Cavalieri di Malta. Il mistero di quei 30 milioni di franchi svizzeri - CR - Agenzia di informazione settimanaleCR – Agenzia di informazione settimanale
Stampa la Notizia

Cavalieri di Malta. Il mistero di quei 30 milioni di franchi svizzeri

La saga dei Cavalieri di Malta si è arricchita di un nuovo capitolo, messo in scena dal Gran Cancelliere dell’ordine, il barone Albrecht Freiherr von Boeselager, in un’intervista sul diffuso quotidiano tedesco “Bild” del 16 marzo.

Nell’intervista, raccolta da Nikolaus  Harbusch, noto giornalista specializzato in reati finanziari, il Gran Cancelliere ha confermato che l’ordine ha incassato all’inizio di questo mese la prima tranche di una donazione di 30 milioni di franchi svizzeri, dopo aver verificato la corretta provenienza della somma e l’affidabilità della persona con la quale ha firmato il 1 marzo l’accordo per l’accettazione, identificata dalla “Bild” come “Ariane S.” e fiduciaria del trust CPVG di Ginevra, registrato in Nuova Zelanda, che è il depositario dei denari.

Stando alle indagini della “Bild”, tuttavia, il percorso di questo patrimonio continuerebbe ad avere dei punti oscuri. E lo stesso ordine di Malta aveva inizialmente denunciato alla magistratura di Ginevra per appropriazione indebita la fiduciaria del trust CPVG, denuncia poi ritirata poco prima dell’accordo quadro del 1 marzo scorso.

Qui di seguito è riportata integralmente l’intervista di Boeselager alla “Bild”. Con subito dopo alcune annotazioni sugli interrogativi che fa sorgere.

*

D. – Signor von Boe­sel­ager, secondo le informazioni in possesso della “Bild” la settimana scorsa [il 1 marzo – ndr] lei ha concluso un accordo importante per l’ordine di Malta.

R. – Abbiamo concluso con la fiduciaria del trust CPVG di Ginevra un contratto quadro per l’accettazione di una grande donazione.

D. – Di che somma si tratta?

R. – Si tratta di un importo di 30 milioni di franchi [svizzeri] distribuiti in sette anni. 3 milioni sono già stati erogati.

D. – Ha preso questa decisione da solo?

R. – L’accettazione di questi soldi è stata esaminata da avvocati e poi decisa all’unanimità dal governo dell’ordine.

D. – Chi è questo presunto “Signor Latour”, dal quale dovrebbe provenire la mitica eredità di 120 milioni di euro?

R. – Non conosco il donatore. Appartiene a una ricca famiglia francese. I soldi sono stati conferiti in una fondazione già prima della seconda guerra mondiale. Da allora sono state prese solo decisioni di investimento. Questo è tutto quello che so.

D. – Ma il “Signor Latour” ha anche un nome e una data di nascita?

R. – Questi dettagli veramente non li conosciamo. Perché il nostro donatore è il trust CPVG e non il “Signor Latour”. Il “Signor Latour” ha chiesto al trust di restare anonimo e questo lo dobbiamo rispettare. È cosa che accade spesso.

D. – Si tratta di denaro nero?

R. – Secondo le nostre conoscenze no. Stando a una cosiddetta lista di desideri del donatore il nostro ordine di Malta dovrebbe ricevere un quarto del patrimonio del trust.

D. – La procura di Ginevra ha congelato il denaro e ha aperto un’indagine contro la fiduciaria [del trust] per appropriazione indebita. E secondo le informazioni di “Bild” gli esperti ritengono che il patrimonio non sia mai stato dichiarato in modo corretto in Francia.

R. – Il pubblico ministero ci ha invitati a trovare un accordo con il trust per chiudere il caso. Abbiamo ritirato la denuncia contro la fiduciaria, perché le accuse erano senza fondamento e perché nessuno è stato danneggiato. 30 milioni è di gran lunga per noi la donazione più grande negli ultimi 10 anni, ma vale il principio: se il denaro è sporco non lo accettiamo. Ricordo due donazioni dalla Svizzera e una dagli Stati Uniti che abbiamo dovuto rifiutare.

D. – Lei passerà nell’orgogliosa storia del suo ordine cavalleresco come il “Barone dei soldi neri”…

R. – Nel caso CPVG abbiamo effettuato accuratamente un’analisi del rischio. Perciò non vedo il motivo di inserire l’ordine in una lista di riciclatori.

D. – I critici dicono che lei vorrebbe trasformare il suo ordine cavalleresco cattolico in una normale ONG.

R. – Questi non mi conoscono. Perché è vero il contrario. Noi teniamo fermo il nostro compito: evangelizzazione tramite la Caritas e missioni di assistenza. Nello stesso tempo la dignità di coloro che aiutiamo ci impone l’obbligo di non imporre nulla a loro.

D. – Come vuole evitare in futuro conflitti come quello della sostituzione del capo dell’ordine?

R. – Conflitti tra persone non si possono mai escludere. Nell’imminente riforma dell’ordine dobbiamo limitare l’indipendenza del Gran Maestro. In futuro dovrà essere vincolato dalle decisioni del governo dell’ordine.

Già quest’ultima affermazione di Boeselager stupisce, visti i precedenti. Perché è vero che l’allora Gran Maestro Matthew Festing, nell’estromettere lo scorso 6 dicembre lo stesso Boeselager, si avvalse dei suoi poteri senza la previa approvazione (non obbligatoria) dell’intero governo dell’ordine, ma è anche vero che Boeselager, prima come Grande Ospedaliere e poi come Gran Cancelliere, agì spesso all’insaputa del Gran Maestro, contrariamente alle regole, e fu proprio questa una delle ragioni della rottura tra i due.

Inoltre, una delle questioni di cui il Gran Maestro fu tenuto all’oscuro fu proprio l’esistenza di quei 30 milioni di franchi svizzeri custoditi dal trust CPVG di Ginevra. Venutolo a sapere, il Gran Maestro costituì una commissione interna per indagare su quel trust dai contorni poco chiari ma con sicuri addentellati con Boeselager e con altri tre esponenti di spicco dell’ordine di Malta: l’arcivescovo Silvano Tomasi, già osservatore della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra, Marc Odendall, finanziere franco-tedesco, e Marwhn Sehnaoui, presidente dell’ordine in Libano.

L’indagine della commissione costituita dal Gran Maestro Festing portò l’ordine di Malta a denunciare alla magistratura di Ginevra la fiduciaria del trust CPVG, sospettata di appropriazione indebita, con il conseguente blocco giudiziario della somma custodita dal trust.

Ma nonostante ciò, dopo l’estromissione di Boeselager da parte del Gran Maestro e dopo il suo immediato appello al papa per essere reintegrato nelle sue funzioni, la commissione che Francesco istituì il 22 dicembre per ricomporre il dissidio era composta proprio da Tomasi, da Odendall e da Sehnaoui, oltre che dall’avvocato belga Jacques de Liedekerke e dal canonista gesuita Gianfranco Ghirlanda, cioè, a parte l’ultimo, da persone legatissime a Boeselager e soprattutto personalmente coinvolte nell'”affaire” del trust ginevrino.

Senza contare la contemporanea nomina a membro del board dello IOR, la “banca” vaticana, del fratello di Boeselager, Georg Freiherr.

Il Gran Maestro Festing protestò per questo palese “conflitto d’interessi” in almeno tre membri della commissione. Ma invano. La commissione istituita dal papa completò le sue indagini in tempi record e consegnò il suo rapporto conclusivo prima ancora del termine ultimo prefissato a fine gennaio.

Con le conseguenze subito conosciute: le dimissioni forzate di Festing nelle mani di Francesco; l’azzeramento di tutte le sue decisioni dal 6 dicembre in poi; il reinsediamento di Boeselager nella carica do Gran Cancelliere; la nomina di un “delegato speciale” del papa “per il rinnovamento spirituale e morale dell’ordine”, nella persona del sostituto segretario di Stato Angelo Becciu.

Ma anche con le conseguenze che Boeselager ha reso note a cose fatte, nell’intervista alla “Bild”: il ritiro della denuncia contro la fiduciaria del trust CPVG di Ginevra, la firma dell’accordo quadro e l’incasso dei primi 3 milioni della donazione.

Resta il mistero su questa fiduciaria con cui il Gran Cancelliere dei Cavalieri di Malta ha firmato il patto.

Interpellata in gennaio dal “National Catholic Register”, colei che la “Bild” chiama “Ariane S.” ha risposto minacciando di ricorrere in tribunale se solo fossero pubblicati i nomi dei membri del trust di cui è fiduciaria, come pure dei documenti che lo riguardino.

di Sandro Magister

per magister.blogautore.espresso.repubblica.it