Cattolici di Hong Kong ai vescovi del mondo: Fermate il possibile accordo fra Cina e Santa Sede. E l'esemplare parresìa del Cardinale Zen - CR - Agenzia di informazione settimanale
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Cattolici di Hong Kong ai vescovi del mondo: Fermate il possibile accordo fra Cina e Santa Sede. E l’esemplare parresìa del Cardinale Zen

(da Chiesa e post Concilio – 13 febbraio 2018)

1. «Un errore deplorevole e irreversibile»: un gruppo di personalità cattoliche di Hong Kong così definisce il possibile accordo tra Cina e Santa Sede sulla nomina dei vescovi, che alcuni media danno come «imminente». E indirizza ai vescovi di tutto mondo una lettera aperta perché chiedano alla Santa Sede di fermare l’accordo reimpostandolo con precise garanzie.

2. Di seguito la risposta del Card. Zen all’intervista del Card. Parolin a La Stampa riassumibile in poche parole: Non sono ancora riuscito a capire per che cosa dialogano con la Cina. Notevole per la riaffermazione della vera unità, del vero dialogo e sostanzialmente della verità che appartiene all’autentica Cattolicità. Richiamo l’attenzione sulle frasi in corsivo (che sono nel testo originale) ognuna delle quali ma anche messe insieme, rispecchiano la situazione della Chiesa non solo in Cina. Scioccante, tuttavia, il riferimento all’opzione del possibile “ritiro a vita monastica”…

Cattolici di Hong Kong ai vescovi del mondo:

Fermate il possibile accordo fra Cina e Santa Sede

Accademici, avvocati, attivisti per i diritti umani chiedono che la Santa Sede esiga più garanzie di libertà nelle nomine dei vescovi e per la libertà religiosa nel Paese. Scetticismo verso la Cina di Xi Jinping. “Affrettarsi per un risultato immediato, facendo un passo falso, può portare a un fallimento totale”.

“Un errore deplorevole e irreversibile”: così un gruppo di personalità cattoliche di Hong Kong e nel mondo definisce il possibile accordo fra Cina e Santa Sede sulle nomine dei vescovi, dato da alcuni media come “imminente”. In una lettera aperta indirizzata ai vescovi del mondo essi chiedono loro di domandare alla Santa Sede di fermare l’accordo e di reimpostarlo con precise garanzie sulla libertà del pontefice di nominare i vescovi e con garanzie di una vera libertà religiosa per i cristiani e la società. Fra i firmatari vi sono accademici, avvocati, attivisti per i diritti umani. Ecco il testo inviato ad AsiaNews, ritrovabile anche sul sito http://www.freecatholicsinchina.org/ e aperto alle adesioni.

 

Lettera aperta alle Conferenze episcopali cattoliche nel mondo sul possibile accordo fra la Santa Sede e il governo della Repubblica popolare cinese

Eminenza e eccellenza reverendissime,

siamo un gruppo di cattolici. Di recente, sono emerse alcune notizie che indicano che la Santa Sede e il governo della Repubblica popolare cinese raggiungeranno presto un accordo sulla questione della nomina dei vescovi, come pure sul riconoscimento di sette “vescovi” illeciti. Siamo profondamente scioccati e contrariati. Con il nostro amore e sostegno alla Santa Madre Chiesa, noi speriamo che lei e tutte le conferenze episcopali siano attente a tali sviluppi.

Secondo l’insegnamento della Santa Madre Chiesa, i vescovi sono i successori degli apostoli, con il dovere di guidare e prendersi cura del gregge: “La Chiesa è apostolica: è costruita su basamenti duraturi: i dodici Apostoli dell’Agnello (Apoc. 21, 14). Essa è indistruttibile (Matteo 16,18); è infallibilmente conservata nella verità; Cristo la governa per mezzo di Pietro e degli altri Apostoli, presenti nei loro successori, nel Sommo Pontefice e nel Collegio dei Vescovi” (Catechismo, 869). Tutti i vescovi devono essere perciò nominati dal Successore di Pietro – il Santo Padre, il Papa. Ed essi devono essere uomini di principi morali e di saggezza. Il governo non deve giocare alcun ruolo nel processo di selezione:
“il diritto di nominare e di costituire i vescovi è proprio, peculiare e di per sé esclusivo della competente autorità ecclesiastica. Perciò, per difendere debitamente la libertà della Chiesa e per promuovere sempre più adeguatamente e speditamente il bene dei fedeli, questo santo Concilio fa voti che, per l’avvenire, alle autorità civili non siano più concessi diritti o privilegi di elezione, nomina, presentazione o designazione all’ufficio episcopale” (Christus Dominus, n. 20).
Eppure, i sette “vescovi” illeciti non sono stati nominati dal papa, e la loro integrità morale è discussa. Essi non godono della fiducia dei fedeli e non hanno mai espresso il loro pentimento in pubblico. Se essi vengono riconosciuti come legittimi, i fedeli della Cina sarebbero gettati nella confusione e nel dolore e si creerebbe uno scisma nella Chiesa in Cina.

Noi comprendiamo che la Santa Sede sia desiderosa di evangelizzare la Cina in modo più efficace. Ma siamo profondamente preoccupati che l’accordo potrebbe creare danni irrimediabili. Il Partito comunista cinese, sotto la leadership di Xi Jinping, ha distrutto croci e chiese diverse volte, e l’Associazione patriottica mantiene il suo controllo sulla Chiesa con mano pesante. La persecuzione religiosa non si è mai fermata. Xi ha anche chiarito che il Partito rafforzerà il suo controllo sulle religioni. In tal modo, non vi è possibilità che la Chiesa potrà godere di maggiore libertà. In più, il Partito comunista cinese ha una lunga storia di non tenere fede alle sue promesse. Noi siamo preoccupati che l’accordo non solo fallirà nel garantire una limitata libertà tanto desiderata dalla Chiesa, ma danneggerà pure la santità, la cattolicità, l’apostolicità della Chiesa, e sarà un attentato al potere morale della Chiesa. La Chiesa potrebbe non avere più la possibilità di godere della fiducia della gente, e essere “come il fermento e quasi l’anima della società umana, destinata a rinnovarsi in Cristo e a trasformarsi in famiglia di Dio” (Gaudium et Spes, 40).

Nella sua esortazione apostolica Evangelii Gaudium, il nostro amato papa Francesco scrive:
“A volte mi domando chi sono quelli che nel mondo attuale si preoccupano realmente di dar vita a processi che costruiscano un popolo, più che ottenere risultati immediati che producano una rendita politica facile, rapida ed effimera, ma che non costruiscono la pienezza umana. … Il Signore stesso nella sua vita terrena fece intendere molte volte ai suoi discepoli che vi erano cose che non potevano ancora comprendere e che era necessario attendere lo Spirito Santo (cfr Gv 16,12-13). La parabola del grano e della zizzania (cfr Mt 13, 24-30) descrive un aspetto importante dell’evangelizzazione, che consiste nel mostrare come il nemico può occupare lo spazio del Regno e causare danno con la zizzania, ma è vinto dalla bontà del grano che si manifesta con il tempo” (224-225). [Tuttavia la bontà del grano non è scontata ma custodita e garantita dalla fedeltà a Cristo! -ndR]
Lo Spirito di Dio talvolta non ci permette di procedere (v. Atti 16,6). Sebbene la forza del male sia in crescita, il tempo appartiene a Dio. Mettendo la nostra fiducia nel Signore, la notte buia potrà passare. Affrettarsi per un risultato immediato, facendo un passo falso, può portare a un fallimento totale.

Sua Santità è sempre stato attento alle sofferenze dei cristiani perseguitati. Egli una volta ha detto:
“Gli ordinamenti giuridici, statuali o internazionali, sono chiamati pertanto a riconoscere, garantire e proteggere la libertà religiosa, che è un diritto intrinsecamente inerente alla natura umana, alla sua dignità di essere libero, ed è anche un indicatore di una sana democrazia e una delle fonti principali della legittimità dello Stato”. “È per me motivo di grande dolore constatare che i cristiani nel mondo subiscono il maggior numero di tali discriminazioni. La persecuzione contro i cristiani oggi è addirittura più forte che nei primi secoli della Chiesa, e ci sono più cristiani martiri che in quell’epoca”[1].
Crediamo che la persecuzione dei cristiani in Cina addolori Sua Santità. Per questo, sollecitiamo che ogni accordo sia fondato sulla protezione della libertà religiosa e la fine della persecuzione religiosa. Purtroppo, nuovi e rivisti Regolamenti sulle attività religiose, che permettono un maggior controllo sulle religioni, sono stati messi in atto ai primi di febbraio. Da questi non riusciamo a vedere alcuna possibilità che l’imminente accordo possa garantire che il governo cinese fermi la sua persecuzione contro la Chiesa e le sue violazioni alla libertà religiosa.

Eminenza, reverendissimo, noi speriamo che voi, i vostri fratelli e il vostro gregge continui a pregare per la comunione della Chiesa in Cina, come pure per il suo ministero pastorale. Con l’amore verso il popolo di Dio, vi chiediamo di appellarvi alla Santa Sede: Vi preghiamo, ripensate il presente accordo, e fermatevi prima di compiere un errore deplorevole e irreversibile.

Che Dio onnipotente benedica la Chiesa in Cina!
Santi Martiri della Cina, pregate per noi!

I primi firmatari sono professori universitari, conferenzieri, ricercatori, attivisti per i diritti umani e avvocati:

Dr. Kenneth Ka-lok Chan (Hong Kong)
Prof. Joseph Yu-shek Cheng (Hong Kong)
Mr. Yiu-leung Cheung (Hong Kong)
Dr Rodney Wai-chi Chu (Hong Kong)
Dr. Martin C. K. Chung (Hong Kong)
Mr. Yan-ho Lai (Hong Kong)
Dr. Wing-kwan Lam (Hong Kong)
Dr. Lisa Yuk-ming Leung (Hong Kong)
Mr. Kwok-ming Ma (Hong Kong)
Mr. Chit-wai John Mok (Irvine, US)
Dr. Yik-fai Tam (San Francisco, US)
Prof. Wai Ting (Hong Kong)
Mr. Yiu-ming To (Hong Kong)
Mr. Benedict Rogers (London, UK)
Mr. Patrick Yu (Northern Ireland, UK)
___________________________
[1] Discorso ai partecipanti al convegno internazionale “La libertà religiosa secondo il diritto internazionale e il conflitto globale dei valori”, 20 giugno 2014.

 

Card. Zen: Non sono ancora riuscito a capire per

che cosa dialogano con la Cina

Ho letto più volte l’intervista, ora la leggo di nuovo (anche se la lettura mi ripugna) per poter onestamente fare i miei commenti.
Sono grato a Sua Eminenza perché ha riconosciuto che “è legittimo avere opinioni diverse”.

(1) Anzitutto si nota l’insistenza con cui Sua Eminenza afferma che il suo punto di vista e lo scopo delle sue attività sono di natura pastorale, spirituale, evangelica e di fede, mentre il nostro pensare ed agire è solo in chiave politica.

Quello che vediamo invece è che egli adora la diplomazia dell’Ostpolitik del suo maestro Casaroli e disprezza la genuina fede di coloro che con fermezza difendono la Chiesa fondata da Gesù sugli Apostoli da ogni ingerenza di potere secolare.

Non posso dimenticare il mio stupore leggendo qualche anno fa un suo discorso riportato sull’Osservatore Romano dove egli descrive gli eroi della fede nei paesi centro-Europei sotto il regime comunista (Card. Wyszynsky, Card. Mindszenty e Card. Beran, pur senza nominarli) come “gladiatori”, “gente sistematicamente contraria al Governo e avida di apparire sul palcoscenico politico”.

(2) Si nota pure la ripetuta menzione della sua compassione per le sofferenze dei nostri fratelli in Cina. Lacrime di coccodrillo! Di che sofferenza parla? Sa benissimo che essi non temono la povertà, né la limitazione o privazione della libertà e neppure la perdita della vita. Ma egli non stima affatto tutto questo (sono “gladiatori”!)

Parla anche delle ferite ancora aperte e per curarle intende applicare “il balsamo della misericordia”. Ma di che ferite parla?

Verso la fine dell’intervista, ad un certo punto dice: “Con franchezza, … dirò: sono anche convinto che una parte delle sofferenze vissute dalla Chiesa in Cina non sia dovuta tanto alla volontà delle singole persone, quanto alla complessità oggettiva della situazione”.

Dunque, sa benissimo che nella Chiesa in Cina non si tratta (se non raramente) di offese o risentimenti personali, ma tutti sono vittime della persecuzione da parte di un potere totalitario ateo. Usare il balsamo della misericordia? Ma non sono offese personali da perdonare. È una schiavitù da cui liberarsi.

Misericordia per i persecutori? Per i loro complici? Premiare i traditori? Castigare i fedeli? Forzare un vescovo legittimo a cedere il posto ad uno scomunicato? Non è piuttosto mettere sale sulle ferite?

Torniamo alla “situazione oggettiva”. Lo stato doloroso non è stato creato da noi, ma dal regime. I comunisti vogliono schiavizzare la Chiesa. C’è chi rifiuta questa schiavitù, c’è chi la subisce, purtroppo c’è anche chi l’abbraccia.

Davanti a questa realtà è possibile non parlare di “potere, resistenza, scontro, compromesso, cedimento, resa, tradimento”?

Parolin vuole che parliamo di comunione e collaborazione. Ma ci sono le condizioni? Dove unirci? Come collaborare? Veniamo ad analizzare le due cose fondamentali da chiarire.

(3) Qual’è l’unità che si vuole raggiungere?

  1. Sua Eminenza loda i cattolici cinesi e afferma che “non ci sono due Chiese Cattoliche in Cina”. Se non mi sbaglio, sono stato io il primo ad affermare questo in una riunione del Sinodo dei Vescovi, in quanto, nell’una e nell’altra comunità, i fedeli nel loro cuore sono fedeli al Papa (oggi con l’aumentare degli opportunisti nella comunità gestita dal Governo non oso più applicare l’affermazione a tutta la Chiesa in Cina).
    Ma Parolin non può negare che, per il momento, ci sono due comunità con due strutture basate su due principi diversi, opposti. Una struttura è fondata sul principio del Primato di Pietro su cui Gesù ha stabilito la sua Chiesa, l’altra struttura è imposta da un Governo ateo intento a creare una Chiesa scismatica soggetta al suo potere.
  2. Eliminare questa divisione e rifare l’unità dev’essere il desiderio di ogni cattolico, ma non con un colpo di spugna, tanto meno manipolando la Lettera di Papa Benedetto.
    Nella Lettera del Papa Emerito c’è questo paragrafo (8.10): “Alcuni (vescovi) non volendo sottostare a un indebito controllo, esercitato sulla vita della Chiesa, e desiderosi di mantenere piena fedeltà al Successore di Pietro e alla dottrina cattolica, si sono visti costretti a farsi consacrare clandestinamente. La clandestinità non rientra nella normalità della vita della Chiesa, e la storia mostra che pastori e fedeli vi fanno ricorso soltanto nel sofferto desiderio di mantenere integra la propria fede e di non accettare ingerenze di organi statali in ciò che tocca l’intimo della vita della Chiesa.” Il Padre Jeroom Heyndricks citando fuori contesto la frase “la clandestinità non rientra nella normalità della vita della Chiesa” prese come sua missione di spargere la voce in tutta la Cina (dove godeva grande libertà di movimento): “Ormai non ci deve essere più comunità clandestina, tutti devono venire all’aperto, cioè entrare a far parte della comunità soggetta al Governo.
    Nella Commissione per la Chiesa in Cina abbiamo fatto notare questo grande errore, ma sia la Segreteria di Stato sia la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli hanno ignorato questo avvertimento, ovviamente sostenevano l’idea del Padre Heyndricks.
    Solo dopo due anni, quando questo errore aveva già fatto danno immenso, siamo riusciti a far mettere nel volumetto “Compendium” alcune note che cercano di distinguere la riconciliazione dei cuori dall’unità nelle strutture.
  3. Parolin dice che non si deve “mantenere una perenne conflittualità tra principi e strutture contrapposti”. Ma ovviamente questo non dipende da noi soli, perché una delle due strutture è sotto il potere del Governo, il quale la controlla già sicuramente e non dà nessun segno di rinunciarvi.
    Papa Benedetto dice che il cammino della unità “non è facile e che non potrà compiersi dall’oggi al domani” (6.5, 6.6).
    Ma i nostri diplomatici vogliono realizzare subito un miracolo e accusano gli altri di “aggrapparsi allo spirito di contrapposizione per condannare il fratello” e di “utilizzare il passato come un pretesto per fomentare nuovi risentimenti e chiusure” e di “non essere pronti a perdonare, ciò significa, che vi sono altri interessi da difendere”.
    Come sono crudeli questi rimproveri rivolti a membri fedeli della Chiesa, che per lunghi anni hanno sofferto ogni specie di privazione e vessazione per la loro fedeltà alla vera Chiesa!
    Quando l’altra parte non ha nessuna intenzione di rispettare l’essenziale natura della Chiesa Cattolica e dalla nostra parte si vuole ad ogni costo venire ad una unificazione, c’è una sola scelta possibile, quella di forzare tutti ad entrare nella “gabbia”.

Con la soluzione della “gabbia ingrandita” si camminerà insieme? Un cammino nuovo? Con serenità? Con fiducia?
Si dice che sarà un cammino graduale, ma supponiamo che i pianificatori abbiano in mente già quale sarà il seguente passo dopo la legittimazione degli illegittimi.
Cosa ne sarà dei Vescovi legittimi secondo la legge della Chiesa ma non riconosciuti dal Governo? Saranno “accettati”? Cioè ammessi pure nella gabbia? Sarà finalmente “una” conferenza episcopale legittima? (Con il Governo che tiene la chiave della gabbia?)
Parolin e compagnia riconoscono che questa soluzione non è perfetta, è un minor male. Si può sopportare e soffrire un male (danno), ma non si può mai fare un male (peccato), grande o piccolo che sia.
Soffrire che altri creino una Chiesa scismatica può essere inevitabile, ma non possiamo noi aiutare la sua creazione.
Del resto non c’è da temere una chiesa scismatica creata dal partito, svanirà col cadere del regime. Sarà, invece, orribile una chiesa scismatica con la benedizione del Papa!

(4) Chiarita la natura dell’unità da raggiungere è facile considerare il seguente problema: Come si fa a raggiungere tale unità?

Con la riconciliazione (ad intra) e con il dialogo (con il Governo).

La riconciliazione non è senza difficoltà ma possibile, perché dipende solo dalla nostra buona volontà, il dialogo col Governo è più difficile.

Papa Francesco a Seoul aveva detto: “La prima condizione di un dialogo è la coerenza con la propria identità”.

È questione di onestà, di giustizia. Bisogna sapere e far sapere dove desideriamo arrivare, cioè, secondo la nostra coscienza quale sarà una buona conclusione del dialogo. Nel nostro caso, ovviamente è: “una vera libertà religiosa la quale non solo non nuoce ma favorisce il vero bene della Nazione”.

Riusciremo in questo dialogo? C’è speranza di successo? C’è almeno un minimo di fondamento nella presente situazione, quando il Partito Comunista Cinese è più che mai potente e prepotente? Quando, sia le sue azioni come i suoi pronunciamenti sono nella direzione di un più ferreo controllo di ogni religione, ma in modo speciale delle religioni cosiddette “straniere”.

I Comunisti non sentono neanche più il bisogno di salvare le apparenze. Fotografie fanno vedere che è lo Stato che gestisce la Chiesa Cattolica in Cina la quale ormai non è più Cattolica ma cinese, scismatica. (È un ufficiale del Governo che presiede alla riunione [sempre] congiunta dell’Associazione Patriottica e della cosiddetta “conferenza episcopale”) I Papi si astengono dall’usare la parola “scisma” per compassione per coloro che vi si trovano non di propria volontà ma sotto grave pressione.

Da quel che vediamo, la Santa Sede sta accettando proprio questa inaccettabile realtà. (È sicura che sta facendo il bene della Chiesa?)

Il dialogo per essere vero deve partire da una posizione di eguaglianza. Non c’è vero dialogo tra il carceriere e i prigionieri, tra il vincitore e i vinti. Ma i nostri sembra proprio che partano da una posizione di debolezza. Fonte attendibile dice che la Delegazione vaticana non ha potuto discutere sul caso del Vescovo Giacomo Su Zhi Min nelle mani del Governo da più di vent’anni, perché loro hanno rifiutato. A me sembra che i nostri avrebbero dovuto lasciare il tavolo delle trattative e tornare a casa. Accettare il loro rifiuto equivale a mettersi in ginocchio fin dall’inizio.

Dopotutto noi non siamo i vinti. I nostri diplomatici non sanno che i fedeli della comunità clandestina costituivano, e forse ancora costituiscono, la maggioranza? Che in diversi luoghi hanno chiese e cattedrali? Che in città, dove ovviamente non possono avere chiese, dicono Messe nelle case private non disturbati dalle autorità di pubblica sicurezza che sono pure al corrente di tutto. Purtroppo dal febbraio 2018 possiamo aspettarci un molto più severo controllo da parte del Governo sulle attività di questi nostri fratelli, anche perché il Governo sa di avere ormai anche il consenso della Santa Sede.

Mentre sostiene la necessità del dialogo all’esterno col Governo, il Vaticano ha soffocato il dialogo all’interno della Chiesa. Con un gesto sommamente maleducato ha liquidato senza una parola la Pontifica Commissione per la Chiesa in Cina costituita da Papa Benedetto. Si è disfatta dell’unica voce competente cinese in Vaticano l’Arcivescovo Savio mandandolo Nunzio in Grecia. Altroché “trovare sintesi di verità”! Altroché “scoprire insieme il disegno di Dio”! Essi sono sicuri di “aver considerato tutto adeguatamente”.

(5) La cosa più ripugnante che trovo in tutta l’intervista è lo sfruttamento disonesto di espressioni della Lettera di Papa Benedetto, facendo apparire come se egli Parolin fosse un fedele sostenitore del Papa Emerito, mentre in realtà egli e l’allora Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli hanno vanificato tutti gli sforzi di Papa Ratzinger di riportare la Chiesa in Cina sulla strada giusta.

All’inizio e alla fine dell’intervista ha rispettivamente fatto due citazioni.

  1. Al Capitolo 4 Paragrafo 7 Papa Benedetto dice: “La soluzione dei problemi esistenti non può essere perseguita attraverso un permanente conflitto con le legittime autorità civili; nello stesso tempo, però, non è accettabile una arrendevolezza alle medesime quando esse interferiscano indebitamente in materie che riguardano la fede e la disciplina della Chiesa.”
  2. Al Paragrafo 6 aveva detto: (Citando “Deus caritas est”) “La Chiesa non può e non deve mettersi al posto dello Stato. Ma non può e non deve neanche restare ai margini nella lotta per la giustizia.”
    In tutte e due le citazioni, Parolin ha sfruttato la prima metà, tralasciando l’altra metà facendo perdere l’equilibrio del pensiero di Papa Benedetto.

(6) Date le recenti controversie non posso in questa occasione mancare di far chiarezza sul mio rapporto con Papa Francesco il quale ogni volta che lo incontro mi colma di tenerezza.

È vero che le mie rivelazioni dei colloqui privati possono avergli causato imbarazzo. Questo mi dispiace. Ma sono tuttora convinto che c’è divario tra il modo di pensare di Sua Santità e il modo di pensare di suoi collaboratori, i quali hanno buon giorno a sfruttare l’ottimismo del Papa per perseguire i loro fini. Fino a prova contraria sono convinto di aver difeso il buon nome del Papa dalla responsibilità di cose sbagliate provenienti dai sui collaboratori e di aver comunicato i suoi incoraggiamenti ai miei fratelli in Cina che si trovano, come diciamo in Cina, “nel fuoco ardente e nelle acque profonde”.

Se, per caso, un giorno un cattivo accordo viene firmato con la Cina, ovviamente con l’approvazione del Papa, io mi ritirerò in silenzio a “vita monastica”. Certamente come figlio, anche se indegno, di Don Bosco non mi farò capo di una ribellione contro il Romano Pontefice, Vicario di Cristo in terra.

Preghiamo per Papa Francesco “che il Signore lo conservi, gli dia vigore, lo renda felice, e lo salvi dalle mani dei suoi nemici.” (Card. Joseph Zen)