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Spagna: centro pastorale concesso ad artista blasfemo

Sono le ambiguità a far male e la prova la si è avuta, ancora una volta, in merito alla conferenza-stampa dell’attore Willy Toledo, svoltasi presso il centro pastorale «San Carlo Borromeo», a Madrid. Conferenza-stampa non autorizzata dall’Arcidiocesi, come precisato in un’apposita nota, nella quale tuttavia nemmeno viene proibita espressamente ed è qui che si gioca il margine dell’equivoco.

Guillermo Toledo Monsalve detto «Willy», convinto attivista di sinistra, ha indetto l’incontro in concomitanza col processo, che lo vede imputato per crimini «contro i sentimenti religiosi»: a denunciarlo, è stata l’Associazione degli Avvocati Cristiani, dopo il post da lui pubblicato su Facebook, in cui è ricorso ad espressioni gravemente blasfeme contro Dio e contro la Vergine Maria, calpestando in modo disgustoso la sensibilità dei fedeli cattolici.

Sprezzante, Toledo non si è presentato davanti alla Corte, dicendo di sentirsi protetto «dalla Costituzione», presumendo di non aver commesso alcun reato e sostenendo l’insostenibile ovvero di non aver avuto «intenzione d’offendere alcuno» benché i termini da lui utilizzati sul social siano tragicamente chiari.

Dal canto suo, l’Arcidiocesi di Madrid, nel proprio comunicato, ha “bacchettato” anche don Javier Baeza, responsabile del centro pastorale «San Carlo Borromeo», ricordandogli come strutture di questo tipo debbano «mostrare con le opere il volto di Gesù Cristo e non ospitare atti di tipo politico, in cui si confonda fede e ideologia», richiamando il dovere per tutti, anche per l’attore Toledo, di rispettare le altrui «convinzioni religiose», evitando «l’insulto rozzo e gratuito, foriero di discorsi di odio, in nessun caso sostenibili invocando la libertà d’espressione». In realtà, Toledo non si è limitato a generici insulti, bensì è ricorso a bestemmie vere e proprie, che non riportiamo a causa della loro devastante violenza.

Ciò che preoccupa è anche constatare come un sacerdote, don Baeza, posto dall’Arcivescovo a capo del centro pastorale che ha ospitato questa farsa di conferenza-stampa, non colga, neppure dopo i richiami della Curia, la gravità della situazione ed affermi: «Come comunità religiosa, pensiamo che nessuno possa essere perseguitato per le sue idee», senza tenere nel minimo conto come, al contrario, nessuno possa essere insultato nel proprio senso religioso, che, rispetto alle idee, è qualcosa di ben più profondo ed, a maggior ragione, dovrebbe esserlo per un prete.