"Benedetto XVI non si è mai pentito delle sue dimissioni" - Corrispondenza romana
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“Benedetto XVI non si è mai pentito delle sue dimissioni”

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(Francesco Boezi, Il Giornale – 7 gennaio 2020) Benedetto XVI non ha mai avuto ripensamenti sulla sua rinuncia. L’ultimo documentario pubblicato in Germania conferma una sensazione comune: Joseph Ratzinger non ha mai tergiversato su quanto deciso nel 2013.

Il pontefice emerito fa ancora discutere. Ogni volta che l’ex Papa prende posizione in pubblico, il coro dei progressisti interviene o si agita. L’ultimo caso è quello del sostegno per la nascita di una fondazione in grado di alimentare il giornalismo cattolico: non tutti hanno condiviso la discesa in campo del teologo bavarese. La Die Tagespost, tenendo in considerazione le analisi di qualche retroscenista, può servire per tamponare le fughe in avanti della Conferenza episcopale tedesca. Dove per “fughe in avanti”, bisogna intendere eventuali decisioni vincolanti e slegate dal parere di Roma.

Il “concilio interno” voluto dal cardinale Reinhard Marx è in corso. I vescovi tedeschi, durante i due anni che si sono concessi, potrebbero riformare alcuni aspetti centrali della vita ecclesiastica e della dottrina cattolica. A Jorge Mario Bergoglio, però, spetta il verdetto effettivo sul processo sinodale dei presuli della Germania. O almeno così dovrebbe essere. Tradotto: anche se Marx e gli altri dovessero approvare l’estensione della gestione laicale, il diaconato femminile o qualcos’altro, dal Vaticano potrebbe comunque arrivare uno stop. E Joseph Ratzinger, in qualche modo, potrebbe schierarsi dalla parte del fronte del niet.

La Bayerischer Rundfunk – una televisione tedesca – ha invece deciso di dedicare quasi 30 minuti al pontefice emerito. Un video reportage, quello pubblicato lo scorso 6 gennaio, mediante cui è possibile approfondire numerosi dettagli della vita odierna di Benedetto XVI. Un’esistenza che è fatta soprattutto di preghiera e letture. E tra le note più rilevanti, c’è il virgolettato di monsignor Georg Gänswein, che Papa Francesco ha tenuto in Vaticano in qualità di prefetto della Casa Pontifica (dov’era stato incaricato da Ratzinger). Gänswein, nel documentario, ha affermato che “le dimissioni sono state una decisione lunga, ben pregata e sofferta, di cui non si è mai pentito. Il Papa è completamente in pace con se stesso”. La vicenda, quindi, può non essere più dibattuta. Per quanto il caso della rinuncia continui ad interessare le cronache di chi cerca motivazioni differenti da quelle comunicate all’epoca dal Santo Padre. La “ingravescentem aetatem” non ha ancora persusaso tutti.


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Dalla “lettera tagliata” alla “barca di Pietro a volte ricoperta fino quasi a capovolgersi”: nel corso degli ultimi sette anni, Joseph Ratzinger ha continuato a dire la sua. Un modo di fare, quello dell’emerito, che ha infastidito alcuni (coloro che reclamano il “silenzio”) ed alimentato il sostegno di altri. “Avevo una grande voce, ora non funziona più”, ha fatto presente nel video reportage sopracitato Benedetto XVI, così come riportato da Avvenire. Il prefetto della Casa Pontificia, dal canto suo, ha specificato in questa maniera il quadro d’insieme: “Benedetto è un uomo di 92 anni, con una mente chiara, ovviamente; ma che ha già perso abbastanza della sua forza fisica”.

Ma la potenza della voce, in questa storia, sembra avere un ruolo secondario. Ratzinger, di cui da tempo non ascoltiamo le parole, si è comunque fatto sentire. Come quando, scrivendo alla Commissione Teologica Internazionale, ha di recente ripercorso la battaglia combattuta assieme a San Giovanni Paolo II contro la teologia della liberazione.


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