 marzo 2018) C’è un altro retroscena sulla lettera di Ratzinger. Il papa emerito, rispondendo ad una missiva di monsignor Viganò, ha declinato l’invito a scrivere una “breve e densa pagina teologica” sugli undici “piccoli volumi” riguardanti La teologia di Papa Francesco.

Ma perché?

Il caso è ormai noto. Nella parte diffusa inzialmente dal Vaticano sembrava che Benedetto XVI volesse soprattutto sottolineare l’esistenza di una “continuità interiore” tra i due pontificati e la necessità della fine di un doppio “stolto pregiudizio” relativo alla sua natura solo dottrinale e a quella solo pragmatica di Francesco. Nei giorni successivi, Sandro Magister ha tirato fuori le parti “omesse”. Prima si è scoperto che il teologo tedesco si era in qualche modo rifiutato persino di leggere quei testi, poi è emerso che tra gli autori selezionati per la raccolta era presente anche un anti-ratzingeriano doc: il professor Hünermann.

Le motivazioni alla base del rifiuto sono quindi duplici: da una parte quelle fisiche e legate agli impegni pregressi, dall’altra Benedetto XVI si è detto sopreso per la presenza tra gli autori dei libri di un progressista che l’aveva osteggiato, da un punto di vista teologico, nel corso del suo pontificato. Ratzinger, sarà bene sottolineare, non ha scritto in maniera esplicita di non voler contribuire a quei testi a causa della presenza di Hünermann, ma questo resta abbastanza deducibile.

Monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione, si è dimesso in seguito alle polemiche sollevate per il caso. Papa Bergoglio ha istituito un assessorato ad hoc per far sì che l’ex prefetto potesse continuare nella sua opera di riforma. Un “farsi da parte”, insomma, che non è affatto suonato come una bocciatura. Torniamo, però, al professor Hünermann.

Sempre Sandro Magister, che Luigi Bisignani ha definito il “principe dei vaticanisti” in una sua recenta lettera a Il Tempo, ha rivelato ulteriori particolari sul teologo antiratzingeriano. Hünermann, oltre ad essere stato l’autore di una interpretazione sul Concilio Vaticano II opposta a quella di Benedetto XVI, aveva incontrato Bergoglio a Santa Marta nel maggio del 2015. Ma quella non è stata la prima chiacchierata tra i due. Hünermann e Bergoglio, infatti, si conobbero per la prima volta nel 1968, anno nel quale il teologo tedesco soggiornò a Buenos Aires nel collegio dei gesuiti. I colloqui e gli scambi epistolari intercorsi dopo l’elezione al soglio di Pietro dell’argentino, poi, avrebbero riguardato la necessità di un “cambio di paradigma” teologico.

Alla base di “Amoris Laetita”, la discussa esortazione del papa che ha sollevato i dubia di quattro cardinali (Burke, Brandmueller, Caffarra e Meisner) e di larga parte del mondo tradizionalista, ci potrebbe essere proprio una certa visione aperturista promossa da Hünermann e avallata da Bergoglio. Sulla base di questo assunto, quindi, diverrebbe molto complesso parlare di continuità teologica tra il pontificato di Joseph Ratzinger e quello di Jorge Mario Bergoglio. Hünermann, tra le altre cose, sarebbe un sostenitore della non indissolubilità del matrimonio. Ma torniamo indietro nel tempo.

Il professor Hünermann, secondo anche quanto scritto da Benedetto XVI nella ormai celebre missiva, “si è messo in luce per aver capeggiato iniziative anti-papali” e sempre il papa emerito ha scritto che Hünermann “partecipò in misura rilevante al rilascio della ‘Kölner Erklärung”, che è stato un documento, sottoscritto nel 1989 dal gotha del progressimo teologico, finalizzato ad attaccare l’enciclica Veritatis splendor.

La questione, insomma, appare essersi schiarita: se è vero che tra Hünermann e Bergoglio esiste una perfetta coincidenza teologica allora sarà difficile sostenere la medesima coincidenza tra la visione teologica del pontefice argentino e quella del suo predecessore tedesco. La domanda che sorge spontanea, alla fine di queste brevi sottolineature, è la seguente: com’è stato possibile richiedere che proprio Ratzinger scrivesse una “breve e densa pagina teologica”, magari elogiativa, sul testo scritto da un suo pubblico oppositore? Misteri vaticani. Nessuno, intanto, ha ancora chiesto scusa a Ratzinger per quanto successo.