Condanna annunciata di Pell. Odore di pregiudizio anti-cattolico… - Corrispondenza romana
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Condanna annunciata di Pell. Odore di pregiudizio anti-cattolico…

(Marco Tosatti, Stilum Curiae – 27 febbraio 2019) Oggi su La Nuova Bussola Quotidiana pubblico un articolo, che vi consiglio di leggere, sul caso Pell. Condannato a dicembre, come è noto. Un verdetto di cui si può parlare solo adesso, però, perché il giudice ha deciso di non far seguire un processo ad altre accuse, ancora più apparentemente inconsistenti, di quelle che hanno portato alla sentenza attuale. Per questo motivo è stato tolto l’embargo alla sentenza di dicembre. 

Il processo a Melbourne è iniziato nel giugno dello scorso anno.  E secondo molti commentatori del mondo anglosassone può diventare un esempio di come un’opinione pubblica influenzata dai media possa stravolgere il senso di un processo. A settembre c’è stata una prima sentenza (10 a 2 a favore di Pell, a quanto sembra) e dal momento che non si era raggiunta l’unanimità ciò ha permesso al giudice di chiedere una nuova giuria, che l’11 dicembre ha condannato Pell. “La gente in tribunale ha visto quanto fossero fragili le prove”, ha detto al  National Catholic Register una fonte vicina al porporato dopo il verdetto di dicembre. “Questo è un atto di oltraggiosa malizia da parte di una giuria prevenuta. I media lo hanno condannato (il cardinale, n.d.r.) molto tempo fa nel tribunale dell’opinione pubblica e non ha ricevuto un processo equo”.

Non è un mistero che l’opinione pubblica australiana, riscaldata dai media, sia eccitata sulla questione degli abusi, e decisamente anti-cattolica. Ne è un esempio il caso dell’ex arcivescovo di Adelaide, Philip Wilson, condannato da una giuria per la sua gestione di un caso di un sacerdote che aveva commesso abusi, e assolto in appello. E un magistrato del secondo processo ha detto che in effetti l’immagine proposta dai media di una Chiesa come luogo di abusi avrebbe giocato nel verdetto iniziale di colpevolezza.

Un discorso che vale anche per Pell. È significativo della debolezza dell’accusa se a distanza di due mesi due giurie si esprimono in maniera così diametralmente opposta sullo stesso caso. “Era come se avessero ritenuto necessario dimostrare che era colpevole, qualunque fossero le prova”, ha detto una persona vicina al cardinale. “Quindi, abbiamo sempre creduto che l’unico modo per uscire da ciò è sperare in un appello adeguato”. 

Nell’articolo della Bussola troverete i dettagli relativi alle accuse. Ma è interessante riportare l’opinione di George Weigel, storico e scrittore americano, che ha parlato di “parodia di giustizia”. 

 “E il verdetto, reso nonostante la schiacciante evidenza della difesa che ciò di cui è stato accusato semplicemente non avrebbe mai potuto, data la disposizione degli edifici, le circostanze di tempo e così via, solleva le domande più serie sul fatto che un prelato cattolico accusato di abusi possa ricevere un processo equo oggi, ovunque. E certamente in Australia”. 

Credo che sia interessante leggere – anche se risale al 2017 – l’articolo che Julia Yost, di First Things ha pubblicato sul caso del cardinale George Pell. È in italiano.