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VITA – La maternità? «Un triste mercato»

Si parla di etica della riproduzione umana ed, in particolare, delle nuove tecnologie di fecondazione assistita al convegno organizzato questo pomeriggio a Milano presso la Biblioteca Ambrosiana sul tema «Il triste mercato della maternità moderna».

L’evento è promosso da Core, sigla pro-life fondata in Inghilterra in risposta all’approvazione dello Human Fertilisation and Embryology Act nel 1990 e dopo la creazione dell’Hfea, la relativa Authority: «Vogliamo sviluppare una critica del concetto di ‘mercato’, dal momento che è proprio questo che la moderna fecondazione assistita è diventata», ha spiegato Josephine Quintavalle (nella foto), una delle fondatrici dell’organizzazione, in un’intervista concessa alla dottoressa Laura Gotti Tedeschi, moderatrice dell’evento milanese, pubblicata sul numero di settembre del mensile Radici Cristiane. «Siamo arrivati quasi al punto di fare uso di un utero artificiale, rendendo così inutile persino l’utero materno per lo sviluppo del feto. E ovviamente il “prodotto finale” (il bambino) deve essere perfetto e oggi anche più che perfetto, grazie ai nuovi mezzi di modifica genetica. Questo mercato sta avendo un impatto economico, politico, sociale e soprattutto morale», spiega.

Il convegno – ha scritto Laura Gotti Tedeschi su Radici Cristiane – è lo spunto per parlare anche del fallimento femminista: le donne ricorrono alla fecondazione artificiale, perché posticipano la maternità all’estremo, così da fare spazio alla carriera… «La vera emancipazione femminile – risponde Quintavalle – sarebbe quella di permettere alle donne di avere figli, quando è il momento giusto dal punto di vista biologico, cioè entro i trent’anni circa, non entro i quaranta. Una società giusta dovrebbe supportare le donne in questo obiettivo, non cercare di stravolgere il processo naturale di riproduzione, né metterle nelle condizioni di posticipare la maternità per proteggere la propria carriera».

Così Louise Brown, la prima bambina nata in provetta nel 1978, rappresenta il primo caso di violenza sulla vita: «Non è arrivata all’improvviso. Quante cose sono andate storte prima e quanti orrori sono capitati in laboratorio prima che riuscissero finalmente a realizzare la famosa nascita?», si chiede Quintavalle, che pone interrogativi davvero inquietanti: «Gli embrioni umani creati sono stati impiantati immediatamente in esseri umani o i primi esperimenti hanno coinvolto altre specie mammifere? Come sapevano gli embriologi quali colture sviluppare per ottenere nascite riuscite? L’unico modo era attraverso continui processi di sperimentazioni ed errori».

Tanti i motivi, che rendono eticamente sbagliata la fecondazione assistita, «perché non cura l’infertilità, come vogliono far credere, ma semplicemente sostituisce il processo naturale di riproduzione con uno artificiale. Perché ciò che era riservato all’intimità del rapporto coniugale è oggi diventato di dominio di terze persone (il medico) e spostato in un luogo pubblico (l’ospedale). Perché la fecondazione artificiale è diventata estremamente invasiva, basti pensare alla necessaria iper-stimolazione sul corpo della donna per ottenere gli ovuli. Perché nel processo di fecondazione artificiale gli embrioni non impiantati vengono o distrutti o congelati. Perché grazie al congelamento di ovuli e sperma è diventata possibile la loro vendita. Perché, da quando è diventata possibile la creazione dell’embrione fuori dal corpo femminile, la vita umana è stata trattata come un prodotto da progettare e manipolare a piacimento».

E’ possibile leggere l’intervista integrale di Laura Gotti Tedeschi a Josephine Quintavalle sul numero di settembre di Radici Cristiane (M. F.).