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Bologna: incontro su fede e omosessualità presso la Parrocchia San Ruffillo

Fede e Omosessualità“, questo il tema dell’incontro che si svolgerà lunedì 16 gennaio all’interno della rassegna “Fede e Modernità”, nell’ambito dei Lunedì culturali della Parrocchia di San Ruffillo, organizzati presso il cinema Bristol di Bologna.

Quali speranze, domande, criticità aspettarsi dal rapporto, sempre più ravvicinato ed ambiguo, tra Chiesa Cattolica e mondo omosessuale?  Per rispondere al delicato quesito, l’evento prevede un confronto tra Gianni Geraci, coordinatore de Il guado” gruppi omosessuali credenti e don Otello Galassi, delegato alla Pastorale Sociale della Diocesi di Faenza.

GIANNI GERACI

Le posizioni di Geraci in merito al rapporto tra fede ed omosessualità sono note. All’indomani della chiusura del Sinodo sulla Famiglia, il coordinatore dei cristiani LGBT aveva infatti espresso tutto il suo disappunto per l’”occasione persa”, scrivendo così in una lettera aperta:

Sul tema dell’omosessualità non mi aspettavo molto da un Sinodo sulla famiglia composto da vescovi che, in stragrande maggioranza, non considerano le unioni tra le persone dello stesso sesso una famiglia. Che fosse questo l’orientamento della maggior parte dei padri sinodali lo dimostra la seconda parte del punto 78 quando, citando le Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali si afferma che: «Circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”».

Geraci proseguiva, spiegando chiaramente come la sua idea di “famiglia” contemplasse l’impossibilità di “limitare” il riconoscimento di tale status esclusivamente alle unioni tra un uomo ed una donna:

Che fine fanno, alla luce di una visione così ristretta, le tante “famiglie” religiose che hanno arricchito la storia della Chiesa? Che fine fanno le “mamme per vocazione” che hanno accettato di allevare, da sole, dei figli di cui non erano madri naturali? Che fine hanno fatto i tanti modelli di intimità famigliare che, nel corso dei secoli, hanno generato quelle paternità, quelle maternità, quelle fraternità spirituali che nascevano dalla preoccupazione di vivere pienamente le parole di Gesù quando, nel capitolo terzo di Marco, si chiede: “Chi è mia madre? Chi sono i miei fratelli?”.

Una visione, evidentemente distorta ed ideologica, che lo portava ovviamente anche a negare stizzito l’esistenza di un piano di azione culturale volto a promuovere l’agenda gender:

Mi preoccupa invece il riferimento fatto nel punto 8 a quella fantomatica “ideologia del gender” che esiste solo nella fantasia di chi ha un’idea approssimata del variegato mondo dei gender studies. Mi preoccupa perché è un ulteriore sintomo del fatto che, con cinque secoli di ritardo, stia montando un nuovo “caso Galileo” in cui i vertici della Chiesa, fuorviati da finti specialisti che confondono l’apologetica con la ricerca scientifica, sembrano non essere più in grado di leggere correttamente alcuni aspetti importanti della riflessione antropologica contemporanea.

DON OTELLO GALASSI

Se le posizioni di Geraci, in fatto di fede e omosessualità, sono scontate e palesi, quelle di colui che dovrebbe essere il suo avversario nell’agone culturale, ossia il delegato alla Pastorale Sociale della Diocesi di Faenza, don Otello Galassi, lo sono molto meno.

Ciò che è possibile evidenziare, però, è come don Otello Galassi sembra essere un habituè di questo tipo di incontri, avendo, per di più, partecipato perfino ad eventi promossi dalle stesse organizzazioni LGBT+.

Il 16 novembre scorso don Galassi ha infatti preso parte ad un incontro, dedicato al rapporto tra fede e omosessualità, intitolato, Gli omosessuali andranno all’inferno? Rileggere la bibbia e il corano per indagare i fondamenti della condanna dell’omosessualità da parte delle religioni, assieme a Mauro Ortelli del Gruppo Narciso e Boccadoro – LGBT credenti di Romagna e Marche e Lyas Laamari, collaboratore del portale il Grande Colibrì – Essere LGBT nel mondo.

SPOT PER L’OMOSESSUALITA’ NELLA CHIESA

Alle luce di tali premesse è facile prevedere come il dibattito del 16 gennaio non sarà altro che l’ennesimo tentativo di scardinare, in nome dell’accettazione dell’altro e della misericordia, la dottrina cattolica di sempre in materia di omosessualità, cercando di conciliare l’inconciliabile. Uno squallido spot per l’accettazione dell’omosessualità nella chiesa cattolica con l’autorevole avvallo ufficiale del delegato alla Pastorale Sociale della Diocesi di Faenza. (Rodolfo de Mattei su Osservatoriogender.it)

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