Dichiarazione di Abu Dhabi, Ronald Lauder e Cardinal Ayuso - Corrispondenza romana
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Dichiarazione di Abu Dhabi, Ronald Lauder e Cardinal Ayuso

(Giuseppe Rusconi, Rossoporpora.org – 14 novembre 2019) Il 4 febbraio scorso papa Francesco e il Grande imam di Al-Azhar Ahamad al-Tayyb hanno firmato a Abu Dhabi una Dichiarazione congiunta sulla “fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”. A poco più di nove mesi da quell’atto la ‘Dichiarazione’ ha già partorito un ‘Comitato superiore’ per la sua applicazione e si è allargata anche alla terza grande religione monoteista, l’ebraismo. Proprio per ‘solennizzare’ tale ultimo sviluppo Ronald Lauder (presidente del Congresso ebraico mondiale/WJC) e il cardinale Miguel Angel Ayuso Guixot (presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso) hanno voluto parlare alla stampa in un incontro svoltosi venerdì 8 novembre presso la Pontificia Università Gregoriana.

Della ‘Dichiarazione’ ci siamo occupati ampiamente già a febbraio: per parte nostra la riteniamo un importante avvenimento storico, suscettibile di conseguenze positive soprattutto per quanto riguarda l’atteggiamento dei musulmani verso i cristiani. Ciò nonostante che il testo presenti un paio di passi problematici. Il primo (molto problematico) quando asserisce (“fermamente”) che “le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue”: forse che oggettivamente Vangeli/Nuovo Testamento e Corano si possono mettere a tale riguardo sullo stesso piano? Ha fatto e fa discutere anche un secondo passo, quello in cui si rileva che “il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina”.

Si diceva degli sviluppi della ‘Dichiarazione’: il 19 agosto, negli Emirati Arabi Uniti, è stato costituito un ‘Comitato superiore’ di sette membri (cinque musulmani e due cattolici). L’11 settembre (una data certo non casuale) nella prima riunione a Santa Marta è stato eletto presidente il cardinale Ayuso. Il 17 settembre è stata comunicata l’inclusione nell’organismo del Rabbino capo senior di Washington M. Bruce Lustig, che Newsweek ha definito “uno dei più influenti degli USA”. Il 20 settembre si è tenuto il secondo incontro, a New York, in occasione dell’apertura della 74.ma assemblea generale dell’ONU. In tale occasione erano presenti centinaia di persone di fedi diverse. Si prospetta tra l’altro l’adozione da parte dell’ONU della ‘Dichiarazione’. Inoltre nell’incontro di New York è stato illustrato il progetto per una grande ‘Casa della famiglia abramitica’ a Abu Dhabi, con una moschea, una chiesa, una sinagoga, diverse tra loro, ma unite intorno a un giardino. E’ un’iniziativa – ha rilevato il segretario particolare di papa Francesco mons. Yoannis Lahzi Gaid (secondo membro cattolico del ‘Comitato superiore’) – “che trasformerà ciò che in passato è stato usato come mezzo di divisione tra i popoli in un punto di contatto”.

L’8 novembre, dopo il saluto del rettore della Gregoriana Nuno da Silva Gonçalves, Ronald Lauder ha illustrato una sua riflessione – da presidente del WJC –  riguardante “il miglior documento sulla fratellanza mai elaborato”, quello appunto di Abu Dhabi. Una ‘Dichiarazione’ che – ha evidenziato – “per noi è una guida per il futuro”.  Dice la Torah: “Non fare agli altri ciò che tu detesti”. E’ questo un comandamento universale perché “tutti siamo figli di Dio, fratelli e sorelle e dunque la fratellanza umana è l’essenza della nostra vita”. Dobbiamo muoverci seguendo tre linee direttrici. Non odiare: le campagne contro l’odio saranno tanto più efficaci “quanto più vedranno una sinergia d’azione tra le religioni”. Garantire la libertà di culto nella società globalizzata e multiculturale: ogni religione “protegga i luoghi di culto delle altre”. Infine lottare per la pace: “Shalom è la parola più sacra per l’ebraismo”. Occorre perciò anche porre fine al conflitto israelo-palestinese, confidando nella “soluzione dei due Stati”. Lauder ha concluso perorando la causa di un nuovo ordine mondiale fondato su collaborazione, dignità, umiltà: “Non possiamo permetterci una nuova Babele, noi figli di Adamo ed Eva”.

La parola è passata poi al cardinale Ayuso, che inizialmente ha voluto evidenziare gli sforzi (“fin dall’inizio del pontificato”) di papa Francesco per instaurare una ‘cultura del dialogo’ fondata su “rispetto reciproco e amicizia”. In tal senso si può ben dire che la ‘Dichiarazione’ di Abu Dhabi “è una pietra miliare sul sentiero del dialogo interreligioso”. E in ogni caso, prima ancora che “un programma per il futuro, un impegno quotidiano per lavorare insieme, credenti, insieme con tutte le persone di buona volontà, contribuendo così a sanare le ferite del mondo”. Naturalmente la fratellanza “non può essere esclusiva per un gruppo, comunità, cultura e religione”, ma “è inclusiva dell’intera umanità”. Come ha detto papa Francesco il 4 febbraio 2019 a Abu Dhabi, “Non c’è alternativa: o costruiremo insieme l’avvenire o non ci sarà futuro”. Ha poi evidenziato il sessantasettenne porporato nato a Siviglia che la ‘Dichiarazione’ ci stimola a superare ogni difficoltà, ogni conflitto “rimanendo però radicati nella nostra identità ed evitando ogni tipo di sincretismo”. Concludendo il cardinale Ayuso ha ricordato che “la vita è sacra perché è un dono di Dio”: per i membri delle tre grandi religioni monoteistiche questo è un valore “fondamentale”.