Conferenza -dibattito sulla “teoria del genere”

Gender
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Gender(su prolifenews.it) Batterò un po’ il chiodo – come si dice in Francese – sulla “teoria del genere”, perché si capiscano bene le cose. Essa funziona, dunque – lo avete ascoltato con il nostro amico – come uno schema esplicativo antropologico al contempo riduttore e totalizzante, cioè un’ideologia… che afferma che i generi maschile e femminile sono i prodotti di pregiudizi socio-culturali, sganciati dalla dimensione sessuata della persona.

Dunque, di fatto, quest’ideologia non nega la differenza biologica e genetica fra gli uomini e le donne. Spesso, negli ambienti “Catto”, per far presto, si dirà così: “la teoria del gender nega la donna, l’uomo…”. No, non è questo: essa stabilisce di fatto una distinzione perniciosa fra il sesso iscritto nel corpo e l’identità di genere (maschile, femminile…) che afferma essere socialmente costruita e artificialmente riprodotta. È per questo che, quando ieri il ministro dell’Educazione Nazionale Francese Vincent Peillon affermò che non c’è dibattito sulla teoria del genere nella scuola, dicendo: “se l’idea è che c’è una differenza fisiologica/biologica fra gli uni e gli altri, lo trovo assurdo e sono contro la teoria del genere”, beh, annega un po’ il pesce nell’acqua [imbroglia le carte – ndt], cerca di minimizzare le cose, perché la teoria del gender non nega questo.

E nella stessa intervista afferma che lui, ciò che vuole è lottare contro le discriminazioni legate all’orientamento sessuale… e qui ci si ritrova in pieno nella teoria del gender. Questa ideologia, se volete, per noi cattolici, e poi per tutti gli uomini di buona volontà… si presenta come un attacco in piena regola contro la morale naturale. Perché fra le grandi dinamiche all’opera nella persona umana vi è l’attrazione reciproca fra l’uomo e la donna… ed esiste quest’inclinazione non già come una legge imposta dalla cultura ma come affermantesi a partire dalla propria natura sessuata specifica.

Dunque…, opponendosi a ciò, la teoria del genere rigetta ogni riferimento antropologico ed etico alla distinzione naturale ed alla complementarietà fra i sessi, ed è quindi una specie di eresia antropologica, che vorrebbe inventare un’umanità slegata da questa complementarietà dell’uomo e della donna. È per questo che la miglior risposta alla teoria del gender è un documento pubblicato nel 2004 dalla CDF (Congregazione per la Dottrina della Fede) che si chiama “La collaborazione dell’uomo e della donna nel mondo contemporaneo”, firmata dal Card. Joseph Ratzinger.

Vi invito davvero a leggerlo, perché presenta uno studio molto approfondito su questa tematica. Allora, ovviamente, giacché le differenze fra i ruoli sessuali associati al maschile e al femminile derivano dalla più pura costruzione culturale – ci dice questa teoria – e quindi non sarebbero che stereotipi dell’educazione, i promotori del gender faranno della presa di controllo dell’insegnamento, della sovversione dell’educazione, della formattazione delle coscienze, uno degli assi principali della propria lotta; e capirete perché la teoria del gender è attualmente oggetto di un investimento politico importante. È cominciata, di fatto, con il precedente quinquennio, con la Circolare del 2010 che avete ricordato, e si esige da allora (è apparso sul bollettino ufficiale) una competenza obbligatoria degli alunni: differenziare, a partire dal confronto dei dati biologici e dalle rappresentazioni sociali, ciò che pertiene alle identità sessuali, ai ruoli, e agli stereotipi della società. Quindi, in ogni caso, la teoria del gender è già in posizione: ora si tratta di dispiegarla.

Infatti, nel suo progetto di rifondazione della scuola della Repubblica, il ministro vuole approfittare di questo progetto di legge per mettere in opera una vera e propria macchina da guerra che mira a “decostruire (cito) gli stereotipi di genere”, ad “appoggiarsi sulla gioventù per cambiare le mentalità specialmente attraverso un’educazione orientata al rispetto della diversità degli orientamenti sessuali” (lettera ai Rettori del 4 gennaio). E ha molti mezzi per raggiungere i suoi fini: un nuovo insegnamento obbligatorio di morale laica, in ragione di un’ora settimanale dalla materna ai licei, i programmi di SVT [Scienze della Vita e della Terra – ndt], e poi, possiamo pensare, i programmi di educazione civica, che ora privilegeranno i matrimoni omosessuali per spiegare la legge, ecc… – sarà, a mio avviso, del tutto proibito rimettere in causa questo genere di cose – e il Ministro sa che per costruire la sua nuova società bisogna in primo luogo fare della scuola un luogo di rieducazione morale, e dell’insegnamento un mezzo di propaganda per le nuove generazioni. È ciò che dice chiaramente.

Avete, per esempio, un estratto di uno dei manuali in vigore: “L’identità sessuale è la percezione soggettiva che si ha del proprio sesso e del proprio orientamento sessuale; solo il sesso biologico ci identifica come maschi o femmine, ma non per questo possiamo qualificarci in termini di maschile e femminile”. Quindi, vedete? Si rifiuta che la differenza sessuale iscritta nel corpo sia significante per la persona.

La conseguenza logica del ragionamento – vengo qui alla bioetica – è che se l’identità sessuale non è connessa al sesso biologico, l’eterosessualità non ha il privilegio dell’universalità. Minando la complementarietà naturale fra l’uomo e la donna e negando che siano esseri sessuati e naturalmente ordinati l’uno all’altro, il gender smaglia la matrice eterosessuale, come dice la filosofa Judith Butler negli Stati Uniti, figura di spicco del gender.

Dunque se l’essere umano non è più definito dal sesso biologico, fattore d’oppressione, diviene libero di costruire la propria identità di genere in funzione delle proprie preferenze sessuali. Ed è per questo che ora, dalla scuola primaria, vedi materna, abbiamo un incremento di raccomandazioni da parte di esperti in “Pedagogia attiva egualitaria” – è il titolo ufficiale – per i quali bisogna fare pulizia nelle biblioteche di classe, far sparire dalle mensole le opere troppo “generizzate”, come le storie di principesse e cavalieri, le fiabe farcite di clichés eterosessuali, fino a – cito – “Piccolo Orso Bruno”, giudicato “inopportuno con le sue rappresentazioni di papà che fuma la pipa e legge il giornale e mamma ai fornelli”.

E bisogna insieme promuovere una letteratura per bambini a base di scenari omosessuali, come “Papà porta la gonna”, “Due papà giraffa adottano un bébé coccodrillo”, non ho portato a memoria tutti i titoli, ma esistono, ed un sindacato influente, ieri, lo SNUipp-FSU, vuole promuovere questa nuova letteratura per bambini. Bisogna cominciare molto presto. Se si vuole che le nuove generazioni scelgano il proprio orientamento sessuale e gestiscano liberamente il loro corpo e il loro orientamento sessuale, bisogna cominciare molto presto, ovviamente.

Chiaramente, le lobby lesbiche, omosessuali e transessuali hanno ben capito la manna disponibile nel riprendere questo lavoro ideologico, perché il movimento omosessuale desidera anch’esso soprattutto fare astrazione del corpo sessuato, se non altro perché i suoi membri non hanno, per definizione, alcuna capacità di procreazione fra loro, quindi c’è una fortissima alleanza, fin dall’inizio negli USA, fra le femministe del “genere” e il movimento omosessuale. Per ridefinire la coppia al di fuori di ogni alterità sessuale e giustificare il suo diritto al bambino, disarticolandola dalla carne, i militanti omosessuali hanno, infatti, tutto l’interesse ad appoggiarsi sulla teoria del genere, giacché opera questa dissociazione fra corpo sessuato, orientamento sessuale e procreazione.

Allora: oggi abbiamo la possibilità tecnica di ricorrere al dono di gameti per le coppie di donne e alle madri surrogate per le coppie di uomini. Quando si dice che la legge Taubira non ha istituito la PMA e la GPA [Procreazione Medicalmente Assistita e Gestazione Per Altri– ndt], questo non è del tutto vero, poiché in modo indiretto favorirà la fabbricazione di bambini adottabili all’estero che saranno in qualche modo “reimportati” in Francia e che saranno adottati.

La coppia che si è sposata ieri a Montpellier aveva già un bambino nato da madre surrogata; ora che sono sposati, i due sono stati dichiarati padri del bambino. Il primo bambino nato quest’anno in Francia è nato a Moulins, da due giovani lesbiche l’una delle quali è andata a farsi inseminare a Bruxelles, e avevano ben detto nell’intervista con il giornale – perché era il primo bébé francese nato quest’anno – che, appena ci fosse stato il matrimonio, entrambe si sarebbero dichiarate madri.

Basta, quindi, continuare questo turismo riproduttivo all’estero, per avere i bambini che abbisognano. Ma la conseguenza bioetica più incredibile è quella che si riferisce alle cellule staminali. Cellule staminali e omoparentalità: tenetevi forte; vedrete, farò una digressione sulle cellule staminali indotte. Sapete che il prof. Yamanaka ha avuto il premio Nobel quest’anno per la scoperta di cellule staminali che riesce a riprogrammare a partire da cellule epiteliali.

Prende una cellula adulta – c’è una tecnica di riprogrammazione – questa diventa una cellula staminale di tipo embrionale, e può in seguito differenziarla in cellula cardiaca, epatica… e voi sapete che ci si è molto affidati a questa grande scoperta – sapete che Benedetto XVI ha ricevuto Yamanaka nel 2006 in Vaticano – proprio per lottare contro la ricerca sugli embrioni. Ma alcune équipes sono riuscite l’anno scorso a prendere una cellula epiteliale di un coniglio, trasformarla in cellula staminale, e poi farla differenziare in spermatozoo o in ovulo.

Quindi la rivendicazione che attualmente possiamo stimare a circa 15/20 anni, se la tecnica è messa a punto, sarebbe che due donne… l’una delle due dia il proprio ovulo e all’altra… le si fabbrichi, a partire da cellule staminali indotte, uno spermatozoo, e che si fecondino in laboratorio le due cellule; e che il bambino nascesse dai due patrimoni genetici delle due donne, e si potrebbe fare lo stesso con due uomini, creando un ovulo a partire da una cellula epiteliale umana. In questo caso avremmo un esito assolutamente incredibile della teoria del genere, poiché si avrebbe una riproduzione che resterebbe sessuata, ma che condurrebbe a dare un figlio a una coppia asessuata.

La teoria del genere afferma anche che i valori femminili tradizionali – cito – “non sono altro che l’espressione di un’alienazione nutrita da pregiudizi culturali” che bisogna… anche qui… decostruire. Tutto ciò che collega femminilità e dono della vita è preso in avversione dalle femministe del “genere”, ed è per questo che vi sono state connivenze molto precoci fra quest’ideologia ed il concetto di “salute riproduttiva”, e questo fino in seno alle più alte sedi internazionali.

Non c’è niente, infatti, come negare la specificità femminile, come dissociare radicalmente la procreazione dalla sessualità e sostenere i diritti alla contraccezione e all’aborto; perché esercitando un effettivo controllo sul proprio corpo, le donne potranno liberarsi dalla camicia di forza della natura. La maternità, per i teorici del genere, è da ritenersi un’ingiustizia sociale, poiché solo le donne sono costrette a concepire e portare figli. Non stupisce quindi che in tutti i manuali di SVT [Scienze della Vita e della Terra], testé citati si facciano figurare fianco a fianco nello stesso modulo d’insegnamento i presupposti della teoria del genere ed il dominio tecnico della funzione riproduttiva; allora c’è di tutto: IVG [Interruzione Volontaria della Gravidanza] sanitaria, contraccezione d’urgenza ed, inversamente, fecondazione in vitro.

E questa logica d’emancipazione della donna ci permette di capire perché il Ministero dell’Educazione Nazionale abbia appena firmato una convenzione quadro che stabilisce fra questo e la Pianificazione Famigliare (firmata l’11 aprile di quest’anno), un accordo che stabilisce che quest’associazione può d’ora in poi organizzare formazione per l’insieme del personale operante nell’ambiente scolastico, fra cui i docenti, e che farà appoggio (cito) sulle “questioni di genere e di sessualità – vedete? Le due si articolano insieme, ora – mettere in opera presso gli alunni azioni educative, proporgli consultazioni ginecologiche con prescrizione di contraccettivi, orientamento, follow-on sul tema dell’IVG…”, e l’articolo 1 di questa convenzione fra Ministero e Pianificazione Famigliare stabilisce che “l’oggetto generale è il miglioramento dell’educazione alla sessualità, dell’informazione in materia d’accesso all’IVG, così come la lotta contro gli stereotipi di genere ed i comportamenti omofobi”.

La congiunzione è fatta, oggi. Un’ultima conseguenza bioetica in rapporto, direi, a questo movimento di rimessa in causa radicale della specificità del corpo della donna è l’appello del Collegio Francese dei Ginecologi ad autorizzare ciò che hanno chiamato “l’autoconservazione societaria degli ovociti”. Si è infatti ora in grado di congelare gli ovuli: si chiama vetrificazione.

Ed i ginecologi hanno detto che in fondo, dato che le donne devono assumere su di sé le costrizioni dovute alla carriera professionale, agli studi, che incontrano molti azzardi nella propria vita sentimentale, ebbene: il giorno che trovassero il compagno della loro vita, sarebbe un po’ troppo tardi e la loro fertilità sarebbe in declino. Dunque si tratterebbe di liberare le donne dalle costrizioni biologiche legate al corpo, di affrancarsi dai limiti imposti dalla natura alla riproduzione umana, e quindi di venire incontro ad una medicina di convenienza che permetterebbe di congelare l’ovulo a 25 anni e di recuperarlo a 35/40 anni, quando si è ben sistemate, per offrire un’“assicurazione fertilità” alle donne che lo desiderassero, per avere un bambino al momento prescelto.

C’è anche qui, da qualche parte, un legame con le femministe del “genere” che, in partenza vogliono liberare la donna da tutto ciò che ad essa s’impone. Tutto ciò di cui vi parlo non è fantascienza né sono cose stravaganti, lo si sta discutendo in questo momento al Comitato Nazionale per l’Etica, che produrrà un rapporto quest’autunno e che si è autoinvestito di tutte queste questioni.

Vedete quindi che anche l’assistenza medica alla procreazione che finora bene o male imitava il modello famigliare tradizionale è divenuta intollerabile ad una parte delle nostre élites perché ci si ostina a dare un padre ed una madre a un bambino (è come se le fecondazioni in vitro restassero prigioniere di un’idea del bene finalizzato dalla natura – e quindi bisognasse liberarsi da questo riferimento biologico alla famiglia).

Ed è per questo che oggi parliamo di tutto ciò: di fecondazione in vitro per donne nubili, di conservazione degli ovuli, dell’apertura di tutte queste tecniche alle coppie omosessuali, ecc… L’idea generale è questa: bisogna instaurare una rottura radicale con il vecchio ordine biologico – che è servito da principio direttivo anche alle nostre leggi di bioetica – e la teoria del genere permette appunto di affrancare la filiazione stessa da quest’ordine morale che la rimanda a qualcosa di superato, e di dissociarla radicalmente dal modello procreativo classico.

Allora che fare? Non posso certo in due minuti dare tutte le tracce, né io stesso le conosco tutte, e spero d’altra parte imparare da voi e da tutti i partecipanti, questa sera… mi sembra che la prima cosa sia prendere le misure dell’ampiezza di questo progetto di messa in opera da parte della Stato…: la costruzione di una nuova società per mezzo della scuola, dell’educazione delle nuove generazioni, le ripercussioni che questo comporta in noi in termini di responsabilità, in termini di obiezione di coscienza, per i genitori, gli allievi, i professori. Se sarà poi possibile, fra alcuni mesi, per un professore di SVT, esercitare liberamente la professione in una struttura pubblica.

In quanto ai genitori, possono accontentarsi di consigliare ai figli di camminare rasente i muri, di parlare il meno possibile per non attirare i fulmini del sistema, di rispondere ciò che ci si aspetterà da loro agli esami per non avere noie? Vorrei terminare ricordando due considerazioni che mi sembrano importanti da tenere a mente: la prima è enunciata nell’articolo 5 della Carta dei Diritti della Famiglia della Santa Sede, della quale stiamo per celebrare i 30 anni il 22 ottobre prossimo.

Cito: “I genitori hanno il diritto di educare i loro figli in conformità con le loro convinzioni morali e religiose. […] hanno il diritto di ottenere che i loro figli non siano costretti a frequentare le scuole che non sono in armonia con le loro proprie convinzioni morali e religiose”. Entrambe: morali e religiose, SOS omofobia, Pianificazione Famigliare, e anche i programmi. “In particolare l’educazione sessuale – che è un diritto fondamentale dei genitori – deve essere compiuta sotto la loro attenta guida”. Se no, verrebbero violati i diritti dei genitori.

La seconda considerazione… perché si parla molto dei diritti dei genitori, dei diritti dei cattolici, “vogliamo i nostri diritti”… ma la seconda considerazione deriva dalla Dichiarazione sull’Educazione Cristiana [Gravissimum Educationis – ndt] del Concilio Vaticano II, di cui celebriamo i 50 anni. Perché c’è il versante diritti dei genitori, ma ci sono le due voci, e siamo più o meno tutti… stavo per dire genitori, in questa sala, o padri spirituali, diremo… Ebbene, a fianco dei diritti dei genitori, il testo del Concilio Vaticano II mette in luce il pesante dovere che grava sui genitori; cito: “Ai genitori cattolici (il sacrosanto sinodo) ricorda l’obbligo di affidare, secondo le concrete circostanze di tempo e di luogo, i loro figli alle scuole cattoliche […]”. Non è un’opzione “be’, ho un liceo cattolico, un liceo privato sotto contratto, fuori contratto… be’, è comunque carino che…” Vedete… No! È un dovere. Leggo le cose tali come sono scritte.

A fronte di un potere che sempre più opprime le coscienze, che si arroga il diritto di ridefinire la natura umana, negando la differenza originaria fra i sessi, la complementarietà, c’è ancora un compromesso possibile? La resistenza passerà per molte vie, ma mi sembra che quella della fondazione sempre più sostenuta di scuole che vadano dissociandosi da questo sistema sia urgente. E Benedetto XVI non ha fatto della risposta dei cristiani all’urgenza dell’educazione – diceva – il prezzo della loro libertà? Vi ringrazio.

Traduzione Italiana e trascrizione di Giovanni Reginato

di Pierre-Olivier Arduin

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