Addio Unione europea. Perché il coronavirus può porre fine alla fasulla retorica europeista - Corrispondenza romana
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Addio Unione europea. Perché il coronavirus può porre fine alla fasulla retorica europeista

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(Mario Aldo Stilton, Secolo d’Italia – 14 marzo 2020) Addio Unione europea. Ognuno per se, senza rancore. Perché diversi in tutto. Pure nelle modalità di attacco a questo insidiosissimo nemico che ci spaventa e ci tiene chiusi in casa. Sissignori, alla fine potrebbe succedere proprio questo. Che il virus si mangi l’Ue con tutte le sue buone e strampalate regole. Potrebbe capitare che questa sovrastruttura, data con enfasi per irreversibile, perisca con l’infezione bronchiale arrivata da Wuhan. E che l’Europa, dopo, torni ad essere semplicemente quello che è sempre stata: il Continente, espressione geografica di popoli diversi, culture e religioni diverse, speranze e sogni diversissimi. Si, può succedere. Quello che per alcuni è auspicio e per altri sciagura, è ora una possibilità concreta. Il sogno di unificare ciò che unito non lo è stato mai, se non col giogo delle armi, può naufragare definitivamente sotto i colpi del subdolo Covid-19. Un virus che sembra marcare le differenze. Che bisogna combattere con ogni mezzo e che però segna le distanze. Già adesso. Già nelle risposte.

Con l’Italia, emotiva, blindata e fiera. E con la Germania della Merkel che s’affida alla teutonica obbedienza confidando nell’immunità di gregge. Accompagnata dagli inglesi di Boris Johnson, neo fuoriusciti, di cui sono da sempre parenti strettissimi. Con la Francia del bellimbusto Macron a metà del guado come sempre, tra fottuta paura e grandeur. L’Unione in ordine sparso è la realtà. Una verità che  è sotto il nostro naso: combatte, snobba, si chiude, minimizza. Tutto e il suo contrario. Con la Bce della signora Lagarde che maramaldeggia, come già fece il suo padrone Sarkozy e con la Commissione di Bruxelles dell’algida Von der Leyen che balbetta un “siamo tutti italiani” con  l’empatia di una cella mortuaria. Noi guardiamo, ascoltiamo e stiamo a casa. I nostri medici e i nostri infermieri combattono allo stremo. Ma le mascherine invece che dall’Europa ci arrivano dalla Cina. Ecco, ce n’è abbastanza per ricordarlo ai fanatici del Fiscal Compact e a quelli di “ce lo chiede l’Europa”. Deficit troppo alto, tre per cento, spread che galoppa, austerità doverosa e necessaria: ricordiamocelo. Passata l’emergenza, si faranno i conti. Più politici che economici. E forse questa Unione forzata di secolari diversità sarà accantonata. Per tornare a ragionare di futuro. Magari con quel libero scambio che danni non ne aveva mai fatti. Addio Unione europea. Senza rancore.