Adesso il Papa si piega all'Ue e scoppia la rivolta dei fedeli - Corrispondenza romana
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Adesso il Papa si piega all’Ue e scoppia la rivolta dei fedeli

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Il Vaticano e l’Unione europea sono due istituzioni che in questi anni hanno avuto modo di dialogare, arrivando a conclusioni che possono essere state interpretate come omogenee. Papa Francesco, a dire il vero, non si è mai risparmiato rispetto all’Ue, in specie sull’urgenza di ridisegnare la distribuzione della ricchezza tra le varie zone europee, ma di certo in questi anni le gerarchie ecclesiastiche, pontefice compreso, non si sono distinte per una critica continua mossa in direzione di Bruxelles e Strasburgo. Le “bacchettate” sono arrivate in materia di gestione dei fenomeni migratori.

Da un punto di vista squisitamente politico, però, il vescovo di Roma e buona parte degli altri consacrati hanno individuato un avversario più temibile: i sovranisti. L’attivismo pro Ue della Chiesa cattolica è emerso durante la campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo: è stata in quella occasione che la Santa Sede, con tutte le gerarchie, ha fatto capire di aver operato una scelta di campo. Quella contro la presunta ricomparsa del nazionalismo novecentesco, e dunque contro la possibilità che il sovranismo-populista divenisse maggioritario in seno ad un contesto istituzionale.

Le posizioni dei vescovi europei in favore dell’Ue

I vescovi europei, ad esempio, si sono schierati con quelle realtà politiche che non hanno chiuso all’accoglienza dei migranti. Lo hanno fatto indirettamente, ma lo hanno fatto. E il tutto in nome dei precetti evangelici. Il punto più alto è stato raggiunto con gli appelli di Bergoglio contro il sovranismo. Anche le scelte relative ai cardinali creati in Concistoro nell’ottobre del 2019 sono incasellabili in questa scia ideologica, culturale e dottrinale: si è trattato, per lo più, di consacrati che si erano distinti per le loro posizioni “aperturiste”. Tra quei nuovi cardinali, c’era (e c’è) Jean Claude Hollerich, arcivescovo lussemburghese e vertice dei presuli che agiscono all’interno del territorio coperto pure dall’Ue, nel Comece. Un alto ecclesiastico che rispetto al sovranismo ha parlato pure di “gioco infame”. Pure per questo motivo, forse, alcune realtà sovraniste hanno iniziato a simpatizzare per Benedetto XVI, senza che questi rappresentasse una vera alternativa al papa regnante (non c’è polemica o divisione tra i due) e senza che Ratzinger avesse mai espresso idee contrarie alla bontà del progetto sovra-istituzionale europeo.

Benedetto XVI è sempre stato un europeista convinto. Dopo l’exploit politico delle elezioni per il rinnovo del Parlamento Ue, il cardinale Reinhard Marx ha incontrato i Verdi tedeschi, nel senso del partito, segnando un punto su una probabile alleanza attorno ai temi ecologici. Questo è l’andazzo, e i conservatori spesso lo contestano con rivendicazioni che il Vaticano e le autorità episcopali hanno sempre rispedito al mittente, continuando ad attaccare il fronte populista. Come quando proprio Hollerich ha detto che “In Europa, che sta perdendo la propria identità, si costruiscono identitarismi, populismi di destra, in cui la nazione non è più vissuta come comunità politica – ha scritto nero su bianco all’epoca il vertice dei vescovi europei, così come ripercorso da Rai News -, ma diventa un fantasma del passato, uno spettro che trascina dietro di sé le vittime delle guerre dovute ai nazionalismi della storia. I populismi vogliono allontanare i problemi reali, organizzando danze intorno a un vitello d’oro” . Un “vitello d’oro” contro cui la Chiesa cattolica non può che scagliarsi. L’indirizzo è stato chiaro sin dall’inizio della gestione del gruppo che coordina i vescovi d’Europa, insomma. E Hollerich oggi è solo una delle voci levate in favore dell’Ue, che garantisce quel clima pacifico che i sovranismi comprometterebbero.


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La battaglia del Papa contro il sovranismo

Papa Francesco non ne fa mistero: è un critico del sovranismo. L’ex arcivescovo di Buenos Aires, nel corso di questo primo settennato da pontefice, si è espresso anche attraverso queste parole: “Sono preoccupato – ha detto a La Stampa, come riportato dall’Agi – perché si sentono discorsi che assomigliano a quelli di Hitler nel 1934. ‘Prima noi. Noi noi’: sono pensieri che fanno paura. Il sovranismo è chiusura. Un paese deve essere sovrano, ma non chiuso. La sovranità va difesa, ma vanno protetti e promossi anche i rapporti con gli altri paesi, con la Comunità europea. Il sovranismo è un’esagerazione che finisce male sempre: porta alle guerre”. In un passaggio di quei virgolettati, è visibile una sorta di elogio alla presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen. Ma come mai il pontefice argentino è così schiacciato su queste istanze? Donald Trump, che è considerato un sovranista, ha raggiunto importanti traguardi in politica estera, con i trattati di pace, come quello tra Israele ed Emirati Arabi Uniti, che superano di gran lunga i conflitti scatenati o innescati (che sono più o meno pari allo zero). Eppure Bergoglio è convinto che il sovranismo-populista rappresenti un pericolo. Abbiamo domandato di questo “perché” al professor Roberto De Mattei, presidente della Fondazio Lepanto, cui abbiamo chiesto di tratteggiare quali siano le caratteristiche della linea del pontefice in relazione all’Unione europea: “L’atteggiamento di papa Francesco nei confronti dell’Unione Europea si situa in aperta discontinuità con l’atteggiamento di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI che hanno sempre insistito sulla necessità di difendere le radici cristiane dell’Europa”, ha esordito il professore. E ancora: ” Giovanni Paolo II, il 16 dicembre 2000, contrappose l’Europa di Carlo Magno a quella di Bruxelles, denunciando il carattere secolarista della Carta dei Diritti di Nizza, che rappresenta oggi la Magna Charta dell’Unione Europea”. Quindi esisterebbe una strategia precisa. Una tattica che passa pure dal tipo di gestione dei fenomeni migratori da proporre.

Il professor De Mattei prosegue senza incertezze: “Lo stesso papa Wojtila, nel 2003 ha dedicato a questo tema (la necessità di difendere le radici cristiane, ndr) l’esortazione apostolica Ecclesia in Europa. Papa Francesco esalta l’Europa di Bruxelles e oppone al modello dell’Europa cristiana quello di un’Europa “meticcia”, in cui religioni, etnie e culture si dissolvano in un processo di vorticosa ibridazione”. Ecco che arriva la specificazione del professore: “Mescolare – ha dichiarato a La Repubblica nel settembre 2019 – ti fa crescere, ti dà nuova vita. Sviluppa incroci, mutazioni e conferisce originalità”. Il “sovranismo, ha aggiunto, “vuole bloccare quel processo così importante che dà vita ai popoli e che è il meticciato”. La battaglia di papa Francesco contro il “sovranismo” è, a mio parere, una battaglia contro l’identità storica, culturale e politica dei popoli, che la loro sovranità salvaguarda”. Il nocciolo della questione, per la parte conservatrice, è semplice: in un’epoca così scivolosa per l’identità cristiana, la Chiesa cattolica dovrebbe rappresentare un baluardo in difesa dell’Occidente per come l’abbiamo conosciuto. E invece Jorge Mario Bergoglio – affermano i conservatori – ha in qualche modo prestato il fianco a quelle forze che stanno destrutturando la tradizione e l’identità del Vecchio continente. Sono accuse forti. Ma sono anche sempre le stesse. Quelle che accompagnano il vescovo di Roma dalle settimane successive all’elezione in Conclave.

La linea sui fenomeni migratori: Ue e Vaticano per un’Europa multiculturale


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L’Ue – com’è noto – è a favore del multiculturalismo, mentre il Vaticano lo è diventato nel tempo. Con Joseph Ratzinger – difficile smentire questa tesi – gli accenti sul multiculturalismo non erano stati così acuti. Un capitolo a parte, a dire il vero, lo meriterebbero le contiguità tra Ue e Santa Sede sull’ecologia: tanto l’Unione europea quanto il Vaticano hanno iniziato a guardare con favore ai temi ambientalisti ed alla loro emanazione movimentista: Greta Thunberg ed il “gretinisimo”. Ue e Vaticano, in poche parole, agiscono in sincrono o quasi, Ma è attorno all’annoso tema dei migranti che la sintonia tra i due attori geopolitici mondiali diviene evidente, così come notato dal professor Renato Cristin, ordinario di ermeneutica filosofica all’Università di Trieste, che abbiamo voluto sentire anche in questa circostanza: “Sulla questione dei migranti, l’Unione Europea ha una linea oscillante – afferma Cristin a ilGiornale.it – , dettata da situazioni contingenti esterne (emergenze o esigenze internazionali) ed interne (mutate maggioranze parlamentari, legittime convenienze politiche o anche solo l’eventuale pressione dell’opinione pubblica), che va da fasi di accoglienza quasi illimitata a momenti di maggiore cautela, ma nella sostanza la sua linea corrisponde a quella dettata dall’Onu e dal suo braccio operativo su questo fronte, che è l’Alto commissariato per i rifugiati, che mira, abilmente, a scardinare le protezioni che gli Stati possono erigere per difendersi da un’immigrazione indiscriminata (corrispondente cioè all’apertura totale invocata – e purtroppo anche praticata – dall’Onu), percepita come una forzatura, un’imposizione inaccettabile che proprio perciò va respinta al mittente”.

Cristin prosegue: “…è su questo punto che la politica immigratoria Ue e l’esortazione (da anni pressoché quotidiana) immigrazionista di papa Bergoglio coincidono, perché per entrambi l’identità non è un valore, non è un bene da salvaguardare, ma un deposito da svuotare, per fare spazio – sia in senso metaforico sia in senso letterale concreto – all’alterità. E a tal fine le varie Ong operanti nel Mediterraneo sono uno strumento privilegiato e, come sappiamo da varie dichiarazioni di Bergoglio, particolarmente sostenute”. Un’alleanza, in poche parole, che verte pure sulla reciproca tutela delle Organizzazioni non governative e del loro spirito programmatico.

Il ruolo del Vaticano per la stesura del Global Compact

Le gerarchie ecclesiastiche del Vaticano si sono spese per il Global Compact, il discusso patto promosso dall’Onu che la Ue alla fine non ha trasformato in un vincolo (se ne era discusso), ma che è stato di sicuro ben recepito dai palazzi di Strasburgo e Bruxelles. Non solo: dalla Santa Sede sono arrivati dei veri e propri suggerimenti, oltre che dei passaggi testuali. Il Global Compact è forse il simbolo di quello contro cui i sovranisti hanno combattuto negli ultimi cinque anni. Una figura palese di un’indicazione legislativa calata dall’alto, che tanto la Ue quanto il Vaticano hanno recepito con favore. Sempre Cristin delimita il campo d’azione del patto Onu: “L’ideologia del Global Compact – annota il professore triestino – mira a una omogeneizzazione forzata dei popoli, alla loro unificazione non meramente formale data dal sentimento della comune appartenenza al genere umano, bensì sostanziale, perché punta a una unificazione spirituale e materiale, e soprattutto pensa di sostituire alcune popolazioni demograficamente in calo con altre, a prescindere dalla compatibilità culturale. Come ho scritto nel mio libro – ” i padroni del caos” – , questo atteggiamento di mera contabilità demografica è talmente cieco e violento, finalizzato al riequilibrio della popolazione mondiale, da applicare quella che ho definito una “tecnica zoologica”: spostare, con apparente compassione ma in realtà con totale freddezza, masse di persone verso dove c’è più spazio, non in senso geografico ma in senso sociale e culturale, togliendole da dove, pur essendoci immensi spazi fisici e demografici, ci sono maggiori ostacoli sociali, climatici o etnici”. I conservatori sono estremamente contrari al Global Compact, mentre il Vaticano la pensa al contrario.


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Il professor Cristin ricorda come la Santa Sede abbia contribuito alla stessa stesura del trattato: “In questa operazione, il Vaticano ha un ruolo fondamentale, come sappiamo da un discorso del 2019 di papa Bergoglio, in cui ha dichiarato che “la Santa Sede si è adoperata attivamente nei negoziati e per l’adozione dei due Global Compacts”; una collaborazione sancita dalla presenza nel dicembre 2018 a Marrakech del cardinale Parolin, il quale, dichiarando che “poter migrare è un diritto” e che “la non accoglienza non è un diritto”, ha certificato che la Chiesa è il garante religioso della politica migratoria dell’Onu”. Ecco che il professor Renato Cristin individua un trait d’union ideologico-dottrinale: “Questa convergenza è perfettamente spiegabile, poiché l’humus politico da cui è sorto il Global Compact (penso ovviamente al Compact per le Migrazioni, non a quello per i Rifugiati, che va rispettato) e quello in cui si sviluppano le odierne posizioni della Chiesa sui migranti è omogeneo alle tesi della teologia della liberazione, che hanno permesso di superare la frattura tra la laicità secolarizzata ostile al Cristianesimo dell’ideologia-Onu e l’ineliminabile religiosità della visione bergogliana”. Il pontefice e le gerarchie ecclesiastiche, stando all’analisi dei conservatori, si sono piegati all’Ue e alle sue priorità.

(di Francesco Boezi | Fonte: ilgiornale.it)