Chiesa, omoeresia. Le cifre (impressionanti) di P. Dariusz Oko, le paure dei progressisti. - CR - Agenzia di informazione settimanale
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Chiesa, omoeresia. Le cifre (impressionanti) di P. Dariusz Oko, le paure dei progressisti.

(Marco Tosatti, Stilum Curiae – 30 luglio 2018) Padre Dariusz Oko, dell’Università Giovanni Paolo II di Cracovia, qualche anno fa scrisse un saggio intitolato “Con il Papa contro l’omoeresia nella Chiesa”, che denunciava il diffondersi nella gerarchia ecclesiastica di una rete di omosessualità.

Il caso del cardinale Mc Carrick, con tutti i suoi allegati, e quello del vescovo ausiliare dell’Honduras, che ancora è considerato tale dal sito della diocesi, uomo di fiducia del cardinale Oscar Maradiaga, grande consigliere ed elettore del Papa, e presidente del Consiglio dei cardinali (il C9) che dovrebbe fare la riforma della Chiesa ne sono i due casi esplosi. Ma non gli unici. E secondo il professore polacco, intervistato da Lifesitenews, il caso Mc Carrick rappresenta solo “la punta dell’iceberg” del fenomeno. “Secondo stime attendibili, il 30-40 per cento dei preti e il 50 per cento circa dei vescovi in USA hanno inclinazioni omosessuali”, ha dichiarato. Notissimo è stato il caso del vescovo Rembert Weakland, icona del progressismo cattolico, arcivescovo di Milwaukee, di cui è stato rivelato che per sistemare la storia di una sua relazione omosessuale la diocesi aveva pagato 450mila dollari.

Ma il problema è certamente più ampio, e i suoi confini si allargano verso la cosiddetta “pedofilia clericale”; che nella maggior parte dei casi non è pedofilia, ma efebofilia, se, come affermava Massimo Introvigne, l’80 per cento dei sacerdoti condannati negli USA per abusi erano omosessuali; e se è vero, come affermava il prof. Don Davide Cito della Santa Croce, che il 90 per cento dei casi di abusi che giungono alla Dottrina della Fede riguardano – dal punto di vista delle vittime – giovani maschi adolescenti.

Il che smentisce abbondantemente quello che un noto esponente laico della chiesa progressista e pesantemente ideologizzata (oltreché lautamente finanziata dalla Regione) scriveva ieri sul quotidiano bandiera della sinistra: e cioè che gli abusi, per quanto riguarda il clero, non sono un problema di omosessualità. In realtà come affermava già tempo fa il prof. Davide Cito, nel mondo ecclesiale gli abusi hanno un andamento opposto a quelli che avvengono nel mondo esterno. Fuori della Chiesa la grande maggioranza degli abusi è commessa su persone di sesso opposto; nella Chiesa è esattamente il contrario.

Ma la sinistra di Chiesa e i “chi sono io per giudicare” hanno difficoltà ad ammetterlo, perché questo giocherebbe in maniera pesante sulla campagna sottile, lenta e subdola che si sta compiendo per sdoganare l’omosessualità e i rapporti omosessuali fuori della Chiesa. Pensiamo ai vescovi tedeschi, che vogliono la benedizione delle coppie omosessuali, pensiamo agli articoli di Avvenire contro le preghiere e le processioni di riparazione allo scandalo pubblico dei gay pride.

E infatti James Martin, il grande alfiere gesuita delle cause LGBT, già si lamenta della “caccia alle streghe” la cui “mentalità demonizza la vasta maggioranza dei gay celibi che sono fedeli ai loro voti, servono la Chiesa e sono al pari di ogni altro orrificati dagli abusi commessi”. E l’articolista di Repubblica lancia un allarme preventivo: “prima o poi un monsignor Corvo farà linciare un innocente”.

Ma il problema è che spesso non si tratta di abusi, ma di proposte, a persone giovani ma maggiorenni. E il problema è che questo avviene nei seminari, come dice il professore Oko: “Questo risulta dal fatto che la mafia color lavanda spesso è al potere nelle diocesi, nei monasteri, nei seminari, e persino impedisce l’ordinazione di uomini normali che non si piegano davanti a loro. Questi scandali sono solo la punta dell’iceberg di quello che potrebbe venire alla luce”.

E non pensiamo che il problema riguardi solo gli Stati Uniti. I seminari italiani, le università pontificie, i conventi sono coinvolti. Come più volte ha denunciato padre Ariel Levi di Gualdo. Però secondo il prefetto della Congregazione per il Clero il vero problema dei seminari sono i giovani che vogliono farsi preti e che amano la tradizione di sempre della Chiesa. E i commissariamenti e le visite apostoliche partono per gli ordini e le diocesi che sembrano troppo amanti della tradizione. E Maradiaga, di fronte a una lettera di seminaristi, che denunciano “un tempo di tensione nella nostra casa a causa di situazioni gravemente immorali, soprattutto di un’omosessualità attiva nel seminario”, li definisce “pettegoli”.

La lettera è stata firmata da cinquanta seminaristi. E Maradiaga aveva protetto anche il suo vescovo ausiliare e braccio destro, costretto a lasciare da Roma per scandali finanziari e morali.