Andrea Grillo: La mente dietro al Motu Proprio

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(Peter A. Kwasniewski, Carlo Schena, Chiesa e post concilio – 18 agosto 2021) Nella traduzione di Carlo Schena riprendiamo, in simultanea con OnePeterFive (che pubblica l’originale inglese) e con Messa in Latino, un nuovo articolo di Peter Kwasniewski su Grillo e la sua influenza sul recente MP Traditionis custodes. Ogni adattamento e nota del traduttore è stato condiviso con l’autore. Qui l’indice dei precedenti e correlati.

Andrea Grillo: La mente dietro al Motu Proprio
Peter A. Kwasniewski

 

Andrea Grillo (Savona, 1961) è professore di Teologia dei sacramenti e Filosofia della Religione a Roma, presso il Pontificio Ateneo S. Anselmo e di Liturgia a Padova, presso l’Abbazia di Santa Giustina. Con la promulgazione del motu proprio di Papa Francesco del 16 luglio 2021, Traditionis Custodes, l’importanza della sua figura all’interno del pensiero cattolico è cresciuta. Molti elementi indicano il professor Grillo come autore o almeno ispiratore del documento, nella funzione di “liturgista e teologo del Papa”, come spesso viene chiamato a Roma. Egli fa parte di quella schiera di liturgisti provenienti dal Sant’Anselmo che negli anni hanno esercitato una sproporzionata influenza progressista.

I fondamenti del motu proprio

Ormai da anni il professor Grillo sposa avant la lettre i principi di Traditionis Custodes, sostenendo che la Messa di Paolo VI rappresenta l’unico rito della Chiesa Romana e che la Messa Tradizionale dovrebbe essere regolata in modo tale da assicurarne la scomparsa.(1)
 
In una lettera aperta datata 27 marzo 2020, ben sedici mesi prima del motu proprio, il professor Grillo (insieme a circa 180 firmatari) ha spavaldamente descritto il rito tradizionale come “chiuso in una storia passata, ferma e cristallizzata, senza vita e senza forza. Per esso non può esservi rianimazione alcuna.”(2)   “Alimentare ancora uno ‘stato di eccezione liturgica’ – che era nato per unire, ma non fa altro che dividere – porta solo a frantumare, privatizzare, distorcere il culto della Chiesa.”(3). Inoltre, la lettera espone i seguenti argomenti:
  1. L’intenzione alla base di Summorum Pontificum (SP) era di pacificazione e riconciliazione.
  2. Purtroppo, SP portò invece alla divisione, al conflitto e a un “rifiuto liturgico” del Concilio Vaticano II.
  3. Alcuni seminari in cui si prevede che si impari sia il Novus Ordo Missae che la Messa Tradizionale rappresentano il “massimo della distorsione delle intenzioni iniziali” di SP.
  4. È giunto il tempo di abolire lo stato di “eccezione liturgica” introdotto da SP.
  5. Tutti i poteri riguardanti la liturgia devono essere restituiti ai vescovi diocesani e alla Congregazione per il Culto Divino. Ciò comporta molteplici implicazioni:
    1. La Commissione Ecclesia Dei e la Sezione IV della Congregazione per la Dottrina della Fede, con autorità sulle questioni liturgiche, devono essere eliminate.
    2. La CDF si è sostituita nell’esercizio di competenze che il Concilio Vaticano II conferisce ai vescovi o ordinariamente affidate dal Papa alla Congregazione per il Culto Divino; tale situazione irregolare deve finire.
    3. La CDF si è attivata nell’elaborare “varianti liturgiche” degli ordines senza averne le competenze storiche, testuali, filologiche e pastorali.
    4. La CDF sembra trascurare, proprio sul piano dogmatico, un grave conflitto che viene a crearsi tra la lex orandi e la lex credendi, poiché è inevitabile che una forma rituale duplice e conflittuale induca una significativa divisione nella fede.
    5. La CDF sembra sottovalutare l’effetto dirompente che questa “riserva [indiana]” recherà a livello ecclesiale, immunizzando una parte della comunità dalla “scuola di preghiera” che il Concilio Vaticano II e la riforma liturgica hanno provvidenzialmente donato al cammino ecclesiale comune.(4)
Dalla lettura degli articoli che Grillo pubblica sul suo sito risulta chiaro che egli considera la riforma liturgica, nel complesso, molto buona; che il principale ostacolo al suo successo è stata una deplorevole tendenza del clero e dei laici a mantenere o reintrodurre cattive prassi o elementi del passato che impediscono ai riti riformati di splendere nelle loro linee essenziali e nei loro nuovi orientamenti; che la preoccupazione per gli “abusi liturgici” da parte di Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI e dei funzionari di curia da essi nominati non faceva che riaffermare una legalistica mentalità tridentina che minacciava di soffocare l’apertura all’adattamento e la libertà caratteristiche del Novus Ordo (anzi, egli afferma espressamente che è più importante promuovere l’“uso” di una liturgia comune e attiva, piuttosto che correggere gli “abusi”, poiché quest’ultimo sforzo riflette una visione superata del culto come di un esercizio di formalismo clericale); e che la stessa esistenza parallela della Messa tradizionale, come anche della Riforma della Riforma ratzingeriana, minacciano l’integrità dei riti riformati come datici da Paolo VI.

Le reazioni al motu proprio

In un articolo pubblicato su La Croix International il 19 luglio 2021, From ‘Supreme Pontiffs’ to ‘guardians of tradition’: the vicissitudes of the Roman Rite”(5)  [Apparso originariamente sul blog “Come se non” lo stesso 16 luglio 2021 – che prontezza – col titolo di “Dai ‘sommi pontefici’ ai ‘custodi della tradizione’: le peripezie del rito romano”; ogni successiva citazione è tratta da lì, NdT], Grillo non nasconde il suo gongolamento trionfale a proposito del motu proprio che il suo stesso pensiero ha contribuito a creare. Per quanto riguarda l’assai criticata affermazione dell’articolo 1 secondo cui “I libri liturgici promulgati dai santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, in conformità ai decreti del Concilio Vaticano II, sono l’unica [il Professore qui fa notare che l’imprecisione del termine “unique” utilizzato per la traduzione inglese – la sola disponibile all’uscita del documento, ed espressamente “ufficiale” – che significa sì unico, ma nel senso di peculiare, distintivo, straordinario, speciale; sembra che gli estensori della TC si intendano di liturgia quanto si intendono di lingua inglese, NdT] espressione della lex orandi del Rito Romano”, Grillo commenta:

Questa affermazione soppianta radicalmente l’ardito sofisma su cui si reggeva SP: ossia la “covigenza parallela” di due forme rituali, di cui una contraddiceva l’altra. Il ristabilimento di “una sola forma vigente del rito romano” è l’unico orizzonte su cui è possibile costruire la pace. Ogni altra ipotesi, per quanto bene intenzionata, crea divisioni e incomprensioni crescenti.

Egli chiama inoltre “sofisma” la libertà che SP dava ai sacerdoti di scegliere quale forma del rito romano celebrare, dal momento che essa sottraeva al vescovo il potere di moderazione dell’unità liturgica all’interno della sua diocesi e consentiva una “concorrenza […] tra due forme rituali”. È degno di nota il fatto che i teologi progressisti tendono anche ad essere liberal nelle questioni sociali, comodamente favorevoli a uno stato sociale centralizzato e sospettosi verso la concorrenza che deriva da un mercato libero e aperto. Laddove è permessa la concorrenza, un prodotto migliore può avere il sopravvento; e ciò stava accadendo in ambito liturgico, con la crescente scelta della tradizione da parte di clero e laici, specialmente giovani e famiglie. A questi non deve essere consentita tale libertà di scelta, una libertà aperta al “bene” o al “meglio”. Il progressismo parla sempre di libertà, ma è autoritario fin nel midollo, e si batte contro tutte le disuguaglianze tranne che per quella disuguaglianza sistemica tra governante e governato che perpetua il sistema stesso.

 

Egli afferma, apparentemente inconsapevole della natura dubbia di tale asserto: “Ora dobbiamo riconoscere che vi è un unico tavolo: quello del rito riformato secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II” (corsivo aggiunto). Nell’articolo su La Croix Grillo afferma senza mezzi termini:

“La tradizione del rito romano si trova lì [nel rito riformato], non altrove […] Vi era, negli effetti di quelle “concessioni”, la possibilità di alimentare una Chiesa che si immunizzava dal Concilio Vaticano II e che si contrapponeva al cammino comune. Il VO era diventato, anche grazie a SP, quasi il simbolo dell’anti-Concilio: per questo i criteri di accesso ad esso dovevano essere accuratamente rivisti. Per non generare mostri. […] Invece, il papa figlio del Concilio ha avuto il buon senso e la saggezza di dire: ora basta. E di aprire una fase nuova, in cui la qualità dell’atto rituale si gioca su un unico tavolo, comune e ordinario, ecclesiale e popolare. Un piccolo e grande segno che la riforma conciliare non si può fermare, né inventandosi una lingua che non c’è, né riesumando una forma rituale che non c’è più”.

Interessante vedere quanto facilmente Grillo dichiari “non-persone” milioni di cattolici, che celebrano con gioia e con frutti una forma rituale “che non c’è più”.(6)
 
Degli scritti di Grillo, non molto è ancora apparso in lingua inglese. Un interessante trio di articoli pubblicati su New Liturgical Movement è particolarmente adatto alle circostanze attuali:

Posizioni contrarie all’insegnamento della Chiesa

I fedeli cattolici saranno senza dubbio interessati a conoscere altre idee sostenute dal professor Grillo.
 
In un libro recentemente pubblicato, scritto insieme a Cosimo Scordato, intitolato Può una madre non benedire i propri figli? Unioni omoaffettive e fede cattolica (Cittadella, 2 luglio 2021), si avanzano argomenti per la benedizione teologica e pastorale delle unioni omosessuali all’interno della Chiesa.
 
Grillo discredita la transustanziazione, cioè che il pane e il vino diventino il Corpo e il Sangue, l’anima e la divinità di Cristo durante la Messa. Egli sostiene che: “Transubstantiatio non è un dogma e come spiegazione ha i suoi limiti. Ad esempio contraddice la metafisica” (Andrea Grillo, “Presenza reale e transustanziazione: congetture e precisazioni, Munera, 17 dicembre 2017).(7)
 
Egli propugna l’ordinazione delle donne, specialmente al diaconato.(8)
 
Afferma posizioni che contraddicono gli insegnamenti “pro-life” della Chiesa, tra cui la legittimità di usare contraccettivi per fini profilattici.(9)
 
Rifiuta esplicitamente l’idea che esista un’autorità, come la Chiesa, con la capacità di pronunciarsi definitivamente su questioni riguardanti la sessualità umana.(10)
 
Scrive contro la validità permanente e l’indissolubilità del matrimonio.(11)
 
Nella Bibbia, la perversione del culto divino è sempre associata e paragonata all’immoralità sessuale. L’idolatria è adulterio, l’adulterio è idolatria: l’uno fa strada all’altro e lo rafforza. Questa connessione rimane vera in ogni epoca, per quanto si manifesti sotto forme diverse.
 
La chiave interpretativa per comprendere lo stile di scrittura postmoderno e giustappositivo di Grillo è piuttosto semplice. Egli presenta un insegnamento della Chiesa, ma senza sostenerlo realmente; poi, verso la fine dell’articolo o della pubblicazione, tratteggia delle conclusioni sotto forma di “possibilità” e “domande” che sono spesso molto diverse dalla – e persino in opposizione alla – dottrina della Chiesa. È importante tenere presente questo principio quando si affronta la sua opera. Per di più, articolandosi in imprecisioni e riflessioni incomprensibili come modus operandi, i suoi scritti pubblicati sul sito Munera: Rivista europea di cultura e altrove sono una presa in giro della teologia cattolica tradizionale.
 
Non si riesce a comprendere come ad Andrea Grillo sia permesso pubblicamente di avere una cattedra in una Pontificia Università di Roma e, quel che è di gran lunga peggio, di influenzare la scrittura di documenti promulgati dal Sommo Pontefice che andranno a condizionare la vita di milioni di fedeli cattolici. Ahimè, come abbiamo visto più di una volta – basti citare l’esempio di uno dei ghostwriter di Amoris Laetitia [nel blog qui – qui -ndr], l’arcivescovo Víctor Manuel “Tucho” Fernández, autore di Guariscimi con la tua bocca: l’arte di baciare(12) – la scelte che questo papa compie quanto a consulenti teologici sono raramente felici, e spesso scandalose.
 
L’autore desidera ringraziare delle fonti anonime per la ricerca svolta per realizzare questo articolo. Se qualcun altro avesse ulteriori prove documentali circa il ruolo di Grillo nella stesura di Traditionis Custodes e/o la sua eterodossia, è pregato di contattare il Dott. Kwasniewski attraverso il suo sito internet: www.peterkwasniewski.com.

[Traduzione a cura di Carlo Schena]
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1. Cfr. Andrea Grillo, “La riforma liturgica è ‘tragica’ o ‘profetica’? Due riletture per celebrare il 50° del Concilio Vaticano II” (Reportata, 28 febbraio 2013). “Ora è chiaro che, nel momento in cui si ammette a chiare lettere la necessità della Riforma, il rito precedente, quando anche continui a sussistere, può esserlo solo per carità, per prudenza pastorale, per contingente opportunità, ma in vista della sua «sparizione» e per nulla secondo un parallelismo strutturale, che in tal caso si opporrebbe non solo alla tradizione, ma anzitutto al più elementare buon senso”.
2. Riguardo a questo punto, vorrei portare all’attenzione del lettore un’intervista [riproposta in traduzione da Messainlatino, NdT] a proposito del nuovo motu proprio rilasciata il 19 luglio dall’Abate di Fontgombault, Dom Jean Pateau (a cui Grillo ha risposto il 31 luglio [qui per la versione italiana]). Alla domanda “Come ascoltare le aspirazioni delle giovani generazioni che passano volentieri da una forma liturgica [il Novus Ordo] all’altra [la Messa Tradizionale]?” Dom Pateau risponde: “C’è infatti un’autentica espressione del Sensus fidei propria dei fedeli. La Chiesa sarà in grado di sentirlo? La lettera aperta citata sopra [pubblicata da Grillo nel marzo 2020] parlava della Forma Straordinaria come di ‘un rito chiuso nel passato storico, inerte e cristallizzato, senza vita e vigore’. Le aspirazioni delle giovani generazioni, sacerdoti e laici, sono un’amara contraddizione. Alla fine dovremo riconoscerlo. La liturgia non è una scienza di laboratorio. Questo è un atto di umiltà che ci si aspetta dai liturgisti. Che usino la loro scienza per discernere la ragione di questo attaccamento alla Forma Straordinaria, anche da parte dei non cristiani o di persone che hanno abbandonato da tempo la pratica [religiosa], un attaccamento che non era previsto a priori. Sentono in questa modalità di celebrazione una presenza più viva del mistero di Dio, allo stesso tempo presente e nascosto, più degnamente lodato. Riscoprono con gioia una sacralità dimenticata. Come non menzionare le decine di sacerdoti che sono venuti all’abbazia per imparare la Forma Straordinaria e che dicono: ‘Conoscerla mi aiuta a celebrare meglio la Forma Ordinaria’.”
3. Andrea Grillo, “Lettera Aperta sullo ‘stato di eccezione liturgica’” (Munera, 27 marzo 2021).
4. Ho pubblicato una critica della lettera aperta del 27 marzo 2020 intitolata “Cancel the Decrees!’: High Dudgeon from Progressive Liturgists” [“Cancellate i decreti!”: la Somma Indignazione dei Liturgisti Progressisti”, NdT] insieme a una serie di otto poemetti satirici.
5. Grillo non sembra rendersi conto del fatto che (o non vuole perdere la faccia ammettendo che) TC, a ben vedere, limita considerevolmente i diritti dei vescovi e mantiene in prima linea il ruolo del Sommo Pontefice.
6. Egli continua: “La cosa veramente straordinaria, in tutta questa vicenda, non è tanto il ristabilimento della normale relazione tra lex orandi e lex credendi, che viene assicurato da TC. Straordinario a me pare il fatto che per 14 anni spesso si sia giustificato l’ingiustificabile”.
7. Su questo punto specifico potremmo citare come rilevante molto di ciò di quanto scritto da Joseph Ratzinger. Per esempio, in una conferenza tenuta a Fongombault nel 2001 [vedi anche qui], l’allora Prefetto della CDF ha spiegato uno dei motivi di ostilità alla celebrazione della Messa Antica: “Solo a partire da qui, dalla squalifica pratica di Trento, si può comprendere l’esasperazione che accompagna la lotta contro la possibilità di celebrare ancora, dopo la riforma liturgica, la Messa secondo il messale del 1962. Questa possibilità è la contraddizione più forte e quindi la meno tollerabile in rapporto all’opinione di colui che ritiene che la fede nell’Eucaristia formulata a Trento abbia perso il suo valore”. Ciò descrive alla perfezione la posizione di persone come Andrea Grillo e Anthony Ruff, che riconoscono in TC la rivendicazione della loro opinione per cui la Chiesa, con il Concilio e dopo il Concilio, ha cambiato in modo decisivo la propria comprensione della Chiesa, dell’Eucaristia e della liturgia. Mi sembra che Benedetto XVI non avesse una soluzione soddisfacente al problema del “pre e post” rappresentato da due riti liturgici molto diversi (anche se li chiamò “forme” per evitare di dover concedere, istantaneamente e senza richiesta, facoltà birituali a decine di migliaia di sacerdoti). Ma sapeva che i riti dovevano poter per lo meno coesistere, per non fare della pretesa di continuità dogmatica e liturgica della Chiesa una totale barzelletta.
8. Cfr. “Ordo et sexus: impedimenti o opportunità?” (Munera, 9 novembre 2017); “Un ministero ‘più cattolico’ aperto a ‘omnis utriusque sexus fidelis.’ Incontro con Mattia Lusetti” (Munera, 5 giugno 2019); cfr. “Donna, ministero e tradizione ecclesiale” (Adista Notizie n° 19, 25 maggio 2019).
9. Cfr. “Catholic Scholars Statement on the Ethics of Using Contraceptives” [Dichiarazione di Studiosi Cattolici sull’Etica nell’Uso dei Contraccettivi] (Istituto Wijngaards, agosto 2016): “§14.2. Dovrebbe essere pubblicato un documento magisteriale ufficiale che affermi che l’uso dei moderni contraccettivi non abortivi per scopi profilattici può essere moralmente legittimo e persino moralmente obbligatorio. La dichiarazione potrebbe includere una disposizione esplicita che consenta la distribuzione di tali contraccettivi moderni per scopi profilattici da parte di strutture sanitarie gestite dalla Chiesa cattolica” [tradotto dalla versione inglese, NdT].
10. Andrea Grillo, “Sillabo, sinodo, sessualità: alcune relazioni pericolose” (Munera, 30 giugno 2021).
11. Grillo sostituisce la “indissolubilità del vincolo matrimoniale” con la proposizione “indisponibilità del vincolo matrimoniale.” Con questa frase vuole aprire tutti i privilegi e i diritti del matrimonio a coloro che si sono risposati. Egli afferma che “è legittimo proporre la possibilità di tradurre ‘vincolo indissolubile’ con ‘vincolo indisponibile’” (A. Grillo, “Indissolubilità del vincolo e matrimoni falliti. Verso una teoria della ‘indisponibilità’ del vincolo?”, Munera, febbraio 2014). Per dare un esempio di questo argomento egli propone che “quando fosse constatata la “morte del matrimonio”, questa dichiarazione non impedirebbe affatto a ognuno dei soggetti di restare fedele al coniuge del matrimonio dichiarato estinto, in analogia con quanto accade nel caso di vedovanza”. Questo, che non è che un esempio dei suoi numerosi errori, equivale ad equiparare lo stato di una vedova a quello di una donna che semplicemente non prova più amore per il marito (fino a quando non trova l’“amore” tra le braccia di un altro).
12. Per un’analisi a colonne parallele, che indica il pesante debito testuale della AL a Tucho, si veda “For the Record – Samizdat – Full Text of Archbishop Tucho Fernandez’s ‘Heal Me with Your Mouth: The Art of Kissing’” Rorate Caeli, 5 settembre 2017 (qui – sul blog ne parlavamo qui -ndr).

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