Cartolina da Washington: le manifestazioni, le vere vittime - Corrispondenza romana
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Cartolina da Washington: le manifestazioni, le vere vittime

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(Marco Tosatti, Stilum Curiae – 7 giugno 2020) Carissimi Stilumcuriali, un amico di Stilum Curiae, il dott. Maurizio Ragazzi, ci ha inviato questa Cartolina da Washington, la capitale in cui si sta svolgendo la protesta; nominalmente contro il razzismo, nei fatti contro l’amministrazione Trump, cioè quella che ha fatto segnare un drammatico incremento nell’occupazione nera negli Stati Uniti. Ma la strumentalizzazione è talmente evidente da non stupire più, non solo negli Stati Uniti, ma anche da noi, dove i mass media in grande maggioranza sono già scesi in campagna contro Trump in vista delle presidenziali…Buona lettura. 

Un saluto da Washington, recentemente assediata da teppisti/terroristi come molte altre citta’ americane, particolarmente quelle amministrate da compiacenti amministrazioni Democratiche, che fanno di tutto per ostacolare una risposta efficace alla violenza di questi giorni e preferiscono chiedersi se… non sia meglio dissolvere i corpi di polizia! (Mi sembra in effetti… il momento piu’ opportuno per questo tipo di sragionamenti!)

 

  1.         Le vite nere contano (“black lives matter”), ma quali?

Le prime vittime di questa violenza sono state, oltre a poliziotti spesso di colore, i titolari e dipendenti afro-americani, ispanici, ed asiatici, di piccoli negozi (atti di violenza raramente ripresi dalla carta stampata e dalle TV). La scusa per questa violenza e’ stato il doloroso episodio (ancora da analizzare in tutte le sue sfaccettature per accertarne le responsabilità) della morte di George Floyd a Minneapolis, nel nord degli USA. I nuovi “sessantottini” (adesso millennials) figli di papa’ (quelli denunciati da Pasolini a suo tempo),[1] gli attivisti Democratici afro-americani, e le “celebrita’ di Hollywood” pronte a dare addosso alla polizia tanto loro hanno le loro guardie del corpo, si sono scatenati in fantasiose teorie su di un asserito razzismo “sistematico”. (Peccato che non si scatenino altrettanto per la percentuale stratosferica di bambini afro-americani fra quelli eliminati, in un silenzio assordante, tramite il crimine di aborto).[2] Queste loro elucubrazioni sembra proprio contrastino, pero’, con i dati di fatto che, seppur occultati, confermano invece che vengono uccisi dalla polizia piu’ bianchi che afro-americani.[3] A fianco di questi manifestanti “pacifici” (nel senso, cioe’, che molti di loro si “limitano” a provocare, intimidire e lanciare oggetti vari), ci sono teppisti di professione, equivalenti al Black Block ed ai violenti dei centri sociali tristemente noti in Italia. (Tutto il mondo e’ paese!).


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  1.         Generali in pensione pontificano, mentre poliziotti anti-sommossa si danno da fare

Da un articolo dal titolo “Lo Stato profondo e i generali assediano Trump”, pubblicato in Italia,[4] sembrerebbe che generali in carica delle forze armate statunitensi fossero a favore del golpe strisciante di burocrazia (“deep State”) e teppisti/terroristi domestici contro un Presidente democraticamente eletto. In realta’, leggendo l’articolo, ci si rende conto che non si tratta di generali in carica ma di vecchie “glorie” ed amministratori inefficienti ai quali Trump aveva da tempo dato il benservito. (Una distinzione non di poco conto, mi pare). Nel frattempo, mentre le dichiarazioni rilasciate generosamente da generali a riposo trovano grande spazio sui giornali, passa sotto silenzio che chi deve liberare le strade e difendere i cittadini si trova con le mani legate ed oggetto di accuse pretestuose, se solo cerca di difendersi. E’ questo il caso di tutti i poliziotti di una brigata di Buffalo, nello stato di New York, che si sono dimessi dal loro corpo di prima linea[5] in solidarieta’ con due colleghi sospesi, assieme al solito coro di accuse non provate, per aver allontanato con una spinta un attivista settantacinquenne che non si sa cosa cercasse in mezzo ad una brigata di poliziotti anti-sommossa, ad un’ora ormai prossima al coprifuoco. (Se anche i poliziotti cominciano, comprensibilmente, ad averne abbastanza di questo buonismo collusivo, dicendosene “disgustati”, siamo fritti!).

 


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  1.         Ci si mettono anche gli “scienziati”                       

Oltre 1200 cosiddetti “professionisti” della salute, “esperti” di malattie infettive, e persone interessate a vario titolo, hanno firmato una lettera aperta contro la denuncia dei rischi di contagio, in piena pandemia, di manifestazioni pubbliche “anti-razzismo sistematico”, che non sarebbero condannabili “in quanto rischiose per il contagio”, a differenza di manifestazioni per altri fini.[6] Quindi, escluso che il virus sia talmente intelligente da decidere chi infettare considerando i fini perseguiti dall’infettando, il rischio sarebbe o no accettabile a seconda del tipo di manifestazione o di riunione pubblica: chi osa andare a Messa, tenendosi a dieci metri di distanza, o chi manifesta, sempre ordinatamente, per poter riaprire la propria attivita’ prima di fallire, e’ un bambino cattivo; mentre chi manifesta, uno in groppa all’altro, a favore delle campagne della “political correctness” e’ un eroe del nostro tempo. Che poi siano questi ultimi a correre e procurare un maggior rischio di contagio, con conseguente possibile intasamento dei reparti di rianimazione, e’ una valutazione che solo quanti sono bollati come “razzisti” insensibili ai presunti grandi “ideali” dei manifestanti osano segnalare.[7] (Evviva la “scienza nuova”, non quella di vichiana memoria basata sul rispetto del principio del verum-factum, ma quella degli “scienziati” che, ignorando il factum, trascurano la ricerca del verum!).

[1]       https://www.facebook.com/Pier.Paolo.Pasolini.Eretico.e.Corsaro/posts/1511316448932383/.

[2]       Ecco le tragiche statistiche: http://www.johnstonsarchive.net/policy/abortion/usa_abortion_by_race.htmlhttps://www.kff.org/womens-health-policy/state-indicator/abortions-by-race/?currentTimeframe=0&sortModel=%7B%22colId%22:%22Location%22,%22sort%22:%22asc%22%7D. Questa, si’, e’ una forma di razzismo sistematico, come confermano i dati e la storia razzista del movimento abortista: https://www.provitaefamiglia.it/blog/genocidio-dimenticato-negli-usa-i-benpensanti-sono-i-veri-razzisti.


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[3]       https://www.statista.com/statistics/585152/people-shot-to-death-by-us-police-by-race/.

[4]       https://it.insideover.com/politica/lo-stato-profondo-e-i-generali-assediano-trump.html?utm_source=ilGiornale&utm_medium=article&utm_campaign=article_redirect.

[5]       https://www.usatoday.com/story/news/nation/2020/06/05/buffalo-new-york-police-officers-suspended-shoving-man-ground/3153626001/.

[6]       Per il testo della lettera, si veda https://www.cnn.com/2020/06/05/health/health-care-open-letter-protests-coronavirus-trnd/index.html.

[7]       Ma persino il direttore dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) ha osato ammettere che queste proteste “anti-razzismo” potrebbero essere all’origine di un’ulteriore diffusione del virus (https://www.cidrap.umn.edu/news-perspective/2020/06/cdc-warns-protests-and-covid-19-spread), e lo stesso ha ribadito l’ubiquo Dr. Fauci, direttore dell’Istituto nazionale di allergie e malattie infettive (NIAID) da quasi quarant’anni (https://www.foxnews.com/health/dr-fauci-says-george-floyd-protests-provide-perfect-recipe-for-new-coronavirus-surges).