Così il nuovo codice di deontologia medica trasformerà gli obiettori in fuorilegge o collaborazionisti

codice di deontologia medica
Print Friendly, PDF & Email

codice di deontologia medica(di Francesco Agnoli su Il Foglio del 05-09-2013) Sulla Nuova bussola online, alcuni giorni fa due medici hanno lanciato un allarme: il nuovo codice di deontologia medica, in fieri, conterrebbe un forte attacco alla obiezione di coscienza. Scrivono Renzo Puccetti e Stefano Alice: “L’operazione più violenta messa in atto nell’attuale bozza è senza dubbio quella contro la libertà di coscienza del medico.

Di fatto, se passa l’attuale codice, al medico a cui venga richiesta una prestazione che confligge con i propri convincimenti etici non restano che due alternative: o soccombere e fare quello che per lui è immorale, oppure essere deferito all’ordine rischiando la radiazione dall’albo professionale e non potere più esercitare la medicina”. “Tre sono i siluri – continuano gli autori – che gli estensori della bozza hanno lanciato contro la clausola di coscienza.

Nel codice ora in vigore il medico a cui venga richiesta una prestazione può rifiutarsi di compierla se essa viola il suo convincimento morale o scientifico. Nel nuovo codice invece si afferma che il rifiuto possa essere sollevato solo nel caso tale richiesta violi i convincimenti morali e scientifici.

La sostituzione della congiunzione disgiuntiva con quella congiuntiva fa sì che laddove il trattamento richiesto abbia validità scientifica, il medico non possa più rifiutarsi sulla base del solo convincimento di coscienza… La seconda bordata è ancora più subdola della prima. Mentre nel codice attuale il rifiuto di atti in conflitto con la coscienza del medico è sempre legittimo tranne nei soli casi in cui ciò sia ‘di grave e immediato nocumento per la salute della persona assistita’, nella bozza elaborata nel pensatoio oscuro viene eliminata qualsiasi connotazione di gravità e urgenza; il medico non può rifiutarsi se ciò è ‘di nocumento per la salute della persona assistita’. Per capire la portata di questo cambiamento, si deve spiegare che nel 1948 l’Organizzazione mondiale

della sanità ha definito la salute come ‘uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non meramente l’assenza di malattia o infermità’. Ne deriva che affinché il medico sia deferito

all’ordine dei medici e sanzionato basterà che il paziente dica: ‘Tu mi turbi!’. E’ facile immaginare in quali stanze si leverebbero calici di champagne al vedere i medici del pronto soccorso del Policlinico Gemelli e della Casa Sollievo della Sofferenza costretti a prescrivere l’ultimo ritrovato

microabortivo o a togliersi per sempre il loro camice bianco. Terzo colpo: obbligo di indirizzo. Il medico non ha più solo l’obbligo di fornire ogni utile informazione e chiarimento, ma anche

quello di assicurarsi che il paziente possa fruire di quella stessa pratica che egli ritiene immorale. In disprezzo delle più evidenti norme che regolano la teoria morale dell’azione, qui l’unica accoglienza è assicurata a un amorale fisicismo farisaico che più o meno impone questo genere di obiezione: ‘No, signora, mi dispiace, io sono obiettore di coscienza, non faccio gli aborti, ma

l’accompagno dal collega che la farà abortire’. Una comprensione e un rispetto davvero ‘esemplari’ di che cosa significhi libertà di coscienza”.

Ho riportato pari pari i ragionamenti di due persone competenti, per evitare pasticci. Mi sono personalmente limitato a capire un po’ meglio la costituzione del comitato promotore del nuovo codice deontologico. Anche se non è facile risalire agli autori di quel testo, se ne possono identificare con certezza alcuni: Amedeo Bianco, senatore del Pd e presidente della FNOMCeO, Roberta Chersevani, Sara Patuzzo e Antonio Panti. Mi vorrei soffermare solamente sugli ultimi due, perché risultano essere protagonisti di primo piano.

La prima, Sara Patuzzo, bioeticista, diviene nel 2008 coordinatrice della Sezione veronese della Consulta di Bioetica presieduta da Maurizio Mori. Quella, per intenderci, nel cui direttivo siedono Francesca Minerva e Alberto Giubilini, noti al grande pubblico per la loro difesa dell’infanticidio, o, secondo la loro dicitura, “aborto post natale”. Uccidere un bambino, anche dopo la nascita, questa la tesi dei due, è cosa buona, giusta e spesso conveniente. In Internet si trova traccia di vari interventi della Patuzzo, in particolare a difesa del

testamento biologico, insieme ai Radicali della Associazione Coscioni e allo Uaar, l’Unione degli atei e agnostici razionalisti. Quanto ad Antonio Panti, l’indirizzo ideologico è analogo: sovente

ospite di Radio Radicale, il Panti è stato tra gli organizzatori, insieme alla Consulta di Mori e altri, del convegno dedicato alla carta di Firenze in cui fu tra i relatori il neonatologo del protocollo

di Groningen (2005), che prevede l’eutanasia sui neonati, e il neonatologo Gianfranco Vazzoler che sostenne che i neonati fortemente pretermine non sono persone. Se a ciò si aggiunge che la

Consulta di Bioetica della Patuzzo, con cui anche Panti talora collabora, è stata recentemente protagonista di una campagna intitolata “Il buon medico non obietta”, si capisce che l’allarme dei due medici suona tristemente credibile. Resta da capire come possa accadere che in democrazia la stragrande maggioranza dei medici scelgano l’obiezione di coscienza, mentre pochi soggetti decidono, senza tanto rumore, quanto meno, di osteggiarla.

Francesco Agnoli

Iscriviti a CR

Iscriviti per ricevere tutte le notizie

Ti invieremo la nostra newsletter settimanale completamente GRATUITA.