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Il Vescovo Reig Pla: «Il gender, struttura di peccato»

L’ideologia gender ed i suoi derivati rappresentano un’imponente «struttura di peccato»: lo ha detto in termini chiari e senza peli sulla lingua mons. Juan Antonio Reig Pla, Vescovo di Alcalá de Henares, partecipando giovedì scorso presso la Fondazione Rafael del Pino di Madrid alla presentazione del libro della sociologa Gabriella Kuby dal titolo La rivoluzione sessuale globale-La distruzione della libertà in nome della libertà, in cui si elencano fatti, date e menzogne del totalitarismo gender, il cui scopo ultimo – ha spiegato il Vescovo – è quello di porre fine alla civiltà cristiana e di piegare la Chiesa cattolica alle sue prevaricazioni, come è successo con altre confessioni religiose.

Era presente per l’occasione anche l’autrice, un’ex-marxista, come racconta la sua biografia: partecipò alle rivolte studentesche del ’68 in Germania, militò nella Sinistra «come figlia obbediente» del padre, orientato allo stesso modo, all’epoca «famoso giornalista e scrittore». Era atea, tuttavia, nel 1973, fece una profonda esperienza di Dio, che cercò però lungo strade «equivoche» come l’esoterismo e la New Age. Alla fine del 1996 credette d’aver toccato il fondo: il marito l’aveva abbandonata da una settimana, lasciandole tre bambini piccoli. Stava recitando una sorta di novena davanti ad una statua di Buddha, quando, per mano della Vergine Maria, si convertì alla fede cattolica, come lei stessa afferma.

Gabriella Kuby è stata vittima di vessazioni e continue derisioni per il semplice fatto d’avere un’opinione diversa da quella dominante. Molti gli episodi, che potrebbe raccontare in merito. Ne ha ricordato uno: «Mi trovavo all’Università di Vienna davanti a 300 persone. Accanto a me c’era una docente di studi di genere. Percepivo una certa ostilità nell’ambiente. Quando iniziai a parlare, fui travolta dalle critiche. I nostri avversari non possono sopportare un parere diverso dal loro, non possono sopportare che si parli di cose belle, come i fondamenti cristiani».

L’ideologia gender, in nome dell’eguaglianza, sta distruggendo la libertà d’espressione e di pensiero: «È un nuovo totalitarismo», ha dichiarato senza mezzi termini, un totalitarismo che peraltro sta imprimendo una svolta anche all’intero sistema giudiziario: «Se qualcuno ti accusa di essere omofobico, non vale la presunzione d’innocenza, sei colpevole e sei tu a dover dimostrare la tua innocenza». Ed in molti Paesi tale accusa si rimedia anche per il solo fatto di fornire dati oggettivi: «Nel mio libro espongo la sofferenza di molti transessuali, ad esempio – spiega – Il 40% di loro ha tentato di suicidarsi, il tasso d’infezione da Hiv è cinque volte superiore alla media, il 19% vive in condizioni di povertà estrema». Ma nessuno può parlarne.

La rivoluzione sessuale sta progredendo ad una velocità sbalorditiva: «La concezione transgender sta raggiungendo anche i bambini – ha proseguito – I medici, nella ventina di minuti necessari per visitare un bambino, diagnosticano la disforia di genere e suggeriscono il trattamento ormonale, pur sapendo che quest’ultimo lo renderà sterile per tutta la vita e lo esporrà a patologie. In Canada, se i genitori si rifiutano di cambiare il sesso dei propri figli, vien loro tolta la patria potestà, sostenendo che tale diniego potrebbe indurre il ragazzo a suicidarsi».

Le generazioni future, secondo Kuby, ci chiederanno per quale motivo si sia permesso tutto questo. Tuttavia, ha voluto concludere il suo intervento con una nota di ottimismo ed un incoraggiamento a far sentire la nostra voce: «Vi sono focolai di resistenza in molti Paesi, anche in Spagna, contro tale imposizione. Dobbiamo resistere, dobbiamo continuare a resistere. Dobbiamo combattere questa battaglia per affermare la verità, la verità di Cristo».